Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Maria Callas

(Maria Callas – Aria: Casta Diva – Opera Norma di V. Bellini)

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callas_0Nata a New York nel 1923, morta a Parigi nel 1977, Maria Callas ha cantato in giro per il mondo ed ha conosciuto l’amore in Grecia. 
New York, Atene, Milano e Parigi. La sua vita, bizzarramente, somiglia ad una rappresentazione in quattro atti. 

Quattro autori se ne divisero il libretto. 
Il primo autore fu sua madre, Evangelia Kalogeropoulos, greca emigrata a Long Island, intenta a fare conoscere il talento di sua figlia che imitava i cantanti che sentiva alla radio. Il padre era un tipo volubile, la madre ambiziosa; si separano e Maria, scoprendo un paese che sarà suo soltanto a tratti, entra a 13 anni al conservatorio di Atene dove la cantante spagnola Elvira de Hidalgo, che vuole coprire tutta la gamma inerente la voce di soprano, la cura al punto tale che può dare il suo primo concerto due anni più tardi. A 18 anni, un colpo del destino la favorisce: una sostituzione gli offre il ruolo di Tosca – “Vissi d’arte, vissi d’amore…” . 
In attesa dell’amore si dedica all’arte, ma è a Verona, patria di Giulietta e Romeo, che incontra il suo primo trionfo ed il suo primo marito. Il trionfo è modesto, il marito industriale. Ma il maestro Tullio Serafin la prende sotto la sua bacchetta e Battista Meneghini gli chiede di sposarlo. Serafin la impose a Venezia dove impersonerà Isotta, e Battista, “Titta”, si trasforma in impresario.
Allora canta, canta tutto, coprendo tutto il registro dei soprano, senza curarsi dei rischi ai quali sottoponeva la sua voce. Titta fa i conti: “per ascoltare mia moglie, occorre pagare.” E la Callas diventa la cantate meglio pagata d’Italia. Tra tende vaporose e mobili rococò, cucina per suo marito, pesa sopra i 100 chili e ritaglia le ricette di cucina dalle riviste.

Il pubblico la segue. È Elena, è Medea…. La applaude o la fischia, poiché la sua capacità di andare da un estremo all’altro del registro (nel 1949, passa da Wagner a Bellini in meno da tre giorni), si accompagna ad un gioco che rivoluziona l’opera.
Da grande attrice, la Callas si trasforma, sulla scena, in personaggio senza gesti superflui, rompendo con una tradizione che prediligeva le emozioni e lacrime amare. 

Teatro alla Scala - Luchino Visconti e Maria Callas

Teatro alla Scala – Luchino Visconti e Maria Callas

Sensuale ma pura, quasi casta, un po’ fredda, è incensata dagli omosessuali ed è un omosessuale che diventò il suo terzo pigmalione.
Luchino Visconti gli inviava telegrammi e fiori. La Scala propose al regista la messa in scena di opere verdiane e lui propone la Callas che trova troppo grossa ma con delle mani affascinanti quando li avvicinava al viso. Per cinque stagioni, insieme, daranno le serate più riuscite dell’opera e del teatro. Visconti la spinge alla metamorfosi. Eccola sottile e lunga, quasi leggera. Passa ore nel suo bagno, stringe i denti e digiuna. Vestita di grigio perla, può sbarcare in America, sedurre New York, prendere la sua rivalsa su un primo viaggio mancato, dove nessuno aveva voluto impegnarsi per lei. Continua a seguire la via bacchetta di Serafin, passa da Ifigenia a Lucia dinanzi ad un pubblico plaudente.
La fortuna le arride nuovamente: il disco è pronto, il disco moderno, che si chiama ad alta fedeltà e che utilizzerà per registrazioni prestigiose. Al vertice della sua reputazione, ha trionfato sulle sue concorrenti, della Tebaldi dice: “Renata non ha una spina dorsale.” 
“Può essere, ma io ho un cuore”, risponde l’altra. 
La Callas con il “cuore” non va tanto bene, s’è innamorata del solo uomo al quale non sarebbe stato necessario pensare: Visconti al quale che fa scenate di gelosia…. 
La Grecia non è lontana.

Maria Callas nel 1968

Maria Callas nel 1968

Invitata a Venezia la Callas incontra un piccolo uomo abbastanza brutto ma molto ricco, Aristotele Onassis. La incrocia, si ferma, si gira. Non la libererà più. Titta ha trenta anni di più Maria è un signore panciuto che cura le loro economie, è più un padre di un amante. Onassis ha un vantaggio: parla greco. La invita sul suo yacht, Christina, ancorato dinanzi al canal grande. Rifiuta; lo attende a Milano. Un anno dopo, nuova proposta del miliardario; rifiuta ancora – lo attende a Londra. Onassis la raggiunge, invita 5.000 persone al Dorchester la sera che ella è Medea al Covent Garden. Alle 3 della mattina i giochi sono fatti. I Meneghini sono ospiti di Onassis sul Christina, con Agnelli e Winston Churchill. Ci si trova a Montecarlo con Ranieri e Grace. Si parte per diciassette giorni. Mentre Onassis e Maria parlano in greco, Titta comprende la dimensione della sua disgrazia. Dinanzi al Monte Athos, il 6 agosto, è ufficialmente cornificato. Fine di Titta.

Inizio del quarto “atto” della Callas.
È l’amore, questa volta, vero e non di scena. Li vedono all’appuntamento di Milano ballare guancia contro guancia (modo di dire, poiché è più piccolo di Lei), li vedono… Onassis ha dimenticato sua moglie come Ulisse, Penelope, ma non promette il matrimonio. Nel 1965 abbandona la Tosca, il ruolo dei suoi inizi. Nulla va più bene. Le discussioni sono frequenti. Il Christina può sentirla cantare Ifigenia nella sua cabina mentre Karajan è sulla plancia, e può sentirla scambiare con il suo amante ingiurie in greco moderno. Nel 1963, ha incontrato Jackie Kennedy, che caccia inizialmente la sua sorella, Lee Radziwill, prima di provvedere freddamente a buttare fuori la Callas. Onassis invita Jackie su Christina; Callas rifiuta di essere presente. Egli implora il suo perdono, viene a trovarla in viale Giorgio Mandel dove si installa per avere un comodo scalo tra Londra ed Atene. Arriva e riparte.

Maria Callas in Butterfly

Maria Callas in Butterfly

Maria Callas, il 17 ottobre 1968, apprende da un’agenzia di stampa che Aristotele Onassis e Jackie Kennedy si sarebbero sposati da lì a tra tre giorni a Skorpios, isola dell’amore. Essa gela sul posto. L’ha lasciata dicendogli: “non sei nessuno, sei soltanto una donna con un fischietto nella gola, un fischietto che non funziona più.” Poiché non canta più, o quasi. Parla del suo ritorno, ma la voce troppo sollecitata da troppe acrobazie non vivrà più che nelle sue registrazioni. La si vede cantare soltanto in immagini di archivio. I reporter parlano della sua solitudine, poiché la spiano a Parigi, città dove i divi muoiono (Garbo e Dietrich). Gioca a carte nella sua cucina con il suo autista Ferruccio, attende che il telefono suoni per riportargli Aristotele. Poiché lo ha rivisto, molto rapidamente, dopo che Jackie si è mostrare degna delle sorelle Bouvier, divoratrici di dollari. La Callas si ritirò nella sua casa di avenue Georges Mandel 36 a Parigi vivendo come in un volontario esilio ed il 16 settembre 1977, cessò di vivere.

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