Alianti egizi

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Al Museo Egizio del Cairo si trova un reperto sconvolgente. Per molto tempo fu creduto una riproduzione di un uccello e venne catalogato con il n°6347. Trovato nel 1898 in una tomba a Sakkara, solamente nel 1969 il dottor Khalil Messiha si accorse che l’animale era senza gambe, aveva strane ali e una cosa insolita, posta verticalmente. Gli studiosi allora lo esaminarono in modo approfondito e scoprirono che si trattava di un modello di aliante pesante solo 39,12 grammi. Il muso di 3,2 cm e la fusoliera sono modellati tenendo conto dell’aerodinamica. Le ali misurano 18 cm e sono leggermente curve, progettate in modo da creare un vuoto di portanza nella parte superiore. Il corpo è lungo 14 cm e il piano della coda è rialzato. Le misure sono ideali per garantire il volo. La scritta “Pa-Diemen”, che lo identifica, significa dono di  Amon, il signore del soffio d’aria .

Ed ecco la “ricostruzione dell’esemplare rinvenuto a Sakkara e realizzata dall’Ancient Astronauts Society, di E.Von Daniken. La ricostruzione è il frutto di approfonditi studi aerodinamici condotti sull’oggetto originale, custodito nei magazzini del Museo Egizio del Cairo”. Il ministro della cultura egiziano Mohamed Gamal El-Din Moukhar nominò nel 1971 un gruppo di esperti per esaminare la sensazionale scoperta.

L’anno successivo fu inaugurato al Museo Egizio delle Antichità la prima mostra di aeroplanini dell’antico Egitto, con ben 14 esemplari.

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Vimana: le navicelle degli antichi indiani.

L’imperatore indiano Ashoka creò la “Società Segreta dei Nove Uomini Ignoti”: grandi scienziati indiani che avrebbero dovuto catalogare tutte le scienze. Ashoka mantenne il loro lavoro segreto perchè aveva paura che la tanto evoluta scienza catalogata da questi uomini, derivata dagli antichi testi indiani, potesse essere usata per il fine malvagio della guerra.

I “Nove Uomini Ignoti” scrissero un totale di nove libri, probabilmente uno ciascuno. Uno di essi si intitolava “I Segreti della Gravità!”.

Probabilmente si trova ancora da qualche parte, custodito in una biblioteca segreta in India, in Tibet o altrove (forse persino in Nord America)…

Ashoka, inoltre, era a conoscienza di guerre devastanti nelle quali erano stati utilizzati veicoli particolarmente avanzati e “armi futuristiche” che avevano distrutto l’antico “Impero Rama” dell’India, diverse migliaia di anni prima. Solamente pochi anni fa i cinesi hanno scoperto alcuni documenti sanscriti a Lhasa, in Tibet, e li hanno spediti alla University of Chandrigarh, perchè venissero tradotti.

Recentemente, il Dr. Ruth Reyna, di quell’università, ha detto che i documenti contengono istruzioni per la costruzione di navi spaziali interstellari! Il loro metodo di propulsione, ha detto la dottoressa, era “anti-gravitazionale” e basato su un sistema analogo a quello del “laghima”: “una forma centrifuga abbastanza forte da contrastare la forza gravitazionale”, sconosciuto potere dell’ego, presente nella struttura fisiologica dell’uomo. Secondo l’Hyndu Yogis, è questo “l’anghima” che permette ad una persona di levitare.

Il Dr. Reyna ha affermato che a bordo di queste macchine, che nel testo erano chiamate “Astra”, gli antichi potrebbero aver inviato una missione di uomini verso qualsiasi pianeta, secondo quello che si legge nel documento, che si ritiene abbia migliaia di anni. Si diceva, inoltre, che i manoscritti rivelassero il sgreto dell’antima”: “il copricapo dell’invisibilità”, e del “garima”: “come diventare pesanti come una montagna di piombo”. 

Ricostruzione in 3D di un Vimana attenendosi alle descrizioni presenti sui manoscritti

Naturalmente gli scienziati indiani non presero i testi molto sul serio, ma poi cominciarono a credere di più nella loro validità quando i cinesi annunciarono che avrebbero utilizzato certi dati per la ricerca necessaria al loro programma spaziale! Questo è stato uno dei primi casi in cui un governo ha ammesso di fare ricerche sull’antigravità. 
I manoscritti non dicevano con certezza se fossero mai stati fatti viaggi interplanetari ma menzionava, tra l’altro, il progetto di un viaggio sulla Luna, sebbene non sia chiaro se questo viaggio sia stato veramente compiuto. [Ma è noto che il Ramayana descrive una battaglia tra Vimana e Valix (veicoli volanti) avvenuta sulla Luna.]… 
Uno dei grandi testi epici indiani, il “Ramayana”, contiene la storia molto particolareggiata di un viaggio sulla luna a bordo di un Vimana (o “Astra”), ed in effetti descrive una battaglia sulla luna con un “Asvin” (un veicolo di Atlantide). [L’] “Impero Rama” (India settentrionale e Pakistan) .. si sviluppò almeno quindicimila anni fa nel subcontinente indiano e fu nazione ricca di tanti grandi e sofisticate città, molte delle quale devono essere ancora ritrovate nei deserti del Pakistan e dell’India settentrionale ed occidentale. 
Rama esistette, sembra, accanto alla civiltà di Atlantide, in mezzo all’Oceano Atlantico, e venne guidata da “illuminati Re-Sacerdoti”, che erano i governatori delle città. 
Le sette più grandi città-capitali dell’Impero Rama erano conosciute nei testi classici Hindu “Le sette Città Rishi”. Secondo gli antichi testi indiani, la gente aveva delle macchine volanti chiamate “Vimana”. Gli antichi testi epici indiani descrivono il Vinama come un veicolo circolare a due piani, dotato di vari oblò e di una cupola, propio come ci immaginiamo un disco volante. Il Vimana volava alla “velocità del vento” ed emetteva un “suono melodioso”. C’erano almeno quattro diversi tipi di Vinama: alcuni a forma di disco, altri come lunghi cilindri (“veivoli a forma di sigaro”). .. Uno dei Vimana descritti era a forma di sfera, ed era portato ad una grande velocità da un potente vento generato dal mercurio. Si muoveva come un UFO, andando su, giù, avanti e indietro come desiderava il pilota…
I Veda, antichi poemi Hindu, ritenuti i testi indiani più antichi,  descrivono  i  Vimana di varie forme e dimensioni: “l’ahnihotra-vimana” con due motori, i “vimana elefanti” con più motori, e altri modelli chiamati martin-pescatore, ibis e con nomi di altri animali… Gli antichi testi sui Vimana sono numerosi, e ci vorrebbero molti libri per riportare tutto quello che dicono. 

Gli antichi indiani, che costruirono questi apparecchi, scrissero interi manuali di volo sul modo di guidare i vari tipi di Vimana, molti dei quali (testi) esistono ancora, ed alcuni sono stati tradotti in inglese. 
Il “Samara Sutradhara” è un trattato scientifico che parla di ogni possibile aspetto del volo su di un Vimana. Ci sono 230 strofe che riguardano la costruzione, il decollo, il modo di viaggiare con andatura di crociera per migliaia di chilometri, gli atterraggi convenzionali cosi come quelli d’emergenza e, persino, eventuali collisioni con gli uccelli. Nel 1875 venne rinvenuto in tempio indiano il Vaimanika Sastra, un testo del quarto secoloavanti Cristo scritto da Bharadvajy il Saggio, utilizzando quali fonti testi ancora più antichi. Esso trattava del funzionamento dei Vimana e comprendeva informazioni sulla manovrabilità, sulle dei veivoli dai temporali e dai fulmini e su come cambiere la propulsione da un’alimentazione ad “energia solare” ad una priva di energia; il che suona come “anti-gravità”. 
Il Vaimanika Sastra (o Vymaanika-shaastra) ha otto capitoli di diagrammi che descrivono tre tipi di veivoli, compresi gli apparati che non possono prendere fuoco nè rompersi. Il testo, inoltre, cita 31 elementi fondamentali di queste macchine e 16 materiali con cui sono costruite che assorbono luce e calore; motivo per il quale venivano ritenuti adatti per la ricostruzione dei Vimana. .. In un’altra fonte indiana, il Samar, i Vimana erano “macchine di ferro, compatte ed eleganti, con una carica di mercurio che veniva sparata fuori, dalla parte posteriore, nella forma di una fiamma rombante”. Un altro lavoro chiamato Samaranganasutradhara descrive come venivano costruiti i veicoli. 
Non sembra esserci dubbio che i Vimana fossero dotati di qualche dispositivo di “anti-gravità”. I Vimana decollavano in senso verticale, ed erano capaci di volteggiare in cielo come i moderni elicotteri o i dirigibili.
I Vimana erano custoditi in un Vimana Griha, una specie di hangar, e si dice che venivano a volte alimentati da un liquido giallognolo, ed altre da una specie di composto di mercurio.
È probabile che gli ultimi scrittori riguardo i Vimana agissero solamente in quanto studiosi-osservatori, ispirandosi a testi più antichi, e perciò che facessero comprensibilmente confusione sul principio dell’alimentazione dei Vimana. Il liquido “bianco-giallognolo” fa pensare alla benzina, e forse i Vimana avevano un gran numero di diverse fonti di propulsione, compresi i “motori a reazione”.

È interessante notare che furono i nazisti a sviluppare i primi motori a reazione, per le loro “bombe volanti” V-8. Hitler e la dirigenza nazista erano straordinariamente interessati all’antica India e al Tibet e mandarono spedizioni in entrambe questi paesi, ogni anno a partire dagli anni ’30, e forse fu da questi popoli che i nazisti ottennero una parte delle loro conoscenze scientifiche.

Scienziati dell’ex Unione Sovietica hanno scoperto quelli che essi chiamano “antichi strumenti usati su veicoli per la navigazione cosmica” in alcune grotte del Turkestan e del deserto del Gobi. I “dispositivi” sono soggetti emisferici di vetro o porcellana, che finiscono in un cono con una goccia di mercurio all’interno. Uno scritto trovato a Mohenyodaro, in Pakistan, (ritenuta una delle “Sette Città Rishi dell’Impero Rama”) e non ancora decifrato, è stato ritrovato anche in un altra località: l’Isola di Pasqua!, dove è chiamato lo “scritto di Rongo Rongo”.

 

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