A metà del diciannovesimo secolo un’invenzione rivoluzionò la scienza medica: le lenti toroidali per correggere l’astigmatismo.

Questo è ciò che la storia ci dice. Il frate francescano Ruggero Bacone, una delle menti più brillanti del suo tempo nell’opera Opus Maius oltre alla matematica, le macchine volanti ed altri temi diede ampia risonanza all’ottica. Bacone nel 1250 si dedicò ad alcuni esperimenti con lenti e specchi arrivando a descrivere i principi del riflesso e della rifrazione.
In seguito a misteriose vicende che lo portarono ad essere accusato di eresia e imprigionato. Fu quindi costretto a proseguire i suoi studi in segreto e solo vent’anni dopo le lenti si trasformarono in occhiali grazie ad Alessandro Spina.

Henry Austen Layard

Era l’anno 1849, quando l’archeologo Austen Henry Layard che stava scavando nel palazzo di Kalhu, a Nimrud, antica capitale dell’Assiria, tra gli innumerevoli pezzi trovati, scoprì una lente di vetro. L’oggetto datato al 700 a.C si scoprì che era un pezzo di quarzo lucidato di alta qualità e senza imperfezioni interne.

Il prof. Temple ha detto: “Tutto indica che si tratta di una lente toroidale elaborata di proposito con questa forma. E le lenti di questo tipo hanno solo un uso: correggere l’astigmatismo.
Se il professor Temple avesse ragione, l’ottica ha dato una vista migliore, non meno di duemilacinquecento anni prima di quanto si pensasse. Temple ha in seguito scoperto altre lenti nei musei negli archivi e nelle collezioni e tra i pezzi catalogati scoperti a Cartagine scoprì 16 lenti simili a quello che aveva studiato. Ne ha trovati anche a Rodi, a Efeso e Troia, dove ha trovato 48 cristalli piatti e convessi, perfettamente identici a quelli usati dall’ottica moderna. La sua ricerca lo ha condotto anche in Egitto, dove trovò decine di lenti, grazie alle quali mostrò solide prove per dimostrare che i mitici abitanti della civiltà che era stata eretta sulle rive del Nilo svilupparono una tecnologia ottica avanzata.

fonte testo

Quanto sopra ci riporta inevitabilmente ad uno degli oggetti facenti parte della “OOPArt” (Out Of Place Artifacts – artefatti “fuori posto”) e precisamente alla lente di NIMRUD

Se sfogliamo qualunque libro di storia, possiamo vedere che l’invenzione del telescopio risale al 1608 il cui creatore, Galileo, fu il primo essere umano a scrutare il cielo con uno di questi apparati. Tuttavia, se facciamo caso alla teoria di uno scienziato italiano, questa data dovrebbe essere rivista e situarla un pochino più dietro. Esattamente 2.500 anni più dietro, nell’antica Mesopotamia.
E tutto questo perché secondo questo scienziato, la lente di Nimrud, l’utensile ottico più antico che si conserva, era parte di un telescopio che gli Assiri usarono per osservare l’universo. 
La lente di Nimrud è un pezzo di vetro di roccia, di 3.000 anni fa che fu trovato in Nimrud, ove viveva un antica popolazione Assira situata in quello che oggi è l’Iraq. 
La roccia in questione e’ stata lavorata e ben levigata affinché potesse compiere le funzioni di una lente.  Giovanni Pettinato, laureato in Assiriologia docente presso l’Università di Roma “La Sapienza” , afferma che questa lente farebbe parte di un antico telescopio e che spiegherebbe le grandi conoscenze di astronomia che avevano gli assiri. 
Per esempio, descrivevano Saturno come; “Un Dio circondato da un anello di serpenti.” Bisogna ricordare che Galileo non arrivò a distinguere gli anelli di Saturno che lo descrisse come un curioso oggetto con due “lobi.” 
I detrattori di questa teoria affermano che la lente è molto rozza per poter fare queste osservazioni.
Giovanni Pettinato spiega che questa lente sarebbe costituita da una serie di pietre trasparenti posizionate in linea. 
Forse poteva essere semplicemente una decorazione o una perlina o servire come una specie di lente d’ingrandimento utilizzata dagli artigiani Assiri, specialisti nel trascrivere i minuscoli testi su tavole di argilla, potessero realizzare meglio il loro lavoro.
Questo oggetto poteva servire anche come un aiuto per la vista, perché prove ottiche realizzate hanno comprovato che corregge leggermente l’astigmatismo e poteva essere usata perfino come un “accendino”, poiché era possibile infiammare un oggetto per mezzo della sua concentrazione di raggi solari sulla lente. 
Qualunque fosse la sua funzione quello che sorprende è la scomparsa di questa “tecnologia ottica” nei secoli posteriori. 
Numerosi sono stati i ritrovamenti archeologici di questo tipo di oggetti  che vengono anche menzionati nei testi degli antichi romani che riferivano di una pietra preziosa che che veniva solitamente utilizzata da Nerone per vedere meglio lo spettacolo dei gladiatori.  
.
vedi anche: