Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Il sito archeologico di Selinunte e le sue armonie geometriche

Il sito archeologico di Selinunte si trova lungo la “Costa del sole”, su un promontorio tra Marsala e Agrigento, da cui dista 100 km. Il promontorio si trova ad un’altitudine di circa 40 metri sul livello del mare ed è bagnato dal fiume Modione ad ovest e dal Gorgo Cottone ad est.

veduta_sito_selinunteZona archeologica tra le più importanti d’Europa, per estensione e imponenza, la città di Selinunte ha avuto un ruolo di grande rilievo nella storia dell’antica Grecia. 
Selinos_statereGli antichi facevano derivare il suo nome dal vocabolo greco “Selinon”, che corrisponde alla parola latina “apium”, la pianta di appio(1), sorta di sedano selvatico, che è presente nella zona.
Secondo Diodoro Siculo, i primi abitanti di Selinunte furono i Fenici, scacciati i quali vi si stanziarono i Megaresi, che costruirono altari arcaici, poi distrutti nell’epoca di costruzione dei Templi.
Secondo Tucidide, la città fu fondata intorno al 630-623 a.C. mentre altri la fanno risalire al 650 a.C.

La città fu coinvolta in una cruenta guerra di conquista con le città limitrofe e, dopo alterne vicende, cadde nelle mani di singoli tiranni appoggiati dalle oligarchie locali e finì sotto la sfera di influenza degli Elleni, favorendo la politica di Siracusa, alla quale rimase fedele alleata per lungo tempo, godendo di un periodo di pace tra il 580 e il 480 a.C.
La città fu distrutta una prima volta dai Cartaginesi nel 409 a.C. e poi ancora nel 250 a.C. sempre ad opera dei Cartaginesi, comandati da Annibale, durante la prima guerra punica.
Fu nel periodo compreso fra il VI e il V sec. a.C. che Selinunte conobbe la massima espansione economico-sociale, politica e militare e proprio in quest’epoca furono realizzate le grandiose opere architettoniche. 
La sua collocazione geografica, favorevole al commercio con l’Africa, ed il suo splendido territorio, i cui prodotti superavano di gran lunga il fabbisogno locale, facevano di Selinunte uno dei maggiori centri economici del Mediterraneo.

I templi di Selinunte, che apparivano come i più sontuosi e imponenti della Magna Grecia, avevano l’orientamento ad est, come prevedeva la liturgia greca, poiché la divinità doveva vedere il sole nascente, simbolo della vita, mentre all’opposto l’occidente era il regno dell’Ade.

Mappa_SelinunteLa zona in cui furono costruiti i templi appartiene al quartiere sacro dell’acropoli; questo occupava un terzo della superficie dell’altipiano. L’acropoli era diviso in due santuari che furono separati, dopo il 409 a.C., da una grande strada trasversale.
La pietra necessaria per ricavare le colonne di questi colossi veniva estratta dalle cave che si trovavano nella zona circostante. I reperti che sono rimasti nelle cave attestano il procedimento di scalpellamento, necessario per ricavare tamburi di colonne, alcuni dei quali sono lunghi più di 5 metri con un diametro di 3 e 3,5 metri. Il procedimento prevedeva una incisione circolare di circa 5 centimetri nella roccia; successivamente si scavava la roccia intorno all’incisione fino alla profondità voluta, in modo tale da incidere e staccare la base del tamburo con i cunei metallici. Il sollevamento dei pezzi avveniva con l’impiego di argani, carrucole e paranchi. Dalle testimonianze che ci provengono dal passato (si veda Vitruvio) sembra che i Greci usassero gru capaci di sollevare pesi di 6 tonnellate. I pezzi venivano poi caricati su slitte e trascinati per la posa su una rampa di mattoni, terra e traversine di legno (simile a quella dei binari ferroviari) che veniva innalzata man mano che la costruzione procedeva.

La zona sacra a nord, che era la più grande (135 metri di lato ad ovest e 195 metri a sud), conteneva quattro templi, che sono stati denominati con le lettere dell’alfabeto “C”, “D”, un edificio chiamato Megaron, un tempio più piccolo battezzato con la lettera “B” e tre altari sacri.
In particolare, per quanto riguarda gli altari di questa zona sacra, è possibile individuare, a circa 6,50 metri dalla facciata del “tempio B”, un quadrato di grosse dimensioni di 3,70 metri di lato; questo altare era rivolto verso est e situato davanti alle porte del tempio.
Secondo gli archeologi che hanno ricostruito la storia di Selinunte, un santuario primitivo, formato da altari arcaici, sarebbe stato costruito fin dalla fondazione della città, quindi intorno al 630 a.C.; successivamente sarebbe stato costruito un primo tempio, i cui resti sono stati ritrovati sotto la lastricatura del “tempio C“, costruito intorno al 580 a.C.; dello stesso periodo è il Megaron mentre il “tempio D” fu realizzato intorno al 560 a.C. Infine intorno al 280 a.C. fu costruito il “tempio B“.
La realizzazione di queste imponenti opere architettoniche comportò la sistemazione dell’area, larga 85 metri, delimitata dal grande muro di sostegno ad est, in modo da ottenere uno spazio per le riunioni pubbliche nei giorni del panegirico.
Si deve notare come la realizzazione del “tempio C” fu determinata dalle caratteristiche del terreno, che permetteva in quel punto di usufruire di uno spiazzo, attorno al quale la roccia declinava.
I templi C e D situati alla sommità dell’acropoli dovevano essere consacrati a divinità “poliades”, cioè protettori della polis primitiva; qualcuno attribuisce il “tempio C” ad Ercole e il “tempio D” a Giove, ma si parla anche di Apollo e Atena.

Selinunte_Tempio_E_HeraIn particolare, il “tempio C” era in forma rettangolare e si innalzava su un basamento di 4 gradini formando una cornice in pietra per l’impianto del colonnato esterno; una scalinata di 8 gradini completava i gradini architettonici.
Lo strato superiore del basamento, formato da grossi blocchi di pietra monolitici lunghi tra 3,81 e 3,99 metri e larghi tra 2,03 e 2,08 metri, era lungo 71,07 e largo 26,62 metri. Tutta la costruzione era in calcarenite tufacea. Fra le sue rovine sono stati ritrovati sigilli e cretule in argilla che attestano la sua funzione di archivio ufficiale della città; inoltre sono state rinvenute delle metope che raffigurano scene mitologiche come la quadriga del sole, Perseo che uccide la Medusa, Eracle vincitore dei Cercopi trasportati, legati ad una pertica, a testa in giù.

Il “tempio D” che, per le caratteristiche presentate, attestava un progresso nelle tecniche di costruzione, nel suo basamento era lungo 55,96 e largo 23,64 metri, con una cintura, sempre nel basamento, in cui vi erano dei gradini di 30 cm di spessore per permettere alla folla di accedere al tempio.
Vicino al “tempio D” furono ritrovati i resti di un edificio rettangolare di 17,83 metri di lunghezza per 5,31 metri di larghezza. Questo edificio, classificato come “megaron”, aveva un orientamento ad est ed era un edificio sacro. Successivamente fu usato come deposito di munizioni.
A circa 12 metri dall’angolo sud-est del “tempio C” fu ritrovato un piccolo edificio, denominato “tempio B” (o tempio d’Empedocle), ma che in realtà era un particolare edificio non paragonabile ad un vero tempio come i precedenti.

Selinunte-AkropolisLa zona sacra a sud era dedicata ad un gruppo di divinità sconosciute, adorate nei due templi che furono indicati rispettivamente con le lettere “A” e “O”. Questi templi furono realizzati almeno un secolo dopo rispetto a quelli della zona sacra a nord e sono considerati templi “gemelli”, a causa del loro allineamento rigoroso, e rassomiglianti nella pianta e nelle dimensioni. Questi due templi sarebbero stati attribuiti dagli storici alle due figure mitologiche di Castore e Polluce.
La leggenda racconta che i due si amavano svisceratamente e avendo Zeus accordato l’immortalità a Polluce fu pregato da questi a concederla anche al fratello. Zeus decise che sarebbero morti insieme e dopo la loro morte furono tramutati in astri e collocati nella costellazione dei Gemelli.

Il “tempio A” fu costruito intorno al 470 a.C., in forma rettangolare, su un basamento di 4 gradini e misurava 40,23 metri di lunghezza per 16,23 metri di larghezza.
Il “tempio O” misurava 40,50 metri di lunghezza per 16,50 metri di larghezza.
Il “tempio A” fu considerato il modello su cui venne realizzato il “tempio E” sulla collina est. Il suo sistema di costruzione era molto regolare, basato su blocchi di uguale altezza, con i giunti verticali dei gradini superiori che cadono in mezzo ai blocchi sottostanti. L’architrave era composto da due blocchi contrapposti e l’ornamento era tagliato in un calcareo bianco molto fine.
Gli archeologi trovarono anche i resti, a circa 34 metri ad est lungo l’asse del “tempio A“, di un edificio molto particolare, a forma di T, largo 13,10 e profondo 5,60 metri. Nelle immediate vicinanze del recinto sacro meridionale si trovano, invece, i resti di un altro grande altare sacro, in forma rettangolare. La sua dimensione era tra 22 e 25 metri di lunghezza per 7 metri di larghezza.

Nella collina est furono invece ritrovati i templi indicati con le lettere “E”, “F”, “G”. Gli studiosi non sono riusciti a capire se la destinazione di questo pianoro al culto degli dèi risalga all’origine della città o se sia iniziata successivamente. Alcuni supposero che in tale zona si trovassero dei santuari indigeni o attribuibili ai fenici, comunque anteriori all’arrivo dei dorici.
La costruzione dei templi della collina est avvenne nell’arco di circa un secolo tra il 560 e il 470 a.C.
Alcune iscrizioni che sono state ritrovate attestano che il “tempio G” era consacrato a Zeus e il “tempio E” adHera, mentre il “tempio F” si presume consacrato ad Atena.
Il “tempio E“, ricomposto dagli archeologi, aveva lo stesso stile dei templi A e O; le sue dimensioni erano di 67,82 metri di lunghezza per 25,32 metri di larghezza e si ergeva su un basamento a 3 gradini, in strati di pietra regolari. Costruito con una precisione matematica, aveva delle colonne alte 10,11 metri con il capitello, formate da 6 blocchi, 20 scanalature e una riduzione del diametro di 0,51 metri (pari al cubito antico). Tale tempio venne considerato dagli studiosi come una copia perfezionata del “tempio A“.
Il “tempio F“, costruito intorno al 450 a.C., era formato da un’architettura del tipo a 6 colonne di fronte e 14 di lato e la sua lunghezza era di 61,84 metri per una larghezza di 24,43 metri. Il basamento di tre strati formava dei gradini molto bassi facilmente accessibili.
Gli archeologi hanno notato, in questo tempio, un particolare molto interessante: tra le colonne vi era un muro di chiusura che faceva il giro dello stilobate e chiudeva il peristilo su quattro lati. I pannelli della chiusura avevano uno spessore di 37 centimetri ed erano alti circa 4,70 metri; questi si incontravano in ogni spazio tra le colonne. Nelle pareti interne si trovavano delle false porte tranne che sulla facciata orientale, dove le porte erano vere (un meccanismo simile si trova anche nel grande Olimpico di Agrigento). Si presuppone che tale muro avesse lo scopo di garantire il segreto delle cerimonie sacre relative ai culti misterici e delle processioni che si svolgevano nelle gallerie del peristilio e gli archeologi hanno notato che tale muro di chiusura ricorda i corridoi laterali dei templi egiziani.
Da questo tempio provengono due metope (che ora si trovano nel museo di Palermo), databili intorno al 530 a.C., in cui sono raffigurati due episodi di gigantomachia (Dioniso che combatte un gigante inginocchiato e Atena che atterra il gigante Encelado morente).

Il “tempio G“, costruito intorno al 480 a.C. era, insieme all’Olimpico di Agrigento, il più grande colosso dell’architettura ellenica. Era lungo 113,34 e largo 54,05 metri ed aveva 8 colonne di facciata e 17 colonne di lato. L’architettura interna del tempio era stata realizzata in modo da permettere l’ingresso di duemila persone, per cui era stato realizzato per i grandi panegirici.

In direzione ovest, a circa 800 metri, sulla riva destra del Selinus, vi era il santuario attribuito alle divinità terrene e infernali (Demetra e Hecate). Il recinto sacro di Demetra aveva la forma di un quadrilatero, largo 50 metri e profondo 40 metri.
All’interno vi era un cortile che racchiudeva un piccolo altare arcaico per i sacrifici e nell’angolo sud-est vi era un canale dove forse veniva offerta il sangue sacrificale delle vittime agli dèi. All’interno era possibile trovare anche un altro altare arcaico, lungo 16,30 e largo 3,15 metri, rivolto verso est, che ricordava gli antichi altari dell’epoca micenea.
È opportuno precisare che gli altari monumentali della Magna Grecia, di solito erano situati davanti al tempio, avevano l’accesso dalle facce ovest e il sacerdote officiava il rito, rivolto ad oriente, dando le spalle alle porte del tempio che, aperte, permettevano alla divinità di contemplare il sacrificio che veniva fatto in suo onore. Questo altare, in particolare, era rivolto verso sud, in direzione del mare; ciò ha fatto supporre agli archeologi che fosse consacrato a Poseidone.
La ricostruzione dell’architettura templare di Selinunte, effettuata dagli archeologi con un paziente lavoro durato molti anni, ci ha permesso di comprendere quale fosse il grado di precisione geometrica e i progressi ottenuti dai costruttori dei templi che realizzarono tali opere in un’epoca così lontana.

Occorre aggiungere che anche il sito di Selinunte, come tutti i siti archeologici antichi, presenta degli enigmi di non facile comprensione.

Infatti è possibile notare che se il grande altare sacro a sud avesse avuto, come dicono gli studi ufficiali, una lunghezza originaria di 22 metri per una larghezza di 7 metri, allora il rapporto tra le due misure sarebbe pari a 22/7 @ 3,142857143…, cioè una misura ben approssimata del p, il rapporto costante tra la circonferenza e il diametro del cerchio, che fu scoperto ufficialmente da Archimede nel III sec. a.C. mentre compiva studi sui poligoni.
Sappiamo che Archimede effettuando la scomposizione di un poligono giunse ad un calcolo ben approssimato del π, dimostrando che il rapporto costante tra circonferenza e diametro era compreso fra 3+10/71 e 3+10/70. Se dunque la scoperta del p risale ad Archimede, come potevano gli antichi costruttori di Selinunte conoscere questa costante matematica e inserirla nelle misure dell’altare sacro, ben tre secoli prima di Archimede?
Non pretendiamo di trovare a tutti i costi degli enigmi inspiegabili in ogni dove, ma non si deve ignorare l’importanza che può avere la considerazione di particolari conoscenze attribuibili ai popoli antichi, per comprendere l’effettiva evoluzione delle conoscenze scientifiche nella storia della civiltà umana.
Già da più parti si è fatto notare che grandi opere, realizzate in un passato ancora più remoto, come la Grande Piramide di Khufu (Cheope), nella piana di Giza, possano comprendere il valore del π nel rapporto tra il perimetro alla base e l’altezza della stessa essendo, secondo gli studiosi, le misure originarie di 921,459 metri per 146,729 metri di altezza (quindi il rapporto sarebbe pari a 2π). Niente esclude che tale rapporto costante fosse già conosciuto dagli Egizi circa duemila anni prima, per cui a maggior ragione poteva essere conosciuto dagli antichi costruttori della piana di Selinunte.

La presenza di un significato simbolico attribuibile ai numeri e alle armonie geometriche, che è possibile riscontrare nelle architetture sacre antiche, è una delle modalità con cui si manifestò il pensiero misteriosofico della Grecia arcaica, di cui il Pitagorismo è stato una delle massime espressioni.
Questa modalità di espressione del pensiero antico fu applicata in modo pressoché universale dai matematici e architetti greci, per cui (ne parleremo in modo più approfondito se ci sarà occasione) questi arrivarono ad applicare alcune costanti che ricorrono in natura, come la cosiddetta sezione aurea, alle strutture dei templi, dei giardini e dei pantheon delle loro città, creando quelle armonie geometriche che rappresentavano l’ideale di bellezza e perfezione estetica, tipica del pensiero greco. Sotto questo aspetto anche Selinunte, pur appartenendo ad un’epoca più antica, rientra nei siti nei quali è possibile riscontrare questa tipologia di armonie matematiche.
Anche le tecniche di costruzione dei templi, migliorate nel corso del tempo, attestano l’ottimo grado di sviluppo tecnologico e architettonico raggiunto da questi antichi costruttori, i quali ci hanno lasciato testimonianza, con questi importanti reperti, del loro mondo e dei loro culti.

testo di Giuseppe Badalucco per Edicolaweb

immagini tratte dal web

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(1) Appio Sedano selvatico
vedi http://www.xtutto.com/piante/piante-medicinali/apium-graveolens-l-appio-sedano-selvatico.html

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