Nel cuore della Calabria, l’antico borgo di Cirò diede i natali a Luigi Giglio, latinizzato in Aloysius Lilius, brillante medico, matematico e astronomo vissuto nel XVI secolo. Fu proprio lui, figlio illustre di questa terra, a concepire il Calendario Gregoriano, adottato ufficialmente nel 1582 per volere di Papa Gregorio XIII.

Mezzo busto artistico in onore a Luigi Lilio. Opera realizzata da Giuseppe Capoano. Wikipedia, foto di Vizza rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0
Fino ad allora, l’Europa seguiva il Calendario Giuliano, introdotto da Giulio Cesare nel 45 a.C. Per oltre 1600 anni regolò le attività civili e religiose, ma con il tempo si rivelò impreciso. Il suo errore principale consisteva in una lieve sovrastima della durata dell’anno solare: considerava l’anno tropico lungo 365 giorni e 6 ore, mentre in realtà dura 365 giorni, 5 ore, 49 minuti e 45 secondi. Un errore di circa 11 minuti all’anno, che in 134 anni comportava lo slittamento dell’equinozio di primavera di un giorno.

Lavinia Fontana – Ritratto di papa Gregorio XIII – Wikipedia, pubblico dominio
Al momento della riforma, l’equinozio cadeva già l’11 marzo, dieci giorni in anticipo rispetto alla data fissata dal Concilio di Nicea nel 325 d.C., che stabiliva la Pasqua nella prima domenica successiva al plenilunio dopo l’equinozio di primavera (21 marzo).
Questa discrepanza, come osservò Gordon Moyer, suscitò grande preoccupazione nel pontefice.
Per correggere questa anomalia, Papa Gregorio XIII istituì una commissione di studiosi ed ecclesiastici. Tra loro spiccavano figure di grande prestigio: il cardinale Guglielmo Sirleto (che presiedeva la commissione), l’astronomo Giuseppe Moletti, il gesuita tedesco Cristoforo Clavio, il matematico Giovan Battista Gabio, e l’astronomo Antonio Lilio, fratello di Luigi. Fu proprio Antonio a consegnare al Papa il progetto elaborato da Luigi, morto nel 1576 dopo oltre dieci anni di studi.

Nel bassorilievo del mausoleo della Basilica Vaticana in Roma, dedicato a Gregorio XIII, Antonio Lilio genuflesso porge al pontefice il libro del nuovo calendario – Wikipedia, pubblico dominio
Dell’opera originale di Lilio sopravvive solo un “Compendium“, una sintesi a stampa del 1577, che per lungo tempo si credeva perduto.

La prima pagina della bolla papale “Inter Gravissimas” con la quale Papa Gregorio XIII ha introdotto il suo calendario. – Wikipedia, pubblico dominio
Fu ritrovato dopo lunghe ricerche da Gordon Moyer presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, anche se era erroneamente catalogato come anonimo.
Altre copie si trovano oggi a Roma e a Siena, e tutte riportano chiaramente il nome del suo autore: Aloysius Lilius.
Il nuovo calendario, oltre a riportare l’equinozio al 21 marzo con la soppressione immediata di 10 giorni (dal 4 al 15 ottobre 1582), introdusse un criterio più preciso per gli anni bisestili: ogni 4 anni si aggiungeva un giorno, come nel calendario Giuliano, ma con una correzione per gli anni secolari. Solo quelli divisibili per 400 sarebbero stati bisestili (ad esempio, il 1600 sì, il 1700 no). In questo modo, si riduceva il numero di giorni intercalari da 100 a 97 ogni 400 anni, correggendo quel margine di errore che, accumulato, avrebbe falsato la data della Pasqua.
Secondo Moyer, resta ancora un mistero come Lilio sia giunto al valore di 365,2425 giorni per l’anno medio, una stima sorprendentemente precisa anche per i criteri della scienza moderna.
Come ha sottolineato il fisico Antonino Zichichi, fu “un altro credente, medico calabrese, matematico e astronomo” a trovare la soluzione per evitare di sbagliare la data della Pasqua. Nonostante i giganteschi progressi nella misurazione del tempo e delle coordinate astronomiche, il calendario ideato da Lilio, che per un periodo fu anche chiamato Calendario Liliano, non è mai stato superato. E, con ogni probabilità, non lo sarà.
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