Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Rigoletto, una “lettura” in prosa rimata

di Sandro Boccia

Scenografia per la prima del 1851 dell’opera di Verdi, Rigoletto (atto 1, scena 2)

E arriva Rigoletto, melodramma in tre atti, libretto di Piave, da Hugo, rappresentato

alla Fenice lagunar l’11 marzo del ’51. Ci troviam a Mantova, nel XVI secolo: il duca

libertino seduce Gilda, la figlia di Rigoletto, il buffone di corte gobbo e sciancato,

che per vendetta assolda il sicario Sparafucile, disposto all’omicidio , con la sorella

Maddalena complice, invaghitasi anch’ella del duca ma Gilda si fa uccider al posto

del nobile di cui è follemente innamorata. Rigoletto fu applaudito senza riserva bella

dal pubblico venezian. Verdi fu soddisfatto sia dello spettacolo sia del dramma posto

che giudicò “la mia migliore opera”. Minuziose furon le prove: fra l’altro pria della

recita tenne nascosta la celebre romanza del duca “La donna è mobile” che si fece

giurare dagli orchestranti di non canticchiarla né fischiettarla fuori per le vie; altro

elemento di successo fu proprio la gobba di Rigoletto e il famoso quartetto dell’atto

ultimo ove i personaggi intreccian i lor pensieri, anche inconsciamente dal momento

che due di essi (il Duca e Maddalena) ignoran la presenza degli altri due (Rigoletto

e Gilda) che li stanno spiando. Il canto più alto spetta al padre: persuaso d’aver

contro il mondo intero, contro il mondo si scatena invano, in realtà, senza diletto,

il suo dramma, che finisce per opporlo all’amata figlia, è l’impossibilità di mantener

Gilda allo stadio infantile. L’invettiva “Cortigiani, vil razza dannata” con attacco

violento, seguito da un dolce pianto sconsolato, basterebbe da sol ad accusar chi

ha tolto l’onore alla sua fanciulla, vittima sacrificale allorchè decide di farsi lì per lì

uccidere per l’amato duca che canta come un gallo non istupidito dal suo vizio.

Giuseppe Verdi, Rigoletto, illustrazione di Roberto Focosi

Il nobile si trova a proprio agio in compagnia dell’equivoca e procace Maddalena

che convincerà il fratello a uccider Gilda invece di quel giovin bello, uno sfizio!

Il Duca irride la leggerezza della donna, incapace di ver amore, mutevole senza lena

come foglia al vento. Nel paesaggio spettrale, tra i lividi lampi di una tempesta,

a cui si mescolano angosciosi lamenti umani, si staglia la figura del vedovo gobbo,

sinistra larva del terrore che crede d’aver ottenuto soddisfazione come in una festa!

Ma non durerà per tanto: quando scopre il corpo della figlia morente, un obbrobio,

il suo pianto, le sue invocazioni sino all’ultimo convulso grido della “Maledizione”

ci restituiscono l’uomo stroncato dalla propria “giusta vendetta”, una perdizione!

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