Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

San Francesco sul monte della Verna

Le pagine seguenti sono tratte dall’opera di un noto studioso di San Francesco, che le ha scritte utilizzando specialmente il racconto della vita del Santo, quale si trova nei famosi Fioretti, e nelle fonti coeve. Il conte Rolando de’ Cattani aveva donato a San Francesco il monte della Verna in Casentino, perché egli vi si potesse ritirare in solitudine. Il racconto del viaggio del Santo per recarsi sul monte, e l’insediamento suo e dei suoi compagni nel loro eremitaggio è ricco di episodi che esprimono mirabilmente il carattere del movimento francescano.

Panoramica Santuario della Verna (dettaglio)

Durante il suo lungo viaggio fino alla Verna, Francesco sentì che le forze lo abbandonavano di nuovo, e i suoi frati furono costretti ad entrare in una casa di campagna per prendere in prestito un asino per il loro signore. E quando il contadino seppe a chi era destinato quest’asino, andò egli stesso verso San Francesco:
«Sei tu quel frate Francesco del quale si parla tanto?» gli domandò. Poi, alla sua risposta affermativa, aggiunse: «In tal caso, guarda di esser buono quanto si dice che sei: poiché son molti quelli che han riposto la loro fiducia in te!».
Turbato nel più profondo dell’anima da questo ingenuo consiglio, Francesco cadde in ginocchio e baciò i piedi del contadino per ringraziarlo. Forse fu questo medesimo contadino dalla parola franca a incaricarsi di far da guida a Francesco e ai suoi frati fino al monte della Verna.

Sempre questa guida, chiunque fosse, fu presa da una sete irresistibile, al torrido calore d’estate, durante la lunga e spossante ascesa dalle pendici del Corsalone fino al nuovo eremitaggio. E poiché si lamentava con Francesco per la sete che lo tormentava, il santo s’inginocchiò in preghiera: dopo di che indicò al contadino una sorgente vicinissima.
Ora, mentre Francesco coi suoi frati saliva la montagna e s’erano fermati per riposarsi ai piedi di una quercia -— ci raccontano i Fioretti — ecco subito giunse un grosso stormo di uccelli che li salutò con canti di gioia e sbattimento di ali. Qualcuno di questi uccelli andò a posarsi sulla testa di San Francesco, e altri sulle sue spalle, e altri ancora sulle ginocchia e sulle mani del nostro santo padre. E Francesco, vedendo questa cosa meravigliosa, disse: «Credo veramente, miei cari fratelli, che sia caro al nostro Signor Gesù Cristo che poniamo la nostra dimora qui, su questa montagna solitaria, poiché i nostri fratelli uccelli si rallegrano tanto della nostra venuta».

Quando il conte Rolando seppe che frate Francesco e i suoi frati erano venuti a porre la loro dimora nel monte della Verna, ne ebbe una grande gioia: e il giorno dopo partì dal suo castello, con una numerosa compagnia, e si recò a far visita a San Francesco, portandogli, come anche ai suoi frati, pane, vino e altre cose ancora. E quando fu giunto in cima alla montagna, trovò tutti i frati in preghiera e s’avanzò verso di loro per salutarli. Allora San Francesco si alzò, e accolse messere Rolando con molta gioia e amorevolezza; e, subito dopo, tutt’e due si sedettero per parlare insieme. E quando ebbero parlato e San Francesco ebbe ringraziato il conte Rolando di quella montagna piena di raccoglimento, che gli aveva donata, gli chiese ancora di fargli costruire una misera celletta ai piedi di un bellissimo faggio, che si elevava a un tiro di pietra dalle capanne dei frati: perché quel luogo gli pareva meravigliosamente adatto alla meditazione.

San Francesco riceve in dono il monte della verna dal conte Orlando Catani – Foto tratta da: lostroute.files.wordpress.com

Subito messere Rolando fece costruire la cella; e quando fu fatta e cadde la sera, San Francesco fece loro una piccola predica; e poi, quando ebbe pregato, ed ebbe dato loro la sua benedizione, e Messere Rolando era di già sul punto di ripartire, il signore prese a parte San Francesco e i suoi frati e disse loro:
«Miei venerati fratelli, non è nelle mie intenzioni che soffriate della mancanza del necessario, qui, su questo monte selvaggio; e per questo vi dico una volta per tutte, che quando vi mancherà qualche cosa, voi non avrete che da mandare a cercarla presso di me e che, se voi mancate di farlo, ne avrò un grande dolore!». Dopo di che se ne tornò nel suo castello col suo seguito.
Allora Francesco disse agli altri frati di sedersi e si mise a spiegar loro in qual modo avrebbero dovuto vivere nel nuovo eremitaggio. E sopra tutto, li richiamò all’osservanza della santa povertà, dicendo loro:
«Guardate che l’offerta amichevole di Messere Rolando non faccia torto, in voi, alla nostra fedele signora, la santa Povertà, alla quale noi tutti abbiamo giurato fede!».

.

(Da J. Joergensen, Saint François d’Assise, Paris, 1917, pagg. 435-37).

.

Similar posts
  • Francesco e il feroce Saladino
    Proponiamo il racconto del dialogo tra san Francesco e il Sultano. Abbiamo scelto come fonte la Leggenda Maggiore di san Bonaventura da Bagnoregio, nell’edizione “Fonti Francescane” (Messaggero, Padova 1990). Probabilmente san Francesco arrivò dal sultano Melek-el-Kamel nella tregua d’armi tra la fine d’agosto e la fine di settembre del 1219 . La figura di san Francesco è […]

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *