Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Il significato dell’opera di Giovanna d’Arco.

Nella Francia del secolo XIV il sentimento patrio trovò la sua espressione nella letteratura. I poeti esaltavano i sacrifici fatti per la patria, predicavano che, all’infuori di essa, non v’ha felicità, che la difesa del Re, dato da Dio alla nazione, era il più sacro dei do­veri; essi esortavano i vari ceti sociali alla concordia.

I fatti non rimasero inferiori alle esortazioni ed ai voti dei let­terati. A Parigi si ebbero cospirazioni e ammutinamenti. Nella Nor­mandia e nel Maine, gli Inglesi si videro impigliati in una faticosa guerriglia. Nella Francia meridionale, che seguiva le parti del Del­fino, la povera, ma valorosa nobiltà accorreva ai confini, bramosa di combattere. Dovunque il terreno crollava sotto i piedi degli Inglesi, dovunque si formavano nidi di rivolta.

Ma bisognava che tutte queste forze separate fossero raccolte in una mano sola e gagliarda. Al popolo francese, che era pronto alla guerra per la sua libertà, occorreva un duce. Il Delfino, «figlio di un pazzo e di una cortigiana», fisicamente mal dotato di natura, imbelle ed ignaro, sospettoso di tutti, fantoccio nelle mani di avidi favoriti, non poteva esserlo.

Il gesto salvatore non partì dal trono, ma dalle viscere del popolo. Il risorto sentimento nazionale dei Francesi trovò la sua personifica­zione in Giovanna d’Arco, la «pulzella d’Orléans».
In quest’anima entusiastica di fanciulla, la pietà della patria desolata e del suo legit­timo Sovrano, profondamente umiliato, si convertì in fede nella pro­pria missione divina. Dio stesso, essa credeva, le ordinava, per mezzo del suo angelo, di muovere alla liberazione della Francia, di con­durre il Delfino in Reims per cingervi la corona.

Giovanna d’Arco adunque si presenta a Chinon, dove Carlo risiede, vince le diffidenze della Corte, induce l’irresoluto Re a metter lei alla testa dell’esercito e si pone in marcia per liberare Orléans, assediata dagli Inglesi.

Colà, e dappertutto dove si mostra, essa infonde coraggio e fiducia; strappa ai suoi guerrieri i più splendidi atti di valore; li porta di vittoria in vittoria. Gli Inglesi, avvezzi alla loro antecedente fortuna, si credettero vittime di un incantesimo. Ma Giovanna d’Arco non fu una taumaturga, che per virtù magica cambiasse un popolo scoraggiato in un esercito di eroi; essa indirizzò soltanto ed accrebbe le forze che già prima della sua comparsa si erano scatenate. Essa assunse la direzione nel momento opportuno e fece ciò che un vero Re avrebbe dovuto fare da sé.

Una gran parte delle provincie perdute furono da lei recuperate o colla forza materiale o colla forza morale; la fedeltà al Re celebrò il suo risorgimento.
Il merito della Pulzella d’Orléans sta nell’aver restituito al popolo francese la fede in sé stesso e nella dinastia.

L’incoronazione di Carlo a Reims (1429) segnò il maggior trionfo della vita di Giovanna d’Arco.

Dopo d’allora, intrighi di Corte le tolsero ogni influenza sulle operazioni militari. Presso Compiègne, essa cadde nelle mani de’ suoi mortali nemici inglesi, ed a Rouen fu da loro condannata a morte come strega (1431).
Carlo non fece nulla per salvare la propria salvatrice.

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