Quasi tutti i palermitani conosciamo, anche per sentito dire, Giuseppe Balsamo il famigerato conte di Cagliostro. Per alcuni è stato grande alchimista e mago, per altri un vero impostore, mentre per noi è stato un nostro concittadino forte dall’astuzia innata di chi vive di espedienti.

Nacque nella zona di Ballarò (era il 1743 e la TV non era ancora stata inventata…) ed ebbe un’infanzia stentata ed una gioventù vissuta tra il seminario di S. Rocco a Palermo ed il noviziato presso il convento dei Fatebenefratelli di Caltagirone ove fu affiancato al frate speziale dal quale apprese i primi rudimenti di farmacologia e chimica.
Da questa scuola di vita, decollò verso le più importanti corti d’Europa, da Londra a San Pietroburgo, dove, forte della fama di mago che iniziava a precederlo, gli fu possibile stringere amicizie con personalità di spicco come Schiller e Goethe.

Ritornò a Londra nel 1776, presentandosi come conte Alessandro di Cagliostro, dopo i molti nomi usati, sempre accompagnati da fantasiosi titoli quali conte d’Harat, principe di Santa Croce, marchese Pellegrini. Fu in questa città che, insieme alla moglie, fu affiliato alla loggia massonica “La Speranza”. Sulla base di documenti ufficiali sappiamo che la massoneria gli offrì ottime opportunità per soddisfare le sue ambizioni nascoste; infatti, grazie alle vie da essa indicate e alle cognizioni acquisite riscosse successi appaganti moralmente ed economicamente che lo portarono, dal 1777 al 1780, ad attraversare l’Europa centro-settentrionale.
Intanto Cagliostro era diventato Gran Cofto del nuovo rito egiziano di che aveva affascinato nobili ed intellettuali con le sue iniziazioni e pratiche rituali che prevedevano la rigenerazione del corpo e dell’anima. A Varsavia, nel 1780, ricevette un’accoglienza trionfale direttamente tributatagli dal sovrano in persona.

Sigillo di Cagliostro, fu trovato nel 1795 tra gli effetti del conte di Cogliostro senza spiegazioni chiare di ciò che significava. L’immagine fu poi incorporata nell’emblema della Fratellanza Hermetica di Luxor, una fraternità precoce occulta.

Ormai la fama di alchimista e guaritore aveva raggiunto il top!
Si stabilì a Strasburgo ove compì alcune portentose guarigioni curando, spesso senza alcun compenso, numerose persone. Poliedrico e versatile, conquistò la stima e l’ammirazione del filosofo Lavater e del gran elemosiniere del re di Francia, il cardinale di Rohan, entrambi in quegli anni a Strasburgo. Quando gli giunse l’invito al convegno dei Philalèthes, a Cagliostro non restava che dedicarsi anima e corpo a questo nuovo incarico, parallelamente alla sua attività taumaturgica ed esoterica, ma il coinvolgimento nell’affare del collier della regina lo rese co-protagonista del più intricato scandalo dell’epoca: il complotto che diffamò la regina Maria Antonietta e aprì la strada alla rivoluzione francese. Cagliostro fu arrestato e rinchiuso, con sua moglie, nella Bastiglia, in attesa del processo; durante la successiva liberazione furono organizzate manifestazioni di solidarietà e, il giorno della scarcerazione, fu accompagnato a casa dalla folla acclamante.
A seguito di ciò, decise di chiedere l’ospitalità del banchiere Sarrasin e di Lavater in Svizzera. Tra il 1786 e il 1788 la coppia cercò di risollevare le proprie sorti compiendo vari viaggi. Cagliostro, preannunziando la presa della Bastiglia e la fine dei sovrani di Francia, cominciò a suscitare particolare preoccupazione negli ambienti massonici.

I liberi muratori oramai guardavano a lui solo come ad un truffaldino e lo abbandonarono; anche il Sant’Uffizio, sorvegliò con maggior zelo le mosse dell’avventuriero e, con l’aiuto offerto dalla denunzia della moglie Lorenza, poté arrestarlo con l’accusa di essere un eretico ed un massone.
Il nostro principe di Cagliostro fu richiuso nelle carceri di Castel Sant’Angelo sotto stretta sorveglianza e, in attesa di adeguata sistemazione carceraria, fu alloggiato nella cella del Tesoro, la più sicura ma anche la più tetra ed umida dell’intera fortezza. Il 26 agosto 1795 Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro, morì a causa di un colpo apoplettico.

Si dice in giro che Cagliostro, riuscito a fuggire, vaghi ancora in giro per il mondo con altri nomi ed altre sembianza e qualcuno lo avrebbe visto vestito da monaco e con in pugno la formula per la vita eterna!

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fonte: tanogaboblog.it 

 

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