Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La mano sbagliata ovvero la locuzione sicula “manu manca” (mano sinistra)

di Federico Faraone

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Ecco una locuzione che nella nostra ricerca merita una trattazione particolare, anche se per la voce manca ricorriamo per ora a un etimo “debole”: quello del francese manque.
Sembra anzi che questo termine non abbia nulla a che fare con l’aggettivo sinistro (in quanto opposto al destro).

Già per i Greci la χείρ λαία (chèir làia = mano sinistra) era metaforicamente infausta. In alcuni passi dell’Odissea leggiamo che l’augure greco guardava sempre verso il Nord per cogliere i segni del destino, mentre i presagi infausti venivano da sinistra (Liddell-Scott –Dizionario – Ediz. Le Monnier).
Gli uccelli che provenivano da sinistra erano di cattivo augurio, al contrario di quelli che venivano da destra che, invece, indicavano positività.

Plutarco ci spiega inoltre che accogliere con la sinistra o porgere la mano sinistra nel saluto, significava accogliere male una persona.  Un po’ come avviene oggi, pur se lo giustifichiamo con “la mano del cuore”.

Nel mondo latino un famoso Gaio Muzio fu detto Scaevola (Scevola) perché aveva punito col fuoco la sua mano la quale, sbagliando, non era riuscita a uccidere il re nemico Porsenna.  Non a caso, l’aggettivo latino scaevus (scevus) ha il significato di sinistro, riferito alla mano ma soprattutto – come in questo caso – ha il senso di “maldestro”, “incapace” e persino “stolto”, perché appunto aveva commesso un grave sbaglio. 

Matthias_Stomer_-_Mucius_Scaevola_in_the_presence_of_Lars_Porsenna_-_Google_Art_Project

Va rammentato in proposito, che nell’anno 137 a.C. il console romano Gaio Ostilio si meritò l’appellativo di Mancino e fu riconsegnato ai nemici Numantini (da egli stesso sconfitti), perché aveva stipulato con loro una pace indecorosa, tutta a favore dei vinti e quindi sbagliata. (Cicerone, Off. 3,109).  
Per i romani la sinistra serviva ai ladri per rubare, mentre la destra impugnava l’arma (Catullo – 12,1); in tal senso, venne anche denominata “mano ladra” (Ovidio, Metam. 13, 111).
Ed è ancora il latino che, fornendoci finalmente una risposta “etimologica”, ci propone l’aggettivo mancus nel suo significato specifico di non buono, non giusto, sbagliato. Nel caso nostro, l’aggettivo femminile “manca” concorda col sostantivo “manus” (che in latino è di genere femminile). Da qui, dunque, il nostro dire “manu manca”.

Analogamente, in tempi moderni, per gli spagnoli la mano izquierda (ischièrda) indica la sinistra, mentre siniestro è tutto quanto risulta infausto, sbagliato e che dunque porta male.

I francesi, da parte loro, hanno una main gauche (men gosc) che indica la sinistra, mentre definiscono manque la mano “sbagliata”. D’altra parte il verbo manquer ha anche il significato di sbagliare, venir meno a un dovere, non riuscire a centrare il bersaglio, perdere, o persino morire (vedi la l’italiano “venire a mancare”).

Anche nel nostro linguaggio, mancari vuol dire sbagliare: Scusa se agghju mancàtu oppure se sugnu mancatùri (= scusa se ho mancato in qualcosa, nel senso di “essere carente, difettare”).

A tavola, l’uso della mano sinistra è generalmente ben tollerato, pur consapevoli del poco allegro rischio di ricevere qualche involontaria gomitata dal commensale mancino che ti siede a fianco, ad esempio, proprio mentre stai sorbendo un brodino o stai bevendo un bicchiere di vino ..!!

E’ anche nostra buona norma quella di assegnare all’ospite mancino un posto alla sinistra estrema della tavolata, in modo da consentirgli il “libero movimento” del suo braccio sinistro.

Ma non solo.  Anche il modo di dire cercare a dritta e a manca non sembra riferirsi al classico “destra e sinistra” (direzione che in questo caso non avrebbe neanche senso), ma piuttosto all’atto di cercare sia nel posto dove si ritiene giusto (=probabile) che l’oggetto possa trovarsi, sia anche nella parte sbagliata (dove cioè sembrerebbe illogico cercarlo, ma che comunque si ispeziona lo stesso).

Ed infine, la casa esposta ô mancùsu, è rivolta al nord, ossia a tramontana e dunque al freddo e all’umido, in contrapposizione con quella esposta ê manziòrna (= a mezzogiorno).  In questo caso, il “mancusu” é una posizione che toglie valore all’abitazione.

Concludendo, ricorderemo anche la locuzione vèniri râ manca, nel senso di riuscire difficile, complicato, problematico, macchinoso.

Quanto detto fin qui, può anche spiegare perché i nostri genitori facevano di tutto per impedirci, anche con modi coercitivi, di usare la sinistra per scrivere o per ogni altra attività.  Nel nostro passato (neanche poi così tanto lontano) il mancino che lavorava in gruppo avrebbe potuto costituire problemi o difficoltà nel lavoro con altri.  

Un esempio per tutti: il mietitore, che lavorava usando la mano sinistra, rischiava di colpire con la sua falce il braccio sinistro del compagno che lavorava gomito a gomito con lui.  Proprio per questa ragione, la posizione di lavoro del mancino era alla destra estrema della linea di mietitura.

La mano sinistra era considerata la mano sbagliata e l’essere “mancarusu” costituiva quasi un difetto che deponeva a sfavore della qualità della persona.  Spesso, anzi, le veniva rinfacciato questo suo “difetto”: Lèviti tu, ca si mancarusu !! = vai via!, oppure togliti dai piedi tu, che  sei un mancino, e potresti combinare qualche guaio!
Per convincere noi ragazzini a non usare la sinistra si ricorreva addirittura alla religione: quella manca era la mano del diavolo. Quindi bisognava adoperare la mano del Signore: la manu ritta.

Michelangelo - La creazione dell_uomo (1508-1512)

Michelangelo – La creazione dell’uomo (1508-1512) “La mano destra di Dio infonde la vita attraverso la mano sinistra dell’uomo… la sinistra perché l’uomo non è stato giudicato adatto a ricevere la pienezza della grandiosità cosmica”

Un piccolo spazio da dedicare alla manu ritta, confermando il significato latino di manus recta, (opposta quindi a quella “manca”), dove l’aggettivo recta ha il significato di giusta, senza difetti, buona, corretta, valida, originata come tale dal verbo latino rēgĕre (= dirigere, guidare, amministrare).  
In questo senso, il caminàri rittu assume il significato di andare per la retta via, senza fermarsi o cadere in errori di valutazione o distrazioni di sorta. Un po’ come l’italiano tirare dritto.

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