(revisione novembre 2025)
Tra le figure più curiose della mitologia greca c’è Momo, una divinità minore ma dal carattere esplosivo.
Figlio del Sonno (Hypnos) e della Notte (Nyx), Momo incarnava il sarcasmo, la satira e lo scherzo crudele.
La sua lingua tagliente non risparmiava nessuno, nemmeno gli abitanti dell’Olimpo; proprio per questo, si racconta, gli dèi finirono per bandirlo dal cielo.

“Il matto” (Momo), su una carta del gioco ‘minchiate‘, XVIII secolo – Wikipedia, pubblico dominio
Secondo una leggenda, Atena, Poseidone e Prometeo decisero un giorno di sottoporre a Momo tre loro creazioni: la casa, il toro e l’uomo.
Il dio, fedele alla sua natura polemica, non trovò nulla che andasse bene:
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- la casa, disse, era inutile perché non poteva essere spostata;
- il toro, mal progettato, aveva le corna sui lati della testa invece che sulla fronte;
- e l’uomo, infine, avrebbe dovuto avere una finestra sul petto, per rendere visibili i pensieri nascosti nel cuore.
Il giudizio, naturalmente, fece infuriare tutti. Ma Momo non si fermò: perfino Afrodite, dea della bellezza, divenne oggetto delle sue frecciate. Non trovando difetti nel suo aspetto, si limitò a osservare, con ironia tagliente, che i suoi sandali scricchiolavano.

Maarten van Heemskerck, 1561 – Momo critica le creazioni degli dei – Gemäldegalerie, Berlino – Wikipedia, pubblico dominio
Nell’arte antica, Momo è spesso raffigurato come un nano calvo e nudo, con in mano una maschera teatrale: simbolo della doppiezza e della libertà di parola che caratterizzavano la satira greca.
La sua figura è apparsa più volte anche nell’arte e nella letteratura successive, dal Rinascimento al Settecento, come emblema dell’ironia che smaschera le ipocrisie e mette a nudo la vanità umana.
Momo ricorda che perfino gli dèi, e forse anche noi, hanno bisogno, di tanto in tanto, di qualcuno che dica la verità… anche quando brucia.
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