Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Letteratura cinese: “Viaggio in Occidente”

Viaggio in Occidente è uno dei quattro grandi classici della letteratura cinese. 
L’opera risale al 1590 circa e racconta la vicenda di un monaco buddista nel suo cammino verso l’India, dove si reca per recuperare alcuni testi sacri, accompagnato da una scimmia, un maiale e un demone fluviale. Il gruppo, durante il viaggio, vive numerose avventure combattendo e sconfiggendo mostri e demoni.
Proprio come la nostra Divina Commedia, Viaggio in Occidente è un percorso di redenzione e illuminazione, anche se in tutt’altro contesto storico, religioso e culturale, dal momento che affonda le sue radici nella mitologia e nel sistema dei valori del buddismo cinese. 
Anche in questo caso siamo però di fronte a una summa del sapere del tempo e, altra analogia con l’opera dantesca, la lingua scelta è il volgare usato più nella vita quotidiana del tempo che in letteratura, tanto che l’opera venne pubblicata anonima ma la si attribuisce all’erudito Wu Cheng’en.

Viaggio in Occidente_01

Wu Cheng’en era originario di Huai An, nella provincia del Jiangsu. Molto acuto sin dall’infanzia, coltivò molti interessi, dimostrando capacità multiformi: era esperto in pittura, calligrafia, poesia e scacchi, amando anche collezionare opere calligrafiche e dipinti di personaggi famosi. Ancora fanciullo, era già famoso ed apprezzato nel paese natale per il suo talento, tuttavia non riuscì negli esami imperiali, per cui si trovò a condurre una vita molto difficile. Questa esperienza approfondì la sua conoscenza della corruzione dei burocrati feudali e degli estremi opposti dell’atteggiamento sociale, alimentando nel suo cuore i semi della resistenza. 
In una poesia egli esprime i suoi punti di vista in merito, ritenendo che i motivi del male sociale stiano nel cattivo utilizzo del personale da parte dei governanti, che permette l’accesso al potere dei malvagi. 
Egli voleva davvero cambiare questa realtà negativa, ma non ne aveva la capacità, riducendosi a sospirare. Egli inserì così tutta la sua indignazione, il suo odio e le sue speranze nel romanzo “Storia del viaggio in occidente”. Nonostante abbia terminato l’opera in tarda età, Wu Cheng’en la preparò per tutta la vita. 
Quando era piccolo, egli visitò spesso col padre gli antichi templi e foreste alla periferia di Huai An, ascoltando le sue narrazioni delle belle leggende collegate. Wu Cheng’en amava molto le storie strane, una passione che aumentò col passare del tempo. 
Verso i 30 anni aveva già raccolto un numero enorme di storie strane, cominciando a pensare a scrivere. Verso i 50 scrisse la prima decina di episodi e poi smise per molti anni per motivi sconosciuti, riprendendo in tarda età e terminando l’opera solo dopo le sue dimissioni dall’incarico che ricopriva.

Viaggio in Occidente_02

L’autore delinea nel romanzo un mondo leggendario dai colori sgargianti, pieno di ombre umane: il sacro palazzo celeste in apparenza è maestoso, ma l’ imperatore del cielo è incapace di distinguere fra intelligenti e stupidi ed è molto fatuo. 
La corte celeste e la corte terrena sono molto simili; la corte sotterranea è austera e i funzionari si coprono a vicenda, praticano la corruzione e ignorano la legge, mentre gli innocenti non trovano dove difendersi dalle false accuse, con scarse differenze rispetto alla corte terrena; i demoni e mostri uccidono e divorano gli uomini, amano il denaro e le donne, dominando con la loro forza magica e macchiandosi di ogni malvagità: una vera e propria incarnazione dei tiranni e dei burocrati del mondo umano. D’altro canto, l’eroe Song Wukong tratteggiato da Wu Cheng’en odia a morte il male ed è onnipotente, e sotto il suo bastone dorato tutti i demoni e mostri perdono la loro forza, esalano l’ultimo respiro, o non hanno più la forza di resistere e vengono catturati. Tutto ciò riflette il forte desiderio di Wu Cheng’en di farla finita con tutti gli aspetti e le forze negativi della società.

“La storia del viaggio in occidente” di Wu Cheng’en ha esercitato un’enorme influenza sui posteri e per secoli è sempre stata una fonte di ispirazione della letteratura per l’ infanzia e, recentemente, per film e sceneggiati TV.

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Questo il sunto del romanzo secondo Wikipedia:

Il monaco Sanzang (ispirato al personaggio storico Xuanzang) viene inviato dal Bodhisattva Guanyin in India per ottenere le copie di determinati testi buddhisti importanti, non disponibili in Cina. È accompagnato nel suo viaggio da tre discepoli — il re scimmia Sun Wukong, il maiale Zhū Bājiè e il demone fluviale Sha Wujing i quali decidono di proteggerlo e aiutarlo nell’impresa per ottenere il perdono dei peccati commessi. Il cavallo del protagonista è invece, in realtà un principe drago, figlio del Re Drago del Mare del Sud. Insieme, combattono i mostri ed i demoni che incontrano lungo il cammino, compreso il Bai Gu Jing, che uccide intere famiglie succhiando l’anima e la vita, ed il demone del ratto, che seduce e uccide i monaci con i suoi artigli.

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testo ed immagini tratti da ricerche sul web

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