Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La Metemsomatosi In Origene

Origene (185-253 circa) è l’autore che più è stato citato come preteso sostenitore della dottrina della reincarnazione. In questo breve articolo si espone l’autentica teoria del pensatore alessandrino.

Articolo pubblicato nella voce: Metensomatosi, in A. Monaci Castagno (ed.), Origene. Dizionario. La cultura, il pensiero, le opere, Ed. Città Nuova, Roma, 2000, pp. 274-276.

Una «quaestio» discussa nei trattati sull’anima riguardava una sua possibile trasmigrazione in diversi corpi. Origene, attento alle problematiche filosofiche del suo tempo, si pone tale domanda esplicitamente in Commento al Vangelo di Giovanni 6,14,85s e Contro Celso 2,5,24 e l’accenna in molti passi.1

Origene allo scrittoio in una miniatura, Schaftlarn, 1160 circa

Origene allo scrittoio in una miniatura, Schaftlarn, 1160 circa

Per metensomatosi egli intende il passaggio di una stessa anima umana in successivi e svariati corpi: umani, animali, astrali 2. Tale teoria era sostenuta da vari filosofi e da correnti eterodosse cristiane ed esoteriche giudaiche: Origene ricorda espressamente Empedocle (Contro Celso 5,49; 8,53; cfr. 3,75); Pitagora (Contro Celso 5,49; 6,8; 8,30) e soprattutto Platone (Contro Celso 1,20; 4,17). Alcuni citavano anche passi biblici, soprattutto quelli riferentisi ad Elia/Giovanni Battista,3 interpretandoli in senso favorevole a tale teoria: gruppi di cristiani (Frammento sui Proverbi [Patrologia Graeca 13,17s]; I Princípi 1,8,4; La Resurrezione 2 [PG 11,94]; Frammento sulle Omelie di Luca 17; Omelia su Geremia 16,1; Commento al Vangelo di Matteo 7); gnostici come Basilide (Commento alla Lettera ai Romani 5,1; 6,8; Serie latina dei Commentari al Vangelo di Matteo 38); ebrei che si ricollegavano a dottrine segrete (Commento al Vangelo di Giovanni 6,10,64; Commento al Vangelo di Matteo 10,20).

Se Origene ha prospettato come ipotesi favorita la preesistenza dell’anima per spiegare la varietà delle situazioni e dei destini degli uomini in senso antignostico (I Princípi 1,7,4), non ne ha derivato come conseguenza necessaria la metensomatosi. Origene infatti distingue chiaramente la discesa dell’anima in un corpo umano [ensomatosi] dalla metensomatosi (Commento al Vangelo di Giovanni 6,14,86; Contro Celso 5,29; cfr. Contro Celso 4,17). La prima si è realizzata o a causa della caduta iniziale nel peccato (I Princípi 1,6,3) o per aiutare gli uomini (I Princípi 2,6,3; 4,3,12; Omelie su Ezechiele 1,1; Commento al Vangelo di Giovanni 2,31,186-190): il corpo è assunto in base ai meriti e demeriti antecedenti la nascita (I Princípi 2,8,4; 3,3,5-6).

La metensomatosi è assolutamente respinta da Origene: è definita «stoltezza» (Contro Celso 3,75), è considerata «estranea alla Chiesa di Dio, non tramandata dagli apostoli, né mai manifestata dalle Scritture» (Commento al Vangelo di Matteo 13,1).

Per Origene infatti il corpo – segno della creaturalità e come principio di individuazione, quasi un «codice genetico» – accompagna sempre l’anima nelle varie fasi dalla creazione all’apocastasi, e si ripresenta nei vari mondi successivi sempre il medesimo, assumendo però di volta in volta qualità adatte (spirituali, eteree, fisiche), alleggerendosi o appesantendosi in base al progresso o regresso dell’anima. Nella risurrezione l’identità del corpo terrestre con quello spirituale è assicurata dalla permanenza della sostanza corporea (I Princípi 2,1,4; 3,6,6), da una «forma» (eîdos) (Frammento sui Salmi 1,5, [Patrologia Graeca 12,1093]), da un «principio seminale» (lógos spermatikós) (La Resurrezione 2, [Patrologia Graeca 11,93]; Contro Celso 5,23). Anche la teoria del «veicolo dell’anima» (cfr. in Metodio, La Resurrezione 13,17-18), un involucro corporeo che agisce come ponte tra l’anima e il corpo dopo la morte dell’uomo, rafforza questa identità.4 La stessa anima può passare da una condizione più spirituale ad una meno (Commento al Vangelo di Matteo 11,17), per cui un uomo, moralmente degradato, può essere assimilato allegoricamente agli animali: si rimane però ad un livello simbolico non fisico e reale.5 

Motivi filosofici e biblici del rifiuto della metensomatosi 

Filosoficamente, per Origene la metensomatosi dell’anima in altri corpi umani è insostenibile, perché il corpo è lo strumento di cui serve l’anima e da essa viene determinato (I Princípi 3,6,6; cfr. Contro Celso 4,58): quindi è sempre relativo ad una determinata anima e non può essere cambiato. Inoltre sarebbe ingiusto ed assurdo che le anime «abbiano peccato in un corpo e siano punite in un altro» (Stromata [?], [Patrologia Latina 23,397]; cfr. La Resurrezione 6, [Patrologia Graeca 11,91s]).

Ancora di più Origene respinge la trasmigrazioni in corpi animali (e vegetali), perché questi sono stati creati come esseri secondari in confronto agli uomini, esseri primari (I Princípi 2,9,3; Contro Celso 4,74; Frammento sui Salmi 1,3, [Patrologia Graeca 12,1089]). Ricorrendo ad argomentazioni bibliche1 Origene afferma che l’uomo, creato «ad immagine di Dio» (Genesi 1,26s) non può mai perdere tale immagine – a livello ontologico – per assumerne altre (Contro Celso 4,83): essa infatti è costitutivo essenziale per definire l’uomo, può sì essere oscurata dal peccato, ad essa possono sovrapporsi immagini bestiali, simboli di vizi, ma non può mai essere cancellata.7

Secondo la Bibbia vi è l’identità tra corpo terrestre e corpo risorto (v. sopra), i malvagi subiscono punizioni e pene inflitte da Dio, non la perdita della sensibilità o della ragione, trasmigrando in corpi vegetali o animali (Contro Celso 3,75), che come esseri irrazionali non sono più soggetti alla legge e alla responsabilità (Commento alla Lettera ai Romani5,1; 6,8). Professando la trasmigrazione delle anime, si elimina dagli uomini il salutare timore delle future pene (Serie latina dei Commentari al Vangelo di Matteo 38). Il caso di Elia / Giovanni Battista deve essere interpretato, attenendosi alle esatte parole bibliche: il Battista ha ricevuto lo «spirito» e la «potenza» di Elia, non la sua anima: vi è identità di missione e di carisma profetico, non di persona (Omelie sul Vangelo di Luca 4 [greco]; Frammenti sulle Omelie del Vangelo di Luca 1,17; Commento al Vangelo di Giovanni 6,11,66s; Commento al Vangelo di Matteo 13,2).

Durante le controversie origeniste, alcuni accusarono Origene d’aver sostenuto la metensomatosi, non comprendendo il metodo origeniano nell’esporre i problemi e selezionando o deformando testi: essi fraintendevano l’assimilazione morale dei peccatori alle bestie o l’ipotesi di più mondi successivi (durante i quali il corpo delle creature razionali – sempre il medesimo – si modifica in relazione ai progressi o regressi della vita spirituale) o non intendevano la dottrina origeniana della risurrezione, e, per denigrarlo, presentavano Origene come simpatizzante di dottrine pagane ed eretiche. Già Panfilo nella Apologia di Origene 5.9, e un anonimo autore citato da Fozio, Biblioteca, cod. 117, dovettero difendere Origene da tale accusa. Essa però fu ripresentata con virulenza nel IV° sec da Girolamo (Apologia contro Rufino 2,12; 3,39s; Lettera 124, 3.4.7.14)1 e nel VI° secolo da Giustiniano, Lettera a Mena). Tale inverosimile accusa contribuì a gettare il discredito sulla figura e sull’opera di Origene, che mai l’aveva sostenuta. 

 NOTE AL TESTO

1 Cfr. un elenco in M. MARITANO. L’argomentazione scritturistica di Origene contro i sostenitori della metensomatosi, in in Gilles DORIVAL et Alain LE BOLLUEC (edd.), Origeniana Sexta. Origène et la Bible /Origen and the Bible. Actes du “Colloquium Origenianum Sextum”, Chantilly 30 août – 3 septembre 1993 (Bibliotheca Ephemeridum Theologicarum Lovaniensium 118), Peeters /University Press, Leuven 1995, 251, nota 5 [tutto l’articolo pp. 251-276].

2 Cfr. ORIGENE, I Princípi 1,8,4; Commento al Vangelo di Giovanni 6,10,64; Commento alla Lettera ai Romani 5,1; 6,8; Commento al Vangelo di Matteo 11,17; Contro Celso 1,20)

3 A. ORBE, Textos y pasajes de la Escritura interesados en la teoría de la Reincorporación, Estudios Eclesiásticos 33 (1959) 77-91

4 Cfr. H. CROUZEL, Le thème platonicien du “véhicule de l’âme chez Origène, Didaskalia 7 (1977) 225-237.

5 Cfr. H. CROUZEL, Théologie de l’image de Dieu, Paris 1956, 197-206

6 Cfr. M. MARITANO. L’argomentazione scritturistica di Origene contro i sostenitori della metensomatosi, in in G. DORIVAL et A. LE BOLLUEC (edd.), Origeniana Sexta. Origène et la Bible / Origen and the Bible. Actes du “Colloquium Origenianum Sextum”, Chantilly 30 août – 3 septembre 1993 (Bibliotheca Ephemeridum Theologicarum Lovaniensium 118), Peeters /University Press, Leuven 1995, 251-276.

7 Cfr. H. CROUZEL, Théologie de l’image de Dieu, Paris 1956, 197-206.

 

linea separatrice

.

Origene di Alessandria.Origene fu teologo e autore di numerose opere, visse tra Alessandria e Cesarea in Palestina nel II-III sec d.C. (185-253). Egli ebbe probabilmente come maestro il platonico Ammonio Sacca, lo stesso di Plotino e ricevette un forte indottrinamento ispirato alla filosofia di Platone, che ricordiamo, aveva chiaramente parlato di metempsicosi.
I testi origeniani furono condannati da Giustiniano a causa di alcuni contenuti espressi, quali il concetto di Trinità e quello di metensomatosi, considerati eretici. Con difficoltà sono riuscito a consultare I Principi, il Contra Celsum, il Commento al Vangelo di Giovanni. Mi sono ben presto reso conto che la scrittura originale era stata rivisitata e deformata dalle ruvide mani di esegeti d’assalto, quali Panfilo di Cesarea, Rufino d’Aquileia e Girolamo di Dalmazia.
Rufino d’Aquileia confessa, nella prefazione al testo di Origene I Principi che “traduce” nel 398 d. C., di aver ritenuto opportuno operare una cospicua rielaborazione e di aver dato vita ad una vera e propria “parafrasi” con grave nocumento dell’ermeneutica dello scritto. Egli affermò che modificava il testo in onore delle precise norme retoriche di ciceroniana memoria. La cesoia di Rufino giunse a sopprimere diversi passi ritenuti da lui insignificanti e ad apportare brevi ma diamantine aggiunte. Soprattutto egli si piccò di amalgamare le argomentazioni chiarendo i nodi ritenuti ermetici e tutto ciò naturalmente a fin di bene. Analogo comportamento, forse ancor più palese, era stato tenuto da Girolamo di Dalmazia nella traduzione delle Omelie origeniane.
Nonostante le “estirpande” di questi sottrattori di senso si evince comunque come Origene con spirito libero e coscienza aperta, abbia lasciato che emergessero dalla sua ispirazione, senza accentuarli, gli influssi di platonica e pitagorica reminiscenza.
Vi riporto il passo de I Principi per cui venne accusato di sostenere la metensomatosi.
“Questo ordine di cose e tutto l’universo è retto dalla provvidenza di Dio, per cui alcune potenze cadono dall’alto a precipizio, altre cadono verso terra a poco a poco; alcune scendono per loro volere, altre precipitano non volendo; alcune spontaneamente accettano il compito di porgere aiuto a quelli che precipitano, altre vi sono costrette contro voglia, e chi più chi meno perseverano nella mansione che hanno assunto. Ne consegue che a causa dei diversi movimenti sono creati anche vari mondi, e dopo questo che abitiamo ce ne sarà un altro molto diverso. Nessun altro può regolare meriti e trarre di nuovo tutto ad un sol fine, in relazione alle varie cadute e ai vari progressi, premiando la virtù e punendo i peccati, sia ora sia nel mondo futuro sia in tutti i mondi prima e dopo, se non il solo Dio creatore dell’universo: egli solo conosce la ragione per cui lascia che alcuni seguano la loro volontà e decadano a poco a poco dalle più grandi altezze alle infime condizioni, mentre invece comincia ad assistere altri, e a poco a poco, quasi tenendoli per mano, li fa tornare alla primitiva condizione e li colloca in alto. Alcuni non [hanno] capito questo non comprendendo che la varietà di questa disposizione è stata ordinata da Dio per cause precedenti provocate dall’uso del libero arbitrio…” (1).
La ridondanza nei testi di Origene di argomentazioni esageratamente oltre gli angusti confini dei dettami cattolici e le dispute che esse provocarono all’interno del Clero sconvolsero l’imperatore Giustiniano che si vide costretto a indire un Concilio nel 553 d.C. a Costantinopoli per recuperare le redini delle controversie religiose. In quella sede, come detto, non solo condannò ex cathedra le tesi origeniane con quindici anatematismi, ma scomunicò in quanto eretici coloro che non vollero sottoscrivere l’abiura. Una così feroce repressione naturalmente estinse ogni contraddittorio filosofico-religioso riguardante le sovversive dottrine del teologo alessandrino.
E’ indubbio che Platone abbia impresso un solco profondo nella concezione escatologica del pur cristiano Origene. L’interesse così vivo e fecondo che egli manifestò per il credo reincarnativo, per la gerarchia dei mondi, per gli attributi della Trinità, non potevano che attivare il braccio secolare dell’ermeneutica più retriva e intransigente.
Molti anni dopo nei roghi dell’Inquisizione moltissimi testi tacciati di eresia avrebbero subito un olocausto culturale perpetrato da zelanti tutori della Parola. L’Articolo 19 della Costituzione sostiene che “Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purchè non si tratti di riti contrari al buon costume”.
Ancora nell’Articolo 21 si legge: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Mi chiedo a questo punto come mai la parola reincarnazione venga censurata dai network italiani tanto che in più occasioni al momento di partecipare a programmi radiofonici e televisivi mi viene richiesto di omettere questo “eretico” vocabolo.

fonte principale:  http://www.christianismus.it

.

Torna all’indice: ARCANO 

 

Similar posts
  • Buchi neri e reincarnazione
    Il grande vantaggio dell’entrare in contatto col vostro sé interiore tramite la meditazione, è che ottenete accesso ad informazioni che sarebbero altrimenti del tutto impossibili da acquisire con la vostra mente conscia o sé esteriore. Il vostro sé esteriore è focalizzato sui cinque sensi fisici, che forniscono informazioni attingendo all’ambiente fisico circostante di terza densità. […]