Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La rivoluzione copernicana

pagina tratta da appunti di
Pietro Planezio

Per mettere nella luce giusta la rivoluzione copernicana, bisogna partire da lontano. Non da Adamo ed Eva, ma quasi….
Già nell’antica Grecia si era riusciti, con una certa affidabilità, a misurare diametro e distanza della Luna.

Aristarco di Samo, circa nel 300 A.C., fa un tentativo di misurare la distanza del Sole, con un metodo ingegnoso: in certe giornate limpide, in cielo si vedono sia il Sole che la Luna, ed Aristarco tenta di misurare l’angolo tra i due corpi celesti, in modo, con un po’ di geometria, di risalire alla distanza del Sole. 
Questa misura necessita di una precisione di gran lunga al di là delle sue possibilità, ma le sue conclusioni sono mirabili. Hanno uno spirito scientifico “ante litteram” assolutamente prematuri per la sua epoca.

In pratica dice: se non riesco a misurare questo angolo (troppo prossimo a 90°) vuol dire che il Sole è almeno ottanta volte più lontano della Luna (oggi noi sappiamo che è 400 volte più lontano). 
Dato che in cielo appaiono uguali, avrà un diametro “almeno” ottanta volte maggiore. 
Ora, la Luna ha un diametro un quarto della Terra, quindi il Sole ha un diametro “almeno” venti volte quello della Terra. 
A questo punto, che senso ha pensare che un oggetto con un volume “almeno” 8000 volte maggiore di un altro gli giri attorno? E’ molto più ragionevole pensare il contrario…… ma i tempi non erano maturi, e soprattutto Aristotele diceva il contrario. 
Aristarco non ebbe successo. 
Alla fine del Medioevo, arrivano in Europa i testi antichi, salvati dagli Arabi, e si impone indiscussa l’opera di Tolomeo, la più grande sintesi delle conoscenze astronomiche antiche, l’Almagesto. 
Ma col passare del tempo gli Umanisti europei cominciano ad esserne insoddisfatti. Bisogna fare, a questo punto, un piccolo “distinguo”: Tolomeo si preoccupa, come tutti gli astronomi della sua epoca, di prevedere il moto e le posizioni nel tempo dei pianeti. Il “sistema del mondo” che ne esce, è poco più che un effetto collaterale. Non era quello lo scopo dell’opera.
Lo scopo era prevedere la posizione degli astri. Per far questo, Tolomeo introduce nel suo sistema un “Equante” che ha il solo scopo di rendere le previsioni più o meno conformi alle osservazioni, ma che comincia ad infastidire gli astronomi dell’epoca di Copernico in quanto appare chiaramente un artificio geometrico: senza entrare nei dettagli, Tolomeo fa girare i pianeti non attorno alla Terra, ma attorno a “niente”. 

In questo modo riesce a render meglio ragione delle loro posizioni in cielo, e per la sua epoca va bene. 
Ma quando gli astronomi cominciano ad avere l’ambizione di capire come sia fatto il mondo, la soluzione di Tolomeo crea fortissime perplessità.
All’epoca di Copernico la scena è ancora dominata da Aristotele, che ha il grandissimo pregio (oltre a tutti gli altri) di esporre le tesi da lui confutate, prima di demolirle. Ed è quasi certo che la sua esposizione del pensiero di Aristarco, presentato come erroneo e poi demolito nel seguito dell’opera, sia stata letta da Copernico. Ed abbia dato la stura a tutto quel che ne è conseguito.

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Niccolò Copernico

copernico1Niccolò Copernico è l’astronomo e cosmologo polacco noto per la teoria astronomica detta “teoria eliocentrica” o “teoria eliostatica”, in base alla quale il Sole è immobile al centro dell’universo e la Terra, ruotando quotidianamente sul suo asse, gira nell’arco dell’anno attorno al Sole.
Questo grandissimo scienziato, fondamentale per la storia dell’umanità e l’evoluzione della scienza, è nato nel 1473, centoundici anni prima quell’altro autentico gigante che risponde al nome di Galileo Galilei.
Originario di una famiglia di commercianti e funzionari amministrativi di lingua tedesca e originari della Slesia, iniziò gli studi presso l’università di Cracovia nel 1491, grazie all’influente zio vescovo. Qui però non riuscì a conseguire la laurea motivo per cui, successivamente, si recò in Italia per studiare medicina e giurisprudenza, come era uso e costume di molti polacchi del suo ceto. Nel frattempo lo zio gli aveva fatto assumere un canonicato a Frauenberg (odierna Frombork), carica di carattere amministrativo che necessitava degli ordini minori. Nel gennaio 1497 cominciò gli studi di diritto canonico presso l’università di Bologna e approfondì lo studio della letteratura classica; in quel periodo fu ospite di un professore di matematica, il quale, già critico verso Tolomeo e l’impostazione geografica classica che da lui traeva origine, lo incoraggiò allo studio di quelle materie, unite all’astronomia.
Una volta laureatosi, dunque, nel 1500 Copernico insegna astronomia a Roma e l’anno seguente ottiene il permesso di studiare medicina a Padova (presso l’università in cui Galileo insegnerà quasi un secolo dopo). Non contento, si laurea in diritto canonico a Ferrara nel 1503 per poi fare ritorno in Polonia, richiamato dagli impegni presi in precedenza come canonico.
Qui, tra il 1507 e il 1515 licenzia un trattato di astronomia nel quale già delinea sommariamente i principi della teoria eliocentrica e inizia la stesura della sua opera principale, il “De revolutionibus orbium coelestium” (“La rivoluzione delle sfere celesti”), che termina nel 1530 e che pubblica solo nel 1543, poco prima di morire grazie sostanzialmente a Rusticus, un giovane astronomo che fu per molti anni discepolo di Copernico. Da sempre, infatti, Copernico era assai restio a divulgare le proprie conclusioni, anche per l’evidente contrasto fra queste ultime e le nozioni contenute nella Bibbia.

L’astronomo era fra l’altro l’ultimo degli aristotelici e la ragione che lo spinge a studiare un sistema diverso da quello tolemaico tra origine proprio dal fatto che il comportamento osservato dei pianeti non soddisfa completamente la fisica di Aristotele. Nel sistema tolemaico, ad esempio, essi non si muovono con velocità angolare uniforme, cosa che spinse Tolomeo ad aggirare la questione sostenendo che il moto era uniforme se visto non dal centro dell’orbita, ma da un punto equale. Copernico, da aristotelico pignolo, voleva invece mostrare che esisteva un sistema nel quale il moto circolare era uniforme.
Inoltre, la teoria cosmologica universalmente accettata prima dell’ipotesi copernicana concepiva l’esistenza di un universo geocentrico nel quale la Terra era fissa e immobile, al centro di diverse sfere concentriche rotanti che sorreggevano i vari pianeti del sistema solare (come lo chiamiamo noi oggi). Le sfere finite più esterne sostenevano invece le cosiddette “stelle fisse.
Nel suo trattato, invece, Copernico riprende, come si è visto, l’antica ipotesi eliocentrica (sostenuta appunto da alcuni antichi greci come i pitagorici), sia per la già ricordata crescente difficoltà di accordare l’ipotesi geocentrica di Tolomeo con l’osservazione dei fenomeni celesti (per dirne una: l’apparente moto retrogrado di Marte, Giove e Saturno, cioè un moto che sembra talora arrestarsi e procedere in direzione opposta), sia perché, assumendo il principio della semplicità e logicità dell’ordinamento divino del mondo, appariva assurdo che l’intero universo dovesse volgersi intorno a quel punto insignificante che è al paragone la Terra.
In base al principio della relatività del moto dunque, (ogni mutamento nello spazio può essere spiegato o per il movimento della cosa osservata o per quello di colui che osserva), Copernico ipotizza il triplice moto della Terra (attorno al proprio asse, intorno al Sole, rispetto al piano dell’eclittica), pur mantenendo le tesi aristotelico-tolemaiche dell’esistenza delle sfere celesti e della finitezza dell’universo delimitato dal cielo immobile delle stelle fisse.
In altre parole, Copernico dimostra che i pianeti ruotano attorno al Sole e che la Terra, ruotando, effettua una precessione sul suo asse, con un moto del tutto assomigliante a quello dell’oscillazione di una trottola.
Ad ogni modo, è bene sottolineare che il valore di Copernico non è tanto di avere inventato il sistema eliocentrico, ma di aver preso l’idea e di averne fatto un sistema che poteva permettere di fare delle previsioni accurate al pari di quelle tolemaiche. Nel cercare un sistema diverso da quello di Tolomeo, infatti, già Nicolò Cusano nel ‘400 (e precisamente nel “De docta ignorantia”) aveva affermato che l’universo non era finito ma indeterminato e che quindi la terra doveva muoversi e non poteva essere al centro di nulla. Il sistema Tolemaico aveva resistito a lungo solo perché, in definitiva, era l’unico che permettesse di fare dei conti, delle previsioni: insomma, “funzionava” sempre meglio di qualunque altro sistema, risultando quindi vincente.
Allo stesso modo, è anche bene ricordare che i concetti Copernicani erano davvero di troppa difficile digestione per il senso comune del sedicesimo secolo, ragione per cui fino al 1600 compreso, sulla Terra esistevano solo una decina di copernicani e quasi tutti, si badi, estranei agli ambienti accademici.

In seguito, come si sa, dopo la condanna della teoria copernicana determinata dal processo intentato contro Galileo dalla Chiesa nel 1615-16, la teoria eliocentrica, sebbene osteggiata, prese il sopravvento, fino alla definitiva affermazione.

Dal punto di vista filosofico, il primo a trarre tutte le conseguenze delle teorie copernicane, prendendole come base per la propria tesi dell’infinità dei mondi, fu Giordano Bruno.

fonte

vedi anche: Appunti su Copernico

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