Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La Sicilia islamica

Dal 622 dopo Cristo, anno in cui Maometto, con pochi seguaci, si trasferì dalla Mecca a Yathrib, iniziò la formidabile e repentina espansione islamica che, nel giro di poche decine di anni, generò la formazione di uno dei più estesi imperi che la storia umana abbia mai conosciuto, che, nel massimo della sua espansione, comprese la penisola arabica, l’Asia occidentale fino all’India, l’Africa settentrionale e parti consistenti dell’Europa, come Spagna, Sicilia e regioni balcaniche.
Nel VII° secolo dopo Cristo la Sicilia era Bizantina (Impero Romano d’Oriente), ma già attirava l’interesse dell’Islam in espansione.

Europa e il Mediterraneo alla vigilia dell’invasione islamica della Sicilia.

Già nel 685 gli arabi si erano stanziati stabilmente a Malta e Pantelleria ma, già prima di allora, erano iniziate una serie interminabile di incursioni, con le relative razzie, sulla costa, ma anche nell’entroterra siciliano.
I Bizantini si mostrarono incapaci di impedire queste incursioni caratterizzate da uccisioni e crudeltà di ogni tipo sulla popolazione, che fruttavano agli arabi non solo un ricco bottino, ma anche schiavi da portare in Nordafrica e giovani donne per rifornire gli harem.
Il primo attacco islamico consistente alla Sicilia avvenne nel 669, quando 200 navi assalirono la città di Siracusa che fu occupata e saccheggiata per un mese.
Da allora gli attacchi all’isola a scopo di saccheggio si moltiplicarono, finchè, nel 740 ci fu il primo vero e proprio tentativo di conquista che fallì, non tanto per la reazione bizantina, quanto per il fatto che ingenti forze arabe dovettero tornare precipitosamente in Nordafrica per sedare una rivolta dei berberi locali contro il dominio musulmano.
Un altro tentativo fallito di invasione vi fu nell’812, ma le forze arabe furono respinte per il sopraggiungere di forze cristiane provenienti da Gaeta ed Amalfi. Comunque, da allora, i musulmani si stanziarono stabilmente a Lampedusa, non senza aver prima saccheggiato e depredato Ischia e Ponza, situate molto più a nord, nel mar Tirreno.
La vera e propria invasione della Sicilia iniziò il 17 giugno dell’827: ingenti forze arabe sbarcarono presso Mazara del Vallo, conquistando subito la città di Marsala. Poco dopo cadde nelle loro mani anche Agrigento.
La successiva avanzata islamica fu molto lenta:
Dopo alterne vicende, nell’831, gli arabi conquistarono Palermo che divenne la nuova capitale della Sicilia Islamica.
Successivamente conquistarono Cefalù (837), Corleone (839), Caltabellotta (840), Messina (842), Modica (845) e Ragusa (848).
Era così nata la Sicilia Islamica, ma non comprendeva tutta l’isola: Enna fu conquistata solo nell’859, mentre Siracusa, la capitale della Sicilia Bizantina, resisteva ancora.
Il 28 maggio 878, dopo un lunghissimo assedio, gli eserciti musulmani entrarono in Siracusa e massacrarono 5.000 abitanti, riducendo in schiavitù i sopravvissuti.

Dettaglio di un manoscritto (Skyllitzes Matritensis, fol. 100v) che ricorda la conquista di Siracusa (878)

Resistevano ancora eroicamente Catania e Taormina che furono conquistate rispettivamente nel 900 e nel 902.
Da quel momento tutta la Sicilia divenne islamica e lo fu per quasi duecento anni.
Dopo la conquista dell’isola, con l’istituzione dell’Emirato di Sicilia, la situazione per la popolazione migliorò sensibilmente.
Al governo dell’isola non c’erano gli spietati invasori e razziatori del secolo precedente, ma raffinati e colti personaggi provenienti dall’Egitto, dalla Siria etc …
I conquistatori si mostrarono tolleranti: i Cristiani che non volevano abbandonare la loro religione furono soltanto costretti a pagare un’apposita tassa, ma fu loro proibito di fare propaganda al loro culto e di edificare nuove chiese.

S Giovanni degli Eremiti – vista dall’alto (foto di Sibeaster – Opera propria – CC BY-SA 3.0)

Ciò non toglie che molti Cristiani, non avendo la disponibilità economica di pagare questa tassa, si convertirono all’Islam. Si stima che un 50% della popolazione siciliana si convertì alla nuova religione.
Bisogna ammettere che questa dominazione araba portò anche degli effetti positivi: a quel tempo la cultura islamica era decisamente superiore a quella europea ed i nuovi conquistatori portarono in Sicilia la loro arte, le loro avanzate conoscenze scientifiche, la loro letteratura e, non ultima, la loro poesia.
Essi ebbero anche il grande merito di aver abolito il latifondo in favore del frazionamento dei terreni agricoli, di aver introdotto nuove tecniche di irrigazione e di aver sostituito la monocoltura del grano (esistente fin da epoca romana) con la pluralità delle colture.

Il palazzo reale di Palermo, sede principale del parlamento siciliano nei secoli (foto del 1901)

Molti storici concordano sul fatto che, durante la dominazione araba, l’economia ed il commercio siciliani ebbero un notevole sviluppo. Gli scambi commerciali si incrementarono a dismisura a causa dell’ingresso della Sicilia nella vasta area economica dell’impero arabo.
La capitale dell’Emirato, Palermo, ebbe un notevole sviluppo urbanistico e divenne uno dei più importanti centri culturali del Mediterraneo. Il palazzo dell’Emiro è attualmente occupato dal Parlamento siciliano.
Politicamente l’isola venne suddivisa in tre unità amministrative che, col tempo, divennero sempre più autonome, fino a diventare quasi tre emirati distinti.
Ciò portò ad inevitabili discordie ed instabilità delle quali approfittarono i futuri conquistatori cristiani.
Dopo un primo tentativo di riconquista fallito da parte dei Bizantini nel 1038, fu la volta dei Normanni.
I Normanni (Uomini del Nord) erano un gruppo di popolazioni di origine germanica originariamente stanziati in Scandinavia (Norvegia, Danimarca e Svezia).
Erano grandi navigatori ed ottimi combattenti ed avevano l’abitudine di fondare colonie anche in terre lontane come Islanda, Groenlandia, Gran Bretagna e, più tardi Russia ed Ucraina.
Giunti in Francia (Normandia), abbracciarono la religione cristiana ed iniziarono successivamente a diffondersi nell’Italia meridionale, dove prestavano servizio come mercenari o come difensori a pagamento dei pellegrini cristiani.
Alcuni di loro avevano partecipato come mercenari al fallito tentativo bizantino di riconquista della Sicilia del 1038 ed erano rimasti impressionati dalle ricchezze dell’isola.

Ruggero I di Sicilia, con Roberto il Guiscardo, riceve le chiavi della città di Palermo dagli Arabi

Nel 1061 un esercito normanno, guidato da Roberto il Guiscardo e Ruggero d’Altavilla, conquistò la città di Messina e da lì iniziarono le operazioni di conquista di tutta l’isola, operazione facilitata dalle discordie e dalle contese ormai dilaganti tra i signorotti musulmani.
Nel 1071 i Normanni conquistarono Catania e nel 1072 Palermo.
Nei successivi 30 anni fu completata la conquista di tutta l’isola con la caduta dell’ultima roccaforte musulmana, Noto, nel 1091.
Così la Sicilia tornò nell’ambito della cristianità, anche se ormai la popolazione, cristiani compresi, parlava ancora arabo.
Per la completa cristianizzazione e ri-latinizzazione della Sicilia occorse almeno un altro secolo.
Inizialmente il governo normanno fu molto tollerante verso i musulmani, ma successivamente, circa dal 1160, questi cominciarono ad essere perseguitati e le innumerevoli moschee furono trasformate in chiese cristiane.
Possiamo dire che le ultime tracce di islamismo in Sicilia scomparvero completamente solo alla metà del XIII° secolo.

 

Testo articolo di Giuseppe Merlino
fonte:  giuseppemerlino.wordpress.com

 

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