una_rosaLa rosa
di
Jorge Luis Borges

La rosa,
l’immarcescibile rosa che non canto,
quella che è peso e fragranza,
quella del nero giardino nell’alta notte,
quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera,
la rosa che risorge dalla tenue
cenere per l’arte dell’alchimia,
la rosa dei persiani e di Ariosto,
quella che sempre sta sola,
quella che sempre è la rosa delle rose,
il giovane fiore platonico,
l’ardente e cieca rosa che non canto,
la rosa irraggiungibile.

La rosa evocata da Jorge Luis Borges è quella che i poeti inseguono: quella rosa è l’immagine del mondo, che alla fine risulta essere immortale e irraggiungibile: Borges fa sue le parole di Rumi, fondatore dei “dervisci rotanti” e massimo mistico della letteratura persiana: “Ogni rosa, pregna di interno profumo, narra i segreti del tutto”. Questa è la rosa di Borges, ne percepisce la sua essenza metafisica, senza però riuscire a dire né a vedere: è l’inafferrabile per eccellenza. (stralcio da cantosirene)

rose treLa Vecchia
di
Rubén Darío

Allora la vecchia mi disse:
“Guarda questa rosa secca
che un giorno fu incantata
dallo sfarzo della sua stagione;
il tempo che sbriciola anche altissime mura
non priverà questo libro della sua saggezza.
In questi petali secchi c’è più filosofia
di quella che può darti la tua saggia biblioteca;
essa sulle mie labbra pone la magica armonia
con cui sul fuso incarno i sogni della mia rocca.”
“Sei una fata”, le dissi. “Sono una fata”, mi disse,
“e celebro l’esultanza della primavera,
donando vita e volo a queste foglie di rosa.”
Si trasformò in una principessa profumata
e nell’aria sottile, dalle dita della fata
volò la rosa secca come una farfalla.

Rubén Darío
Si chiamava Félix Rubén García-Sarmiento. Nacque a Metapa [Nicaragua] il 18 gennaio 1867. Studiò dai gesuiti, si laureò in lettere. Giornalista e diplomatico, fu in Cile Argentina Francia Spagna. A Paris incontrò Moréas e Verlaine e frequentò Mallarmé. In Spagna entrò in contatto con i novantottini, soprattutto Jiménez e Machado. Nel 1914 fu negli Stati Uniti per una serie di conferenze. Morì a León nel 1916.(stralcio da girodivite.it)

rosa_freschezzaIl tuo sorriso
di
Pablo Neruda

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

Pablo Neruda è stato un poeta, diplomatico e politico cileno, considerato una delle più importanti figure della letteratura latino americana contemporanea.
Neruda, nella poesia che vi propongo, immagina la sua donna come una rosa, una lancia che gli trafigge il cuore e gli fa provare il sentimento dell’amore, l’acqua che scoppia in un’onda che nasce velocemente.
Il sorriso della persona che si ama diventa difesa nei momenti pericolosi della vita come anche sentiero da seguire quando ci si sente smarriti; è pur vero che il sorriso della persona amata riempie il cuore di chi ama perchè l’amore triste non esiste!

Tre poesie e tre rose
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