Giovanni Crisostomo Martino: da trovatello del Sud Italia a sopravvissuto di Little Big Horn.
Una storia poco conosciuta in Italia, ma leggendaria oltre oceano.
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Giovanni Crisostomo Martino nacque il 28 gennaio 1852 a Sala Consilina, in provincia di Salerno. Il suo nome fu scelto dal sindaco Fedele Allegrio, ispirandosi al santo celebrato il giorno precedente: Giovanni Crisostomo.
Il neonato, infatti, era stato abbandonato nella Ruota degli Esposti, nota anche come Ruota dei Proietti, un dispositivo presente negli ospedali e conventi per accogliere in modo anonimo i bambini abbandonati. (*)
Affidato alla balia Mariantonia Botta, Giovanni cresce a Sala Consilina. Ha appena otto anni quando, in una giornata destinata a imprimersi nella sua memoria, vede arrivare Garibaldi in piazza, in marcia verso Napoli. In un impeto di entusiasmo corre verso il generale gridando con forza, tanto da attirarne l’attenzione:
«Che cosa vuoi da me, ragazzo?»
«Voglio venire con voi!»
«Sei troppo piccolo, non puoi ancora sparare…»
«Non importa, voglio solo suonare la tromba!»
Garibaldi sorride e promette:
«Quando sarai più grande, verrai con me.»
E così sarà. Nel 1866, a soli 14 anni, Giovanni suona la carica nella battaglia di Bezzecca, una delle poche vittorie italiane durante la Terza Guerra d’Indipendenza.

Garibaldi a Bezzecca riorganizza le truppe – Litografia, ca 1870 – Wikipedia, pubblico dominio
Con l’unificazione dell’Italia, però, la miseria nel Sud peggiora. Come milioni di altri meridionali, Giovanni emigra in cerca di fortuna. L’eco di un nuovo mondo, quello americano, lo attira come una promessa. È l’epoca della conquista del West.
Nel marzo 1873 parte dal porto di Glasgow, a bordo della nave S.S. Tyrian, e il 27 dello stesso mese sbarca a New York. L’anno successivo si arruola nell’esercito degli Stati Uniti come trombettiere e viene assegnato allo squadrone H del Settimo Cavalleggeri, sotto il comando del capitano Frederick Benteen.
Le sue note personali lo descrivono: alto un metro e 68, occhi marroni, capelli neri e carnagione scura. In America, il suo nome diventa John Martin.
Nel giro di poco tempo, John viene trasferito tra le fila del leggendario generale George Armstrong Custer, sempre come trombettiere. Nel 1876, prende parte alla famigerata battaglia di Little Big Horn, dove Custer e 242 uomini del Settimo Cavalleggeri troveranno la morte.
Ma John Martin sarà l’unico sopravvissuto, insieme al cavallo Comanche, appartenente al capitano Keogh.
Secondo i resoconti, poco prima dello scontro, Custer riceve ordine di attendere i rinforzi, ma disobbedisce. In cerca di gloria, lancia l’attacco contro le forze indiane riunite nelle Black Hills, dove era stato scoperto l’oro. Prima di avanzare, affida proprio a John Martin un messaggio urgente per Benteen:
“Benteen. Come on. Big Village. Be Quick. Bring Packs. W.W. Cooke PS: Bring pacs.”
(“Benteen, vieni subito. Grande accampamento. Sii veloce. Porta le munizioni.”)
Cooke, temendo che l’italiano non comprenda appieno, lo scrive di suo pugno. Giovanni infila il biglietto nel guanto e parte al galoppo.

Massacro di Custer a Big Horn, Montana, 25 giugno 1876 – Wikipedia, pubblico dominio
Durante la corsa, ode i primi colpi di fucile. Dall’alto delle colline vede le forze indiane emergere da ogni direzione. Individuato dai guerrieri nemici, fugge a spron battuto, sfiorando la morte, e in poco più di un’ora riesce a raggiungere Benteen e consegnare il messaggio.
I rinforzi però arrivano troppo tardi. Custer e i suoi sono già caduti. La sorte salva Giovanni e pochi altri solo grazie alla clemenza del capo Sioux Toro Seduto, che ordina di cessare il fuoco:
«Basta così. Lasciateli andare. Stanno solo cercando di salvarsi. Se li uccidiamo tutti, manderanno un esercito più grande a sterminarci.»
L’ex trombettiere di Garibaldi, Giovanni Martino, diventato John Martin, passerà alla storia come l’unico superstite umano della battaglia di Little Big Horn.

John Martin, trombettista del Settimo Cavalleria, in uniforme. – Wikipedia, pubblico dominio
Una canzone gli rende omaggio, scritta dal generale Riccieri:
“John Martin, John Martin
sei diventato americano,
ma un po’ del cuore
l’hai lasciato ancora qui,
a Sala Consilina, Italy.”
Tre anni dopo la battaglia, il 7 ottobre 1879, John sposa Julia Higgins, una giovane irlandese di 19 anni. La coppia avrà otto figli, il primo dei quali chiamato George, in memoria del generale Custer.
Dopo il congedo, John apre con la moglie un piccolo negozio di dolciumi vicino a un forte militare.
Nel 1906, la coppia si separa. Giovanni si trasferisce dalla figlia a Brooklyn, dove il 27 dicembre 1922 muore, investito da un camion, secondo il racconto familiare.
Oggi riposa nel Cypress Hill National Cemetery di Brooklyn.
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Postilla storica: la ruota degli esposti
(*) Nei secoli passati, il fenomeno dell’abbandono infantile era così diffuso che tutte le città disponevano di una “ruota degli esposti”, struttura rotante situata accanto a ospedali o chiese. Le madri, spesso in miseria, vi lasciavano i neonati in forma anonima. Una campanella avvisava l’addetto della presenza del bambino.

La ruota allo spedale degli Innocenti di Firenze – Wikipedia, pubblico dominio
I neonati venivano affidati a una balia (a volte una donna che aveva appena perso un figlio) e, in seguito, cresciuti in orfanotrofio o dati in adozione, specie nelle campagne.
Ai bambini venivano assegnati cognomi simbolici o religiosi: a Napoli era comune “Esposito”, a Firenze “Innocenti”, a Roma “Proietti” (dal latino projectus, “gettato”).
Il sistema della ruota, pur crudele, rappresentava per molte famiglie una tragica forma di assistenza sociale.
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