Nazca: I geoglifi del Perù, patrimonio dell’umanità dal 1994

Sulla sabbia del deserto, in una sperduta regione del sud del Perú, sono incisi i segni più impressionanti e più misteriosi del mondo. Chi li ha tracciati, quando, in che modo e perché?

mapa_nasca_wikipediaTra il Pacifico e le Ande, su un’area di 520 km quadrati, sul più grande notes del mondo sono state tracciate centinaia di linee perfettamente diritte, enormi disegni geometrici e giganteschi motivi di animali. Gran parte dei geoglifi sono disseminati sulla superficie della pampa nei pressi di Nazca, ai piedi delle montagne di un nero violaceo. La brulla e arida mesa abbacina senza sosta nella torrida calura di uno dei luoghi più asciutti della Terra.
Negli ultimi diecimila anni, su quel terreno giallo pallido, costituito da un misto di sabbia, argilla e calcite, è caduta pochissima pioggia. Se un uomo lo calpestasse oggi, le sue impronte resterebbero a testimoniarne il passaggio per molti anni. La superficie è spezzata qua e là da aguzzi frammenti di roccia rossiccia, divenuta nera per il lieve manto di polvere del deserto che la violenza dei venti trasporta incessantemente.
A eccezione di qualche appunto lasciatoci dai cronisti spagnoli del XVI e XVII secolo, le linee di Nazca furono pressoché ignorate fino a una cinquantina di anni fa. Il fondatore dell’archeologia peruviana, Julio Tello, fu il primo a prendere nota, net 1926, insieme a due amici, dei disegni che agli inizi degli Anni Trenta divennero notissimi ai piloti di linea come utili punti di riferimento. Ma le immagini del deserto peruviano furono attentamente esaminate solo dopo che l’archeologo americano Paul Kosok ebbe visitatoNazca con la moglie, nel 1941.


In che cosa consistono 
i geoglifi?

Tutte le linee e le figure di Nazca sono state incise raschiando la roccia fino a mettere a nudo il giallo terreno sottostante. L’operazione fu probabilmente eseguita a mano, poiché non esiste alcun indizio dell’uso di animali da tiro. Innumerevoli righe di larghezza e lunghezza variabili – alcune lunghe più di 8 km, una addirittura 65 km – si aprono a ventaglio in tutte le direzioni e spesso s’incrociano fra loro in modo apparentemente casuale.

Giganteschi rettangoli, triangoli e trapezi evocano immagini di aeroporti e piste di decollo, mentre immensi disegni e altre forme astratte sono distribuiti insieme a enormi profili di animali su tutta la complessa rete di linee. Sul fondo del deserto fioriscono molte effigi, tra le quali un ragno, vari uccelli, una scimmia, una balena, un serpente, un lama, una lucertola, un fiore, un uomo circondato da un alone. Alcune di esse sono grandi più di due campi da calcio: la lucertola, ad esempio, è lunga più di 180 m. Gli uccelli sono diciotto, tra cui un colibrì e un condor; certuni misurano all’incirca 25 m di lunghezza, altri addirittura 275 m. Sparsi in tutta la zona vi sono migliaia di frammenti di terraglie nazca e mucchi di pietre rispondenti a un qualche preciso scopo, come i ben noti tumuli europei. Accanto ad essi vi sono resti di pali di legno che si ritiene servissero a controllare l’esecuzione delle immagini mentre su alcuni sono stati ritrovati segni di sacrifici di animali. Al confine della mesa, oltre la fertile valle di Nazca, vi è una serie di statue e di incisioni nella roccia. Una è costituita da un doppio masso alto 25 m, modellato come una testa umana e ricoperto di disegni, interpretato da certuni come una raffigurazione delle quattro razze dell’uomo. Molte sculture incise sui fianchi della roccia sono visibili solo quando illuminate dalla luce del sole – a una data ora del giorno o in una particolare stagione dell’anno.


Chi concepì i disegni e quando?

Gran parte dei disegni di animali a Nazca sono precedenti alle linee. Ciò è inconfutabile, poiché molte righe furono tracciate sopra le figure e paiono indicare che i geoglifi siano stati eseguiti in due stadi, prima gli animali e le altre immagini e poi le rette. I motivi nel loro complesso sono quasi certamente opera degli Indios Nazca e risalgono al migliaio d’anni compreso tra il 500 a.C. e il 500 d.C. I Nazca erano anteriori agli Inca e vivevano in una vasta zona della regione costiera meridionale del Perù. Non hanno lasciato discendenti, né testimonianze di una scrittura. Erano semplici agricoltori dediti alla natura e a tutti gli esseri viventi. Lo stile dei dipinti sulle terraglie ci indica che erano un popolo sereno e felice.

Molto di ciò che sappiamo su di loro, è rivelato dalle sepolture. Essi seppellivano i defunti in posizione accucciata, come dei feti nel ventre materno, insieme a vasi e altri manufatti. Li interravano in appositi luoghi lungo le pareti della valle, dove il fertile terreno si alza per unirsi al deserto. Ognuno di questi cimiteri contiene, secondo i calcoli, circa 5000 tombe, ma quasi tutte sono state profanate e spogliate dai predatori di tombe indigeni, gli huaqueros.


Perché un così gran numero di linee e figure?

Uno dei pochi riferimenti ai disegni di Nazca lo troviamo negli scritti di Luis de Monzon, un magistrato al seguito dei conquistatori spagnoli del tardo XVI secolo. Nel descrivere le tracce dì alcuni antichi sentieri, di pietre lavorate e di altri reperti archeologici, de Monzon osserva che i vecchi indiani parlavano di certi Viracochas, una piccola tribù giunta da un altro paese e vissuta prima degli Inca. Sembra che gli indiani venuti dopo di loro li ascoltassero con reverenza, ritenen­doli di natura divina, e che abbiano costruito in loro onore le piste ancora oggi visibili.

Nessuno può dire senza tema di errore perché mai sia stato tracciato un così gran numero di linee e figure, né perché le immagini siano tanto grandi e le righe così diritte. È certo tuttavia che il terreno è troppo morbido per accettare la teoria secondo cui i rettangoli e le rette avrebbero delineato delle piste di atterraggio per le navi spaziali dì fantomatici extraterrestri, di peso e dì forma confrontabili alle aeronavi odierne. Le righe non sono neppure antiche strade, dato che certune terminano bruscamente in cima alle montagne mentre altre non conducono in alcun luogo. Né è verosimile infine che costituissero dei punti di riferimento sull’orizzonte, in quanto solo relativamente poche di esse sono rivolte, presumibilmente per caso, verso un picco distante, una collina o qualche altra meta riconoscibile. Paul Kosok, uno dei primi studiosi delle linee, riteneva che rappresentassero ‘Il più grande libro di astronomia del mondo’. La sua ipotesi secondo cui le righe furono concepite e usate come un calendario astronomico è stata ripresa da Maria Reiche, un’astronoma e matematica tedesca che indagava sui disegni sin dalla metà degli Anni Quaranta.

Maria Reiche

Maria Reiche

La dottoressa Reiche (1903 – 1998) era convinta che essi predicessero le posizioni dei corpi celesti – il sole, la luna, i pianeti e le stelle – e che servissero a determinare l’esatto momento dell’anno per la semina, la comparsa dell’acqua nei fiumi e la giusta stagione per la raccolta. Con questi disegni era forse anche possibile preannunciare ì solstizi d’estate e d’inverno, gli equinozi di primavera e d’autunno e le eclissi del sole e della luna. Tuttavia, ì dettagliati studi eseguiti al computer dall’astronomo americano Gerald Hawkins nel 1968 non confermano la teoria della Reiche. La scienziata ha però obbiettato che i campioni statistici utilizzati non erano abbastanza numerosi da fornire risultati significativi.

Una spiegazione di tipo più propriamente religioso è invece emersa dalle teorie e dalle ipotesi avanzate da vari ricercatori, fra i quali lo storico peruviano Hans Horkheimer e Tony Morrison, un produttore cinematografico e scrittore inglese che ha cercato di decifrare i disegni. Entrambi ritengono che ogni linea o pista appartenesse, o fosse affidata, a una famiglia o a un gruppo di famiglie legate da vincoli di parentela, che si preoccupava di ripulirla regolarmente. Può darsi che vicino a essa, e in special modo nei punti degli spiriti che sono spesso segnati da mucchi di pietre, da una fonte o da una collina sacra, fosse venerata la memoria degli antenati. Le righe più lunghe, i rettangoli e i trapezi appartenevano invece più probabilmente all’intera comunità – le figure di animali fungevano forse da icone religiose -, e su di essi l’intera popolazione si riuniva per i riti di adorazione o ringraziamento nei giorni sacri a tutti i Nazca.

Immagini di alcuni geoglifi
(cliccare sulle immagini per ingrandirle)


In che modo furono tracciate le linee e le figure?

Le grandi dimensioni delle immagini, unite alle loro perfette proporzioni e alle righe straordinariamente diritte, hanno fatto nascere molte congetture sul sistema usato dai Nazca per ottenere simili risultati nell’esecuzione. Le rette possono essere tracciate abbastanza semplicemente servendosi di tre pali di legno allineati a occhio: il primo come punto d’inizio, il secondo situato a un centinaio di metri di distanza e spostato quindi lateralmente fino ad allinearlo a un terzo palo ancora più lontano e all’occhio di un osservatore posto presso la prima In­comprensibile è invece il modo in cui i Nazca riuscissero a mantenere la stessa precisione su grandi distanze – certe linee deviano infatti di meno di 2 m al chilometro.

Un’idea suggestiva anche se audace è che i Nazca fossero capaci di volare in una specie di mongolfiera. Se ammettiamo che gli ispettori Nazca sorvolassero la zona dei lavori, ci è più facile spiegare come essi riuscissero a controllare che i tecnici a terra tracciassero linee diritte e non continuassero a cambiare direzione. Inoltre, le grandi dimensioni delle figure ci inducono a pensare che, per apprezzarle pienamente, esse dovessero, almeno in qualche circostanza eccezionale, essere osservabili dall’alto.

Le prove a conferma di una simile ipotesi provengono da due fonti. In primo luogo, le pitture che adornano l’abbondante vasellame riscoperto nella regione mostrano immagini di oggetti forse identificabili con delle mongolfiere o degli aquiloni. Secondariamente, alla fine di molte linee sono state rinvenute delle ampie “fosse dì combustione” circolari contenenti rocce annerite, che servivano forse a lanciare nell’aria degli aerostati ad aria calda.

Per verificare la teoria dei Nazca “piloti”, Bill Spohrer, un americano residente in Perú, ha montato un pallone utilizzando esclusivamente materiali e tecnologia di cui, a suo parere, i Nazca potevano disporre. Le loro tombe contenevano ad esempio una stoffa dalla trama più fine di quella attualmente utilizzata per i paracadute e più fitta di quella usata per fabbricare gli aerostati ad aria calda. Nel novembre del 1975 il Condor di Spohrer fu lanciato accendendo un fuoco in una fossa di combustione posta sotto di esso. Il pallone riuscì a mantenersi sospeso per un certo tratto, con due esperti aeronauti – Jim Woodman e Julián Knott – nella sua navicella di canne. Dopo di che un soffio di vento gli fece sfiorare il terreno, scaraventando i passeggeri al suolo senza danni, anche se un po’ prima di quanto previsto, mentre il Condor I s’innalzava fino a circa 350 m di altezza, volando per altri 3 km. Sembra perciò plausibile che i sorveglianti e i tecnici Nazca potessero organizzare dal cielo la tracciatura delle linee e delle figure. Resta da provare che l’abbiano effettivamente fatto.


testi e immagini frutto di ricerche sul web

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