Impressione di sigillo cilindrico tra il 1400 e il 1200 a.C., raffigurante un uomo con ali di uccello e una coda di scorpione che lancia una freccia contro un grifone su un poggio. Uno scorpione è una delle creature che Gilgamesh incontra nel suo viaggio nella terra natale di Utnapishtim. – Wikipedia, pubblico dominio

Nel corso dei secoli, l’archeologia ha spostato più volte il punto d’origine della nostra civiltà: prima furono i Greci, poi gli Egizi… ma e se la vera culla dell’umanità fosse molto più antica e inaspettata?

Le scoperte in Mesopotamia hanno portato alla luce migliaia di tavolette di argilla che raccontano storie affascinanti sugli Anunnaki, esseri potenti “discesi dal cielo sulla Terra” circa 450.000 anni fa. Il loro obiettivo? Estrarre oro, una risorsa fondamentale per risolvere un’emergenza atmosferica sul loro pianeta d’origine, chiamato Nibiru.

Secondo le cronache sumere, gli Anunnaki stabilirono le loro prime basi in Mesopotamia e poi si spinsero fino all’attuale Africa meridionale, dove l’oro abbondava. Quando il lavoro diventò troppo pesante, presero una decisione che avrebbe cambiato la storia della Terra: creare l’uomo.

Utilizzando il DNA di una specie di ominidi locale, e combinandolo con il proprio, gli Anunnaki diedero vita all’Homo Sapiens. Una creatura ibrida, nata inizialmente per lavorare nelle miniere. Fu solo in seguito che l’uomo ricevette anche la capacità di riprodursi.

Il Diluvio e la rinascita della civiltà

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Tavola cuneiforme che riporta il Poema di Atraḫasis, la versione paleobabilonese in lingua accadica del mito del Diluvio Universale. Risalente al XVII sec. a.C., questa tavola è stata rinvenuta a Sippar ed è oggi conservata presso il British Museum di Londra. – Wikipedia, pubblico dominio

Tutto cambiò quando Nibiru si avvicinò alla Terra. Il suo passaggio causò, secondo i testi antichi, una catastrofe naturale devastante, identificata da molti con il Diluvio Universale.
Mentre la maggior parte degli Anunnaki lasciava il pianeta, uno di loro, Enki, decise di aiutare l’umanità. Informò un uomo, che la tradizione biblica identifica con Noè, e lo guidò nella costruzione di un’arca per salvare la vita sulla Terra.

Dopo il cataclisma, l’uomo venne finalmente accettato. Gli dèi gli permisero di ricostruire la civiltà in tre grandi regioni: la valle del Nilo, la Mesopotamia e la valle dell’Indo. Una quarta zona, chiamata Tilmun, fu riservata agli Anunnaki: una sorta di spazio sacro, e probabilmente una nuova base operativa extraterrestre.

Ma che fine ha fatto Nibiru?
Secondo alcune teorie astronomiche moderne, un corpo celeste di grandi dimensioni, ancora invisibile ai telescopi, influenzerebbe il nostro sistema solare. Questo “Pianeta X”, come è stato definito, corrisponderebbe proprio a Nibiru.

I testi sumero-accadici raccontano che il suo ciclo orbitale è di 3.600 anni. Ogni volta che si avvicina alla Terra, lascia tracce tangibili: cambiamenti climatici, terremoti, e… la nascita di nuove civiltà.

Molti considerano queste storie solo mitologia. Altri, tra cui l’autore Zecharia Sitchin,  credono che le tavolette sumere custodiscano memorie reali di eventi dimenticati, risalenti a un’epoca in cui la Terra era frequentata da esseri venuti da lontano.

Verità o leggenda? Quel che è certo è che le antiche civiltà ci hanno lasciato tracce indelebili. E se sapremo leggerle con occhi nuovi, potremmo scoprire che la nostra storia… è molto più antica di quanto ci abbiano insegnato.

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