Oggetti “non identificati”: Le testimonianze degli autori classici

Le cronache romane rappresentano una delle fonti più ricche per lo studio dei fenomeni celesti osservati nell’antichità.
Storici, filosofi e naturalisti registrarono con grande attenzione eventi ritenuti eccezionali, lasciando una documentazione che ancora oggi suscita interesse sia tra gli studiosi sia tra gli appassionati di misteri storici.
È importante ricordare che questi autori non parlavano di “astronavi” o di civiltà extraterrestri: descrivevano semplicemente ciò che ritenevano fenomeni straordinari o presagi inviati dagli dèi.

Cicerone, copia di un busto proveniente da Londra (Duca Wellington) – Wikipedia, pubblico dominio

Cicerone e i fenomeni del cielo

Fra gli autori più autorevoli figura Marco Tullio Cicerone, che nel De Divinatione raccoglie numerosi racconti riguardanti eventi insoliti osservati nei cieli.

L’oratore romano ricorda episodi nei quali il Sole sembrò brillare durante la notte, il cielo fu attraversato da fragorosi boati e apparvero insolite sfere luminose. Per i Romani tali fenomeni erano interpretati come segni destinati ad annunciare avvenimenti di particolare importanza politica o militare.

Oggi questi racconti vengono spesso richiamati nella letteratura ufologica, mentre gli storici tendono a considerarli testimonianze di fenomeni atmosferici eccezionali oppure descrizioni influenzate dalla mentalità religiosa dell’epoca.

 

Tito Livio e i prodigia

Ritratto di Tito Livio – Wikipedia, pubblico dominio

Lo storico Tito Livio, nella monumentale Ab Urbe Condita, dedica ampio spazio ai cosiddetti prodigia, eventi straordinari che il Senato romano riteneva opportuno registrare e interpretare attraverso particolari cerimonie religiose.
Tra questi figurano numerosi fenomeni osservati nel cielo: scudi fiammeggianti, globi luminosi, torce infuocate, soli multipli, lune insolite e luci che attraversavano rapidamente il firmamento.
Uno degli episodi più noti riguarda il regno di Numa Pompilio, al quale la tradizione attribuisce la caduta dal cielo di uno scudo sacro, l’Ancile. Secondo il racconto leggendario, questo oggetto sarebbe stato custodito come simbolo della protezione divina di Roma.
Per gli antichi si trattava di un dono degli dèi; alcuni autori moderni hanno invece cercato di reinterpretare il racconto alla luce delle ipotesi ufologiche. Si tratta tuttavia di una lettura contemporanea che non trova riscontro nelle fonti originarie.

Plinio il Vecchio e i fenomeni atmosferici
Anche Plinio il Vecchio, nella sua monumentale Naturalis Historia, raccolse numerose osservazioni relative ai fenomeni del cielo. Egli descrive la comparsa di torce luminose, travi infuocate, globi incandescenti e bolidi che attraversavano il firmamento.
Plinio tentò persino di classificare tali manifestazioni secondo il loro aspetto, distinguendo diverse tipologie di fenomeni luminosi.
L’obiettivo del naturalista romano, tuttavia, non era attribuire loro un’origine misteriosa, bensì catalogare tutto ciò che appariva insolito in natura, secondo il metodo enciclopedico che caratterizza la sua opera.

Giulio Ossequente e il Prodigiorum Liber
Una delle raccolte più importanti dedicate ai prodigi dell’antichità è il Prodigiorum Liber, compilato da Giulio Ossequente probabilmente nel IV secolo d.C.
L’opera costituisce una preziosa sintesi delle cronache precedenti, soprattutto di quelle tratte da Tito Livio, e raccoglie centinaia di eventi ritenuti straordinari verificatisi durante la Repubblica romana.
Tra i fenomeni descritti figurano:

  • scudi di fuoco;
  • ruote luminose;
  • colonne infuocate;
  • più soli visibili contemporaneamente;
  • più lune;
  • torce fiammeggianti;
  • corpi luminosi che attraversavano il cielo;
  • bagliori notturni capaci di illuminare il paesaggio come fosse giorno.

Molti degli episodi elencati in precedenza derivano proprio da quest’opera, che costituisce una delle principali fonti utilizzate dagli studiosi della religione romana e, più recentemente, anche dagli autori interessati al fenomeno UFO.

Image by Christian Plass from Pixabay

Va però osservato che Ossequente non interpreta questi eventi come manifestazioni tecnologiche: essi vengono presentati esclusivamente come prodigi, cioè segni straordinari inviati dagli dèi.

Il passaggio della cometa di Cesare
Tra gli eventi astronomici più celebri dell’antichità figura la comparsa della cosiddetta Cometa di Cesare, osservata pochi mesi dopo l’assassinio di Gaio Giulio Cesare, avvenuto nel 44 a.C.

Durante i giochi celebrati in suo onore apparve nel cielo una brillante cometa, visibile per diversi giorni consecutivi. L’evento fu interpretato da Ottaviano Augusto come il segno dell’apoteosi del padre adottivo, contribuendo alla nascita del culto del Divus Julius.

Augusto – Armadio delle Monete, Berlino – Dritto: Testa di Augusto con corona di quercia. Rovescio: Divus Julius – Cometa a otto raggi – Wikipedia, pubblico dominio

Nel corso del Novecento alcuni autori hanno ipotizzato che le descrizioni dell’epoca potessero riferirsi a un oggetto volante non identificato. Gli astronomi e gli storici, tuttavia, concordano nell’identificare il fenomeno con una cometa eccezionalmente luminosa, ben documentata anche da altre fonti.

Altri autori dell’antichità
Oltre agli storici romani, anche numerosi autori greci e latini descrissero fenomeni luminosi osservati nel cielo.
Fra essi ricordiamo Plutarco, Seneca, Valerio Massimo, Eschilo e Senofonte, le cui opere contengono riferimenti a bagliori, colonne di fuoco, stelle particolarmente luminose, meteore e altri eventi insoliti.
La letteratura ufologica ha spesso raccolto queste testimonianze proponendone una lettura alternativa. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, gli studiosi ritengono che tali racconti possano essere spiegati attraverso fenomeni astronomici o atmosferici ben conosciuti, oppure interpretati nel contesto religioso e culturale dell’epoca.

Tra storia e interpretazione
Le cronache dell’antichità costituiscono un patrimonio documentario di enorme valore. Esse dimostrano quanto l’osservazione del cielo fosse importante per le civiltà del passato e come ogni evento inconsueto venisse registrato con estrema attenzione.
Stabilire oggi la natura di quei fenomeni non è sempre possibile. Alcuni possono essere ricondotti con buona probabilità a eclissi, comete, bolidi, aurore, aloni solari o particolari condizioni atmosferiche; altri rimangono difficili da interpretare per la scarsità delle informazioni disponibili.
Proprio questa incertezza ha favorito la nascita di numerose ipotesi, fra cui quella ufologica, che propone una rilettura delle antiche cronache alla luce del moderno fenomeno degli oggetti volanti non identificati. Si tratta però di una chiave interpretativa che, pur esercitando un indubbio fascino, non rappresenta il consenso della ricerca storica e archeologica.
L’interesse di questi racconti risiede forse proprio nel loro carattere enigmatico. Essi continuano a ricordarci che il cielo, ieri come oggi, è stato fonte di stupore, interrogativi e interpretazioni diverse.
Alcuni vedono in quelle antiche descrizioni semplici fenomeni naturali osservati con gli occhi di uomini vissuti migliaia di anni fa; altri ritengono che possano celare qualcosa di ancora inspiegato. In assenza di prove definitive, il dibattito rimane aperto e continua ad alimentare la curiosità di storici, astronomi e appassionati del mistero.

 

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