Incisione raffigurante Michele Scoto

Incisione raffigurante Michele Scoto

Michele Scoto (o Michele Scott) è stato un filosofo medievale scolastico, medico, alchimista ed astrologo. 
Dante Alighieri parla di lui come di un mago. Lo incontra nel ventesimo canto dell’Inferno, nel cerchio degli indovini. 
Che Michele Scoto sia nato in Scozia lo si può dedurre dal nome che ha dato a se stesso. L’affermazione che egli fosse un irlandese sembra essere smentita dal fatto che quando, nel 1223, gli fu offerto il Palazzo Arcivescovile di Cashel, ha rifiutato perché non conosceva la lingua irlandese. Altri parlano di Toledo o di Sorrento, come luogo di nascita del mago. Ma il luogo preciso e la data di nascita non sono effettivamente conosciuti. Alcune fonti recenti fanno risalire la sua nascita al 1175 e, in ogni caso, alla fine del secolo XII. 
Il suo curriculum ci è sconosciuto. Sappiamo, però, che è cresciuto con lo zio che lo ha inviato in una università all’estero, perché non ce n’erano in Scozia fino al XV secolo. Secondo una tradizione ha studiato prima alla scuola cattedrale di Durham, e poi presso le Università di Oxford e Parigi.
Michele Scoto ha studiato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. È probabile che ha studiato anche teologia. In ogni caso, è stato senza dubbio un chierico.
Prima di andare a Toledo per lavorare come traduttore e come un astrologo, era già un’insegnate della lingua e della letteratura latina. Mostrò un precoce interesse per i nomi, le definizioni e le etimologie. Attinse al libro Etymologiae di Isidoro di Siviglia. Questa enciclopedia è stato il libro più letto del primo Medioevo e godeva ancora di grande rispetto tra i contemporanei di Scoto; ciò suggerisce che abbia ricevuto una notevole formazione clericale e lo studio degli elementi basilari della lingua latina.

Frederick_II_e_falcoNel 1209 si recò a Toledo, fece la conoscenza di alcuni illustri studiosi arabi e tradusse dall’arabo scritti aristotelici quali l’Historia animalium, integrata dall’Abbreviatio Avicennae de animalibus, che faranno della Sicilia, all’epoca della sua permanenza nel regno di Federico II, un luogo d’elezione per lo studio del sapere antico e per le ricerche alchemiche e fisiognomiche. 
Il suo “Abbreviatio Avicennae” porta la data 1210. Che egli era interessato alla filosofia degli Arabi è evidente dal fatto che ha tradotto molti commenti filosofici di Averroè. 
Già presto iniziò a interessarsi di definizioni, nomi ed etimologie, utilizzando il libro di Isidoro di Siviglia “Etymologien“. 
Toledo subiva influssi arabi e già numerosi traduttori vi lavoravano (Juan di Siviglia, Hermann di Carinthia, Abelard di Bath, Gerardo di Cremona, il traduttore dell’”Almagesto” di Tolomeo e del “De celo et mundo” di Aristotele. 
Il 18 agosto 1217, prima data certa sulla vita di Michele Scoto, egli completò la traduzione di un’opera astronomica araba, “Kitab fi l-hai’a” di Alpetragius e prima del 1220 tradusse i tre libri di Aristotele “Historia animalium”, “De partibus animalium” e “De generatione animalium”, che esercitarono grande influenza, poiché Alberto Magno li utilizzò nel suo “De animalibus“. La fama di traduttore lo Scotus la deve alla traduzione dei “Commentari” di Averroé sugli scritti di Aristotele (“De anima”, “De sensu et sensato”, “De celo et mundo”, “Physica” e “Metaphysica”), alcune delle quali eseguite alla corte di Federico II. Le traduzioni non denotano solo un’ottima padronanza linguistica, bensì anche una buona conoscenza contenutistica. La sua ottima conoscenza delle lingue, e sul fatto che egli non traduce direttamente dal greco, abbiamo anche la testimonianza di Papa Gregorio IX (1227-1241) che ebbe elogi per Michele Scoto e per la conoscenza della lingua araba, ebraica e latina, per non parlare greco.

Consultazione_Bologna2Intorno al 1220, Michele Scoto si trasferì da Toledo a Bologna, dove si ritirò esercitando una attività medica. Tra il 1224 e il 1227, sembra risiedere al servizio di Papa Onorio III (? -1.227) ed il suo successore Gregorio IX. Il 31 Maggio 1224, è stato nominato Arcivescovo di Cashel in Irlanda. Tuttavia, si deve rinunciare a questa sede, perché non parla l’irlandese. Il 9 maggio 1227 gli furono dato altri incentivi in Scozia e Inghilterra. Tutto questo suggerisce che Michele Scoto apparteneva al clero. Dopo il 1227, non appare più nei registri del papa e si può presumere che è stato poco dopo il suo arrivo alla corte di Frederick II del Sacro Romano Impero 1212-1250 
Il ruolo che Michele Scoto ha giocato come un astrologo alla corte di Frederick II non è ancora completamente noto. Ha sicuramente lavorato come traduttore al servizio dell’imperatore. Su sua richiesta, ha tradotto l’Animalibus Abbrevatio di Avicenna che Frederick II avrebbe poi utilizzato per il suo libro sulla falconeria, De arte venandi cum avibus. Inoltre lo consiglia nelle questiono astrologiche-filosofiche. Federico cercò anche di beneficiare dei consigli del suo astrologo preferito in occasione d’una cura che fece nelle acque Pozzuoli in ottobre-novembre 1227. Un aneddoto in cui Frederick II ha impegnato il suo astrologo di corte e consulente medico ci è stato trasmesso da Salimbene da Parma: Federico ha chiesto di calcolare la distanza tra il cielo e la punta di un campanile. L’astrologo ha effettuato il conteggio ed ha dato il risultato all’imperatore. Poi Federico disse in segreto di abbassare la torre della larghezza di una mano e ha chiesto Michele Scoto di ricalcolare la distanza, facendo finta di avere dimenticato. Non ottenendo lo stesso risultato Michele Scoto giunge alla conclusione che il cielo era montato sulla larghezza di una mano o che la chiesa si era ridotta di tanto. L’imperatore ha abbracciato il suo astrologo per l’esattezza del calcolo. Supponendo che questa storia sia vera, Michele Scoto deve essere stato un genio e per questo motivo Federico II l’ha voluto come il suo principale consigliere. 

Michele Scoto alla corte di Federico II

Michele Scoto alla corte di Federico II

Michele Scoto è morto all’incirca nel 1235, quando era probabilmente ancora al servizio dell’imperatore. Almeno questo è indicato da una poesia di Enrico d’Avranches, che si trovava alla corte di Federico II. La sua morte è raccontata in aneddotica come per il problema della distanza tra il cielo e la torre campanaria e ci sono poche fonti attendibili su questo argomento. Francesco Pipino ci dice che Michele Scoto doveva essere ucciso da una piccola pietra e gli aveva fatto una protezione per la testa, il Cerebrerium. Un giorno, ci dice ancora, mentre Michele Scoto partecipava alla Messa, si tolse il cappello, come il momento richiedeva, e proprio in quell’istante una piccola pietra cadde dal tetto e lo ha leggermente ferito alla testa. Dopo aver visto la pietra, sistemò i suoi affari e morì poco dopo.
Secondo la tradizione, avvalorata da Walter Scott nel Lay of the last Minstrel, il suo corpo venne riportato in Scozia e sepolto nell’abbazia a Melrose insieme con tutti i suoi libri di magia.

Pagina_Liber de signis et imaginibusTra le opere di Michele scoto abbiamo:
Il Liber maior Introductorius in astrologiam (introduzione all’astrologia) è diviso in tre sezioni distinte: 
1) il quartetto distinctionum Liber (Libro dei quattro premi), 
2) il Liber particularis (libro singolare), con il De mirabilibus mundi (Meraviglie del Mondo), 
3) la physiognomiae Liber (Libro della fisionomia). 

La physiognomiae Liber è anche stata scritta per Federio II e dedicata al Sacro Romano imperatore (1194-1250). L’esatta tempistica dei lavori è difficile, ma nell’introduzione si parla di San Francesco, che è stato canonizzato Luglio 16, 1228. Questa introduzione è, almeno, dopo tale data. Nel Liber physiognomiae si occupa di questioni di sesso: la gravidanza, l’embriologia e la fisionomia. 

Le sue scoperte suggeriscono una conoscenza approfondita di parecchie materie, ma possono fare sorridere il lettore di oggi. 
Tra l’altro egli scrive che l’uomo può vivere per 140 anni, da quando ci sono quattordici le articolazioni delle dita e dei piedi e ogni articolazione porta dieci anni di vita. Ma a causa dei peccati della durata massima è solo 120 anni. Da un metodo empirico trova che le donne vivono più degli uomini. Consiglia di utilizzare acqua fresca per lavarsi e bere, perché i pori si sarebbero chiusi a causa dell’acqua fredda conservando il calore naturale. 
Si concentra sulle differenze di aspetto, il linguaggio, comportamento, abbigliamento e comportamento in tempo di pace e di guerra, le differenze in materia di salute e di malattia tra i longobardi, slavi, tedeschi, greci, Mongoli, Saraceni, scozzesi, gli ebrei ed egiziani. 
In altre sue opere come Vaticinium Michele Scoto parla di alcune profezie delle città italiane. Successivamente, ha scritto testi più brevi di alchimia e e di medicina.