Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La rivoluzione romana di Cola di Rienzo.

Nel 1303 era morto Bonifacio VIII. Nel 1305 fu eletto papa il vescovo di Bordeaux, Bertrand de Got, particolarmente legato al re di Francia. Il nuovo pontefice assunse il nome di Clemente V e si stabilì in Avignone, invitando i cardinali a raggiungerlo colà.
Ebbe, in tal maniera, principio
l’esilio avignonese o la cattività avignonese del Papato che durò dal 1305 al 1377, circa 72 anni. Durante questo periodo i papi che si succedettero sul trono pontificio, tutti francesi, furono più o meno legati agli interessi del re di Francia e ad essi subordinarono spesso gli interessi generali della Chiesa.
L’assenza del papa da Roma favorì l’insorgere di disordini e di movimenti popolari.
Contro la prepotenza dei nobili, il popolo scatenò nel 1342 una rivoluzione che rovesciò il Senatore di nomina papale, e portò al governo i capi dei tredici Rioni della città. Cinque anni dopo, nel 1347, Cola di Rienzo, uomo di umili natali, ma colto ed entusiastico ammiratore della grandezza antica di Roma, ch’era andato ad Avignone come ambasciatore del popolo romano e ne era ritornato con l’incarico di riportare la città alla pace e all’obbedienza della Chiesa, si mise a capo del popolo e conquistò il potere.

Cola esercitava su chiunque l’avvicinasse (fra questi fu anche Francesco Petrarca) un fascino irresistibile per la sua eloquenza calda ed appassionata, nella quale i ricordi dell’antica gloria di Roma si mescolavano alle profezie e alle aspettative apocalittiche.

Egli assunse il titolo di Tribuno e di Liberatore della Sacra Repubblica Romana, e seppe, da principio, prendere provvedimenti per frenare le prepotenze dei nobili, e per raccogliere nel nome di Roma il consenso e l’accordo delle maggiori città d’Italia. Ma ben presto la sua azione degenerò in eccessi e stravaganze che gli alienarono l’animo del popolo e spensero i primitivi entusiasmi. La proclamazione della potestà universale di Roma, avocando al popolo romano l’elezione imperiale, lo pose, d’altra parte, in lotta col potere papale e, abbandonato dai suoi seguaci, dovette, nel dicembre 1347, prendere la via dell’esilio.

Dopo qualche anno di peregrinazioni in Italia, fu alla corte imperiale di Carlo IV e da questi consegnato al papa, che lo fece processare come eretico e ribelle. Ma assolto dalle accuse, Cola di Rienzo tornò a Roma nel 1354, al seguito del cardinale Egidio Albornoz, inviato in Italia per restaurare il potere della Chiesa. Nominato senatore ed accolto con rinnovato entusiasmo dal popolo romano, ben presto compromise di nuovo la sua popolarità con arbitri, soprusi ed esose imposizioni di tasse che dettero modo ai nobili di scatenargli contro la furia del popolo.

Sorpreso mentre cercava di fuggire, attraverso il tumulto, travestito da contadino, fu trucidato ai piedi del Campidoglio l’8 ottobre 1354.

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vedi anche una pagina in volgare romanesco sulla fine del  Rienzo:

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