La pantofola della regina Elisabetta

In alcune zone della Sicilia orientale sopravvive una leggenda sorprendente: l’anima della regina Elisabetta I dimorerebbe nelle profondità dell’Etna. Non in un regno celeste né in una quieta memoria storica, ma nel ventre ardente del vulcano, a causa di un patto stretto col diavolo per conquistare il trono d’Inghilterra.

Ritratto allegorico di Elisabetta anziana. Il Tempo la scruta, la Morte ghigna alle sue spalle e due cherubini sostengono la corona ormai troppo pesante. – Wikipedia, pubblico dominio

Il tema del foedus demoniaco, l’oscuro contratto con il Maligno in cambio di potere, conoscenza o fortuna, attraversa secoli di cultura popolare europea.
Maghi, streghe e sovrani ambiziosi vengono spesso sospettati di aver venduto l’anima per ottenere dominio e gloria. In questa variante siciliana, la protagonista diventa “Lisa Betta”, figlia di “Anna Balena”: nomi deformati in chiave dialettale e ironica che rimandano chiaramente alla figura storica della sovrana inglese e a sua madre, Anna Bolena.

La leggenda, riportata da Calì nel suo Leggendario, narra che dopo quarantquattro anni di regno,  giudicato nella tradizione popolare “efferato”, la regina, alla sua morte, venne trascinata dai diavoli e gettata nel cratere dell’Etna. Ma durante la discesa, una pantofola scivolò via dal suo piede e cadde su una delle rupi più alte del vulcano: la Rocca Calanna.
Molto tempo dopo, un giovane pastore, mentre conduceva il gregge sui pendii dell’Etna, vide qualcosa brillare al sole. Era la pantofola regale. Incantato dallo scintillio, la sfiorò e si bruciò le mani. L’oggetto non apparteneva al mondo degli uomini. Solo l’intervento di un frate esorcista riuscì a liberare la rupe da quella presenza inquietante: la pantofola si sollevò in volo e andò a posarsi su una torre del Castello di Maniace, presso Bronte.

Nelson prima della battaglia di Trafalgar in un dipinto del 1854 di George Lucy Good. – Wikipedia, pubblico dominio

La storia non finisce qui.

Nel 1799 il castello venne donato dai Borbone all’ammiraglio Horatio Nelson, eroe della marina britannica.
Secondo la leggenda, durante una festa da ballo a Palermo, una dama misteriosa si avvicinò all’ammiraglio e gli consegnò un cofanetto prezioso. Dentro, custodita come un talismano, vi era la pantofola di Elisabetta.
La donna, il fantasma stesso della regina, lo ammonì di non mostrarla mai a nessuno e di proteggerla gelosamente.
Ma la passione e la leggerezza umana si insinuarono nel destino. Emma Hamilton, amante di Nelson, riuscì a sottrarre l’oggetto segreto.

Quella stessa notte l’ammiraglio sognò la dama misteriosa. La voce, severa e profetica, lo rimproverò:
«Sciagurato! Hai perduto la tua fortuna!».

Pochi giorni dopo, il 21 ottobre 1805, Nelson moriva nella battaglia di Battaglia di Trafalgar.

Così la pantofola infernale, simbolo di potere e rovina, chiude il cerchio tra l’Inghilterra elisabettiana e la Sicilia vulcanica, intrecciando storia e superstizione in un unico racconto.

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La leggenda della pantofola di Elisabetta I mostra come la memoria popolare trasformi figure storiche in personaggi mitici, adattandole al proprio paesaggio simbolico. L’Etna, da sempre associato al fuoco infernale e alle forze ctonie, diventa la naturale dimora di un’anima ambiziosa e controversa. L’oggetto magico, la pantofola, funge da talismano e da monito: il potere ottenuto con l’inganno porta con sé una maledizione. La storia di Nelson, eroe nazionale, si intreccia così con una morale universale: la fortuna è fragile, e ciò che non ci appartiene davvero può bruciare le mani.
In questa fusione tra storia britannica e immaginario siciliano si rivela la capacità del mito di attraversare i confini e di radicarsi nei luoghi più inattesi.

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