La concessione della Magna Charta, avvenuta nel 1215, è il risultato più notevole del conflitto tra baroni e monarca, scoppiato in Inghilterra ai tempi di Giovanni Senzaterra. Essa è nello stesso tempo una dichiarazione di diritti e un trattato tra la monarchia e il popolo inglese. I più importanti principii, sui quali sono fondati i suoi articoli, stabiliscono che nessuna imposizione finanziaria possa essere decretata dal re senza il consenso del Consiglio del regno, formato da tutti i baroni (art. 12); che il Consiglio del regno debba essere convocato ogni qualvolta occorra imporre tributi di carattere straordinario, e con un invito diramato quaranta giorni prima della riunione (art. 14); che tutte le città debbano godere liberamente delle immunità loro concesse (art. 13); che nessun libero possa essere giudicato se non da un tribunale di suoi pari, e secondo le leggi del paese (art. 39).

Gaetano Cecere – Effigie di Simone V di Montfort nella Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti

Verso la metà del secolo XIII un nuovo conflitto scoppiò tra Enrico III e i baroni, guidati da Simone di Monfort.
I baroni si riunirono in un Consiglio, che fu detto per la prima volta in Inghilterra parlamentum (1258), e riuscirono a ottenere dal re nuove concessioni, conosciute col nome di Provvisioni di Oxford. In esse si stabiliva che il Parlamento doveva essere convocato tre volte all’anno; che si dovesse nominare una commissione di dodici baroni coi quali i ministri del re trattassero tutti gli affari; che in ogni contea quattro cavalieri fossero incaricati di raccogliere le lagnanze contro i funzionari del re, per portarle poi al Parlamento.

Le Provvisioni di Oxford furono poi abolite, ma con esse si determinarono tra il re e i baroni quei rapporti continui di lotta e di concessioni, attraverso i quali il Parlamento andò precisando sempre più la sua figura giuridica e andò estendendo la sua competenza ad una vera e propria collaborazione col potere legislativo, e a una funzione di controllo sull’esercizio del potere da parte del re e dei suoi rappresentanti. Avvenne così che, nel 1268, il re Enrico III, sotto la pressione del potere dei baroni, convocò un parlamento di prelati, di nobili e di rappresentanti borghesi delle contee e delle città.

The Houses of Parliament, visto attraverso il ponte di Westminster

Su questo precedente si fissò, specialmente all’epoca di Edoardo I (1272-1307), la precisa figura del Parlamento inglese diviso in Camera dei Lord e in Camera dei Comuni, con le caratteristiche attribuzioni di votare i tributi richiesti dalla Corona, e di mandatario del popolo inglese nei confronti della monarchia.

.