Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La tragedia del conte Ugolino

di Sandro Boccia

 

LA TRAGEDIA DEL CONTE UGOLINO

.

Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico, non era certamente

un modello di lealtà: nell’intricate vicende della sua patria, con resoconti,

risultò che il nobile pisano cambiò spesso partito o alleato velocemente.

Ritratto di Ugolino della Gherardesca – Incisione tratta da Lavaters Physiognomischen Fragmenten

Da principio era stato ghibellino, poi s’era accostato alla famiglia Visconti

ch’era ghelfa: s’era quindi, con lena, adoperato perché Pisa fosse alleata

con Carlo d’Angiò nel 1272, acquistandosi tanti meriti per una fortunata

incursione nel porto genovese ma poco dopo il suo comportamento

alla battaglia della Meloria (1284) aveva dato adito a sospetti di tradimento.

Questo non gli impedì d’essere eletto capitano del popolo l’anno seguente

per 10 anni, cercando poi un accordo con i Guelfi unendosi a Visconti Nino,

suo nipote con cui dopo ci litigò ritornando nell’ambiente ghibellino

e alleandosi all’arcivescovo Ruggieri degli Ubaldini e cacciando i Visconti.

Con tutto questo andirivieni, da voltagabbana, a tanti, Ugolino stava sul cacchio:

l’arivescovo, con l’aiuto di potenti casate ghibelline, lo tradì senza fargli sconti

a sua volta, imprigionandolo nel carcere de’ Gualandi ove, come un povero abbacchio,

Gustave Dorè – Illustrazione dell’ Inferno, Canto 33

lo lasciò morì di fame con figli e nipoti. Giustamente Dante lo pone come traditore

nell’Inferno e nel ghiaccio di Cocito: Ugolino rode con rancori bestiali

il cranio del Ruggieri che è più colpevole di lui avendo gettato senza cuore

nel castigo del padre i parenti innocenti. Il conte non parla proprio dell’imprese,

non accusa, non recrimina, non si giustifica; der resto le vicende temporali

del passato, i tradimenti, i raggiri non hanno più importanza, ne hanno prese

di fronte all’orribile tragedia di cui è stato protagonista: sentire inchiodar

quella porta, come il coperchio d’una bara, e star a guardar, giorno dopo giorno,

impotente, all’agonia di quei parenti e soffrendo per causa sua quest’atrocità!

Padre mio perché non m’aiuti?” dice uno d’essi come Gesù morente quel giorno

sulla croce, semplici parole che riassumano il dramma del pisano conte

più di quelle “Poscia più che il dolor potè il digiuno”: cioè più che il dolore

fu la fame a ucciderlo e anche se volesse l’oscuro verso indicare la fonte

più macabra (che Ugolino si cibò di quelle membra), quello che strazia il cuore

è il ricordo di come li vide cadere a uno a uno tra il quinto e sesto dì:

il tormento di non poter far nulla per sarvarli come padre lui che più volte tradì!

Jean-Baptiste Carpeaux – Ugolino e i suoi figli – Petit Palais, Parigi

Questa è la spaventosa tragedia d’Ugolino, campione dei traditori,

di quei miserabili che la morale cristiana e la cavalleresca tradizione,

così viva all’epoca di Dante, consideravano indegni di pietà e di dolori,

ma sempre uomo del suo tempo, politicamente e umanamente senza assoluzione!

.

Similar posts