Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

L’ebreo errante

L’Ebreo errante è una figura della mitologia cristiana, un uomo ebreo che, stando alla leggenda, colpì Gesù lungo la via della Crocifissione e al quale fu data la maledizione di camminare sulla terra fino al tempo della Seconda venuta. L’esatta natura dell’errante varia nelle differenti versioni del racconto, così come gli aspetti del suo carattere; a volte si dice sia un ciabattino o un mercante, a volte il custode del palazzo di Ponzio Pilato, o un Romano piuttosto che un Ebreo.
Mentre alcuni interpreti vedono l'”Ebreo errante” come una personificazione metaforica della Diaspora del popolo ebraico, altri lo giudicano come il pretesto che portò alla distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte di Tito per la responsabilità giudaica della Crucifissione. Un più allegorico punto di vista sostiene invece che l'”Ebreo errante” personifichi un qualunque individuo che si renda conto dell’errore della sua malvagità, così come la derisione della Passione indichi la freddezza dell’umanità nei riguardi degli esseri umani.

In alcune versioni del racconto, Ahasverus è un ufficiale dei Sanhedrim (un ordine di sacerdoti ebrei); in altre è soltanto un calzolaio con un carattere sbrigativo. Quali che siano le sue origini, tutte le versioni della sua storia concordano sul fatto che l’Ebreo Errante presto si pentì dei suoi peccati e ricevette il battesimo cattolico. Invecchiò normalmente fino all’età di cento anni, dopo di che perse la sua pelle e ringiovanì fino a trent’anni. Il Medio Evo abbonda di avvistamenti dell’Ebreo Errante, in genere mentre racconta la propria storia in cambio di un pasto frugale e di una stanzetta, a volte addirittura con prove di autenticità da parte di professori locali e di persone del mondo accademico.

In tutta l’Europa sono avvenuti incontri con l’Ebreo Errante; durante il Medio Evo è stato visto in Armenia, in Polonia, a Mosca e, praticamente senza eccezione, nelle città dell’Europa occidentale, compresa Londra.

A partire dal XIX secolo, gli avvistamenti dell’Ebreo Errante sono stati attribuiti in gran parte a impostori e a pazzi.

Nel 1840 è riapparso nel New England, anche se questa volta soltanto in forma letteraria, nei racconti di Nathaniel Hawthorne A Virtuoso’s Collection e A Select Party (pubblicati entrambi dapprima su riviste e in seguito raccolti in Mosses from an Old Manse, 1846).

In questi racconti Hawthorne abbandona la descrizione tradizionale dell’Ebreo Errante che lo vede come una persona pentita e stanca del mondo, descrivendolo invece come una figura cinica e grossolana.

Nello stesso tempo, Gustave Doré creò una serie di fini xilografie, La leggenda dell’Ebreo Errante (1856), forse la più elegante raffigurazione del mito tradizionale.

Ebreo_erranteIl personaggio compare la prima volta in alcuni scritti del XIII secolo:

  • una cronaca anonima di un monaco cistercense del convento di Santa Maria di Ferraria nel Regno di Napoli riferisce che nel 1223 sarebbero passati per il monastero degli stranieri che in Armenia avrebbero incontrato un Ebreo (quendam Judaeum) al quale Gesù, dopo esserne stato schernito, avrebbe detto: “io vado e tu mi aspetterai fino al mio ritorno” (ego vado et tu expectabis me donec revertar);

  • Nelle Flores Historiarum di Roger de Wendover si narra della visita fatta nel 1228 a Saint Alban da un arcivescovo armeno, che, interrogato a proposito di un certo Giuseppe di cui si parlava spesso tra la gente (de Joseph, viro illo, de quo frequens sermo habetur inter homines) e che si diceva vivere ancora dopo avere assistito alla passione di Gesù, affermava di conoscerlo: il suo nome era Cartafilo, guardiano del pretorio all’epoca di Ponzio Pilato(Cartaphilus, praetorii ostiarius), che dopo la passione di Cristo si sarebbe convertito e battezzato col nome di Giuseppe;

  • anche una Cronaca rimata del XIII secolo di Philippe Mousqkes arcivescovo di Tournai riferisce fatti analoghi, attribuiti a vescovi dell’Armenia.

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testo tratto dal web e da esopedia.it

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