Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Le fondamenta della pri­ma casa salesiana in Sicilia: il Collegio «San Basilio» di Randazzo

Il Collegio «San Basilio» di Randazzo ha avuto la grande ventura di essere stato la pri­ma casa salesiana in Sicilia fondata e voluta direttamente da Don Bosco.

Sognata da lui in uno dei suoi famosi so­gni profetici (1876), preannunziò che essa sa­rebbe stata come il seme di senapa che sa­rebbe cresciuto e avrebbe esteso i suoi rami per tutta la Sicilia (Bollettino Sales. del 1879), augurio profetico che si avverò in pieno e che accese il faro di quella civiltà salesiana che tanto bene ha fatto nei suoi cento anni di esistenza alla nostra Isola che, dal primo pic­colo seme, ha ora ben 32 case diffuse in tutti i centri più importanti di essa e che sarebbero state un numero dieci volte superiore se si aves­se potuto dare avvio a tutte le domande di apertura di case pervenute ai Superiori da ogni dove.

Randazzo, cittadina adagiata sulle pendici settentrionali dell’Etna, ebbe la sorte di ospi­tare questa prima opera salesiana in Sicilia.
Fortuna singolare questa e inspiegabile per alcuni, se si considera la sua poca importanza nella vita nazionale e civile.
Essa in verità per le sue glorie patrie, per la sua antica civiltà medioevale di cui ci resta­no le testimonianze più vistose in Sicilia, per le sue nobili tradizioni e secolari aspirazioni ad un Collegio di Studi che risalgono nel tem­po fino al sec. XVI, meritava tale dono da Don Bosco.

Momento felicissimo della giovinezza della Congregazione da lui fondata era quello in cui pervenne a Torino l’invocazione dalla lontana Sicilia, dall’ignota Randazzo, giacché, integra di forze, era protesa verso la sua più prodigio­sa espansione in tutte le plaghe del vecchio e nuovo mondo.
Decennio meraviglioso questo che va dal 1870 al 1880 che vide una infinità di fondazioni di questa giovanissima Congrega­zione basata sul lavoro e sul sacrificio, e for­tunatissimo per la Sicilia che vi si poté inse­rire felicemente.

Tre cittadini di partiti diversi ma concor­di quando si trattò di un bene comunitario: l’Arciprete Francesco Fisauli, il Sindaco B.ne Giuseppe Fisauli, il Consigliere Provinciale Giuseppe Vagliasindi, assecondati dal primo vescovo della recentissima diocesi di Acireale, Mons. Gerlando Genuardi, furono gli operatori di questo avvenimento provviden­ziale che apriva le porte dell’Isola alla fami­glia di Don Bosco.

Strumenti indiretti furono i Prefetti di Ca­tania Conte Ottavio Lovel de Maria e il comm. Achille Basile. Furono proprio loro, funziona­ri di primo piano di uno Stato massonico e anticlericale, che consigliano alle autorità randazzesi, in cerca di una istituzione religiosa che desse affidamento culturale, religioso ed educativo per istituire il sospirato Collegio di Studi, di rivolgersi a Don Bosco. Il consiglio avu­to, lasciò perplessi gli interpellanti ma più sor­presi rimasero quando l’arciprete Fisauli rife­rì il suo colloquio avuto col Vescovo della Dio­cesi Mons. Gerlando Genuardi così suggesti­vo nella semplicità con cui ce lo riferisce il biografo di don Bosco, don Eugenio Ceria:

«- Perchè non vi rivolgete a Don Bosco? l’interruppe monsignore.
– Don Bosco? Chi è questo Don Bosco?
– Come, non conoscete Don Giovanni Bo­sco di Torino?

L’arciprete si strinse nelle spalle. Allora il Vescovo gliene raccontò brevemen­te la storia. Quegli, tornato a Randazzo, infiam­mò gli amici che, senza por tempo in mezzo, misero mano all’opera».

E così rivolsero le loro richieste a Don Bosco che subito (cosa veramente straordinaria) ac­cettò la loro richiesta e, all’inizio dell’anno sus­seguente (1879), inviava i suoi rappresentanti a trattare e a stilare il contratto con le auto­rità della cittadina per l’apertura del Collegio S. Basilio.

Fu un avvenimento la venuta nella cittadi­na dei due plenipotenziari di Don Bosco, Don Gio­vanni Cagherò e Don Celestino Durando, che fu­rono i primi salesiani che misero piede in que­sta Sicilia, allora così lontana da Torino che attraverso disagi non lievi, si poteva (ad esse­re fortunati) raggiungere in tre interminabili giorni, usufruendo di tutti i mezzi di traspor­to allora conosciuti, treno, nave, carrozza.

Le accoglienze ricevute dalle autorità e dal­la popolazione randazzese furono così cordiali che conquisero i cuori dei due piemontesi non abituati a tali effusioni.

Si firmò la “Convenzione”, si stabilirono i lavori di ristrutturazione e ammodernamento del vecchio monastero basiliano che avrebbe dovuto ospitare il Collegio e si fissò la data dell’inizio dell’opera con scuole elementari e ginnasiali per l’ottobre del medesimo anno 1879.

E così furono gettate le fondamenta di quest’opera primogenita di Don Bosco in Sicilia.

Il 18 ottobre, completati i lavori del fabbri­cato, arriva il primo nucleo di giovani salesiani da Torino dopo un avventuroso viaggio inter­rotto a Fiumefreddo perfino da una colata la­vica. Si apre ai loro occhi un nuovo mondo, un paesaggio inusitato e incontra sulla via una popolazione sconosciuta con nuovi costu­mi, con nuova lingua, con nuovi tratti somatici.

Chiudo riportandovi una foto ricordo dell’anno scolastico 1946/1947 del collegio «San Basilio» di Randazzo

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Note e foto tratte da un opuscolo salesiano del 1979

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