di Nuccia Di Franco Lino

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Recentemente ho scoperto che la bandiera dell’Isola di Man ha uno stemma molto simile al triscele che campeggia sul vessillo giallo/rosso della Sicilia.

Incuriosita dal simbolo in comune alle due lontane isole, ho provato a scavare le sue origini grafiche, risalendo fino al VII sec. a.C., con il rinvenimento nel 1962 della ciotola di ceramica con il triscele nero umanizzato, inserito in un cerchio, e senza la Gorgoneion (la medusa), conservata nel Museo Archeologico di Agrigento e trovata in contrada Castellazza a Palma di Montechiaro.

Nel VI sec. a.C. Il simbolo è presente in Atene, Corinto e Macedonia per giungere alle monete di Agatocle (317-16 a.C.), rinvenute a Siracusa a dimostrazione che la diffusione del triscele si era successivamente allargata alle città della Magna Grecia.

Al periodo Romano appartengono le monete di Palermo, Gela, Agrigento e Lipari, rinvenute con l’emblema di Sicilia, già con la medusa e le spighe di grano.
Il pretore d’Africa L. Clodio Marco nel 68 d.C. mantiene nelle monete l’emblema del triscele, simbolo della Sicilia e della sua fertilità.

Il triscele è stato rinvenuto in varie città appartenenti a culture diverse (come la fenicia, la greca e la minoica, attive nell’area egea ma presente anche in Irlanda, Mesopotamia e India) con un percorso est-ovest che potrebbe aver accompagnato le popolazioni indoeuropee. Il cammino delle tre gambe – in posizione rotante in senso orario – aveva in origine soltanto un valore religioso, che si presta a varie interpretazioni simboliche cosmiche per sfociare nel culto del Sole, come la svastica (crux gammata ma un triscele stilizzato), anch’essa comparsa in un oscillon del VII sec. a.C. come il triscele ”classico”, di provenienza greca.

Dopo i Romani, la Sicilia è stata dominata dai Bizantini e dagli Arabi, dai Normanni e dagli Angioini, quando nel 1282 scoppia il Vespro e il simbolo del triscele con assoluto valore geografico – dopo un lungo periodo di quiescenza nella coscienza dei siciliani – appare con la medusa alata al centro, sopra un vessillo diviso in diagonale rosso a destra e giallo oro a sinistra, contro gli Angioini.

Nel 1808 il triscele della Sicilia compare accanto al cavallo rampante di Napoli nella parte inferiore dello stemma del Regno delle Due Sicilie. 
Nel 1848 emerge il triscele di colore rosso nel vessillo del MIS (Movimento Indipendentista Siciliano) sul campo color avorio, in funzione anti borbonica. Un secolo dopo, nel 1944 un piccolo triscele in campo azzurro – in alto a sinistra – è sulla bandiera dell’EVIS a strisce giallo (simbolo della città di Palermo) e rosso (simbolo della città di Corleone).

Dopo avere ottenuto lo Statuto Regionale Speciale del 1946, con la legge regionale n.1 del 2000 viene adottata la bandiera della Sicilia, un vessillo rettangolare diviso diagonalmente in giallo oro a destra e rossoaranciato a sinistra con il triscele color carnato al centro che si diparte da una gorgoneion con spighe al centro.

Ma il simbolo del triscele con tre cassyn (gambe in lingua mannese o manx) è presente nella bandiera e nel blasone dell’isola di Man dal 1266, quando cadde nella sfera della Scozia. Il mannese è un dialetto del gaelico scozzese con forti influssi norvegesi che si è parlato fino al XVIII sec. Tuttora le leggi del Governo dell’Isola di Man sono scritte in mannese, a riprova della permanenza dell’identità degli isolani. Secondo una tradizione, i Normanni – che giunsero in Sicilia nel 1072 – introdussero il triscele siciliano – in una variante senza la medusa – nella piccola isola del mare d’Irlanda, sostituendo il precedente vascello scandinavo.

Oggi l’isola di Man – una dipendenza della Corona Britannica, che non fa parte né del Regno Unito né dell’Unione Europea – gode di un peculiare regime fiscale. Dal 1962 la Commissione dell’isola di Man regola e controlla i casinò e il gioco d’azzardo (gambling). Nel 2001 il Governo autonomo di Man ha approvato – tra i primi al mondo – il GORA (Government Regulation Act) per regolare e controllare il gioco online. L’isola di Man è conosciuta anche per un endemismo faunistico: un grazioso gatto di razza Manx, senza coda e per …. la banconota sterlina (con al centro il triscele e a destra l’effige della Regina Elisabetta), che afferma con orgoglio antico l’indipendenza dal governo del Regno Unito.

Anche la Sicilia ha diversi endemismi faunistici e nel 2004 è stata riconosciuta una nuova specie nella testuggine d’acqua dolce presente nella nostra Isola, chiamata appunto Emys trinacris, ma potrebbe, e forse dovrebbe, imitare l’isola di Man (per secoli sotto il dominio scandinavo) – entrata nella sfera scozzese con il trattato di Perth del 1266, già dotata di un proprio parlamento (tynwald) dal 979 – nella conquista e nel mantenimento della propria autonomia, in un regime fiscale invidiabile per suoi cittadini residenti e no.

Il triscele di Man, diversamente da quello siciliano, è rappresentato sempre da tre gambe a spirale intrecciate, calzate e ornate da speroni gialli – che si dipartono da una stringa triangolare gialla centrale – perfettamente aderente al motto Quocunque Jaceris Stabit = in qualunque modo starà dritto.

Molti stemmi di dinastie europee (Inghilterra, Francia, Danimarca, Baviera, Austria, Polonia, Irlanda) hanno il nostro triscele, per esempio, lo stemma degli Stuart d’Albany – legati alla storia dell’isola di Man – ha un triscele e gorgoneion al centro, inseriti in un tondo con iscrizione.

La variante grafica del triscele, iscritto in un tondo con le tre gambe divenute spirali aperte – è divenuto un simbolo celtico.

Recentemente (2011-12) il triscele – fortemente stilizzato e in verde pisello – è il vincitore di un apposito concorso per un nuovo stemma della Provincia Monza-Brianza, il cui nome geografico deriva dal termine celtico brig = colle.