C’è una cosa che la politica non ha capito di Internet ed è persino banale. Internet non è il luogo del marketing elettorale, ma un ambiente mediale in cui la politica può uscire da un loop in cui è precipitata in Italia da anni.
La tesi, su cui io scommetterei, è che se la politica imparasse a raccontarsi al di fuori dei titoli da guerra dell’attuale giornalismo della carta stampata e della TV, probabilmente darebbe all’elettorato una percezione meno da pollaio.

Melchior d’hondecoeter, pollaio, 1670-90 ca

In rete non bisogna per forza comunicare attraverso slogan, che obbligano ad usare lo straw man argument perchè in 20 secondi è più facile denigrare l’altro che spiegare come costruire. Smettendo di denigrare sé stessa nei tutti contro tutti del vortice narcotelevisivo, la nostra classe dirigente potrebbe persino apparire più pacata, più ricca di argomenti, complessivamente più credibile. 
Molta della nostra percezione di Paese allo sbando, se ci pensiamo bene, viene anche dallo stile narrativo “da conflitto” e da “titolo strillato” con cui i media tradizionali gonfiano qualsiasi soffiata di naso, anche quelle di politici irrilevanti che vanno gonfiati per par condicio. Non a caso un giornalista tedesco ha coniato la grande verità dell’universo mediale: “se vuoi cambiare il mondo, cambia il modo in cui i giornalisti lo raccontano”.
Ecco, probabilmente non dipende solo da questo, ma visto che la politica usa i media per comunicare con la società, se fossi un politico -insieme alla costruzione di un taglio etico e al tentativo di progettare decisioni informate- io mi preoccuperei della qualità di questa comunicazione.
E, vista la situazione, mi sentirei obbligato a provare strade diverse. (E no, non è con un blog che si risolve il problema).

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fonte: tanogaboblog.it

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