Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

‘O Munaciello, il personaggio più temuto dai napoletani

Il personaggio esoterico più noto e temuto-amato dal popolo napoletano resta “o munaciello”, sorta di spiritello bizzarro che si comporta sempre in modo bizzarro e imprevedibile e sul quale sono sorte infinite leggende metropolitane e detti popolari. E’ così vasta la testimonianza che riguarda questa simpatica entità che non vi è posto per nessun dubbio sulle sue manifestazioni,che spesso sono oggetto di discussione da “basso” a “basso ( basso = tipica abitazione che affaccia sulla strada,in genere monocamera) su come onorare questo spiritello che si mostra sotto forma di vecchio bambino vestito col saio dei trovatelli accolti nei conventi Raimondo de Sangro, principe di San Severo, Duca di Torremaggiore, nacque nel 1710 da una delle più antiche e nobili famiglie del Regno di Napoli.

Alto dignitario alla corte di Carlo di Borbone. Studioso di vastissima cultura, il principe si volge all’alchimia e alla chimica, alla fisica, alla medicina, alla filosofia. Cerca gli onori accademici, ma non svela i segreti delle proprie scoperte seminando egli stesso il dubbio sulle proprie effettive capacità. Realizza invenzioni che gli creano attorno un’inquietante leggenda perchè, al pari degli antichi alchimisti, costruisce marmi colorati, gemme artificiali, stoffe inconsuete.

Aderisce alla prima loggia Massonica aperta a Napoli e ne diviene ben presto Gran Maestro. Morto forse di cancro, per le sostanze tossiche inalate nelle esperienze chimiche affida il proprio messaggio esoterico alle sculture della Cappella Sansevero mausoleo di famiglia da lui trasformato in tempio iniziatico, popolato di statue simboliche che alludono a principi alchimisti, ermetici e massonici. un monumento di Napoli tra i più visitati e famosi, a memoria della più sconcertante figura del Settecento napoletano.

 

Un documento dell’epoca recita che il 19 febbraio furono pagati «quaranta ducati a Don Raimondo di Sangro e per esso a Gaetano Spallino capomastro fabbricatore del grezzo di pozzolana lapillo et acqua comprata per servizio di detto Suo palazzo, e piombo comprato per coprire l’appennato del balcone della camera della Fenice».
La testimonianza è utile non solo per ricostruire la cronologia degli interventi di restauro sul palazzo Sansevero, ma anche perché ci fa conoscere l’esistenza di un’ambiente che era utilizzato da Raimondo per i suoi esperimenti di chimica: la «camera della fenice». Uccello sacro e favoloso degli egiziani, la fenice è un simbolo alchemico: combinazione ideale di significati per il giovane aristocratico, desideroso di avvolgere in un alone di mistero la sua attività scientifica. Lo conferma un passaggio della Breve nota di quel che si vede in casa del Principe di Sansevero, una guida che si vendeva già nel 1766:

In una stanza d’un altro Appartamento, che chiamano della Fenice, il quale sta tutto in fabbrica, per renderlo meglio diviso e comodo, si veggono due macchine anatomiche, o, per meglio dire, due scheletri, d’un maschio, e d’una femmina, ne’ quali si osservano tutte le vene de’ corpi umani, fatte per iniezione, che, per essere tutti intieri, e, per diligenza, con cui sono stati lavorati, si possono dire singolari in Europa. Oltre a tutte le visceri, e le parti interiori del corpo, colla apertura del cranio, si osservano tutt’i vasi sanguigni della testa; e coll’aprirsi la bocca, si veggono i vasi della lingua. Mirabile poi la delicatezza colla quale e’ stato lavorato il corpicciuol d’un Feto che morì in un colla Madre, la quale sta in piedi e si fa girare d’ogni intorno, per osservarsene tutte le parti. Le dette due macchine, o scheletri, son opera del Signor Domenico Giuseppe Salerno, Medico Anatomico Palermitano. 

Giuseppe Sammartino – Cristo velato (dettaglio)

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O Munaciello & ‘A Bella ‘Mbriana (da un’email di misette9)

Senza dubbio ‘O Munaciello è il personaggio più nominato e più temuto dai napoletani. Questi rappresenta lo spiritello dispettoso e bizzarro che, con il suo imprevedibile comportamento, ne fa l’entità più citata nelle leggende. Al comportamento dispettoso spesso si accompagnano benevoli “lasciti” in moneta contante. In questo caso non bisogna rivelare a nessuno l’episodio, pena l’accanimento del Munaciello nei nostri confronti. Non e’ raro un comportamento da rattuso in presenza delle giovani e belle donne.
Vi sono due ipotesi sulla sua origine:

La prima ipotesi vuole l’inizio di tutta la vicenda intorno all’anno 1445 durante il regno Aragonese.
La bella Caterinella Frezza, figlia di un ricco mercante di stoffe, si innamora del bel Stefano Mariconda, un garzone. Naturalmente l’amore tra i due è fortemente contrastato. Il fato volle che finisse in tragedia.
Stefano viene assassinato nel luogo dei loro incontri segreti mentre Caterinella si rinchiude in un convento. Di lì a pochi mesi nascerà un bambino da Caterinella. Le suore del convento lo adotteranno cucendogli loro stesse vestiti simili a quelli monacali con un cappuccio per mascherare le deformità di cui il ragazzo soffriva. Fu così che per le strade di Napoli veniva chiamato “ lu munaciello“. Gli si attribuirono poteri magici fino ad arrivare alla leggenda che oggi tutti i napoletani conoscono. Anche lu munaciello morì misteriosamente.

La seconda ipotesi vuole che il Munaciello sia il gestore degli antichi pozzi d’acqua che, in molti casi, aveva facile accesso nella case passando attraverso i cunicoli che servivano a calare il secchio. I dispetti li faceva, secondo me, perché i proprietari del pozzo non provvedevano a pagarlo per i suoi servizi.
Comunque resta il mistero di questo personaggio molto spesso associato alla parte cattiva dell’animo umano, al demonio che si nasconde e che è sempre pronto ad afferrarci e che i napoletani cercano da sempre di evitare.

Il personaggio indicato come ‘A Bella ‘Mbriana, invece, rappresenta lo spirito benigno. E’ una sorta di anti-munaciello. Avere questa presenza nelle case significa benessere e salute. E’ rappresentata come una bella donna molto ben vestita paragonabile alla fata delle favole dei bambini. E’ anche detta Meriana oppure‘Mmeriana.
La derivazione etimologica proviene dal latino meridiana il cui mariana indica l’ombra quasi a rappresentare un’ombra sotto cui ripararsi oppure indica il significato etereo dell’essere. A testimonianza dell’affetto dei napoletani verso questa figura, e’ molto comune a Napoli il cognome Imbriani derivante, appunto, da‘Mbriana.
Ultimo dettaglio importante: nella casa bisogna sempre lasciare una sedia libera perché potrebbe entrare ‘A bella ‘Mbriana e sedersi per riposare. Se tutte le sedie fossero occupate la nostra Amica potrebbe andare via con tutte le sciagure derivanti dalla mancata ospitalità!
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