Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La leggenda di Mata e Grifone

Mata e Grifone sono due statue gigantesche che, nei secoli sono state accostate a varie figure mitologiche: Crono e Rea (ovvero, nella tradizione latina, Saturno e Cibele), Cam e Rea, Zanclo e Rea, infine Mata e Grifone.

I giganti Mata e Grifone

I giganti Mata e Grifone

Le versioni del mito di Mata e Grifone sono diverse, alcune narrano che il gigantesco guerriero e la regina bianca rappresentino i veri fondatori di Messina, mentre altre ritengono che siano i prigionieri musulmani fatti dal condottiero Ruggero D’Altavilla nel 1086.

La costruzione di queste statue è attribuita al fiorentino Martino Montanini, allievo del Montorsoli su incarico del Senato di Messina intorno al 1550.

giganti1Mata, su un destriero bianco (un tempo scuro), simboleggia l’elemento indigeno; la tradizione la vuole nativa di Camaro, antico quartiere cittadino sull’omonimo torrente. 
La testa è un rifacimento dell’originale andato distrutto prima a seguito del terremoto del 1783, successivamente nel terremoto del 1908 infine dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

L’attuale statua è stata eseguita dallo scultore Mariano Grasso nel 1958. Presenta sul capo una corona con tre torri (forse le torri dell’antico castello di Matagrifone), oltre che ramoscelli e fiori; dalle orecchie le pendono orecchini d’oro. Indossa una corazza di colore azzurro con ricami in oro sopra una veste bianca che le copre le ginocchia; porta ai piedi calzari con stringhe intrecciate. Sulle spalle un mantello di velluto blu.

giganti2Zanclo (Grifone), che cavalca uno stallone nero (un tempo bianco), ha una bellissima testa di moro, incoronata con foglie di lauro e ornata da orecchini a mezzaluna. Indossa una corazza sopra una corta tunica bianca bordata in oro. Nella mano destra impugna una mazza di metallo, con la sinistra tiene le redini e al braccio ha uno scudo ovale al cui interno vi sono raffigurate tre torri nere su sfondo verde. 
Porta al fianco una bella spada la cui elsa è ornata da una testa di leone e da due teste di uccelli rapaci. Sulle sue spalle, un mantello di velluto rosso.

La più accreditata delle leggende si riferisce al 964, quando Messina era l’ultimo baluardo siciliano che resisteva all’occupazione araba. Un generale invasore di nome Hassas Ibn-Hammar, durante l’assedio alla città, vide la bella Mata figlia di un commerciante messinese. 
Innamoratosene costrinse con la forza il padre a dargliela in sposa. Le mille attenzioni del saraceno non furono sufficienti a far innamorare la candida fanciulla, solo la sua conversione al cristianesimo riuscirono ad intenerirne il cuore. 
Il nome di Hassan diventò Grifo ribattezzato Grifone per la sua mole. I due innamorati prosperarono e vissero… felici e contenti.

Nella realtà invece, la loro nascita è da collocarsi intorno alla fine del XVI sec., in un momento in cui si era di nuovo inasprita la rivalità tra Messina e Palermo, su quale delle due dovesse ricoprire il ruolo di capitale.

Nel 1591 Filippo II ordinò che il Vicere risiedesse a Messina per 18 mesi ogni triennio. In questi anni le due città facevano a gara nell’esibire titoli e privilegi che potessero far prevalere l’una su l’altra.
Nel 1547 in contrada Maredolce, a Palermo furono rinvenute delle ossa gigantesche, probabili resti dell’antica fauna che aveva popolato l’Isola in epoca preistorica (elefanti nani e ippopotami). 
Questo ritrovamento fece asserire ai Palermitani che la loro città era stata fondata da “Giganti”, quindi in epoca assai remota, e ciò le arrecava un maggior prestigio rispetto alla città dello Stretto. 
Forse fu per reazione a queste pretese che il Senato di Messina ordinò la costruzione delle due statue.

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