Stenebea, nota anche con il nome di Antea nell’Iliade, è una figura tragica della mitologia greca. Figlia di Anfianasso (o, secondo altre fonti, di Afeida), sposò Preto, re di Tirinto, da cui ebbe diverse figlie — Lisippa, Ifinoe e Ifianassa, note come le Pretidi e un figlio, Megapente.
Durante il matrimonio con Preto, Antea si innamorò di Bellerofonte, un giovane eroe ospite alla corte del marito. Quando lui respinse le sue avances, la regina, ferita nell’orgoglio, decise di vendicarsi: accusò Bellerofonte di aver tentato di sedurla e convinse Preto a condannarlo a morte.

Aleksandr Andreevič Ivanov – Bellerofonte viene inviato alla campagna contro la Chimera – Wikipedia, pubblico dominio
Tuttavia, secondo le sacre leggi dell’ospitalità greca, era impensabile uccidere un ospite sotto il proprio tetto. Preto allora escogitò un piano: mandò Bellerofonte dal suocero Iobate, re della Licia, con una lettera sigillata che ne chiedeva l’esecuzione.
Ma anche Iobate, vincolato dallo stesso codice di ospitalità, si trovò nell’impossibilità di uccidere direttamente il giovane. Così, per eliminarlo senza infrangere le regole divine, gli affidò un’impresa che sembrava impossibile: sconfiggere la Chimera, un mostro terrificante con testa di leone, corpo di capra e coda di serpente, che sputava fiamme.
Bellerofonte, però, riuscì nell’impresa. E non solo: affrontò e sconfisse i Solimi, un popolo guerriero, e sopravvisse persino a un agguato ordito dallo stesso Iobate.
Colpito dal coraggio e dalla protezione divina che sembrava circondare il giovane, Iobate cambiò opinione: riconobbe in lui un eroe favorito dagli dèi e gli diede in sposa una delle sue figlie.
Quanto ad Antea, il mito si biforca in due versioni contrastanti. In una, quando seppe che Bellerofonte era ancora vivo e onorato, si lasciò consumare dalla rabbia e si tolse la vita. In un’altra variante, fu Bellerofonte a vendicarsi: tornò ad Argo, prese Antea con sé su Pegaso e la fece precipitare nel vuoto.
Anche le figlie che Antea ebbe da Preto furono colpite dalla follia. Secondo Esiodo, questa punizione fu il risultato del loro rifiuto dei riti dionisiaci; secondo Acusilao, invece, fu per aver oltraggiato un simulacro sacro della dea Hera. Le tre donne furono condannate a vagare come selvagge sulle montagne, assalendo chiunque incrociassero. Di loro, solo due furono guarite dal veggente Melampo, mentre Ifinoe morì.
Così, nella figura di Antea si intrecciano eros e vendetta, onore e disonore, fino alla distruzione finale. Una delle tante regine mitologiche il cui destino si decise tra il fuoco della passione e la freddezza degli dèi.
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