Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Tito e er Tempio de Gerusalemme (Tito ed il Tempio di Gerusalemme)

Un lavoro in prosa rimata, anche se libera, di Sandro Boccia

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Francesco Hayez - La distruzione del Tempio di Gerusalemme. (1867)

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Dovete da sapè che la matina der 28 agosto der 70 d.C.,
Tito, comannante supremo dell’esercito romano,
convocò li generali pe’ l’urtimi accordi e pe’ dà pisto
coll’assarto finale a Gerusalemme: ve sembrerà strano
ma doppo tre anni de rivorta ebbrea era la questione
de la sorte der tempio giudio dominante la maggione
e la campagna circostante, er più grosso monumento religgioso
dell’intero monno risplennente d’oro e de bianco lucente,
roccaforte centrale e simbolo ancestrale maestoso.
Seconno quanto ce racconta lo storico Flavio, er previggente,
li generali volevano fa tabula rasa perché er sacro tempio
era anche centro d’attività politica ma er fio de Vespasiano
voleva risparmiallo pe’ la gloria de Roma, anche se empio,
e così dette ordine de nun bruciallo; er bello e che l’arcano,
è ch’er diavolo ce mise la coda e tutto annò all’incontrario:
l’ebbrei se difesero co’ disperazione ma un sordato romano
lanciò un tizzone ner tempio e subbito ce fu ‘no scenario
de fiamme ardenti, un turbinio de violenze, saccheggi e distruzione:
er risultato è stato scritto da Giuseppe Flavio: ‘sta meravija
der monno antico fu interamente divorata e arostita senza grija
e li Romani rasero ar suolo er sacro sito a poco a poco
tanto che gnissuna pietra dell’edificio religgioso rimanè in loco.
Poi, fra le tante ricchezze der bottino de guerra, er principe Tito
riportò a Roma er famoso cannelabbro d’oro a 7 braccia der tempio,
scortato in trionfo e ammirato dar popolo, e pe’ l’ebbrei scempio,
la celebbrazione de la vittoria venne scorpita sull’arco de Tito,
tappa obbligata de l’odierni turisti: cosicché ‘sto monumento è frutto
e mò è diventato icona der potere simbolico de quer tempio distrutto!

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