Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Scheherazade, la mitologica narratrice di ‘Le mille e una notte’

La cornice dell’opera è centrata sul re persiano Shāhrīyār (Sahrigar), che, essendo stato tradito da una delle sue mogli, ha deciso di uccidere sistematicamente le sue spose al termine della prima notte di nozze.

La bella Sharāzād (altrimenti nota come Sherazad, Sharazād, Scheherazade, Shahrazada o Shahrzad), andata in sposa al re, escogita un trucco per salvarsi, ogni sera racconta al re una storia, rimandando il finale al giorno dopo. Va avanti così per mille e una notte; e alla fine il re, innamoratosi, le rende salva la vita.

scheherazade-paul-emile-detoucheNon esiste nella storia della letteratura una parabola più semplice e illuminante di quella di Sherazade e Sahrigar per spiegare l’importanza della fantasia e dell’invenzione nella vita degli esseri umani e il modo in cui esse abbiano contribuito a riscattarli dai bui inizi della loro storia quando ancora non erano diversi dai quadrupedi e dagli animali feroci. 
Ed è questa, indubbiamente, la ragione per cui Sherazade è uno dei personaggi letterari più seducenti e immortali di tutte le lingue e di tutte le culture.

L’ambientazione delle novelle è alquanto varia: il racconto-contenitore, come pure altre novelle, ha una origine indo-iranica ed appartiene al nucleo più antico. In molte altre novelle intervengono spiriti, che denotano una antica derivazione persiana.

Inizialmente tramandate oralmente, da un punto di vista temporale si ritiene che la prima stesura organica sia datata attorno al X sec. 
È infatti di questo periodo un’opera dal titolo persiano Hazār afsane (1000 favole), che potrebbe essere identificata col nucleo più antico de Le mille e una notte.

A supportare questa datazione approssimativa esiste la dichiarazione di uno storico secondo il quale all’inizio del XII sec. in Egitto l’opera Alf layla wa-layla (titolo arabo che letteralmente significa “Mille e una notte”) era molto popolare e conosciuta. D’altro canto, il manoscritto dal quale vennero effettuate le traduzioni che la diffusero in Europa era già scritto nel 1500.
Per Sherazade raccontare storie che catturino l’attenzione del re è questione di vita o di morte. Se Sahrigar mostrerà scarso interesse o noia per le sue favole lei sarà consegnata al boia alle prime luci del giorno. Questo pericolo mortale ne aguzza la fantasia e ne perfeziona il metodo portandola, inconsciamente, a scoprire che tutte le storie, in fondo, sono una storia unica, che, pur nella lussureggiante varietà di protagonisti e di avventure, hanno comuni radici segrete e che il mondo della fantasia è, come il mondo reale, uno, diverso e infrangibile.

"Il sultano perdona Scheherazade", di Arthur Boyd Houghton (1836-1875). Incisione su legno

“Il sultano perdona Scheherazade”, di Arthur Boyd Houghton (1836-1875). Incisione su legno

Il barbaro che ascolta Sherazade e si lascia condurre dalla sua bravura dentro i labirinti d’una esistenza di fantasia in cui resterà imprigionato e felice per mille e una notte, quella serie di racconti insegnerà che, nella violenta realtà di massacri, partite di caccia, piaceri carnali e conquiste vissute sino a quel momento, può nascere una realtà nuova, fatta di immaginazione e di parole, impalpabile e sottile ma seducente come una notte di luna piena nel deserto o una musica meravigliosa, all’interno della quale un uomo vive le più straordinarie peripezie, si moltiplica in centinaia di diversi destini, diventa protagonista di atti eroici, di passioni e di prodigi indescrivibili, ama le donne più belle, soffre per le più crudeli stregonerie, conosce i saggi più profondi e visita i più esotici paradisi.

Quando il re Sahrigar perdona la sua sposa anzi, le chiede perdono e si pente dei propri delitti è un essere che le favole hanno fatto diventare un sensibile, sognatore.

Da allora le traduzioni delle Mille e una notte si sono moltiplicate in ogni idioma al punto da disputare alla Bibbia e alle opere di Shakespeare il primato di libro più diffuso, adattato, tradotto della storia.

Niente di tutto ciò sarebbe stato possibile senza il desiderio per una vita alternativa, d’un destino diverso dal proprio che ha fatto sorgere nella specie umana l’idea d’inventare storie e di raccontarle, in sostanza, di viverle e di condividerle attraverso la parola e dopo, attraverso la scrittura.
Questa occupazione, questa magia, ha affinato la sensibilità, stimolato l’immaginazione, arricchito il linguaggio, offerto a uomini e donne tutte quelle avventure che non potevano assaporare nella vita reale e regalato loro momenti di felicità assoluta. La letteratura è anche un duraturo risarcimento contro gli infortuni e le frustrazioni della vita.

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testo elaborato da g.m.s. per umsoi

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