I resti di una metropoli iraniana hanno rivelato che, in 4000 anni, sul luogo sono sorte ben 13 città, sovrapposte l’una all’altra, e si sono parlate 15 lingue diverse.

All’orizzonte di una riarsa pianura del Khuzistan, nell’Iran sud-occidentale, si staglia l’imponente mole di Susa. In questo luogo, seppellite sotto una serie di monticelli, giacciono le rovine di una grande città del passato che controllava le importanti arterie dirette dall’antica Mesopotamia verso est, attraverso i monti Zagros.
La tradizione persiana afferma che Susa fu la prima città del mondo e che venne costruita dal leggendario re Hushang; fu lui a scoprire come ottenere il fuoco dal ferro e dalla silice.
Indubbiamente Susa è antichissima. La vita urbana vi prosperava già agli inizi del quarto millennio a.C., quando gli artigiani locali fabbricavano vasi fra i più eleganti del mondo, sottili coppe decorate con uccelli e cani da caccia stilizzati.

La Guerra dei Mille Anni
Verso il 2500 a.C. Susa diventò la capitale del regno degli Elamiti, un dinamico ma enigmatico popolo imparentato culturalmente con i Sumeri della Mesopotamia. Per mille anni l’Elam fu ai ferri corti con le città-stato della Mesopotamia. Ma nel 2350 a.C. circa Susa entrò a far parte del primo importante impero del mondo, allorché fu conquistata da Sargon il Grande di Accad.
Alla caduta del regno di Sargon gli Elamiti tornarono a prosperare.
Verso il 2100 a.C. essi abbellirono la capitale con un sacro recinto che racchiudeva il tempio e la ziggurat di Inshushinak, ‘Signore di Susa’, dio delle tempeste e patrono della città, il cui emblema era lo zebù, un toro provvisto di una vistosa gobba.

Ma nelle città-stato della Mesopotamia gli equilibri delle forze continuavano a cambiare.
I Babilonesi si impadronirono di Susa verso il 1000 a.C., soffocandone le mire di potere.
Gli Assiri irruppero nell’Elam intorno al 645 a.C., al seguito del vittorioso Assurbanipal, che incendiò la città radendola al suolo e trasportò in catene i re di Elam affinché trainassero i suoi carri nelle strade di Ninive.

I monticelli dell’antica capitale furono riscoperti nel 1850 e identificati come la Susa dei tempi classici dall’archeologo britannico William Loftus. Le parti riportate alla luce sono quattro: l’Acropoli, l’Apadana, la Città Reale e la Città degli Artigiani. Il primo dei 13 insediamenti sorse sull’Acropoli, dove sono state rinvenute le fondamenta di un tempio risalente al quarto millennio. Sempre in questo punto si ergevano i principali edifici reali elamiti, tra cui il tempio e la ziggurat di Inshushinak, sormontata dalle ‘Corna di bronzo’ razziate da Assurbanipal.
La Susa degli Elamiti oggi è quasi scomparsa. Un’idea di come apparisse nel momento di massimo splendore ci è data, 32 km a sud­est. dalla città reale di Dur Untashi, oggi nota come Choga Zanbil, costruita verso il 1250 a.C. dal re Untash-Gal e da lui battezzata con il proprio nome. Si trattava di uno dei complessi più ambiziosi del mondo antico. All’interno di immani bastioni e mura di pietra si innalzavano i templi dei molti dei elamiti e, su tutti, torreggiava una grande ziggurat dedicata a Inshushinak.

Le acque del Choaspes
Nonostante l’incendio della città per mano di Assurbanipal, Susa tornò nuovamente a fiorire. Ciro il Grande (morto nel 530 a.C.), che regnava dal Mar Egeo al fiume Oxus, ne fece la capitale dell’Impero Persiano. Scelse Susa perché sorgeva esattamente al centro del suo territorio, e forse anche perché era situata lungo il fiume Kharka, famoso per la purezza delle sue acque.
Lo storico greco Erodoto riferisce che, quando Ciro partiva per una spedizione, non mancava mai di portare con sé l’acqua del Choaspes [Kharka]… ‘per berla, non volendone nessun’altra. L’acqua del Choaspes viene bollita, e un gran numero di carri a quattro ruote trainati da muli la trasportano in vasi d’argento, seguendo il re ovunque egli vada’. Spesso erano viaggi in terre lontane. Il dinamismo di Ciro e della dinastia achemenide da lui fondata era prodigioso. Il sovrano e il suo seguito trascorrevano l’inverno a Susa, la primavera a 800 km di distanza, nella capitale cerimoniale di Persepoli, e l’estate a 1280 km da Persepoli, sulle fresche montagne di Ecbatana. Da Ecbatana a Susa vi erano altri 480 km da percorrere. Viaggiavano con il caldo dell’estate e il freddo dell’inverno, attraversando terre fra le più inospitali del mondo, carichi di tutto il complesso apparato della corte – fra cui anche le pure acque del Choaspes.
Naturalmente gli Achemenidi furono grandi costruttori di strade. La Strada Reale, che collegava Susa a Sardis, nell’Asia Minore, si estendeva per più di 2563 km, con ben 111 stazioni di posta per il cambio dei cavalli. Era pattugliata da distaccamenti militari e una squadra di corrieri che si davano il cambio assicurava un rapido servizio postale a uso del monarca, in caso di necessità il percorso poteva essere compiuto in una settimana.

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Il grande palazzo di re Dario
Nel 517 a.C. il secondo successore di Ciro il Grande, Dario I, iniziò l’edificazione di un glorioso palazzo sul monticello di Apadana, registrando l’evento su una tavoletta d’argilla: ‘lo costruii questo palazzo… E il terreno che fu scavato… e i mattoni che furono fabbricati – fu la popolazione di Babilonia a compiere l’opera. Il legno chiamato ce­dro fu portato da una montagna chiamata Libano. La popolazione Assira lo trasportò fino a Babilonia e la popolazione di Karkha [in Anatolia] e della Ionia [Grecia] lo trasportò da Babilonia fino alla terra degli abitanti di Susa’. Da ogni parte dell’impero e da più lontano ancora giunsero uomini e materiali. Arrivarono carovane cariche d’oro – insieme ai Medi e agli Egizi che lo lavoravano -, d’avorio, d’argento, d’ebano, di lapislazzuli e turchese.

Susa - FregiNon deve quindi stupire che nella Bibbia Susa fosse semplicemente detta ‘Shushan il Palazzo’. Proprio qui si svolse la romantica vicenda di Ester, e nel libro di Ester il lusso dell’antica città è descritto a vivide tinte. Man mano che l’Impero Persiano si espandeva, fino a inglobare parti della Grecia, la fama di Susa raggiungeva i Greci e gli Ebrei. Dopo che Alessandro Magno ebbe sconfitto il re persiano Dario III, nel 331 a.C., marciò alla volta di Susa, dove scoprì favolose ricchezze. Al termine di sette anni di conquiste che lo portarono fino in India, oltre il fiume Indo, riprese la via del ritorno e proprio a Susa annunciò il progetto di fondere la Grecia e la Persia in un unico grande impero. Egli stesso diede inizio al grandioso disegno sposando la figlia di Dario, Stateira, e celebrando un matrimonio in massa di 10.000 Greci con altrettante donne persiane.
Dopo la morte di Alessandro, nel 323 a.C., Susa decadde a capitale di provincia. In seguito diventò sede di un episcopato cristiano e il re sasanide Shahpur II, fervente seguace dello Zoroastrismo, la abbandonò all’opera devastatrice di centinaia di elefanti lasciati in libertà. I Mongoli le vibrarono il colpo finale nel XIII secolo.
Da allora Susa è una città morta, esposta alla violenza del vento che con i secoli l’ha trasformata in uno dei tanti tumuli del Medio Oriente.

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tratto da: tanogaboblog.it

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