Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Un milione di scale

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
Eugenio Montale

.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

La donna (la moglie), con la quale il poeta ha diviso infinite piccole e grandi vicissitudini della vita, non è più al fianco del suo uomo ad aiutarlo e confortarlo. Perciò il poeta confessa il suo sgomento di fronte al viaggio della propria vita, che continua ormai senza guida, e ammette l’importanza che questa donna ha avuto per lui. 
La lirica è un muto dialogo, con cui il poeta tenta di colmare il vuoto che la morte della moglie (avvenuta nel 1963) ha aperto nella sua vita. Così, sul filo di un parlare piano e sommesso, si snodano momenti di vita, piccole confessioni, tenerezze, attraverso cui Montale riconferma il proprio giudizio su uomini e fatti. 
Dal punto di vista stilistico-espressivo, la lirica si avvale di un linguaggio usuale e quotidiano, che è funzionale al tema domestico e privato, e contribuisce al tono dimesso e malinconico dell’insieme.

testo tratto da: giuseppecirigliano.it

.

fonte post: tanogaboblog.it

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