Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La leggendaria città di Troia

mappa troiaAlcune grandi, antiche leggende brillano di una luce così fulgida e intensa da restare vive per migliaia d’anni. Troia, sulla costa nordoccidentale della Turchia, è una di queste.

Nonostante la mancanza di vere prove, e, fino a poco tempo fa, persino di un luogo reale in cui ambientare i fatti, la convinzione che la guerra di Troia sia stata veramente combattuta non è mai venuta meno. 
Quando l’archeologo tedesco Heinrich Schliemann riscoprì Troia, riallacciò agli occhi del mondo intero un legame con il passato. Diede, infatti, realtà concreta a una vicenda dell’Età del Bronzo dai temi e dalle passioni non meno complessi e commoventi di quelli dei drammi di Shakespeare, ma riferiti a un popolo ritenuto fino a quel momento poco meno che selvaggio. Nel caso della guerra di Troia, la leggenda deve la sua grandiosità, se non la sua fortuna nei secoli, a uno dei poemi epici più celebri che siano mai stati scritti: l’Iliade.


La storia dell’antica città di Troia

Si ritiene oggi che la narrazione della lunga guerra combattuta tra i Greci e i Troiani sia sorta dalla fusione di versi disparati, tramandati dalla tradizione orale e ispirati a una vicenda reale. 
Il poeta Omero, ammesso che sia effettivamente vissuto, nacque probabilmente in una delle isole dello Ionio, forse Chio, o a Smirne, nelI’VIII secolo a.C. La sua fama durò oltre la morte, dato che, al termine di ogni canto, il bardo che ne recitava i versi concludeva sempre con le parole ‘come cantato da Omero’.

La storia della caduta di Troia comincia quando Paride, figlio di Priamo, re di Troia, ebbe il pericoloso e dubbio onore di pronunciarsi nella gara di bellezza fra le dee EraAtena e Afrodite
Queste non si fecero scrupolo di cercare di corromperlo. 
Paride fu perciò costretto a fare la sua scelta non solo in base alla sua naturale inclinazione o al timore della vendetta delle escluse, ma dovette anche scegliere, nell’ordine, fra la ricchezza e il dominio di tutta l’Asia, la sapienza e l’invincibilità, oppure l’amore di Elena di Sparta, moglie del re Menelao e considerata la più bella donna del mondo. 
Optando per Elena, il giovane diede inizio a una tragedia che si protrasse per dieci anni, causò la rovina della sua città natale e costò la vita a innumerevoli uomini, donne e bambini.

TIEPOLO - Cavallo di troia
La difficile identificazione di Troia

Fin dall’epoca classica la precisa ubicazione della Troia di Priamo è stata oggetto di incertezze e controversie. 

L'epica vicenda della guerra di Troia ha affascinato per secoli studiosi e artisti. Nel 1714 il poeta inglese del periodo della Restaurazione, Alexander Pope, tracciò un dettagliato schizzo a illustrazione della sua versione dell'Iliade di Omero. Al centro del disegno si vedono i due fiumi principali della piana costiera, lo Scamandro e il Simoenta, e, nel mezzo, su una collina, la città di Troia.

L’epica vicenda della guerra di Troia ha affascinato per secoli studiosi e artisti. Nel 1714 il poeta inglese del periodo della Restaurazione, Alexander Pope, tracciò un dettagliato schizzo a illustrazione della sua versione dell’Iliade di Omero. Al centro del disegno si vedono i due fiumi principali della piana costiera, lo Scamandro e il Simoenta, e, nel mezzo, su una collina, la città di Troia.

Quando gli abitanti greci di llion, nella Turchia nordoccidentale, affermarono che la loro città era la vera erede di Troia, gli studiosi di Omero li accusarono di presunzione. 
Non affermava, infatti, il geografo romano Strabone (ca. 60 a.C. – 21 d.C.) che il luogo sorgeva 5,6 km più vicino alle montagne, nel ‘Villaggio dei Troiani’?

L’Iliade situa Troia presso due sorgenti che alimentano il fiume Scamandro, una sempre calda e fumante, l’altra sempre fredda e ghiacciata. 
Nel 1791 il viaggiatore francese Lechevalier stabilì, a partire da questo dato, che l’antica sede della città andasse cercata nel villaggio di Bunarbashi, che significa ‘sorgente’. 
Sopra il paese vi è una collina rocciosa, simile a una cittadella, da cui sgorgano varie fonti. 
Più di due generazioni di studiosi ignorarono che le acque di quelle sorgenti hanno la stessa temperatura, e perciò Heinrich Schliemann compì proprio qui il suo primo tentativo di scoprire Troia. 
Non avendo trovato traccia della leggendaria città, fiducioso si trasferì con la sua vanga alla collina di Hissarlik. 
Questa modesta altura dista quasi 4,8 km dalla riva del mare e sorge tra due importanti fiumi della pianura troiana, identificati dall’Iliade come il Simoenta e lo Scamandro. 

Gli abitanti di llion non erano stati presuntuosi, poiché, non lontano dalle rovine della loro città, l’archeologo tedesco riportò alla luce Troia.


Le nove città di Troia

Heinrich-SchliemannHeinrich Schliemann, vero avventuriero dell’archeologia, era uomo dotato di straordinaria determinazione: da ragazzo, il suo sogno era stato quello di scoprire la città perduta di Omero.

Nel 1870 diede inizio agli scavi a Hissarlik e li proseguì per vent’anni.

Con piglio un po’ sbrigativo, Schliemann scavò un’enorme trincea nella collina di Hissarlik, distruggendo.

Egli era comprensibilmente sconcertato dalla natura più ristratificata della collina in cui stava penetrando. 

Un centinaio di operai turchi al servizio di Schliemann scavò una trincea nella collina di Hissarlik, mostrando i resti archeologici di Troia. L'incisione, tratta dal libro di Schliemann Antichità troiane, mostra gli uomini al lavoro presso il Tempio di Atena.

Un centinaio di operai turchi al servizio di Schliemann scavò una trincea nella collina di Hissarlik, mostrando i resti archeologici di Troia. L’incisione, tratta dal libro di Schliemann Antichità troiane, mostra gli uomini al lavoro presso il Tempio di Atena.

Finì tuttavia per riconoscere quattro città separate e sovrapposte sotto l’insediamento romano classico di llium e decise che la Troia da lui cercata era la seconda dal basso. purtroppo parte dello strato che più gli premeva, la Troia di Omero.

Tale conclusione incontrò poco favore fra gli archeologi, il che infuriò Schliemann e lo rese ancora più orgoglioso quando, nel 1873, disseppellì il Tesoro di Priamo’, com’egli lo descrisse.

Schliemann riferì che, man mano che andava estraendo l’oro, lo porgeva alla sua bella e giovane moglie greca, Sofia, che lo infilava sotto lo scialle, nascondendolo alla vista dei funzionari turchi e degli operai.

Sophia_schliemann_treasureEsiste una fotografia della donna splendidamente adorna dei ‘Gioielli di Elena’.

Insieme al tesoro vi erano tazze, punte di lancia e orecchini che provenivano, probabilmente, tutti da Troia II o Troia III (2200 a.C.) un periodo molto diverso da quello della Troia di Omero, Troia VI, probabilmente distrutta nel 1260 a.C.

Purtroppo, tutti i reperti, tranne un paio di orecchini e pochi altri oggetti, scomparvero da Berlino nel 1945: sarebbero stati probabilmente preziosissimi per lo studio di quelle antichissime città.


Che cosa resta oggi della città di Troia?

Molti visitatori giudicano i resti di Troia modesti e poco interessanti. E indubbiamente la città è molto piccola se posta a confronto con il sogno classico della possente cittadella turrita di Priamo. Misura solo 137 m per 183 e vi è spazio per poche dozzine di case, abitate forse da un migliaio di persone. Ma proprio le ridotte dimensioni di Troia costituiscono una delle sue caratteristiche più commoventi, perché ne mettono in risalto tutta la vulnerabilità.

Bibi Saint-Pol - Strati del sito archeologico di Troia - per maggiori dettagli vedi: http://www.goddess-athena.org/Museum/Temples/Troy/Troy_Plan.html

Bibi Saint-Pol – Strati del sito archeologico di Troia – per maggiori dettagli vedi:
http://www.goddess-athena.org/Museum/Temples/Troy/Troy_Plan.html

La riva su cui i Greci tirarono in secco le loro navi è oggi arretrata di 15 km rispetto all’epoca in cui Achille trascinò, in preda alla furia, il corpo martoriato di Ettore attorno alle mura di Troia.

L'edificio meglio conservato fra quelli delle nove città di Troia è un anfiteatro sul lato sud della località. Testimonianza del programma di ricostruzione avviato da Giulio Cesare, nel I secolo a.C., esso forma parte dell'ultima e più ampia città di Troia - Troia IX - che fu abbandonata definitivamente verso il 350 d.C.

L’edificio meglio conservato fra quelli delle nove città di Troia è un anfiteatro sul lato sud della località. Testimonianza del programma di ricostruzione avviato da Giulio Cesare, nel I secolo a.C., esso forma parte dell’ultima e più ampia città di Troia – Troia IX – che fu abbandonata definitivamente verso il 350 d.C.


Della città descritta da Omero restano oggi soltanto due particolari: il vento che soffia incessantemente fra l’erba alta (in nessun altro punto della zona spira con tanta intensità) e le minuscole querce stentate che pare esistano solo qui.

La scrittrice inglese Rose Macaulay, nel suo libro Le torri di Trebisonda, ha forse pronunciato l’ultima parola sulla magia di Troia: ‘Pensai che il mondo era già abbastanza ricco di città, e che era meglio non andare a disturbare quelle scomparse, ma lasciarle riposare sotto l’erba, e gli asfodeli, e i rovi, sotto il vento che geme, e in distanza il mare, sulle cui acque le navi greche si dondolarono, in attesa, per dieci anni…’.

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