Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Spagna, l’eden delle mafie

Le origini della mafia: “la Garduña” 

Esistono varie leggende sull’origine della mafia italiana, ma una soltanto racconta che ha avuto origini in Spagna.
Tre cavalieri della città di Toledo (Spagna), Osso, Mastrosso y Carcagnosso, fondarono nel XV secolo una società segreta cavalleresca chiamata “La Garduña” formata da delinquenti. 
La storia riporta che questa società nacque come collaboratrice dell’Inquisizione nell’intento di perseguitare musulmani ed ebrei.

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Questi cavalieri si spostarono successivamente nell’isola di Favignana e vi restarono per 30 anni, durante i quali trasmisero le regole sociali, di onore, di sangue che finirono per caratterizzare le cosche mafiose.

Osso fondò Cosa Nostra, in Sicilia, 
Mastrosso la Camorra a Napoli, e
Carcagnosso la ‘Ndrangheta in Calabria.

Comunque sia, le origini della mafia risalgono all’epoca della dominazione spagnola in Italia, dalla massoneria e dalle società segrete come “la Garduña” che fiorirono nella prima metà dell’Ottocento. 

La mafia italiana ritrova le sue radici 

Non è irrilevante il fatto che l’Interpol consideri la Spagna come un paradiso per le mafie internazionali. L’ultimo rapporto sulla criminalità organizzata svela che la maggioranza delle 4.000 mafie presenti in Europa mantengono rapporti con la Spagna. 
Dall’anno 2000 nella penisola iberica sono stati catturati 36 capi mafia inclusi nella lista dei latitanti più pericolosi. 
La ragione principale di questa presenza mafiosa non è soltanto quella che vede la Spagna come la porta di ingresso della droga nel continente europeo, o magari le buone condizioni meteorologiche, la qualità di vita al di sopra della media europea, e la possibilità di investire e riciclare il denaro sporco. 
In realtà, una delle ragioni principali è, secondo Francesco Forgione, presidente della Commissione Antimafia del Parlamento Italiano dal 2001 al 2006, la mancanza di una legge che proibisca ai mafiosi di avere libertà di agire dal momento che nella legislazione spagnola non viene riconosciuto il “reato di mafia”. Per questo le mafie investono nel settore turistico spagnolo e scelgono la Spagna come meta ideale per essere carcerati. 
I boss mafiosi possono continuare a dare ordini dal carcere considerata la loro “maggiore libertà” di movimento rispetto alle carceri italiane. Un esempio è la detenzione di Santo Maesano, boss che controllava il mercato europeo della cocaina. Maesano commentava dalla prigione di Valdemoro (Madrid) che la vita là era come in un albergo senza restrizione per portare avanti la impresa della famiglia. 

La ‘Ndrangheta: condottiera dei pirati nell’ atlantico 

Per questa ragione la ‘Ndrangheta ha deciso di insediarsi in Spagna. La mafia calabrese si è installata a Madrid dove è localizzata la cosca del narcotrafficante Pannunzi; in Algeciras è presente la cosca di Cicero mentre Palma de Mallorca viene considerata come punto chiave di controllo di vari gruppi ´ndranghetisti. La Ndrangheta gestisce tutte le rotte della cocaina e ha il monopolio del traffico internazionale, mantenendo rapporti stretti con i narcotrafficanti o narcos colombiani, equadoregni e messicani che vedono in loro dei businessman affidabili e sicuri. Infatti, a differenza della criminalità siciliana, napoletana e pugliese, la ‘Ndrangheta non “offre” pentiti che cooperano con la polizia. 
La relazione annuale sulla ‘Ndrangheta approvata per la Commissione Parlamentare Antimafia nel 2008 conferma che negli ultimi dieci anni ci sono stati circa 1000 pentiti, di cui 400 o 500 di Cosa Nostra, 400 della Camorra e soltanto 40 della ‘Ndrangheta. Inoltre, la ‘Ndrangheta possiede una gran liquidità che è un fattore chiave di fiducia nei rapporti con altre organizzazioni criminali. 

Il direttore dell’ufficio Eurispes in Calabria, Raffaele Rio, affermò che la ‘Ndrangheta aveva guadagnato ancora più soldi con il traffico di droghe eliminando gli intermediari e lottando direttamente con i cartelli della droga dell’America del Sud. Il rapporto Eurispes ‘Ndrangheta Holding’ 2008 segnala che “ammonta a quasi 44 miliardi di euro il giro d’affari della ’Ndrangheta stimato per il 2007”. Per farsi un’idea, il giro d’affari prodotto dalla ’Ndrangheta è equivalente alla somma della ricchezza nazionale prodotta dall’Estonia. Per questo motivo viene definita ‘Ndrangheta Holding perché sembra, più di tutte le altre organizzazioni criminali, operare in termini di business come una società che possiede la maggioranza delle azioni di tante altre aziende satelliti. Secondo Eurispes “la ’Ndrangheta si presenta attualmente come “una manifestazione del crimine organizzato assolutamente preoccupante soprattutto per quanto riguarda il suo radicamento a livello territoriale e ancor di più perché capace di adottare, anno dopo anno, forme e strategie diverse, quasi camaleontiche, sempre più difficili da monitorare e, in ultima analisi, da ostacolare”

Ma certo è che non vanno in Spagna per delinquere a prezzi bassi bensì per sfruttare tutte le risorse che offre il paese. Cioè i guadagni prodotti dal traffico di cocaina prevedono anche il loro investimento in un posto dove è gia presenta una forte attività di riciclaggio, come lo stato iberico. 
Francesco Forgione in una intervista fatta da un giornale spagnolo assicurava che“bisogna cercare quelli che sono attivi nella dimensione finanziaria”, dal momento che i mafiosi che investono non lo fanno solo nel settore turistico o immobiliare. 

Amici anche nell’inferno

Ma per ciò che riguarda il rapporto con l’ETA (Euskadi Ta Askatasuna), secondo Forgione non c’è una relazione stabile tra di loro, soltanto in alcune occasioni dove si doveva risolvere una partita di droga non pagata e nella quale ETA assumeva il ruolo di intermediario tra i narcos e la Ndrangheta. Probabilmente questo incontro viene condizionato perché la rotta della cocaina è la stessa di quella delle armi. 

Reclamo dell’attenzione internazionale 

Il problema delle organizzazioni criminali, terroriste o mafiose non è affatto circoscritto ai paesi originari ma deve diventare una questione Europea, tant’è che la lotta alle mafie deve avere un riscontro a tutti i livelli. La UE dovrebbe provvedersi di una legislazione antimafia introducendo il reato di associazione mafiosa e confiscando i beni ai mafiosi. Il fatto che la ’Ndrangheta sia una organizzazione mafiosa tra le meno conosciute e meno indagate gli consente di agire inosservata senza soffrire le attenzioni da parte degli inquirenti e delle istituzioni. Insomma, finché non ci sarà un movimento politico schierato nel combattere le mafie e non esista nella società internazionale una maggiore e capillare informazione sulla loro esistenza e pericolosità non si riuscirà a creare gli anticorpi, istituzionali e sociali, capaci di fermarle. 

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Fonti:
– Eurispes
– Parlamento Italiano
– 20minutos.es Internacional (19.02.2009)
– >Abc.es/Internacional (22.02.2010)

 

testo di Carolina Lòpez Monterohttp://giornalismo-investigativo.blogspot.com/2010/04/spagna-leden-delle-mafie.html )

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