Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Il “serpente rosso”

Il “Serpente Rosso” è il monumento più importante tra l’Europa Centrale e la Cina e forse è il muro più lungo che sia stato costruito nell’antichità. Più antico della Grande Muraglia, costruita dalla dinastia Ming tra XIV e XVII secolo, e più esteso del Vallo di Adriano e di Antonino messi insieme. E’ un capolavoro d’architettura militare e civile e non ha eguali tra la fetta di mondo che si allunga dall’Europa centrale alla Cina.

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Una squadra internazionale di archeologi ha lavorato sul monumento a forma di serpente. Il “Serpente Rosso” si trova nel nord dell’Iran, prende il nome dal colore rosso dei suoi mattoni ed è lungo almeno 195 km. Un tubo profondo più di 5 metri, portava l’acqua lungo quasi tutto il muro. Più di 30 stazioni fortificate sono allineate lungo il monumento. Una squadra iraniana diretta da Jebrael Nokandeh, lavora sulla muraglia a forma di serpente dal 1999. Nel 2005 è diventato un progetto iraniano e inglese insieme. E’ non solo una meraviglia assoluta dell’Iran, ma è soprattutto un colpo secco all’orgoglio degli storici eurocentrici. «I nostri scavi stanno sfidando le concezioni tradizionali: mentre l’Impero Romano d’Occidente stava collassando e quello d’Oriente vacillava, l’Impero Sasanide realizzava un monumento di una scala superiore a quella di qualunque opera in Europa» dice Eberhard Sauer, professore di Storia Classica all’Università di Edimburgo, che sulla rivista «Current Archaeology» ha raccontato le sue esplorazioni, spinto dalle tre domande-base di ogni reporter: chi, quando e perché?.

Serpente1Il «Serpente Rosso» – noto anche come Muraglia di Gorgan – è uno degli ingombranti misteri dell’archeologia, da quando, nel ‘99, l’iraniano Jebrael Nokandeh ha cominciato a studiarlo, portandolo all’attenzione delle accademie d’Europa e d’America. Finora non sono state trovate iscrizioni rivelatrici, mucchi di monete e nemmeno oggetti databili con ragionevole certezza. E anche la sua estensione resta ambigua come un miraggio: 200 chilometri, ma probabilmente di più, lungo un tracciato che si estende dal Mar Caspio (vicino alla città di Gumishan) alle pendici dei monti Elburz, a Sud del Caucaso.
Adesso il team di Sauer (con Tony Wilkinson e Hamid Omrani Rekavandi) sta indagando la natura del «Serpente» a partire dal suo colore. E’ rosso, perché composto da milioni di mattoni standardizzati: 37 centimetri di diametro sul lato Ovest e 40 su quello Est, con uno spessore di otto oppure 11. A distanze regolari sono state individuate le tracce di numerose fornaci che li hanno prodotti e una, circondata da un’elegante arcata, ha funzionato da perfetta capsula temporale.
Sotto una serie di strati protettivi di terra sono emersi i primi indizi: secondo la luminescenza ottica, che ha analizzato i sedimenti di carbone di legna, il periodo è quello decisivo tra il V il VI secolo d.C., quando il pendolo della storia abbandona Roma e torna nelle steppe d’Oriente. Sbagliava, quindi, chi aveva immaginato che la Muraglia fosse nata da uno dei gesti di grandeur di Alessandro Magno che, nel 330 a.C, passò per quei luoghi e morì 7 anni dopo..

Il muro, infatti, è anche chiamato “la barriera di Alessandro”. Altri pensano che fu costruito nel VI secolo d.C sotto il re persiano Khusrau I. (531-579 d.C.). Muhammad Yusof Kiani e molti dei suoi allievi, pensano invece che fosse databile al II o al I secolo a.C Chi aveva ragione? Non esistono testi antichi che facciano riferimento al muro, nessuna iscrizione e nessuna moneta. La datazione dovrà quindi essere indipendente da questo tipo di informazioni.

L’ordinata sequenza di muri, camminamenti, forti e fossati, affiancati da una rete di canali e da un’acquedotto, è invece uno dei simboli più tardi dell’immenso impero asiatico che si allargò dalla Cappadocia alle porte dell’India e umiliò ripetutamente i romani, sconfiggendo Gordiano III e Filippo l’Arabo e, nel 260, costringendo Valeriano alla prigionia.
Prima di soccombere all’invasione islamica i sasanidi si impegnarono anche in una serie di campagne a Est contro gli Unni e – spiega Sauer – le fonti parlano di un sovrano, di nome Peroz, vissuto tra il 459 e il 484, che fu costretto a combattere proprio a Gorgan (oggi ribattezzata Gonbade Kavus, nella provincia nordorientale del Golestan): è la zona che dà il nome al «Serpente Rosso», che passa anche di lì.
I nuovi scavi, accoppiati alle rilevazioni satellitari, suggeriscono ora una nuova ipotesi. Forse l’opera aveva una doppia natura: barriera anti-Unni, capace di ospitare 30 mila soldati, e allo stesso tempo magnete civilizzatore per attirare comunità di contadini e allevatori. Ma gli indizi più ghiotti restano ancora sepolti, oltre l’immaginazione eccitata degli archeologi.

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