Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La storia di Uluç Alì Pascià (Ucciali)

Oggi traggo questo spunto biografico dalla rete e, precisamente da Facebook, dal gruppo  Amanti della storia 

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Busto di Uluç Ali Pascià a Le Castella (da wikipedia.org CC BY-SA 3.0)

Giovan Dionigi Galeni era originario di La Castella sulla costa ionica calabrese e nell’aprile del 1536 venne catturato giovanissimo dall’algerino Khayr al-Dīn Barbarossa sull’isola di Capo Rizzuto e venduto come schiavo al corsaro Giafer, anch’egli di origini calabresi.
Venne destinato al remo delle navi e in due anni, grazie anche alla sua intelligenza, riuscì a conquistare la fiducia del suo padrone.

Convinto alla conversione all’Islam sposò la figlia di Giafer diventando sultano e prendendo il nome di Uluç Alì ( ma viene ricordato anche con altri nomi).
Si distinse nelle imprese marittime nella seconda metà del sec. XVI. Nel 1550-51 fu con Dorghūt all’assedio di al-Mahdiyyah e alla conquista di Tripoli, nel 1560 prese parte alla battaglia navale di Gerba, nel 1565 fu all’assedio di Malta, succedette a Dorghūt pascià nel governo di Tripoli. Andò poi al governo di Algeri e, accordatosi con la popolazione, occupò nel 1569 Tunisi diventando bey (governatore). 

Tentò inutilmente di prendere anche la fortezza della Goletta presidiata da Spagnoli e Italiani. Considerato uno dei migliori comandanti, nel 1571 a Lepanto comandò l’ala sinistra della flotta e riuscì a portare in salvo a Costantinopoli circa 30 navi, le superstiti della disfatta.
A Le Castella, in provincia di Crotone, è presente un busto nella piazza a lui dedicata.

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John Lewenklau: Ali Kilic Pasha, dalla raccolta: immagini di governanti turchi, soldati, cortigiani, città.

Molto stimato dal sultano Selīm II ottenne il titolo di ammiraglio della flotta turca e l’appellativo di Kılıç Alì (Alì la Spada). Riuscì in un anno a ricostruire e riorganizzare la flotta distrutta. Guidò nel 1574 la presa definitiva della Goletta e di Tunisi che era stata rioccupata dalla flotta cristiana l’anno prima.
Morì nel luglio del 1587 nel suo palazzo su una collina presso Istanbul lasciando ai suoi numerosi schiavi e servitori case e beni di proprietà, concentrati in un villaggio da lui fondato e chiamato “Nuova Calabria”. Secondo alcune fonti, contestate da storici turchi, in punto di morte sarebbe tornato alla fede cristiana.

Antonio A.

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