Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Progetto Orione – Giza come servomeccanismo giroscopico planetario

PROGETTO ORIONE
GIZA COME SERVOMECCANISMO GIROSCOPICO PLANETARIO

A cura di Gaetano Barbella

Illustrazione 1: Mappa della necropoli di Giza. Tratto da: http://louisweb.altervista.org/archivio2002/egitto/storiagiza.htm

1. La parabola evangelica e la “Cintura di Orione”

Illustrazione 2: Correlazione delle tre stelle della “cintura di Orione” con le piramidi e la sfinge di Giza.

“Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa”, ammonisce Gesù nel vangelo di Lc. 12,35-36. E ancora: “Or sappiate questo, che se il padron di casa sapesse a che ora verrà il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe sconficcar la casa. Anche voi siate pronti, perché nell’ora che non pensate, il Figliuol dell’uomo verrà.” (Lc. 12,353940).

Mi limito a questi preamboli evangelici per legarli effettivamente alla Terra vista come umanità creata dal Padre Suo, se esaminiamo alcuni suoi grandi monumenti del passato, le piramidi di Giza d’Egitto, Cheope, Chefren e Micerino unita alla grande Sfinge. Nell’insieme questi quattro giganti megalitici, in base a una teoria della piramidologia, sono stati visti come riflesso del cielo stellato, alle tre stelle (illustr. 2) della “cintura di Orione”, Alnitak, Alnilam e Mintaka, che fanno parte della omonima costellazione. Una correlazione, con le suddette citazioni evangeliche, che effettivamente sembrano avervi legame, tanto più che viene raccomandato anche di tenere le “lampade accese”, in relazione al fatto che si tratta di stelle sempre brillanti in cielo.

La teoria della correlazione di Orione fu accennata la prima volta da Robert Bauval nel 1983. Una notte, mentre stava lavorando in Arabia Saudita, portò la propria famiglia e quella di un amico sulle dune del deserto Arabico, per una campagna esplorativa. Il suo amico indicò Orione, dicendo che Mintaka, la più piccola ed occidentale stella della “cintura di Orione”, era leggermente fuori asse rispetto alle altre. Di qui, Bauval ebbe l’intuizione del collegamento della tre piramidi di Giza con le tre stelle di Orione. Nel 1989 pubblicò questa idea in Discussions in Egyptology, volume 13 e in seguito, espose il concetto in collaborazione con Adrian Gilbert (The Orion Mystery, 1994) e con Graham Hancock (Custode della genesi, 1996), e in altre pubblicazioni separate. L’idea base della teoria è che la posizione relativa delle tre principali piramidi di Giza siano per scelta legate alla posizione delle tre stelle che formano la cintura di Orione, come apparivano nel 10 000 a.C. Secondo Bauval questa correlazione fu volontariamente creata da chi costruì le piramidi. Le stelle di Orione erano associate dagli egizi ad Osiride, il dio-sole della rinascita e dell’oltretomba.
A seconda della versione di questa teoria, possono essere incluse altre piramidi per la ricostruzione della costellazione di Orione, mentre il fiume Nilo rappresenterebbe la Via Lattea. Inoltre, l’orientamento e la disposizione di sfinge, piramidi e fiume Nilo fu indicata come accurata rappresentazione di Leone, Orione (per la precisione della sua cintura) e Via Lattea.
Questa idea fu esposta da Hancock nel 1998 in The Mars Mystery (con Bauval come coautore).1 A questo punto l’allusione alle citazione evangelica dei “fianchi cinti” e della “lampade accese”, ed il resto conseguenziale, può far sorridere chi non vi intravede nessi sostanziali con il complesso di Giza legato con la “Cintura di Orione”, se si considerano i significati attribuiti nella religione che, in conclusione, si legano alla venuta del Signore per il giudizio delle opere dell’uomo.
In verità debbo dire che è stato proprio la riflessione sulla raccomandazione evangelica di Gesù a farmi sorgere delle idee per immaginare il nesso della “cintura di Orione” con il complesso megalitico di Giza, similmente all’idea sorgiva in Robert Bauval nel 1983 che fece il collegamento tra le tre stelle di Orione e le tre piramidi di Giza.

Mi son posta la domanda sui possibili riflessi sul complesso di Giza derivanti dal loro stretto legame con le tre stelle della “cintura di Orione”, cioè che funzione, svolgerebbe di così importante, forse molto più di una? Tale da disporlo a far da nocchiero, forse, per l’intero pianeta Terra? E così permetterle di girare intorno a sé e intorno al Sole, di conserva agli altri compagni pianeti, nei millenni?
Già mi è stato possibile ipotizzare le funzioni specifiche attribuibili alle tre piramidi di Giza, e per questo ho scritto due saggi, uno su Cheope con “La Stele dell’Inventario di Giza la “sindone” della Grande Piramide2, e l’altro su Chefren e Micerino con “La piramide di Chefren e il sigillo della triade superna del giudizio finale3. La funzione della Piramide di Cheope riguarda la rigenerazione delle energie eteriche, mentre la funzione delle altre due piramidi riguarda la corretta opera eterica, quali peculiari organi di giudizio. E questo già spiega il nesso con la parabola evangelica sopra accennata, quando si parla della “venuta del figliuolo dell’uomo”, relativa al giudizio universale.

In quanto all’ipotetica funzione base dell’intero complesso di Giza, dopo avere eseguito vari studi di carattere tecnico esaminando la sua mappa, mi sono persuaso che essa abbia il presumibile compito di far da servomeccanismo eterico della Terra, vista come un complesso eterico sistema giroscopico, per mantenere costante il suo asse di assetto. Negli ultimi millenni si è mantenuto costantemente sul valore di circa 23° e 30′ di inclinazione rispetto al Nord galattico, ma nel remoto passato del nostro pianeta, la direzione del suo asse di rotazione è cambiata varie volte di decine di gradi, un fenomeno noto come migrazione dei poli. Un nuovo modello – che tiene conto dell’effetto delle sollecitazioni elastiche indotte dal cambiamento di direzione dell’asse sulla litosfera, la parte più esterna e rigida della Terra – consente di riprodurre schemi di migrazione dei poli compatibili con le registrazioni paleomagnetiche.

Illustrazione 3: La migrazione dei poli della Terra. Tratto da: http://www.lescienze.it/news/2012/11/06/news/modello_spost amento_reale_poli-1355715/

La migrazione dei poli (true polar wander, TPW), ovvero il processo di deviazione della direzione dell’asse terrestre verificatosi nel corso di miliardi di anni, potrebbe essere stata causata da impulsi dei moti convettivi nel mantello, seguiti da movimenti elastici degli strati più esterni della crosta terrestre. In seguito, la complessa interazione tra le diverse dinamiche avrebbe determinato un processo di stabilizzazione del fenomeno fino al ritorno dell’asse di rotazione nella posizione originaria. È questo il modello proposto sulle pagine di “Nature” da JR Creveling del Department of Earth and Planetary Sciences della Harvard University e colleghi dell’Università di Toronto e dell’Università dell’Arizona a Tucson. Lo studio delle variazioni del campo magnetico in epoche passate mostra che in un’epoca che va dal Paleoproterozoico al Cretaceo (cioè da 2500 milioni a 65 milioni di anni fa) si sono verificate diverse oscillazioni relativamente rapide, con variazioni di decine di gradi nell’arco di 10.000-100.000 anni, del polo di rotazione rispetto alla superficie geografica. Queste variazioni possono essere in parte spiegate considerando la forma e la costituzione del nostro pianeta, nonché alcuni principi fisici. Com’è noto, infatti, la Terra non è perfettamente sferica. Questa caratteristica fa sì che, da un punto di vista fisico, il nostro pianeta abbia tre assi d’inerzia tra loro ortogonali, il maggiore dei quali è quasi perfettamente allineato con l’asse di rotazione che passa per i poli geografici. Quando uno degli altri due, che passano invece per l’equatore, assume valori prossimi all’asse maggiore si verifica un riorientamento dell’asse di rotazione. 4

 

2. Il giroscopio

Illustrazione 4: Esempio di giroscopio. Fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Giroscopio

Illustrazione 5: Piattaforma completamente stabilizzata mediante tre giroscopi con sospensione a un solo grado di libertà

L’illustr. 4 mostra un esempio schematico di un giroscopio e poi, con l’illustr. 5 successiva, si entra nel particolare di una piattaforma completamente stabilizzata mediante tre giroscopi con sospensione a un solo grado di libertà.
Qui un segnale del giroscopio x (gir x) provoca un intervento di Illustrazione 4: Esempio di retroazione del servomeccanismo giroscopio. Fonte: SMC che con il rotismo R applica un momento di stabilizzazione opio sulla connessione del telaio A con B. Analogamente un segnale del giroscopio y causa, attraverso l’intervento di SMC, l’applicazione di un momento di stabilizzazione. Fra i telai B e C e così via, in maniera che la piattaforma viene sempre riportata nelle prefissate condizioni iniziali. SC sono strumenti di controllo.

Apparecchiature di questo tipo sono sovente usate per la stabilizzazione di piattaforme destinate a mantenere in posizione a orientamento invariabile strumenti di misura montati ad esempio su veicoli a guida inerziale.
La costituzione assai complessa di una piattaforma stabilizzata giroscopicamente è dovuta all’elevata precisione necessaria: si pensi che una deriva di un grado può portare a un errore di rotta di 100 km. La precisione richiesta agli strumenti giroscopici è sempre assai elevata: in missili a breve gittata è ammesso un errore di deriva di qualche grado per minuto di tempo, montaggi per aeroplani devono avere derive dell’ordine del grado per ora, mentre le apparecchiature per la guida inerziale nella spazio devono presentare errori di deriva di un giroscopio, che provochi dell’ordine del grado per anno.
La deriva di un giroscopio, che provochi una deviazione progressiva del suo asse di rotazione dalla posizione iniziale, è dovuta all’attrito nei supporti e la non perfettissimo equilibrio del rotore, a effetti di temperatura, ecc.5

 

3. Principi di Statica e di Dinamica delle Strutture

Tratto da: http://oldwww.unibas.it/utenti/laterza/Sito 1/Academic Courses files/1-ForzeCorpiRigidi.pdf

 

3.1 Introduzione

Nel capitolo 2 ho accennato alla funzione base dell’intero complesso di Giza, dopo avere eseguito vari studi di carattere tecnico esaminando la sua mappa, e così mi sono persuaso che essa ha il compito di fare da servomeccanismo eterico della Terra vista come ipotetico eterico sistema giroscopico, per mantenere costante l’assetto del suo asse di rotazione. Sui servomeccanismi giroscopici ne ho accennato nel capitolo precedente ed ora tocca spiegare cosa ho dovuto fare nell’esaminare la mappa di Giza e intuire la concezione giroscopica celata nella sua disposizione planimetrica. Per questo ho immaginato le piramidi come forze eteriche agenti in qualche modo, che in una prima fase sono tutte rivolte verso la stessa direzione della Sfinge, cioè a Est. L’altezza di ogni piramide, per la loro gravità piezometrica, è in pratica una forza agente sul terreno, tanto da far supporre un’analoga attività eterica rivolta, come forza vettoriale, verso est, come anzidetto. Il resto del lavoro tecnico che ho svolto si avvale di nozioni note ad un ingegnere delle costruzioni, cioè Principi di Statica e di Dinamica delle Strutture che saranno spiegati nel prossimo capitolo.

3.2 La meccanica, la statica, la dinamica e la scienza delle costruzioni

La meccanica è quella parte delle scienze applicate che studia le forze e il moto. In questo campo è fondamentale la nozione di equilibrio, ovvero la condizione che si instaura quando le forze che agiscono su un corpo si bilanciano tra loro.
La statica è quella parte della meccanica che si interessa specificamente delle relazioni tra le forze che agiscono sui corpi che si trovano in uno stato di quiete.
La dinamica invece è quella parte della meccanica che tratta dei corpi in movimento.
Anche i corpi in movimento possono però essere considerati come se fossero in equilibrio, considerando le forze di inerzia.
La scienza delle costruzioni è quella parte della meccanica che si occupa delle relazioni tra le forze che agiscono su di un corpo, e gli effetti prodotti da tali forze all’interno del corpo (sollecitazioni, deformazioni, tensioni)

3.3 Le forze

Nello studio della meccanica viene fatta una distinzione tra quantità scalari e vettoriali. Le quantità scalari possono essere adeguatamente caratterizzate dalla loro intensità.
Le quantità vettoriali devono essere caratterizzate in termini sia di intensità (modulo) che di direzione e verso.
Una qualsiasi quantità vettoriale può essere rappresentata con un segmento orientato (una freccia che indica il verso); la retta di azione, rispetto ad una asse prefissato, denota la direzione della quantità vettoriale. La lunghezza del segmento, disegnata in una certa scala, rappresenta l’intensità (o il modulo) della quantità.
Le forze sono quantità vettoriali. Il concetto di forza è fondamentale per il campo della meccanica. Una forza è una interazione diretta tra corpi.
Forze di interazione hanno l’effetto di causare cambiamenti nella forma o nel moto, o entrambi, dei corpi coinvolti.

3.4 Parallelogramma delle forze

Illustrazione 6: Vettori di forze.

Essenziale per lo studio del comportamento strutturale è conoscere il risultato dell’interazione di diversi vettori forza agenti su un corpo (illustr. 6). Per sommare quantità vettoriali si può applicare la regola del parallelogramma. In termini di vettori forza, questa legge afferma che quando le linee di azione di due forze si intersecano, esiste una singola forza, chiamata risultante, con effetto esattamente equivalente a quello delle due forze di partenza, rappresentata dalla diagonale del parallelogramma formato usando i due vettori forza come i lati dello stesso.

3.5 Poligono delle forze

Illustrazione 7: Poligoni delle forze

La risultante di più forze può determinarsi anche per via grafica costruendo il poligono delle forze (illustr. 7).
I singoli vettori vengono disegnati, in scala, l’uno di seguito all’altro (l’ordine con cui si succedono non è importante). Tranne nel caso in cui la forza risultante sia nulla, il poligono delle forze ottenuto da questa costruzione non è chiuso. Il lato di chiusura coincide con la risultante dei diversi vettori forza (la risultante è quel vettore che parte dalla coda del primo vettore e finisce alla punta dell’ultimo vettore). La risultante, quindi, chiude il poligono delle forze.

3.6 Scomposizione e composizione delle forze

Un procedimento che discende direttamente dall’enunciato del parallelogramma delle forze è quello che permette di suddividere una singola forza in due (o più) forze separate costituenti un sistema di forze equivalente alla forza iniziale data. Questo procedimento viene spesso indicato come scomposizione di una forza nei suoi componenti (illustr. 8). Nell’analisi strutturale è spesso conveniente scomporre una forza nelle sue componenti ortogonali, o cartesiane. Utilizzando un angolo retto, le componenti possono essere trovate utilizzando semplici funzioni trigonometriche.

Illustrazione 8: Scomposizione di forze nei suoi componenti.

4. L’analisi statica delle forze vettoriali prevedibili
in sede delle piramidi e la sfinge di Giza. Prima fase

Illustrazione 9: Mappa di Giza. Analisi grafica dei vettori-forza in sede delle tre piramidi e la sfinge e loro risultanti. Prima fase.

Una volta appreso come si svolge lo studio della statica relativa a forze vettoriali, come già detto, si è in grado di vederne l’applicazione per conoscere i probabili effetti di ipotetiche forze in sede delle piramidi e sfinge della piana di Giza d’Egitto. L’illustr. 9 mostra tutto l’iter della procedura grafica per la risoluzione di questo problema.

Come già detto, immaginiamo che nel centro delle piramidi di Cheope, Chefren e Micerino e la Sfinge, agiscano le forze vettoriali, tutte verso la direzione Est e di entità riportata sul poligono delle forze a sinistra, detto anche poligono funicolare. Qui con linee parallele alle forze ausiliare a, b, c, d ed e riportate sulla pianta a destra, si inizia dall’asse di azione della piramide di Cheope con la forza a fino a intersecare il centro di azione della sfinge. Partendo poi dal centro di Cheope si traccia la linea della forza ausiliare b fino a intersecare l’asse di azione di Chefren. Di qui, si traccia la linea della forza ausiliare c fino a intersecare l’asse di azione di Micerino. Infine si traccia la linea della forza ausiliare d facendola passare per l’asse di azione di Micerino fino a congiungersi con la linea della forza ausiliare a. In questo modo possiamo conoscere la risultante delle forze delle tre piramidi escluso quella della sfinge. Fatto questo ci occupiamo anche dell’apporto della ipotetica forza della Sfinge che non conosciamo, in modo che la risultante corrisponde al suo asse di azione. Possiamo saperlo tracciando la linea della forza ausiliare e che gli compete, congiungendola col punto di intersezione della precedente linea d con l’asse di Micerino fino a intersecare il centro di azione della sfinge. Riportiamo poi la parallela a questa linea di azione e sul poligono funicolare a sinistra, cosa che avevo fatto preventivamente ma non potevo farlo ancora. Ora si può conoscere la forza di azione della sfinge e vediamo che è rilevante, quasi la somma delle forze di tutte e tre le forze delle piramidi. Ma abbiamo fatto un lavoro ipotetico immaginario, e sarebbe campato in aria se non fosse per un riscontro interessante, cioè che la linea della forza di azione e, relativa alla sfinge è parallela alla linea del Viale di Cheope, entrambi inclinati di 14° circa. Che dire? Possiamo avvalerci di questo riscontro casuale per convincerci della validità di ciò che ho fatto fin qui? Forse sì, ma c’è modo di ottenere un’ulteriore prova eseguendo un nuovo grafico, che nel contempo ci darà anche la prova che si tratta della spiegazione per immaginare che il complesso di Giza in esame suggerisce l’idea di un sistema eterico dell’interazione sull’asse terrestre. Nel capitolo che viene, vedremo perciò, con una seconda fase, com’è che l’asse terrestre si porta sul valore attuale di 23° e 30′.

4. L’analisi statica delle forze vettoriali prevedibili
in sede delle piramidi e la sfinge di Giza. Seconda fase

Illustrazione 10: Mappa di Giza. Analisi grafica dei vettori-forza in sede delle tre piramidi e la sfinge e loro risultanti. Seconda fase.

Conosciamo già la procedura da fare per capire lo studio che ho fatto in questo caso sull’indagine delle forze vettoriali del complesso di Giza, uguali a quelle considerate per il caso precedenti. In questo nuovo caso che è la seconda fase, si cambia il verso delle forze vettoriali e si orientano tutte nel senso suggerito dal Viale di Chefren. Ci si rende conto subito che questo verso, rispetto a quello dettato dalla linea di azione della forza della sfinge e dell’illustr.10 ha un’inclinazione di circa 23° e 30′ rispetto al verso del Viale di Cheope. Di qui si ha la prima avvisaglia sull’idea che si tratti dell’accostamento con l’asse di inclinazione del nostro pianeta Terra, ma andiamo avanti con l’esame sull’andamento delle forze vettoriali grazie al poligono funicolare disegnato sulla sinistra del grafico dell’illustr. 10. Cominciamo a trasporre, con parallele le forze-vettori del poligono, le corrispondenti linee, prima la a e poi successivamente nel modo che sappiamo, la b, la c e la d. Cosa ne viene fuori? Che la linea di forza d confluisce sulla linea iniziale a in un punto molto prossimo alla sfinge per darci la posizione della risultante delle forze delle tre piramidi, esclusa quella della sfinge. In seguito, completando il grafico, si traccia la linea di forza e congiungendo l’incrocio, fra la linea di forza d e l’asse del verso della piramide di Micerino, con il centro della sfinge, possiamo conoscere sul poligono funicolare l’entità dell’apporto della forza della sfinge che è minima, quasi nulla. Quasi a immaginare che forse, l’approssimazione dettata dal metodo grafico può aver causato degli errori, e rifacendo tutto con buona precisione, non risulterebbe l’intervento della sfinge, la cui forza si assommerebbe da sola (cosa che vale comunque per il caso appena eseguito) a quella della risultante delle tre forze delle piramidi. Insomma, a parte questo, resta comunque convincente che la tesi sulla possibilità che il sistema del complesso megalitico di Giza funga da servomeccanismo eterico di giroscopio, altrettanto eterico, in sede del pianeta Terra, stia in piedi. Ma a dar man forte a questa tesi restano due altre prove grafiche che ho concepito per valutare a mio modo che la disposizione mappale delle tre piramidi unite alla sfinge, sia correttamente in armonia. Come voler provare che vadano perfettamente d’accordo fra loro. Non solo ma questo si aggiunge il segno della funzione della sfinge come guardiano del complesso di Giza.

 

5. Il Trigono di Giza per una terna di dei

Illustrazione 11: mappa di Giza. Il trigono della piramide di Chefren con la piramide di Micerino rispetto alla Grande Piramide.

Che dire? É casuale la configurazione delle tre piramidi o è stata voluta così dai loro costruttori?

6. La quadratura di Giza per una Sfinge fedele nei millenni come eterno guardiano

Illustrazione 12: Mappa di Giza. Quadratura delle piramidi di Cheope con la piramide di Micerino rispetto alla Sfinge.

Anche questo aspetto è una configurazione casuale, un vezzo voluto dai costruttori di Giza?

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Brescia, 26 agosto 2017

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1  https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria della correlazione di Orione

2  https://tanogabo.com/la-stele-dinventario-di-giza-la-sindone-della-grande-piramide/
3  https://tanogabo.com/la-piramide-di-chefren-e-il-sigillo-della-triade-superna-del-giudizio-finale/
4  http://www.lescienze.it/news/2012/11/06/news/modello spostamento reale poli-1355715/
5  Fonte: Enciclopedia della scienza e della tecnica. Vol. V, p. 623. Ediz. Arnoldo Mondadori.
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