Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Terrorismo e conversione

Sotto forma di tre documenti, mi è pervenuto, inviato da Giuseppe Baldassari, quanto sotto ed invito tutti a leggere con gli occhi del cuore. Io mi sono limitato ad aggiungere qualche immagine.
Tanogabo.

La Bestia dell’Apocalisse

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15 settembre 2005

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Carissimo Gianni,
continuo a scriverti per comunicare a te e ad altri amici qualche pensiero e qualche speranza per vivere in questo tempo tanto incerto per tutta l’umanità.
Il tema su cui vorrei fermarmi a pensare con te lo racchiudo in due parole: terrorismo e conversione. 
Il terrorismo è oggi al centro di tanti discorsi dei grandi di questo mondo. C’è chi pensa d’avere le idee chiare e che il terrorismo è diventato il problema principale l’11 settembre del 2001, e c’è chi invece naviga nella massima indeterminatezza su cosa sia il terrorismo, su chi siano i terroristi, sui tempi, sulle cause, sui rimedi. La cosa più grave è che il terrorismo inquieta, in tanti modi diversi, tutte le donne e tutti gli uomini di gran parte del mondo.

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  • Al di là e al di qua

Quanto cerco di comunicarti non si inserisce nei dibattiti attuali sul terrorismo, sulle responsabilità, sul modo di combatterlo. Rispetto tutte queste riflessioni, non di rado molto serie, ma la mia comunicazione penso sia “al di là” di queste, in quanto cerca di partire dalla fede in Dio, rivelatasi in Gesù Cristo, nella convinzione che tale fede sia opera dello Spirito Santo. Una comunicazione quindi “al di là” ma anche “al di qua”, nel senso che dovrebbe venire prima. Avrai forse l’impressione di un discorso di evasione spiritualista o che rischia il fondamentalismo.

Ti chiedo di seguirmi con pazienza fino in fondo e troverai la massima concretezza.
La spiegazione di quel che intendo con i due termini in questione comincia con quel che ho capito circa la conversione, che normalmente è intesa come cambiamento, come passaggio da un atteggiamento a un altro migliore; il contrario della perversione.

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  • Conversione etica e teologale

La conversione etica consiste nel passaggio all’osservanza delle norme di vario genere, nel perseguimento di valori e principi morali, nell’esercizio di virtù scoperte dalla nostra intelligenza e dal nostro cuore. La conversione etica ha un campo sconfinato, che può arricchirsi e anche impoverirsi, ma è sempre in qualche modo disponibile e alla portata del nostro impegno.

La conversione teologale è rivolgersi a Dio, è la fede nel significato biblico del termine.

E’ un atto e una virtù che ha per oggetto Dio e quindi come lui è indefinibile. Padre Dalmazio Mongillo spiegava che solo la fede stessa può comprendere in qualche modo cosa sia la fede e che “più si attua la fede nella storia e la si fa valere nella sua radicalità più essa emerge nel suo aspetto di realtà non ancora svelata” (AA.VV. “La speranza per la politica”, Ed. Lavoro, 1999, p. 94).

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  • Rapporto fra conversione etica e teologale

E’ importante tener presente che la conversione teologale, cioè la fede, può essere implicita nella conversione etica, può esserne l’anima, specialmente in chi è semplice ed umile. La conversione etica, tuttavia, può essere anche un ostacolo a quella teologale. È il caso del moralismo, del legalismo, del razionalismo, come pure di certe forme di devozionalismo e di ascetismo. 

La conversione etica poi può essere presentata come teologale, come quando si propone come rivelazione una elaborazione della mente umana del diritto naturale. In tal caso si rischia di proporre una religiosità fondamentalmente atea. Ne segue la ricerca di una identità che porta allo schieramento religioso e di conseguenza allo scongiurato conflitto religioso. Si pratica ciò che si rifiuta in teoria.
La conversione etica, infine, viene proposta come schieramento in accordo con la Chiesa anche da chi si dichiara non credente: è il caso dell’ateismo o del laicismo oggi chiamato devoto.

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  • Religione e fede

Intimamente legato al tema del rapporto fra conversione etica e teologale è quello del rapporto fra religione e fede. La religione è una virtù morale che riguarda il modo con cui ci rivolgiamo a Dio, la fede, con la speranza e la carità, è una virtù teologale ed ha per oggetto Dio stesso.
E’ tanto importante distinguere la religione dalla fede, quanto riconoscere che nella religiosità può esserci, anche solo implicita, la fede. La fede stessa ha sempre bisogno di un qualche supporto religioso, come lo spirito umano ha sempre bisogno delle strutture.

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  • La religione cristiana

Fermandoci a considerare la religione cristiana essa ci appare come una costruzione umana di straordinaria grandezza: la sua dottrina teologale e morale, le sue opere in tutti i campi dell’arte, la sua organizzazione interna con la sua gerarchia, il suo rapporto con il mondo sul piano pedagogico, sociale e politico, fino alle sue costruzioni materiali di chiese e di opere di ogni genere. In questa immensa costruzione, tuttavia, quanta violenza c’è stata e c’è nell’esercizio del potere!
La grande costruzione storica della religione cristiana è stata certamente in tanti casi animata dalla fede, dalla speranza e dalla carità, ma non di rado si è ripiegata e si ripiega su se stessa, lasciando deperire l’adorazione silente del Mistero di Dio che è l’essenza stessa della fede.
Si può fare e si fa non di rado, con grande compiacimento, la storia e la misurazione attuale delle opere della fede, ma non si fa – in un certo senso non si può fare – la storia della fede che pure è la realtà più concreta e preziosa. Solo la fede stessa – che vive ciò che suggerisce il salmo: “Sta in silenzio davanti a Dio e spera in lui” – può cogliere la storia della fede e quindi della consacrazione che lo Spirito opera in ognuno e nel mondo.
Il discernimento di fede della religione, a cominciare da quella cristiana, comporta un impegno di destrutturazione, di impoverimento, di denudazione. Dovremmo fare nostro il mandato di Dio a Geremia: “Per sradicare e demolire, per distruggere ed abbattere, per edificare e piantare” (Ger. 1, 10).

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  • Il mistero e il Mistero

Al fondo della distinzione fra conversione etica e teologale e fra religione e fede troviamo il diverso atteggiamento verso il mistero.
Nonostante il meraviglioso progresso delle scienze in tanti campi del sapere, ci sono delle domande di fondo che tutti si pongono e che restano senza risposta. Sono domande da cui dipende il senso di tutto, anche di quelle cose che hanno scoperto le scienze più avanzate: quale è il senso della vita e della morte, dell’amore e della sofferenza, quale è stato l’inizio e quale sarà il futuro.
Il mistero, ciò che non è comprensibile fino in fondo, è esteso quanto la realtà: tutto ciò che siamo e in cui viviamo. In particolare ogni persona umana, da quella di cui si celebrano la vita e le opere, a quella che amiamo profondamente ed a quella che passa solo per una brevissima giornata senza alcun peso e senza che nessuno l’osservi, ogni persona è un abisso senza fondo, un mistero.
La fede è esperienza del Mistero Infinito che illumina il mistero di tutta la realtà. Mistero che non spiega ma illumina tutto.

             “Notte, tenebre e nebbia,
              fuggite, entra la luce,
              viene Cristo Signore.
              Il sole di giustizia
              trasfigura ed accende
              l’universo in attesa”.

            (Inno di lodi)

La miseria di molti grandi del nostro tempo sta proprio nell’ignorare il mistero di tutte le cose, credendo di poterle spiegare e dominare, e chiudendosi così alla rivelazione del Mistero Infinito. 

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Luca Signorelli – Conversione di San Paolo

 

  • La conversione secondo la parola di Dio: Romani 12, 1-2

Vi esorto dunque fratelli per la misericordia di Dio” (punto di partenza, base, roccia su cui tutto si fonda)”ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio;” (le nostre vite con tutte le relazioni, un distacco penoso, conversione teologale prima che morale) “è questo il vostro culto spirituale”. (Gesù alla samaritana:adoratori in spirito e verità). “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente”, (cambiamento radicale che parte dall’interno, dal cuore e investe tutta la nostra vita e la nostra concreta collocazione sociale) “per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono a lui gradito e perfetto”. (discernimento alla luce della fede: chi siamo, dove ci troviamo, cosa succede nell’immensa corrente della storia in cui siamo trasportati e travolti, nei tratti tranquilli e nei vortici imprevisti; capire così quel che possiamo e che dobbiamo fare: la volontà di Dio qui ed ora, “hic et nunc”).

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  • Il terrorismo

Cosa è il terrorismo? Chi sono i terroristi? Chi è terrorista? Quale la causa del terrorismo? Quale il modo di affrontarlo?

Alla luce di quanto abbiamo sin qui considerato il terrorismo è in primo luogo la non conversione a Dio e conseguente idolatria, è una scelta etica che nella sua radicale insufficienza è perversione più che conversione, può essere una forma di religiosità senza fede, è il non riconoscimento del mistero di tutte le cose, in particolare di ogni persona umana ed è quindi indisponibilità ad accogliere la rivelazione del Mistero Infinito.

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  • Terrorismo e idolatria

Il terrorismo, nonostante tante possibili affermazioni di fede, è idolatria.
Ci domandiamo allora: l’idolatria è sempre terrorismo?
Se per terrorismo intendiamo “la concezione e la pratica di lotta politica che fa uso della violenza (sotto forma di omicidi, attentati, rapimenti, ecc.) per sconvolgere gli assetti politici e istituzionali esistenti” (vocabolario Zanichelli), chiaramente non ogni idolatria è terrorismo.

Ma l’idolatria è il terreno, l’humus, da cui nasce il terrorismo.

La non conversione a Dio per cui l’uomo cerca la salvezza nelle creature, apre la strada alle ingiustizie e alla violenza e queste a loro volta preparano il terrorismo. 
C’è un terrorismo conclamato, quello di cui oggi tanto parlano e tutti temono. C’è anche qualcosa che prepara al terrorismo di cui non si fa gran caso ma che è non meno reale e distruttiva: è la mancanza di conversione. E’ questo un male che si annida da per tutto ed è urgente, della massima urgenza, riconoscerlo, snidarlo e combatterlo. 
A questo punto, caro Gianni, penso che anche molti nostri amici si allarmeranno sentendo che solo la conversione a Dio può vincere il terrorismo. Eppure si tratta forse di buoni cristiani che hanno letto nella prima lettera di Giovanni: “Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” ( 1 Giov. 5, 4)

Non dobbiamo mai dimenticare che la fede è adorazione silente del Mistero Infinito, è adesione al Mistero Pasquale, è condivisione della kenosis, della povertà e della debolezza con le quali la potenza di Dio entra nella nostra storia per la salvezza del mondo. Nessuno schieramento quindi per chi crede nel Vangelo e tanto meno “propugnare il Vangelo nella politica”, come mi scrisse una persona autorevolissima.
La Chiesa, che consideriamo madre e maestra, è sempre esposta alla seduzione del potere e quindi ci appare mondanizzata. Ma dobbiamo guardare a quello che lo Spirito opera nel popolo di Dio dando la comprensione che Dio è Padre e Gesù Cristo suo figlio, specialmente ai piccoli (Mt. 11, 25-27; Lc. 10, 21-22).

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  • La cultura in cui viviamo

Non c’è nulla di tanto personale quanto la conversione a Dio eppure dobbiamo riflettere attentamente alla cultura nella quale viviamo. Si tratta della cultura occidentale che riteniamo particolarmente minacciata dal terrorismo. Una cultura convinta dei suoi grandi valori ma spesso poco consapevole delle sue miserie, delle ingiustizie e delle violenze di cui è responsabile, della sua non conversione a Dio in nome di una laicità fondata sulla radicale insufficienza della condizione umana. Una cultura che dibatte molto sulla religione ma sembra ignorare quel silenzio profondo senza il quale non si coglie il mistero di tutte le cose e si rimane chiusi alla rivelazione del Mistero Infinito.
Un sincero cammino di conversione non ci porta certo a disprezzare nulla della cultura in cui viviamo ma ci chiede di accettare un grande disagio e una più che probabile emarginazione che può essere la forma della nostra testimonianza, del nostro martirio.

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  • Il cammino di conversione

Inizia, per proseguire senza fine, con l’impegno a riconoscere la presenza operante dello Spirito in tutto e in tutti, nella storia dell’umanità dai primordi ai nostri giorni.
Il vero riconoscimento dello Spirito si realizza nell’adorazione silente del Mistero Infinito.

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  • Un passaggio necessario

Un passaggio necessario anche se arduo per il nostro amor proprio è quello di chiedere agli altri, di diverse culture e di diverse religioni, anche se li consideriamo avversari, che ci aiutino a convertirci dicendo con franchezza come ci vedono, come vedono anche quei punti sui quali noi siamo più facilmente portati a sentirci superiori a loro, per esempio nel rapporto con le donne.

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  • L’ecclesialità

Il cammino di conversione è possibile perchè l’iniziativa è dello Spirito che ci accompagna in tutti i passaggi immancabili della valle oscura.
E lo Spirito ci guida come Chiesa, cioè come persone riunite dall’ascolto della Parola. Questo essere Chiesa è sempre un fatto universale come è universale l’azione dello Spirito, ma si attua localmente e oggi in particolare in piccole e piccolissime comunità (v. Ratzinger).

Ti ripropongo quanto in tema di conversione e di democrazia scrivemmo circa un anno fa, in un invito a comunicare esperienze che pensavamo molteplici e profonde ma poco conosciute e per lo più ignorate e scartate da chi ha il potere sui mezzi di comunicazione. Proprio questa mancanza di comunicazione pensavamo fosse una dimensione profonda della crisi della democrazia.
Comunichiamo la nostra esperienza con la speranza d’incontrare quelle di altri e di aiutare la circolazione vincendo la ristrettezza e le strozzature di gran parte dei canali di comunicazione.
Firmammo l’invito in più di cinquanta amici.

  1. qual è abitualmente il mio immaginario, cioè l’insieme delle rappresentazioni del mondo, delle fantasie e dei modelli di comportamento? Quale autonomia conservo nei confronti dello sconvolgente operato della televisione e degli altri media che stanno trasformando in spettacolo la vita? 
     
  2. quanto i miei interessi e i miei atteggiamenti ideologici, politici, di parte, di gruppo, mi impediscono di valutare correttamente i lati positivi o negativi delle persone e di comprendere la verità dei fatti di cui vengo a conoscenza?
     
  3. quali pensieri occupano ed ingombrano le mie giornate e forse parte delle mie nottate? Salute, affari, mancati riconoscimenti per quello che faccio in vari campi, problemi di chi mi è più vicino, di tutti e specialmente dei più tribolati: vecchi, bambini, ammalati, abbandonati…?
     
  4. quali sono le ansie e quali le speranze che accolgo e coltivo dentro di me per l’oggi e per il domani, per il futuro mio, di altri, dell’umanità?
     
  5. la mia fatica quotidiana, la sopportazione e gli sforzi del lavoro e della ricerca, da quali obiettivi sono sostenuti? Obiettivi personali oppure riguardanti il bene di altri e quello sociale?
     
  6. come mi confronto con chi penso che stia meglio o peggio di me, con quale serena oggettività?
     
  7. la mia critica – in particolare verso chi è al di sopra o al di sotto di me – quanto è animata dall’amore per la verità e contenuta dal rispetto per ogni persona umana?
     
  8. chi è oggetto della mia ammirazione fra i personaggi che vengono presentati dai media e più ancora fra le persone che incontro nella quotidianità?
     
  9. le conversazioni a cui assisto o partecipo su quali argomenti vertono nei momenti della convivialità, del lavoro, del riposo? Quale la mia conversazione nel senso forte (la conversatiolatina) cioè i rapporti sociali che coltivo e di cui mi giovo?
     
  10. quanto mi fermo a pensare a chi sono e al senso della mia vita che scorre? Capisco e pratico il silenzio interiore che è condizione per cogliere lo spessore di ogni realtà e in particolare il mistero di ogni persona umana?
     
  11. se prego per ottenere delle grazie, lo faccio per me, per altri, per tutti, specialmente per quelli che ritengo più bisognosi? Se prego con il “Padre Nostro” con quale apertura mi rivolgo a Dio?
     
  12. quali sono le mie proprietà e quale animo proprietario è in me nei confronti dei beni materiali e di quelli spirituali? Quale sicurezza, conforto, ansia o preoccupazione trovo nell’essere proprietario?
     
  13. come uso dei beni materiali e spirituali di cui dispongo: diligenza nel conservarli, sobrietà, spreco, donazione e condivisione con chi ne ha più bisogno?
     
  14. quale grado di libertà conservo da persone, cose ed abitudini? Mi lascio condizionare da persone che hanno un effetto negativo su di me? 
     
  15. qual è il mio atteggiamento mentale e operativo nei confronti della natura? Uso in maniera parsimoniosa ed intelligente delle risorse materiali ed energetiche? Rispetto l’ambiente che mi circonda, il paesaggio e le opere realizzate dall’uomo? Rispetto la vita degli esseri viventi animali e vegetali e il loro ambiente? 
     
  16. il mio cambiamento interiore ha conseguenze tangibili in un cambiamento esteriore del mio tenore e stile di vita? 
  17. Per questo occorre un ascolto silente e continuo della parola di Dio:la Bibbia, il primo e il nuovo testamento e la tradizione apostolica che cresce nell’esperienza del popolo di Dio (Dei Verbum, n. 8); ascolto di tutte le altre esperienze religiose, filosofiche e morali, secondo l’insegnamento del Concilio Vat. II (Nostra Aetate); ascolto dei piccoli e dei poveri come con chiarezza ci ha indicato il Signore (Mt.11, 25-27; Lc. 10,21-22); riconoscimento del mistero di ogni persona umana, della vita e della morte. 
  18. L’ascolto assiduo della parola di Dio ci porta a una attenzione seria e continua a tutto quello che accade in noi e attorno a noi, con undiscernimento soprattutto di ciò che manifesta lo spirito in tutte le donne e in tutti gli uomini. In tal modo ci è dato riconoscere lo Spirito di Dio che come dice l’antifona della Messa di Pentecoste “riempie l’universo”. 
  19. Al discernimento deve far seguito l’impegno di pensiero e di azionenei confronti di tutti i problemi dell’umanità che ci appaiono più urgenti e più decisivi. Secondo il principio: di che cosa c’è  più bisogno che io possa fare.
    Così accade che tutta la nostra vita è come presa, giocata, spesa… ed esaltata: perduta e ritrovata.

    La vita vissuta nel servizio con tutte le nostre forze si consuma nel tempo e lascia trasparire una vita che non muore perché viene da una sorgente inesauribile e trascendente: il Mistero infinito di Dio “uno e trino, fonte di eterno amore” (inno di terza).
  1. La conversione per una rianimazione di una democrazia sfinita è resa possibile dalla comunità ecclesiale intesa come comunicazione di esperienze di ascolto silente e adorante del Mistero. Per questo è necessario liberarsi da un modo di   concepire e soprattutto di vivere l’ecclesialità come istituzione che si piega su se stessa, si chiude al mondo e a tutte le altre esperienze religiose, morali e filosofiche. Occorre ritrovare la cattedra dei piccoli e dei poveri e, senza esimersi dal prendere posizione, rinunciare a ogni schieramento che partecipi al gioco del potere.

Caro Gianni, concludo questa lunga riflessione che ha occupato la mia estate romana ed ora occupa soprattutto il mio cuore per la partecipazione a tante sofferenze, con la speranza che tutto introduca nella pienezza della vita, per il Mistero Infinito rivelato in Gesù Cristo ucciso e risorto.

Con l’amicizia di sempre

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28 settembre 2005

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  • Dai terroristi ai terrorizzati

Non si tratta di spostare la nostra attenzione ma di estenderla tenendo presente che quando parliamo di terroristi pensiamo a un numero limitato di persone mentre i terrorizzati sono moltissimi. Facendo maggiore attenzione ai terrorizzati potremo scoprire meglio chi sono e quanti sono i terroristi.
Il Dizionario Zingarelli spiega così il terrore: grande paura, forte spavento, timore che sconvolge. Del terrorismo dice: regime instaurato da governanti o belligeranti che si valgono di mezzi atti a incutere terrore.

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  • Chi è terrorizzato?

Chi è preso da grande paura. Non solo quelli che temono che si ripeta quel che è accaduto a New York, a Madrid e a Londra, ma quanti in modo maturo percepiscono la precarietà della vita e di quanto a loro sembra necessario per vivere bene. In genere non hanno grande paura i bambini ancora spensierati e gli adulti che non hanno tempo per pensare.
Le cause della grande paura sono innumerevoli e non si finirebbe mai per elencarle.

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  • Le delusioni

Con riferimento ai giovani ma anche a tanti che non sono più tali ci sono molteplici delusioni che riguardano la scienza, la politica, le ideologie, le religioni e le chiese, e la stessa propria facoltà di pensare e di volere. Nella delusione emerge la paura.

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  • Le conseguenze

Una prima conseguenza è il ripiegamento su se stessi che è inevitabilmente difensivo e offensivo nei confronti degli altri.
C’è poi l’idolatria, ricerca di salvezza in altre persone o cose: il potere, il denaro, il piacere, ecc.

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  • Da terrorizzati a terroristi

E’ un passaggio che per lo più accade ai singoli inseriti in un gruppo quando si solidarizza nel timore, quello che sconvolge, e ci si organizza per la difesa e l’offesa. Può accadere fra tre o quattro persone ma anche fra milioni di appartenenti a un grandissimo stato.

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  • Senza che ce ne rendiamo conto

Nella difesa dei nostri interessi il nostro cuore con facilità si chiude. I problemi degli altri, specialmente della massa delle persone che nella società non contano e sono solo contate per essere nei modi più diversi utilizzate, escono dal campo delle nostro preoccupazioni. Ne segue che il nostro pensare, i nostri discorsi e soprattutto le nostre azioni, direttamente o tramite i sistemi culturali e sociali in cui viviamo a nostro agio, diventano causa di malessere, di timore, di ansia e di terrore, per un grandissimo numero di persone.
C’è poi sempre la possibilità di provare un sentimento di compassione e di fare un’opera buona che ci mette la coscienza in pace. 

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  • Il silenzio terrorista

La responsabilità di chi non parla (Ezechiele 33).

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  •  La condanna

Certamente non mancano le condanne del terrorismo e dei terroristi: ipocrite in qualche caso, per lo più sincere e doverose, ma quanto consapevoli di chi e di che cosa sia veramente da condannare?
Qualcuno condanna in nome di Dio ed anche in nome del Vangelo di Gesù Cristo.
Queste condanne sono generalmente mirate su quelli  che sono definiti correntemente terroristi. Va bene quando qualcuno richiama la necessità di considerare le cause del terrorismo conclamato. L’attenzione alle cause dovrebbe essere molto più diffusa e approfondita ed aprire le coscienze al legame molto stretto fra l’effetto e le cause. Chi è causa del terrorismo è in qualche misura, non è detto se maggiore o minore, anche lui terrorista, responsabile della grande paura, del forte spavento, del timore che sconvolge.

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  • Il conforto

Terrorizzati, impauriti, spaventati, angosciati tutti abbiamo bisogno più che di condanne di consolazione (“consolami, consolami… (s. 40, 1) e di conforto. Certamente non nel senso di giustificare le nostre, più o meno consapevoli, responsabilità terroristiche, ma di ridare la speranza di potersi convertire e crescere nell’amore del prossimo.

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  • La Buona Notizia  

Il Vangelo nella storia: l’Apocalisse.

Non mi vergogno del Vangelo, poichè è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del giudeo prima e poi del greco. È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: il giusto vivrà mediante la fede” (Rom. 1, 16-17).

Tutto ciò che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede” (1 Giov. 5, 4).

Non piangere più: ha vinto il leone della tribù di Giuda…
l’Agnello che fu immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione
” (Ap. 5, 5 ss).

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 Brevissimo riepilogo

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  • Il terrorismo

Ci chiama a convertirci nel silenzio interiore al Mistero Infinito di Dio presente in ogni persona, nella storia e nell’universo disarmando la nostra religiosità, il nostro laicismo, il nostro ateismo liberandoci dalle ingiustizie e dalle violenze di cui siamo responsabili. Siamo chiamati a un cambiamento radicale del modo di concepire e vivere l’impegno politico, la cultura e il nostro cuore. E’ questa la direzione in cui dobbiamo incamminarci personalmente e comunitariamente.

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  • Qualcuno pensa alla conversione dei terroristi.

Qualcuno comprende che anche noi dobbiamo prendere coscienza delle ingiustizie e delle violenze del mondo del benessere nei confronti dei poveri del mondo. Difficilmente si parla di conversione a Dio e si viene facilmente accusati di fondamentalismo.

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tratto da: https://www.tanogabo.it/Religione/Terrorismo_conversione.htm

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