Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Tartesso, un emporio di Atlantide

La stele di Nora - Museo archeologico nazionale di Cagliari Foto di User:Papix - Opera propria, CC BY 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=2034405

La stele di Nora – Museo archeologico nazionale di Cagliari – Foto di User:Papix – Opera propria, CC BY 2.5, commons.wikimedia.org

Una stele di 2800 anni or sono, oggi fa bella mostra di sé nel Museo Nazionale Archeologico di Cagliari, un museo da non perdere anche quando si va in Sardegna per il mare. La stele ci svela il primo scritto fenicio completo mai rintracciato a Ovest di Tiro, è di difficile interpretazione, ma gli archeologi ci dicono che la prima riga reca scritto b-Trshs, cioè “in-Tartesso”, e che nella terza riga si legge, per la prima volta, b-Shrdn, cioè “in-Sardegna”.

 

Ma cos’era Tartesso, cosa c’entra con Atlantide?

Tartesso è un mitico emporio di delizie e merci rare – scrive Frau -, ma non si sa se territorio o città e comunque oggetto di ricerche, congetture e studi da secoli, perché era un luogo ancora più a occidente di Atlantide. Perciò viene collocata in Spagna, mentre per molti rappresenta solo un luogo dello spirito. La Bibbia la nomina 21 volte, ma non fa luce su dove esattamente si trovi, si sa che era la meta estrema delle navi fenicie e che il nome forse vuol dire “raffineria di metalli”; viene infine distrutta dai cartaginesi attorno al VI secolo e mai più ritrovata.

Tartesso, città fondata in epoca preistorica da una popolazione iberica di cui ci è rimasto quasi nulla a causa della profonda romanizzazione della penisola iberica, è ricordata in numerosi testi classici e persino nelle sacre scritture. Tuttavia, a parte qualche breve notizia, la storia di Tartesso è in gran parte sconosciuta. Ci si imbatte nella civiltà di Tartesso a causa di questo riferimento contenuto nel Crizia di Platone: 
Il suo ( di Atlante ) gemello e nato dopo di lui, a cui era toccata l’estrema parte dell’isola verso le colonne d’Ercole, presso quella regione che ora in quel tratto di mare è detta Gadirica , ebbe il nome di Eumelo, che nella loro lingua si dice Gadiro: e dal suo nome poté denominarsi quella contrada.
Tartesso1
In quella zona era situata la città di Gades, l’attuale Cadice, che nel testo platonico ha dato il nome a Gadiro ( oppure, seguendo strettamente Platone, sarebbe successo il contrario). La città di Gades fu fondata dai Fenici di Tiro circa nel 1100 a.C. in un’isola a 30 Km a sud-ovest da Tartesso. Gades era una colonia commerciale, poiché serviva per intrattenere rapporti commerciali proprio con la vicina città di Tartesso che era estremamente ricca di materie prime, tra le quali molto importante era l’Argento. Uno dei primi riferimenti a Tartesso si trova nella Bibbia nel cui I libro dei Re, 22 leggiamo:
Il re ( Salomone) possedeva nel Mar Rosso la flotta di Hiram, e la flotta di navi da lungo corso; ogni tre anni la flotta delle navi da Tarsis portava oro, argento, avorio, scimmie e pavoni.

Subito si può notare che nell’antichità Tartesso era considerata estremamente ricca e florida. La città di Tartesso essendo nei pressi dello Stretto di Gibilterra commerciava sia con l’Europa che con l’Africa ed era poco conosciuta dai Greci. I primi a giungere a Tartesso furono i Fenici come attesta questo brano di Strabone, tratto dalla ” Geografia”

Libro III, 2.14

Io sostengo che di questi luoghi abbiano dato notizia i Fenici: costoro infatti occuparono fin da prima di Omero e le regioni migliori di Iberia e Libia e continuarono a essere padroni di quei luoghi finché i Romani non ne spezzarono il dominio. Anche queste sono prove della ricchezza dell’Iberia: i Cartaginesi che conquistarono con la forza la regione, al comando di Barca, dicono gli storici, trovarono che gli abitanti della Turdetania usavano stoviglie e pithoi (vasi ad uso alimentare) di argento. Si può capire dunque come gli uomini di questa zona, in particolar modo i capi, siano celebri perché longevi grazie al benessere eccezionale in cui vivono[…] Alcuni chiamano l’attuale Carteia Tartesso.

I Cartaginesi conquistarono la città di Tartesso prima dell’invasione di Amilcare Barca nel 237 a.C. della Spagna, e cioè nel VI secolo a.C. Tuttavia i Fenici praticavano le coste della Spagna precedentemente al I° millennio a.C. Di Tartesso e della sua civiltà sono rimasti pochissimi reperti, ritrovati durante gli scavi del professor Adolf Schulten di Erlangen, con l’aiuto dell’archeologo Bonsor e del geologo Jessen negli anni venti. Gli archeologi ritrovarono nel 1923 un anello con strane iscrizioni in caratteri simili all’alfabeto greco ed estrusco di cui potete vedere una riproduzione; poi ritrovarono un blocco di muratura, che secondo Schulten, testimoniava l’esistenza di due città, una databile al terzo millennio a.C. e l’altra verso il millecinquecento a.C.
Gli scavi furono interrotti a causa dell’eccessiva altezza della falda freatica e gli archeologi conclusero che la città di Tartesso deve essere sprofondata. I Fenici arrivarono nella zona di Tartesso verso il 1100 a.C. e fondarono la colonia di Ha-Gadir ( Gadir classica, l’attuale Cadice), situata all’epoca su un’isola ed ora diventata una penisola. La colonia, come detto prima, aveva scopi commerciali.

Ecco cosa ci dice Plinio nella “Storia Naturale”: libro IV,119-120

Ma proprio all’estremità della Betica, a 25 miglia dall’imbocco dello stretto, c’è l’isola di Cadice, lunga, come scrive Polibio, 12 miglia e larga 3. […] L’isola ospita una città con abitanti di cittadinanza romana, chiamati Augustani della città Giulia di Cadice ( Gades). Dal lato che guarda alla Spagna, a circa 100 passi, si trova un’altra isola… in cui prima c’era la città di Cadice. E’ chiamata…Giunonide dai nativi. Timeo afferma che l’isola più grande è detta da questi ultimi Cotinusa; ma la nostra gente la chiama Tarteso, e i Cartaginesi Gadir, che è poi la parola per “siepe” in punico.

Dopo la conquista Cartaginese, di Tartesso non si seppe più nulla.

Si continua a parlare di Tartesso in Erodoto, ma la descrizione che egli ne fa non gli è, ovviamente, contemporanea:

Ecco cosa dice Erodoto (libro I,163)

Giunti a Tartesso divennero molto amici del re di Tartesso che aveva nome Argantonio, che regnò per 80 anni, e visse in tutto 120 anni. A costui i Focei divennero tanto cari che dapprima li invitò ad abbandonare il loro paese e a stanziarsi nella sua terra dove volessero, e poi, poiché non riusciva a persuaderli, avendo da loro saputo che i Medi crescevano in potenza , diede loro denari per cingere di mura la città. E ne diede senza risparmio; il circuito delle mura di Focea misura infatti non pochi stadi, ed è tutto di pietre grandi e ben connesse.

In questo passo viene riconfermata la posizione di Tartesso (libro IV,152)

E poiché il vento non cessava di soffiare, attraverso le colonne d’Eracle ( I Sami) giunsero a Tartesso, sotto la guida di un dio.

Erodoto ribadisce l’idea generale che Tartesso fosse una zona estremamente ricca e che la materia principale da essa commerciata fosse l’argento. Tartesso era ricordata quasi come un mito, ma la sua civiltà è stata reale. Nella zona di Tartesso abitava una popolazione estremamente evoluta, sicuramente influenzata dalla città: i Turdetani. Strabone, nella sua “Geografia”, dà delle interessanti informazioni riguardo questa civiltà :

Libro III, 1.6

La regione prende il nome di Betica dal fiume o di Turdetania dai suoi abitanti: e gli abitanti, i Turdetani, sono detti anche Turduli, tanto che alcuni indicano lo stesso popolo con i due nomi, mentre altri pensano a due popoli diversi: tra questi ultimi c’è anche Polibio, secondo il quale i Turduli abitano a nord insieme ai Turdetani: tuttavia ora tra i due popoli non esiste alcuna differenza. Questi sono considerati i più colti tra gli Iberi, tanto che si servono della scrittura e conservano cronache scritte della loro storia antica, poemi e leggi in versi, vecchie, dicono, di 6000 anni: anche gli altri Iberi si servono della scrittura, ma non di un’unica forma, né del resto di un’unica lingua.

I Turdetani (o Turduli) abitavano nella zona di Tartesso, la quale, come già detto in precedenza, era situata alla foce del fiume Betis (Guadalquivir). I Turdetani possedevano un alfabeto e una lunghissima memoria storica, che testimonia una avanzatissima civiltà. Ricordo che nella Spagna sud- orientale è stata ritrovata ( lontano da Tartesso, ma sempre appartenente alle civiltà ispaniche) una notevole statua che è stata battezzata “la Signora di Elche”. La statua è una vera opera d’arte ed è rifinita accuratamente manifestando la grandissima perizia del suo autore.

Libro III, 2.11

Non lontano da Castalo si trova il monte da cui si dice nasca il Betis, chiamato Argenteo, per via delle miniere d’argento che vi si trovano. […] Sembra che gli antichi chiamassero il Betis Tartesso, e Gadeira, con tutte le isole vicine, Erytheia. […]Poiché il fiume ha due sorgenti, si dice che anticamente, nella terra di mezzo, esistesse una città che si chiamava, come il fiume, Tartesso, mentre la regione si chiamava Tartesside, occupata al giorno d’oggi dai Turduli. Invece Eratostene dice che la regione contigua a Calpe si chiamava Tartesside e che Erytheia si chiamava “Isola Fortunata”.

Qui si ricorda Tartesso come zona mineraria. Inoltre viene descritta la città come “terra fra i due fiumi”.
Riecheggia il mito dell’isola Fortunata, una terra ad occidente, identificabile con Atlantide. Le isole Fortunate, per di più, nell’antichità venivano identificate con le Canarie, anch’esse ipotizzate quali resti di Atlantide. 

Idolo

Idolo

Tartesso quindi era vista nell’antichità come un luogo di immense ricchezze e guadagni, che alle spalle aveva una fiorente ed evoluta civiltà, precedente ancora alle invasioni celtiche. L’avanzamento culturale della zona, secondo Strabone, risale addirittura al 6000 a.C. e forse la civiltà nella zona della Spagna Occidentale era più antica di quanto mai sia stato detto. Infatti la posizione atlantica della civiltà di Tartesso, la sua estrema antichità e il riferimento platonico a territori atlantidei vicino alle colonne d’Ercole mi fanno pensare che la civiltà di Tartesso, unica in Spagna per avanzamento culturale, derivi da quella civiltà atlantica conosciuta sotto il termine di Atlantide. Infatti Tartesso, come detto sopra, apparteneva alle prime popolazioni iberiche stanziate anteriormente ai Celti. Atlantide, che estendeva i suoi territori fino all’Egitto e alla Grecia (e quindi ovviamente in Spagna) probabilmente aveva fondato delle colonie sulla costa Iberica, tra le quali Tartesso, per il commercio minerario. Successivamente alla distruzione di Atlantide e alla fine della civiltà precedente, Tartesso deve essere rimasta isolata, ma, a causa dell’abbondanza di materie prime e della sufficiente indipendenza economica, riuscì a mantenere la propria identità culturale derivata da quella atlantidea.

I Greci con la parola Tartesso indicavano l’estremo Occidente, dal quale provenivano i metalli. In un secondo tempo il nome fu localizzato nel Sud della Spagna (Andalusia), regione che tra l’altro nella Bibbia è ricordata con il nome Tarsis, e con la quale addirittura Salomone avrebbe tenuto relazioni commerciali. E’ certo che i Fenici ebbero il dominio del Mediterraneo nell’VIII secolo a.C. in seguito a lotte vittoriose contro i Tartessi. Questi riuscirono ancora per breve tempo, durante le lotte tra Tiro e l’Assiria, ed avere un certo predominio. Ma, ricostituito l’impero coloniale fenicio, Tartesso fu sottomessa a questo fino al VI secolo a.C., quando nel panorama mediterraneo subentrò la talassocrazia focea. A questa successe poi il predominio di Cartagine, che distrusse Tartesso intorno al 500 a.C. Sembra che l’antica civiltà di Tartesso sin dai tempi preistorici fosse particolarmente evoluta. Gli scavi effettuati da Schulten e Bousar, pur rivelando notevoli tracce di quella civiltà, non arrivarono a scoprire i resti della grande città descritta dal Periplo di Avieno, vale a dire Ona Maritima, localizzata in un punto non ben precisato, vicino al delta del Guadalquivir.

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tratto da: tanogaboblog.it

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