Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

L’alluvione che originò il Mediterraneo

Ricostruita la gigantesca inondazione che più di 5 milioni di anni fa riportò l’acqua nel bacino

pangea_mediterraneoUn’alluvione catastrofica, di proporzioni mai viste, la più grande che abbia conosciuto il nostro Pianeta. 

È quella che circa 5,33 milioni di anni fa ha portato al riempimento del bacino del Mediterraneo, dopo che lo spostamento delle zolle dei continenti lo aveva isolato completamente dall’Atlantico (alla fine del Miocene), portandolo a essiccarsi gradualmente durante quella che è nota come la “crisi di salinità”. 

LO STUDIO – Sono i ricercatori spagnoli del Consiglio Superiore di Investigazione Scientifica (CSIC) gli autori di uno studio che oggi rivela i dettagli della colossale inondazione che ha riportato in vita il Mare Nostrum. 
L’indagine, pubblicata sulla rivista scientifica Nature, ha permesso agli esperti di stabilire che tale processo di riempimento non è stato per nulla lento: tutto sarebbe avvenuto nell’arco di 2 anni al massimo e non nel corso di 10mila anni, come altre teorie vorrebbero. 

INONDAZIONE – Secondo gli scienziati, infatti, quando (nell’era geologica dello Zancleano) le acque dell’Atlantico sono riuscite a fluire nuovamente attraverso lo stretto di Gibilterra in quella che ormai era sostanzialmente una valle disseccata, si è verificata una vera e propria inondazione catastrofica. 
Il livello del mare si è alzato rapidamente, con picchi massimi di 10 metri al giorno, e in breve tempo il bacino ha accolto il 90 per cento delle sue acque. 
Così, tramite l’alluvione Zancleana, il Mediterraneo è tornato a essere un mare.

di Alessandra Carboni 10 dicembre 2009

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Mediterraneo significa “che è all’interno di una terra”. E allora qual è questa terrà? E chi sono i suoi abitanti? 
Quello che i romani chiamavano il mare nostrum nasconde una straordinaria varietà di culture e tradizioni che, per un processo di osmosi millenario, appartengono anche all’Italia.

Anzi, l’Italia è regina indiscussa nel Mediterraneo. Con la sua geografia bifronte, tra Tirreno e Adriatico, tra Europa e Oriente. E, ancor più, con il suo asse longitudinale che collega le Alpi Carniche a Lampedusa, l’Europa all’Africa. Sono questi collegamenti invisibili che hanno scatenato in me la curiosità e il desiderio di conoscenza.

Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose al tempo stesso. Non un paesaggio ma innumerevoli paesaggi. Non un mare ma una successione di mari. Non una civiltà ma una moltitudine di civiltà ammassate l’una all’altra. Il Mediterraneo è un crocevia antico. Da millenni tutto è confluito verso questo mare, scompigliando e arricchendo la sua storia. (Fernand Braudel, La Méditerraneé – Espace et historie).

Un po’ di passato….

I greci antichi ci raccontano un mondo pieno di misteri al di là delle colonne d’Eracle.

mediterraneo_greciPer sapere qualcosa degli avvenimenti del Mediterraneo antecedenti e subito successivi il cataclisma del 1200 a.C. dobbiamo arrivare a Omero che, tra il 750 e il 650 a.C., per primo ricostruisce e trascrive la precedente tradizione orale, ed agli altri autori greci antichi. 
Solo ad essi si può fare riferimento pur sapendo che i loro resoconti sono esatti solo finché ci si muove all’interno del Mediterraneo orientale, quello che i Greci ben conoscevano dato che lo percorrevano con le loro navi e che vi avrebbero fissato i loro insediamenti. Al di là delle loro rotte, tutto diventa più vago, l’unico riferimento sono le colonne d’Eracle dove terminava il mondo conosciuto ed al di là delle quali iniziava l’Oceano del quale non esistevano conoscenze dirette ma solo riportate.

Moreau_Gustave_-_Hésiode_et_la_Muse_-_1891Dopo i racconti di Omero, che descrive il lungo viaggio di Ulisse nel Mediterraneo occidentale sconosciuto, e di Esiodo (VIII sec a.C.), informazioni sul mondo al di là delle colonne le dà Platone (427-347 a.C.) che nei suoi dialoghi fa dire a Timeo al di là dello stretto che voi chiamate colonne  di Eracle c’era un’isola… e racconta di un grande cataclisma avvenuto quando il mare sommerse l’Europa.
Sempre nei dialoghi, Crizia parla del mare di Atlante, al di là di quella bocca che i Greci chiamavano colonne d’Ercole, dove c’era un’isola, e da questa se ne raggiungono altre, e da queste la terra che tutto circonda, un vero continente.

Platone dice inoltre che l’Oceano Atlantico è così melmoso a causa di un’isola chiamata Atlantide che vi è sprofondata, che le navi non riescono a navigarlo. Ed anche Aristotele (384-322 a.C.) dice che l’Oceano Atlantico, a differenza del Mediterraneo che è profondissimo, è invece poco profondo e soggetto a una morta calma tanto che le navi non riescono a navigarlo.

Erodoto (circa 484-425 a.C.), che ha dedicato la vita alle geografie degli antichi ma che ammette di non conoscere l’occidente estremo, aveva raccontato di Corleo di Samo che sarebbe stato portato dai venti al di là delle colonne fino a Tartesso e gli avrebbe raccontato dell’argento e dei metalli, dei commerci al di là delle colonne d’Eracle. Dopo di che racconta del paese dei Celti che vivono al di là delle colonne  d’Eracle e dice che l’Istro (che oggi si ritiene fosse il Danubio) nasce dalla città di Pirene. E dice che l’ambra proviene dall’Eridano (il Po) che secondo le notizie in suo possesso sfocia nell’Oceano del Nord. Timeo (circa 350-260 a.C.), che sarà per i suoi contemporanei il maggior conoscitore dell’occidente, dirà addirittura che la Sardegna è prossima all’Oceano e che il Rodano sbocca nell’Atlantico.

Ma informazioni più precise le dà Rufo Festo Avieno, che fu proconsole in Acaia nel 372 dC, ed al nipote che gli chiede dov’è la Palude Meotide dice che gli descriverà il Mediterraneo. Descrive una rotta che passa per Tartesso (la stessa di Corleo da Samo) arriva alle isole Estrimnidi con i suoi fondali bassi che solo se li conosci non affondi, e poi passata l’isola Ierne, ossia sacra, arriva ad Albione. E dice che dalle isole Estrimnidi se ci si spinge verso dove il cielo diventa freddo si arriva nella terra dei Liguri, e poi nel suo viaggio dal Golfo Ligustico torna indietro sul mare che si allarga in un grande golfo fino a Ofiussa ed abbandonata questa riva per il mare interno che s’insinua tra le terre e che chiamano Mare Sardo il ritorno dura sette giorni.

Ma dove si trovavano le colonne d’Ercole?

Ma dove si trovavano le colonne? Se esse delimitavano il mondo allora conosciuto, considerando che l’estremo sud della Sicilia era il punto più ad ovest raggiunto dalla colonizzazione ellenica, si sarebbe tentati di posizionarle proprio lì, nel canale di Sicilia, e di identificare quindi l’Oceano con quello che oggi è il mar Tirreno. E’ solo un’ipotesi, dato che di esse non esiste una esatta localizzazione al tempo dei greci antichi. 
vedi: La Sardegna sulle tracce della perduta Atlantide

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Mi scrive  lo scrittore e giornalista scientifico Alberto Majrani:

“per fare contenti gli amici siciliani aggiungo che lo stadio geologico con cui ebbe termine l’epoca miocenica si chiama proprio Messiniano, e fu chiamato così per i possenti strati di minerali evaporitici che si trovano nella zona di Messina. 
La crisi di salinità del Messiniano provocò la deposizione di circa UN MILIONE DI CHILOMETRI CUBICI di gesso, salgemma e altri minerali evaporitici. 
In pratica quasi tutto il Mediterraneo si essiccò trasformandosi in un torrido deserto salato, per poi allagarsi repentinamente quando si aprì lo stretto di Gibilterra. Per scontentare, in compenso, gli amici filomediterranei vi consiglio di leggere questa intervista L’altro Ulisse – Intervista a Alberto Majrani in cui spiego tra l’altro dove erano veramente le colonne d’Ercole (non a Gibilterra, e neanche in Sicilia!)

 

tratto da: tanogaboblog.it

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vedi anche: 

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