di GIORGIO PASTORE
.

.

Prefazione

Siamo nel 2001, ma ancora molte sono le cose cui l’uomo non riesce a dare una spiegazione esauriente. Misteri insoluti che da sempre ci affascinano e ci spingono a pensare che forse, in tutto l’universo, possano esistere altre forme di vita intelligente. Qual è la prima cosa che pensate quando vi capita di vedere su qualche rivista foto raffiguranti le gigantesche piramidi dell’Egitto o del centro America, i testoni dell’isola di Pasqua o i disegni del deserto di Nazca? Non potrete negare che qualche interrogativo invaderà la vostra mente, ma non stupitevi più di tanto, perché anche gli scienziati sono sempre discordi nel dare soluzioni a questi enigmi e spesso restii nel dare certezze. D’altronde, è difficile immaginare migliaia di egiziani che per tutta la vita non fanno altro che lavorare alla costruzione delle piramidi (e i loro figli dopo di loro, per centinaia d’anni!). Si è calcolato, ad esempio, che per costruire la grande piramide di Cheope occorsero 8.000.000 di operai e circa vent’anni di lavoro! Va bene, non c’era ancora la televisione, ma non vi sembra un po’ esagerato?

Viaggio_ignoto_01Nella maggior parte dei casi, gli scienziati sono concordi nell’affermare che le piramidi possano essere state le magnifiche tombe dei faraoni, ma questa sembra piuttosto una soluzione di comodo. Perché, in effetti, raramente si trovano sarcofagi all’interno delle piramidi. E allora? Ma allora, perché vennero costruite? Nessuno ancora può dirlo con certezza. Questi, come molti altri siti nel mondo, sono ancora avvolti dal mistero. Non ci sono certezze, ma ognuno di noi è libero di formulare ipotesi. Per quanto mi riguarda, molti di questi misteri planetari potrebbero anche essere “complementari”; così, si spiegherebbero le affinità tra le piramidi egiziane, quelle americane e quelle cinesi (scoperte di recente, come anche altre nel resto del mondo), o le affinità tra le diverse lingue, tradizioni e miti mondiali, di cui tratterò in abbondanza. Ma prima di iniziare il nostro viaggio vorrei premettere un’ultima cosa. Innanzitutto, voi che leggete, dovrete aprire le vostre menti ed uscire per un momento da questa realtà che ci circonda, che ci ha lobotomizzato il cervello e insegnato solo ciò che gli faceva più comodo. So che è difficile, ma ciò sarebbe utile per vedere nella giusta prospettiva gli eventi che mi accingo a narrarvi che, benché basati solo su ipotesi e scarse prove, potrebbero anche rispecchiare la realtà.

Viaggio_ignoto_02Sicuramente, durante la lettura, rimarrete più perplessi che realizzati, specie coloro che non hanno mai letto nulla del genere. E’ normale, ma anche il più scettico dovrà ammettere che niente si può dire impossibile al 100%. Soprattutto, devo chiarire che parlerò molto di Dio, ma c’è da fare una distinzione: non del nostro Dio, quello che ognuno di noi ha in sé, che ci accompagna sempre e che sa tutto, perché egli è la natura e la stessa umanità, ma del Dio descritto dalla Bibbia, quello più umanizzato, a volte terrificante e vendicativo, il quale invece, potrebbe essere tutt’altro. La chiesa di Roma, da sempre, ci ha impedito di fare questa giusta distinzione, imponendoci spesso con la forza le sue false verità. Ma ora, finalmente, è giunto il momento di mettere in chiaro molte cose. Tengo comunque a precisare che non ho niente contro la chiesa. Probabilmente, se non ci fosse stata, ci sarebbero state molte più guerre e inutili spargimenti di sangue. Questa è stata un freno alla follia degli uomini per moltissimi anni, anche se, imponendoci i suoi dogmi, ha impedito un maggior sviluppo culturale e ostacolato il normale progresso umano, tant’è che se non fosse stato per uomini come Martin Lutero, Giordano Bruno, Cristoforo Colombo, Niccolò Copernico, Galileo Galilei (etc.) o per società e sette segrete come i Massoni, i Carbonari ed i Rosacroce, saremmo ancora fermi in un eterno medioevo. Molte di queste persone pagarono con la vita la loro sete di verità e, probabilmente, se avessero avuto la fortuna di vivere in quest’era, senza troppe censure o senza la terribile inquisizione, ci avrebbero dato molto di più, ma ormai è storia. L’importante è che l’uomo sia riuscito ad uscire da quell’oscurantismo che troppo a lungo rischiò di sommergerlo ed a giungere dopo tante peripezie in quest’era di relativa libertà culturale per poter risolvere molti enigmi secolari, da sempre causa di ignoranza ed eterne paure.

Iniziamo ora il nostro viaggio nell’ignoto risalendo a ritroso nel tempo fino ad arrivare in un’epoca in cui l’uomo non aveva ancora fatto la sua comparsa e il mondo era un vero e proprio paradiso terrestre.

Viaggio_ignoto_03Era l’età dell’oro, quando ancora si viveva in un’eterna primavera, non esistevano le stagioni e non si doveva lavorare la terra, perché i frutti crescevano abbondanti. Non si tratta di pura fantasia. Questo potrebbe davvero essere stato il passato della Terra, probabilmente fino a circa 12.000 anni fa, quando venne il Diluvio Universale, descritto nelle cronache antiche di tanti popoli del passato, come egiziani, sumeri e perfino indiani d’America. Ma cosa scatenò questo diluvio? Molte sono le ipotesi a riguardo. Tuttavia, è probabile che un tempo l’asse di rotazione terrestre fosse perpendicolare al suo piano orbitale. Attualmente, l’asse terrestre è inclinato di circa 23 gradi, ed è questo che comporta il susseguirsi delle stagioni, ma un tempo, se dobbiamo credere alle leggende di tutti i popoli, non esistevano stagioni. Cosa causò allora l’inclinazione dell’asse? Potrebbe essere stato l’effetto della collisione di un grande asteroide con la Terra. Tale impatto provocò lo spostamento d’asse terrestre già descritto, e un rallentamento della sua velocità di rotazione. In tal caso si spiegherebbe perché i precisi astronomi del passato (che tra le altre cose conoscevano già dell’esistenza di Urano, Nettuno e Plutone) avessero calcolato la durata del loro anno pari a 360 giorni e non ai nostri 365 (astronomi del centro America, dell’Egitto e della Mesopotamia). E, se la velocità di rotazione era maggiore rispetto a quella di oggi, anche la durata dei giorni era inferiore, calcolata di meno di 20 ore. Percui, quel cataclisma fu la causa dell’origine del mondo come noi lo conosciamo oggi, fatto di un anno di 365 giorni e di un giorno di 24 ore, e con l’alternarsi delle stagioni.

L’impatto dell’asteroide con la Terra, provocò onde gigantesche (anche di 100 metri d’altezza) che sommersero coste e isole; provocò terremoti violenti e si liberò nell’atmosfera una nube di polvere nera che impedì l’irradiazione solare sulla superficie terrestre per molto tempo. Lo spostamento dell’asse provocò il drastico cambiamento di clima in molte zone, così che i ghiacci si sciolsero e lì dove c’era un clima tropicale, iniziò per la prima volta a nevicare ed in poche ore, ogni cosa si congelò, compresi certi mammut in Siberia, ritrovati ancora in piedi, congelati nei letti ghiacciati dei fiumi, nell’atto di attraversarli. E nel loro stomaco, ancora da digerire, si sono trovate erbe e fiori tropicali (a prova del fatto che un tempo lì c’era un clima più caldo dell’attuale). Anche l’Antartide, ormai ricoperto dai ghiacci, un tempo era una terra verdeggiante e popolata. Il Sahara non fu sempre un deserto, infatti è risaputo che un tempo era un paradiso verdeggiante. E, nell’Oceano Atlantico, c’era un isola. Una grande isola su cui si era sviluppata una civiltà ormai dimenticata. Quest’isola era Atlantide, e il diluvio la cancello per sempre in una notte sola. Comunque, l’ipotesi dell’asteroide non è l’unica. Ne proporrò altre nel prossimo capitolo.

.

Continenti e civiltà perdute

“A grande profondità sotto l’oceano Atlantico, si estendono le vestigia di un continente (…)”

Così lo scrittore Charles Berlitz iniziava il suo “Atlantide, l’ottavo continente”, un libro di gran successo. Molti, infatti, sono i film, i racconti, i libri scritti su Atlantide, il continente sommerso, e molte le persone che invano, per anni ed anni, lo hanno cercato, tentando di svelare un così grande mistero. Il mistero della sua scomparsa, di ciò che una volta fu.

Viaggio_ignoto_04Atlantide. . . Anche se in molti ne hanno parlato, questo nome riecheggia nella mente di alcuni come una lontana reminiscenza, magari perché ne hanno sentito parlare nell’infanzia, o distrattamente attraverso i mass media. Ma cosa si sa realmente di Atlantide? Che fu un’isola situata oltre le Colonne d’Ercole e che ne parlarono il grande filosofo Platone e, prima di lui, Solone e Dionisio di Mileto. Questi ultimi (dai quali attinse Platone) vennero a conoscenza dell’isola attraverso delle tavole conservate in Egitto, nel tempio di Sais (oramai andate perdute). Una trascrizione di queste tavole sarebbe stata conservata anche nella grande biblioteca di Alessandria, centro del sapere classico (di cui non si hanno più tracce). La leggenda racconta di un’isola situata nel mezzo dell’Oceano Atlantico (anche se altri la collocano in Antartide o la identificano con l’isola di Santorini, nell’Egeo, sommersa da un cataclisma intorno al 1450 a.C.). Molti hanno sempre veduto tale racconto come di pura fantasia, attribuendogli erroneamente solo significati simbolici o esoterici. Questi sono i San Tommaso della scienza, quelli che se non vedono e non toccano con le proprie mani qualcosa, non credono nella sua realtà fisica. Eppure, non sarebbe la prima volta che, alla luce di nuove scoperte, la storia viene riscritta. Famoso è il caso dell’archeologo Heinrich Schliemann che nel 1871 scoprì le vestigia di ciò che un tempo fu la mitica Troia, ritenuta fino ad allora solo una leggenda nata dalla fantasia di Omero.

Nel “Timeo” e nel “Crizia”, Platone ci parla di Atlantide come di un’isola molto estesa, di cui forse l’arcipelago delle Azzorre, al largo del Portogallo, potrebbe essere l’ultima traccia.

” (…) Infatti, a quel tempo, era possibile attraversare quel mare (l’Atlantico, n.d.a.), perché davanti a quella foce chiamata Colonne d’Ercole (l’attuale stretto di Gibilterra, n.d.a.), c’era un’isola. Tale isola, poi, era più grande della Libia e dell’Asia messe insieme, e a coloro che procedevano da essa si offriva un passaggio alle altre isole, e dalle isole a tutto il continente che stava dalla parte opposta, intorno a quello che è veramente mare. (…) In questa Isola Atlantide, dunque, si era formata una grande e mirabile potenza di re, che dominava tutta quanta l’isola, e molte altre isole e parti del continente, e inoltre, dominavano anche su regioni da questa parte dello stretto sulla Libia fino all’Egitto e sull’Europa fino alla Tirrenia. (…) In tempi successivi però, essendosi verificati terribili terremoti e diluvi, nel corso di un giorno e di una brutta notte, tutto il complesso dei vostri guerrieri (ateniesi) di colpo sprofondò sotto terra, e l’Isola di Atlantide, allo stesso modo sommersa dal mare, scomparve.” [dal “Timeo” di Platone]

Un’isola su cui fiorì una grande civiltà. Una civiltà avanzata, di cui ormai si è perduto il ricordo. Conquistatrice, padrona del globo, ma che scomparì in una notte sola! La causa? Un cataclisma inaudito. Forse l’eruzione di un vulcano sottomarino, forse l’impatto di un asteroide con la Terra o maremoti causati da uno spostamento dell’asse terrestre. . . C’è chi sostiene l’ipotesi che un tempo esistessero due lune gravitanti intorno al nostro pianeta; una di esse potrebbe essere stata attratta dalla Terra fino a spezzarsi e precipitare sul globo, dando inizio alla fine di un era. In effetti, anche l’attuale Luna, lentamente, anno dopo anno, si avvicina sempre più alla Terra. Per il momento non c’è da preoccuparsi, ma chissà che tra qualche migliaio d’anni non possa accadere lo stesso che accadde in quel periodo. Una grande civiltà scomparve, all’incirca 12000 anni fa, ma alcuni sopravvissero.

Viaggio_ignoto_05I superstiti partirono in diverse direzioni in cerca di nuove terre da abitare. Un gruppo potrebbe essere arrivato in America (e da questo sarebbero discesi gli Aztechi, i quali affermavano di provenire da una terra di nome Aztlan), un altro in Italia (l’origine degli Etruschi è tuttora solo ipotizzabile…), in Inghilterra (questo spiegherebbe una certa affinità tra le leggende celtiche e quelle greche della creazione, in cui compaiono sempre 12 dei ma con nomi diversi…), e un altro gruppo potrebbe essere arrivato in Egitto, dove troviamo geroglifici che raccontano di “sette saggi” che dopo un grande diluvio arrivarono in quelle terre e diedero vita ad una civiltà. E se questo fosse vero l’Egitto, con la sua Sfinge e le sue piramidi, potrebbe davvero aver rappresentato parte dell’eredità di quella civiltà perduta. Furono questi saggi a riportare la storia di Atlantide e del cataclisma che l’aveva distrutta sulle tavole custodite nel tempio di Sais? Potrebbe essere.

Ma non si hanno prove certe. L’enigma rimane irrisolto. Qual era la scienza di Atlantide? Probabilmente era hi-tech più avanzata della nostra attuale. Probabilmente conoscevano il laser e tecniche antigravitazionali a noi ancora sconosciute. Ciò avrebbe sicuramente permesso loro una più facile realizzazione di piramidi, templi e statue così imponenti, sparsi per tutto l’Egitto e non solo. Così si potrebbe spiegare l’affinità architettonica che avvicina le piramidi dell’Egitto a quelle del centro America; così imponenti, così perfette, così simili. Ma anche tali conoscenze, in parte, andarono perdute in quell’immane cataclisma che cancellò una grande civiltà, relegandola per sempre nel profondo degli abissi.

Grandi meraviglie, si pensa, potrebbero ancora riposare laggiù, in fondo all’oceano, forse sulla dorsale medio atlantica, in attesa che qualcuno possa riportarle alla luce.

In effetti, una delle zone più misteriose del mondo è senza dubbio il triangolo di mare compreso tra le Bermude, le Bahamas e Porto Rico, ovvero il triangolo delle Bermuda; ricordato, da più di mezzo secolo, come “il triangolo della morte”. Sono infatti numerosissimi i casi di inspiegabili sparizioni di aeromobili ed unità navali proprio mentre sorvolavano o navigavano in questa zona.

C’è chi pensa che i fatti che avvengono nel triangolo delle Bermuda possano essere attribuiti a qualche sorta di apparecchiatura a noi sconosciuta, ancora in attività nelle profondità marine, tra le rovine del continente perduto.

Molte sono le teorie e le storie legate ad Atlantide. Ad esempio c’è chi sostiene che l’isola possa non essersi mai inabissata, e la identifica con l’isola di Cipro nell’Egeo, con l’isola di Santorini, come abbiamo visto in precedenza, o con l’Antartide, ormai ricoperto dai ghiacci (ma non lo fu sempre).

Altri le attribuiscono solo un significato simbolico, dubitando della sua reale esistenza. C’è ancora da scoprire riguardo ad essa.

Viaggio_ignoto_06Una sorte simile a quella che toccò ad Atlantide colpì anche il continente/isola di Mu, o Lemuria. Sotto certi aspetti simile alla prima, questa civiltà, un tempo situata nell’Oceano Pacifico, scomparì pressappoco nello stesso periodo di congiuntura che colpì gli atlantidi. Anzi, visto che le cause di tale catastrofe di portata mondiale non sono ancora chiare, si potrebbe supporre che tale potenze si annientarono a vicenda, vittime di una guerra forse causata dal desiderio di egemonia totale del globo. Una recente scoperta, effettuata da archeologi giapponesi, ha destato l’attenzione di numerosi studiosi di tutto il mondo. A pochi chilometri dall’isola di Yonaguni, ad alcuni metri sotto il livello marino, sono state rinvenute rovine di ciò che si pensa potesse essere una grande città, con templi e piramidi simili a quelle sud americane. Potrebbero essere le rovine di una città lemuriana? Gli scienziati ci stanno ancora lavorando, tra qualche anno potremo di certo saperne di più.

Ma che tipo di armi usarono? Armi capaci di distruggere interamente due isole, causare uno spostamento di qualche grado dell’asse terrestre sconvolgendo così il clima mondiale. Alcune specie animali si estinsero, altre risorsero come la fenice dalle ceneri di quella catastrofe e, in un certo senso, lo stesso capitò all’uomo.

E, fatto sorprendente, tutto ciò accadde in un istante. Infatti, negli anni ’90 del XX secolo, vennero ritrovati mammut completamente ibernati, sommersi sotto i ghiacci dell’attuale Siberia. Un team di scienziati li esaminò in laboratorio e scoprì dei resti di piante tropicali nel suo stomaco, come se fossero state da poco deglutite (quindi non ancora digerite). Ora, questo non può che portare ad una sola conclusione. La Siberia cambiò drasticamente il suo clima nel giro di poche ore, da uno tropicale ad uno ghiacciato. Potrebbe sembrare inverosimile, ma è così.

Un disastro simile potrebbe essere stato causato dallo spostamento di qualche grado dell’asse terrestre, ma causato da cosa? Guerra atomica preistorica? Impatto di un asteroide con la Terra? Basta osservare la Luna per vedere i numerosi crateri provocati dal continuo impatto di asteroidi sul suolo del corpo celeste. In passato, ciò è avvenuto anche sulla Terra e potrebbe ancora capitare. Ricordiamo a riguardo il cratere costituito dalle isole Aleutine e quello a nord dello Yucatan, due dei più noti. Si è calcolato che l’impatto dell’asteroide caduto nello Yucatan deve aver avuto un’intensità equivalente a cinque miliardi di bombe come quelle lanciate su Hiroshima nel 1945.

Ma ora, cercheremo di capire chi vivesse sulla Terra prima del disastro e chi fossero gli abitanti di Atlantide e di Mu.

.

La vera Genesi.

L’uomo, ormai schiavo e non più padrone dell’universo che lo circonda, ha perduto molte cognizioni appartenenti ad un lontano passato, quando egli era la natura e questa era l’uomo. Basti pensare che, oramai, riesce ad utilizzare solo il 10 % del suo cervello, lasciando inutilizzato il restante 90 %. Non vi siete mai chiesti a cosa serve la restante parte? In essa vi sono nascosti segreti, nozioni ed energie che nemmeno sogniamo.
L’uomo è un animale, un mammifero. L’unica cosa che lo differenzia rispetto alla bestia ha un cervello più dotato (capace di assimilare più input e di ragionarci sopra) e un corpo che favorisce svariati movimenti.Ma non vi siete mai domandati perché solo e unicamente l’uomo possiede questi requisiti pur essendoci svariate forme di animali sul globo? Perché l’uomo ad un certo punto si è messo a costruire capanne, poi case, poi grattacieli e si è messo a fare politica ed a viaggiare nello spazio, mentre tutte, e sottolineo “tutte” le altre specie animali sono rimaste tali e quali per milioni d’anni? Perché solo l’uomo ha avuto la necessità di coprirsi con degli indumenti o di costruirsi dei ripari? Quasi come se questo mondo non fosse il suo e, per questo, su di esso si sentisse scomodo, voglioso di cambiarlo, di adattarlo sempre più a sé. La risposta a queste domande è conservata nel passato. Un passato molto remoto che non ha lasciato molte tracce, solo ombre. Perciò risulta naturale che tutto possa essere stato dimenticato. Troppe guerre, troppi periodi d’ignoranza, troppi libri andati bruciati. . .

Siamo solo minuscole pedine di carne e ossa in un grande gioco che ha come scacchiera tutto l’universo e forse oltre.

L’uomo è l’esperimento vivente per eccellenza ed è nelle mani di una mente molto più grande della sua. E’ impensabile che l’uomo possa uccidere, fare guerre, sterminare per denaro quando in realtà dovrebbe elevarsi e capire che se uccide un suo simile uccide se stesso, un suo compagno, qualcuno che è dalla sua stessa parte della barricata, proprio come lui, in orbita su questo gigantesco cumulo di materia che usiamo chiamare Terra, perché è così, ogni uomo, che sia bianco, nero o giallo, ha poco a che fare con ogni altra forma animale esistente sulla Terra.

Il concetto di vita è relativo come lo è ogni altra cosa. La Terra è situata su una tale orbita ad una certa distanza dal Sole, e questo potrebbe aver permesso la nascita della vita come noi la intendiamo.

Ma non è da escludere che possano esistere altre forme di vita differenti dalla nostra anche su altri pianeti del Sistema Solare, posti quindi su orbite diverse, più o meno distanti dal Sole rispetto alla Terra. Se pensiamo alle massime o alle minime temperature del nostro pianeta ci accorgiamo come questo sia vero; esseri viventi propriamente terrestri, simili a noi, umanoidi, non dovrebbero esistere a distanze poco minori o maggiori, ma questo non esclude che altre forme di vita possano essersi adattate ad altre condizioni climatiche modificando anche il loro codice genetico nel corso dei millenni. Con la mente dell’uomo di oggi potrebbe risultarci impossibile, ad esempio, immaginare forme di vita magari invisibili o gassose, fatte di luce, etc. Cioè, di forma non umanoide, differenti dai così troppo commerciali E.T. o “Grigi” della fantascienza.

Queste forme di vita potrebbero già essere tra noi, invisibili ai nostri occhi “umani”.

Riguardo la vita sulla Terra, gli scienziati affermano che è nata semplicemente “per caso”. Questa è la teoria ufficiale (ma in mancanza di meglio). Probabilmente coloro che affermano ciò non se ne rendono conto, ma le probabilità che un evento del genere possa essersi verificato sono quasi nulle, qualcosa come un’unica probabilità contro una cifra rappresentata da un 10 seguito da 300 zeri. Ma allora come nacque la vita sulla Terra?

Ora, immaginiamo d’essere parte di un grande progetto intergalattico con il compito di diffondere la nostra civiltà sui pianeti compresi nella nostra ipotetica “rete” planetaria in modo da permettere il più possibile la continuazione della specie. Immaginiamo di essere colonizzatori umanoidi provenienti da un altro pianeta, magari colpito da una crisi di sovrappopolazione o prossimo a morire. La nostra razza potrebbe essere in via d’estinzione e noi, ormai evoluti fino al punto di muoverci liberamente nel cosmo, saremmo propensi a cercare un nuovo pianeta abitabile su cui continuare la nostra esistenza. Troveremmo a tale scopo la Terra, terzo pianeta del Sistema Solare e con le caratteristiche giuste ad ospitare la vita. Con qualche accorgimento scientifico, per la nostra razza evoluta sarebbe uno scherzo dare una “spinta vitale” a questo pianeta. Su questo c’è l’acqua, elemento fondamentale per la vita, così come l’ossigeno ed il calore del Sole. Nasce la vita, elementare… espressa in varie forme animali. L’unico modo per continuare la nostra specie risulterebbe quello di fonderci con un’altra razza, geneticamente più forte perché terrestre, sviluppatasi sulla Terra, simile alla nostra ma con un futuro davanti a sé di migliaia d’anni, una specie indigena, ancora selvaggia, scimmiesca e priva di intelletto, ma umanoide come la nostra. La scimmia è l’animale prescelto per l’esperimento.

Questo spiegherebbe molte cose, ad esempio l’origine dell’uomo come noi lo conosciamo, unico animale differente dagli altri. Intelligente come nessuno dei suoi simili (geneticamente e fisicamente l’uomo è molto vicino agli animali, ma nello stesso tempo distinto da questi).

Viaggio_ignoto_07Potrebbe essere accaduto questo in un passato remoto, sulla vetta del più alto monte di Atlantide. Era il Paradiso terrestre. Il monte “Meru” della tradizione induista, l’Alborj della tradizione persiana o il Qâs degli Arabi. Lì, dove, secondo le leggende (testimonianze di popoli come i Sumeri), la Signora della Montagna (o Lilith, secondo altre versioni), avrebbe creato (geneticamente) l’uomo, incrociando i geni della propria razza con quelli dei primi ominidi terrestri. A prova di questo, c’è da dire che da sempre sono stati riscontrati dei “buchi” nella teoria evolutiva di Sir Charles Darwin, naturalista inglese della fine del 1800. Gli archeologi non hanno mai trovato i resti degli ominidi “di transizione”, ovvero, quelli attraverso cui si sarebbe dovuti passare dagli uomini Sapiens Neanderthalensis ai più moderni uomini Sapiens Sapiens o dai precedenti Australopithecus ai successivi uomini Sapiens Steinheimensis, come se ogni stadio fosse stato un “perfezionamento” indotto da un’altra intelligenza superiore. In poche parole, manca il dato essenziale rappresentato da resti che testimoniano il passaggio dallo stadio “scimmia” allo stadio “uomo”(il cosiddetto “anello mancante”). Certo, i primi tentativi andarono storti, generando esseri mostruosi. Gli stessi mostri che affollano le leggende e i miti degli antichi; dai ciclopi ai centauri, dalle sirene ai meno conosciuti uomini volanti, dagli Oannes (i misteriosi uomini pesce mesopotami) ai giapponesi Kappas (esseri mostruosi, bipedi con arti palmati e muniti di tre dita terminanti ad uncino…), dagli Emishi (uomini ragno giapponesi) al “piccolo popolo” (gnomi, elfi e fate della tradizione britannica). Ma i mostri più temuti dai “creatori” erano i giganti, di cui tratteremo in seguito.

Piuttosto, chi era la Signora della Montagna? Cosa si sa di lei? Era una sorta di manipolatrice genetica, probabilmente proveniente da un altro pianeta, incaricata di condurre esperimenti sui primi ominidi abitanti della Terra, in modo da fondere al meglio le due razze, con lo scopo di permettere una continuazione della sua razza aliena su questo nuovo mondo.

Viaggio_ignoto_08Secondo certe tradizioni viene identificata con Lilith, la prima donna dei vangeli apocrifi, mentre secondo i Sumeri, ella è Isthar, nemica del semidio sumero Gilgamesh. Lei sarebbe la principale artefice di questi esperimenti che portarono alla nascita dei mostri visti in precedenza e dell’uomo Sapiens Sapiens, il nostro più recente antenato. Anche la dottrina di Platone e, più recentemente, dei filosofi della scuola di Chartres del XII sec. descrive, forse inconsapevolmente, la creazione dell’uomo per opera di intelligenze aliene, che qui sono chiamate entità astrali o angeli, intermediari tra Dio e l’uomo. Questi, per fare ciò, fusero insieme l’ “Altro” e il “Medesimo” di cui era costituito il mondo stesso, e li fusero insieme “incrociandoli” a forma della lettera greca X (chi). Se prestiamo per un momento maggiore attenzione, notiamo la somiglianza tra questo segno e il simbolo con cui in genetica, i biologi odierni rappresentano i cromosomi umani, le doppie eliche del DNA. Potrebbe essere solo un caso? Probabilmente, andò così: esseri alieni crearono l’uomo come noi lo conosciamo; un essere diverso dagli altri mammiferi, dotato di un tocco divino, di un intelletto che lo distingue dall’animale. E, per l’esattezza, questi esseri alieni crearono Adamah (gli uomini) ed Evah (le donne).

Ma, chi erano questi esseri alieni, e da dove venivano? La loro provenienza non è certa, ma ci sono varie possibilità. Potrebbero essere arrivati qui da:

– Venere (In centro America vi è la Porta del Sole, realizzata in pietra in tempi remoti; su di essa vi sono incisi geroglifici raffiguranti il calendario di Venere!);

– Marte (Solo quando l’uomo vi poggerà piede verranno risolti molti enigmi riguardanti il pianeta rosso, dai numerosi canali alla famosa maschera egizia fotografata sul suolo del pianeta);

– qualche satellite del sistema solare (Ad esempio da Europa o da Io, due satelliti di Giove su cui potrebbe esserci dell’acqua, elemento necessario perché possa svilupparsi la vita);

– il decimo pianeta del Sistema Solare (Per noi ancora sconosciuto, ma non per i Sumeri: questi sapevano già della sua esistenza, così come degli altri nove pianeti del sistema; essi lo chiamarono Nibiru. È impressionante come un popolo dell’antichità potesse già essere a conoscenza di simili nozioni astronomiche; ad esempio, Plutone, l’ultimo pianeta del Sistema a noi noto, sarebbe stato “riscoperto” solo in tempi moderni);

– i pianeti orbitanti intorno a Proxima Centauri o Alpha Centauri (Le stelle più vicine a noi oltre il Sistema Solare, distanti dal Sole rispettivamente “solo” 4,2 e 4,3 anni luce);

– il sistema relativo alla stella Sirio (Distante dal Sole 8,8 anni luce, famosa perché venerata dai Dogon, una tribù africana che vede la stella come il luogo da cui in tempi remoti provennero i loro dei, i quali insegnarono loro certe nozioni scientifiche.);

– la costellazione d’Orione (Specialmente dalle tre stelle formanti la “cintura”, Mintaka, Alnilam e Alnitak, la quale posizione nel cielo ricalcherebbe esattamente la posizione delle tre piramidi di Giza: Cheope, Chefrem e Micerino);

– altrove, da un posto che non conosciamo o che nemmeno potremmo immaginare.

E, non dobbiamo dimenticare che già Plutarco, 1600 anni prima di Copernico, credeva che l’universo fosse infinito e formato da molti mondi animati e che la Terra non fosse il centro dell’universo, e neppure del Sistema Solare.

Com’erano fatti questi esseri alieni? Erano sicuramente umanoidi, probabilmente di alta statura e dalle qualità sovrumane. Come alcuni ipotizzano, potrebbero essere stati biondi e dalla pelle chiara (caratteri somatici che sarebbero rimasti meno alterati laddove in passato si ebbero meno contatti tra i diretti discendenti di questi dei e gli ominidi terrestri, cioè nelle regioni del nord Europa. Infatti, testimonianze antiche ci raccontano che dopo il grande diluvio che sconvolse per intero il pianeta, parte dei superstiti di Atlantide si diressero nella Terra di Votan, ovvero Wotan, cioè il dio nordico Odino). I loro diretti discendenti sarebbero stati gli abitanti di Atlantide.
Questi dei, possedevano facoltà telecinetiche, una forza sovrumana e la capacità di muoversi a grande velocità, nonché di poter alterare la costituzione degli elementi e di vincere la gravità terrestre. Facoltà che riuscirono sicuramente a trasmettere agli atlantidi e ai loro discendenti, ma che col tempo, nei secoli a venire, gli uomini persero, forse a causa di un ritorno alla loro originale natura.
Viaggio_ignoto_09L’energia che permetteva loro di realizzare tutto ciò, secondo la tradizione orientale, è detta Vril e risiederebbe ancora nell’uomo come un “serpente addormentato”, in attesa di essere ridestato. In effetti gli scienziati pensano che l’uomo del futuro sarà sempre più basso, sempre più simile a come era un tempo, come se fosse in corso un suo ritorno alle origini. Ma, tale ritorno non sarà generale. Contemporaneamente perderà sempre più peli e si ritroverà con un cervello sempre più grande. La logica ci porta a pensare che questi dei preistorici fossero privi di peli e con un cervello molto sviluppato. In Asia, questi si unirono geneticamente con una razza di ominidi presente lì solamente. Da questa unione sarebbero discesi gli orientali, in maggioranza giapponesi e cinesi, dai caratteristici occhi a mandorla e dai capelli scuri, che inizialmente avrebbero abitato il continente Mu, dal quale poi si sarebbero diffusi fino alla Turchia e all’America del sud. Resoconto di questi avvenimenti si trova in un libro antico, semi-dimenticato, il libro etiopico di Enoc, un apocrifo rinnegato dalla chiesa ufficiale, ma di fatto non dissimile dagli altri libri formanti le tradizionali Scritture. Qui, leggiamo:

“Dopo che i figli degli uomini si furono moltiplicati, nacquero loro in quei giorni belle e amabili figlie. Ma quando gli angeli del cielo le videro, furono presi dal desiderio per esse e parlarono fra loro: -Orsù, scegliamoci delle mogli tra le figlie degli uomini e generiamoci dei figli-.” [Enoc VI, 1-2]

Quindi, leggiamo chiaramente che degli angeli, ovvero degli esseri alieni si unirono a delle femmine terrestri. Questi angeli sono, per così dire, dipendenti del Signore, o degli dei. Furono loro a distruggere, dal cielo, Sodoma e Gomorra (forse bombardandole con armi nucleari). Quindi si tratta di emissari di Dio, portavoce e, in certi casi, il suo braccio armato. Anch’essi quindi di origine aliena e, di fatto, fisicamente identici agli dei, loro superiori. Si doveva solo trattare di una formale gerarchia militare, proprio come nel sistema militare odierno, formata da comandanti e soldati semplici.

I “comandanti” (detti “dei”) potrebbero essere stati 12 di numero. Il 12 è un numero particolarmente simbolico, ricorre spesso in diverse tradizioni. 12 erano gli dei sumeri, ittiti ed egiziani; 12 erano i grandi dei dell’antica Grecia (i sei figli di Crono e Rea e i sei figli di Zeus), così come quelli di Roma e dell’India antica (descritti nei Veda, le scritture sacre indiane, in cui Zeus diviene Dyaus, Urano diviene Veruna e così via); 12 sono i segni dello zodiaco, gli apostoli, le fatiche di Ercole, i cavalieri di re Artù, i Titani (sei maschi e sei femmine), i mesi dell’anno, le parti in cui era diviso l’Aldilà egizio e ancora, gli anelli dell’originazione dipendente nel Buddismo Thervada, le riflessioni del Giainismo, le porte di Gerusalemme, le tribù d’Israele, gli scudi degli Indiani delle pianure americane, gli Imam dell’Islam, i profeti della tradizione giudaico-cristiana, etc.

Inoltre, le caratteristiche e la genealogia degli dei sono sempre le stesse per ogni tradizione. Ma cosa potrebbe rappresentare veramente il numero 12 ? Perché compare così numerose volte in ogni tradizione e cultura? Una spiegazione potrebbe essere contenuta nel “regno dei cieli”, il regno dove risiedevano gli dei, ovvero lo spazio. Il sistema solare è composto da 9 pianeti conosciuti: Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone. Questi pianeti erano già conosciuti nell’antichità, dai Sumeri così come dagli altri popoli. A questi si aggiungevano un decimo astro, il Sole e un undicesimo, la Luna. Ma, nei bassorilievi dissotterrati negli scavi archeologici in Mesopotamia, troviamo raffigurato un dodicesimo astro. Un dodicesimo pianeta? Sì. Quel pianeta che gli antichi chiamavano Nibiru e da cui, secondo queste tradizioni, sarebbero discesi gli dei. Un pianeta così lontano dal Sole che debolmente ne è attratto. Così debolmente che per compiere un’intera rivoluzione impiega migliaia d’anni (forse 3.600). Forse questi dei approfittarono del momento in cui il loro pianeta si trovava nel punto più vicino alla Terra (afelio) per discendervi, e forse ritorneranno quando ciò avverrà di nuovo. Nel 1971, la Nasa spedì nello spazio una sonda Voyager con l’intento di esplorare il Sistema Solare per poi proseguire oltre, nello spazio profondo, fino all’inevitabile esaurimento della sua energia. Essa venne provvista di una placca d’oro su cui è raffigurato il nostro Sistema Solare con evidenziata la Terra e la rotta compiuta dallo stesso satellite. Sulla stessa targa vi è l’immagine di due corpi umani, uno maschile e l’altro femminile. La sonda contiene inoltre registrazioni di voci da tutto il mondo in diverse lingue e qualche brano di musica classica (il concerto Brandeburghese di Bach). Alla fine degli anni ’90, sorprendendo le aspettative degli scienziati, la sonda continuava ancora a funzionare e, passata l’orbita di Plutone, si accingeva ad inoltrarsi nello spazio profondo. Ma, alla fine dell’anno 2000, successe qualcosa di anomalo. La sonda iniziò a comportarsi come se fosse entrata nell’orbita di un altro pianeta. Attraverso canali clandestini iniziarono a girare su internet foto di questo pianeta. Un corpo di color biancastro, un po’ sfocato. Ancora oggi, febbraio 2001, la Nasa non ha ancora diffuso alcun comunicato riguardante la scoperta di un ultimo pianeta del Sistema Solare, anche se da sempre gli astronomi hanno sospettato della sua esistenza, a causa di certe anomalie gravitazionali riguardanti Urano, Nettuno e Plutone. Forse questo avverrà al più presto. Comunque, per concludere, mi chiedo: come poteva, un popolo antico come i Sumeri e privo di strumenti scientifici come li abbiamo ora, aver scoperto molto tempo prima della scienza ufficiale, i pianeti oltre Saturno, invisibili ad occhio nudo? Furono gli dei a riferire a questo popolo dell’esistenza di questi astri? Sembra l’unica soluzione ammissibile.

Questi esseri alieni, unendosi con esseri terrestri, generarono semidei, e per semidei, intendiamo uomini della prima generazione, molto simili ai loro creatori, dotati in pieno degli stessi poteri dei loro padri. I giganti, o eroi dell’antichità. Infatti nel libro di Enoc leggiamo:

“(…) Ma essi rimasero incinte e generarono giganti alti tremila cubiti che consumarono il prodotto degli uomini.” [Enoc, VII-2]

Testimonianze simili si trovano nel libro dei libri, la Bibbia. Noi ne conosciamo solo la versione filtrata dalla chiesa medievale, detta “Vulgata”. Una versione priva delle originali contraddizioni e “stranezze”. La versione originale fu quella tradotta dal greco o dall’ebraico da Lutero nel XVI secolo e poi da altri protestanti. Qui, prenderemo in considerazione la versione ufficiale, quella propria della chiesa di Roma. Perfino in essa, molti sono ancora i punti oscuri, soggetti a svariate interpretazioni. Qui, sono contenute cronache di un passato remoto che si fondono con i miti e le leggende di altri popoli distanti tra loro anche migliaia di chilometri.

Per iniziare, prendiamo in considerazione il libro della Genesi, in particolare certi capitoli:

“Il Signore Dio disse allora: – Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. (…)” [Genesi 3,22];

“E Dio disse: – Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, (…)” [Genesi 1,26];

Leggendo questi due frammenti si leggono chiaramente le parole “noi” e ”nostra”. Ma il Dio dei cristiani non era uno? Di chi si parla allora nel testo? Forse di una razza aliena superiore?

In effetti, la chiesa, per non creare confusione, tradusse quasi allo stesso modo i nomi “Elhoim” e “Yhavè” (ovvero “Signore” e “Dio”). Ma, di fatto, si doveva trattare di due entità diverse.

E ancora:

“Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua somiglianza, un figlio e lo chiamò Seth. (…) L’intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.” [Genesi 5,3-5];

“Seth aveva centocinque anni quando generò Enos;” [Genesi 5,6];

“Noè aveva seicento anni quando venne il diluvio, cioè le acque, sulla Terra.” [Genesi 7,6];

“Mosè aveva centoventi anni quando morì; (…)” [Deuteronomio 34,7];

Appena dopo l’ “esperimento”, gli uomini creati dagli dei adottarono anche la caratteristica di  vivere diversi anni in più rispetto all’uomo di oggi, che ormai, come si diceva prima, sta riacquistando caratteri strettamente terrestri. Questo spiegherebbe anche perché certi uomini, detti sensitivi, possiedono ancora poteri extrasensoriali, residuo di una facoltà strettamente aliena. Gli uomini del passato possedevano quindi svariati poteri, anche quello di spostare gli oggetti con la forza del pensiero, oggetti anche pesanti, magari utili per la costruzione di templi, piramidi, monumenti, città (…). Una leggenda racconta che la lyra di Anfione era capace di spostare le rocce; con essa edificò le mura di Tebe. Secondo una leggenda propria dell’Isola di Pasqua, nel Pacifico, gli antichi sacerdoti erano capaci di smuovere le rocce con le loro forze mentali; con queste riuscivano ad innalzare i numerosi (e pesanti) Moai, i misteriosi testoni di pietra presenti sull’isola.

Ma un testo ancor più interessante potrebbe essere il seguente:

“Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla Terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro chele figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.” [Genesi 6,1-2];

“Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: –Ho acquistato un uomo dal Signore-.” [Genesi 4,1];

Come si può vedere chiaramente, c’è una netta distinzione tra i “figli di Dio” e “le figlie degli uomini”. Questo ci porta a credere che, per “figli di Dio”, il testo potrebbe riferirsi ad esseri superiori, alieni. Alieni che “inseminarono” le “figlie degli uomini” creando ciò che leggende definirono “semidei”, metà uomini, metà dei. Esseri dotati di poteri inimmaginabili e molto dotati intellettualmente.

Questo è descritto più chiaramente nel frammento che segue:

“C’erano sulla Terra i giganti a quei tempi -e anche dopo- quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi.” [Genesi 6,4];

Quale spiegazione sarebbe più esauriente di questa? Nella Bibbia è scritto chiaramente.

I giganti (o semidei), i figli di Dio, esseri superiori, si unirono alle figlie degli uomini, le donne terrestri, e queste partorirono loro dei figli: gli eroi dell’antichità, uomini famosi della mitologia greca come Ercole e Perseo, semidei.

Ma i creatori alieni presto si accorsero che questi giganti non erano altro che fonte di guai, un esperimento riuscito male. Non si sa con esattezza perché, forse in qualche modo potevano essere scomodi a Dio stesso; forse stavano diventando forti come lui e quindi, una minaccia. Forse avevano mangiato il frutto della conoscenza dall’Albero della Vita, cioè, avevano appreso di essere sottomessi. Si erano resi conto di essere stati troppo a lungo sfruttati per lavori terrestri, mentre in realtà erano pari agli dei. Come tali si ribellarono a questi, reclamando i loro diritti di uguaglianza e libertà. Un’anacronistica rivoluzione francese?

In effetti, in molti miti del passato, sia greci che nordici, sono presenti molti episodi in cui sono descritte battaglie tra giganti e dei. Famoso è l’episodio dei giganti che cercano di  scalare il monte Olimpo o l’Asgard della mitologia nordica (o il più alto monte d’Atlantide, quello su cui compì i suoi esperimenti la Signora della Montagna). Nonno, autore greco della Dyonisiaca, la storia di Bacco, racconta di come Tifone, il più terribile dei giganti, riuscì a rubare i fulmini a Giove (armi nucleari?), il quale ricorse in seguito a Cadmo, un uomo che con la sua musica era capace di ipnotizzare chiunque. Cadmo fece addormentare Tifone, così Giove potè riprendersi i suoi fulmini e sconfiggere i giganti. Questo è un esempio di ciò che potrebbe essere davvero avvenuto secoli fa, e certi indizi ci portano a credere che questi dei potessero essere in possesso di armi nucleari (o comunque di armi della stessa potenza distruttiva). Il Dio terribile della Bibbia annientò le città di Sodoma e Gomorra. Disse a Lot di fuggire e di ripararsi sul promontorio vicino alle due città. In effetti, se oggi andassimo a vedere il luogo dove un tempo prosperarono le due città, non troveremmo altro che un enorme cratere circolare; potrebbe davvero essere il risultato di un esplosione atomica. Inoltre, è noto che il promontorio vicino alle due città sarebbe davvero in grado di offrire un riparo sicuro contro le eventuali radiazioni che produrrebbe un esplosione di questo tipo.

Probabilmente, molte erano le cose da cancellare, come ad esempio gli errori umani nati dopo i primi esperimenti genetici, come i minotauri, metà uomini e metà equini (o bovini), ed i ciclopi. Esseri costretti ad una vita penosa, visti come mostri, errori della natura. Esseri pericolosi perché ribelli alla volontà di Dio, del Dio terribile, geloso e vendicativo della Bibbia.

“Il Signore disse: – sterminerò dalla Terra l’uomo che ho creato: con l’uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti -. Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.” [Genesi 6,6-8];

E così fece arrivare il diluvio cancellando per sempre, o quasi, ogni traccia concreta di questi esseri semi-divini. Infatti, in certe occasioni, i ritrovamenti di alcuni archeologi sono stati davvero sconcertanti. Ossa di uomini alti anche fino a sei metri sono state ritrovate in diverse parti del mondo. Crani giganteschi, capaci di calzare come un casco la testa di un uomo. A Gargayan, nelle Filippine, furono rinvenuti i resti di esseri umani alti 5,18 metri e nelle regioni sud-orientali della Cina, ossa di altri esseri alti sicuramente più di 3 metri, antiche almeno di 300.000 anni. A questo stesso periodo risalgono gli arnesi da caccia rinvenuti ad Agadir in Marocco. Non si trattava però di normali utensili. Ognuno di questi pesava almeno otto chili, ovvero, venti volte più del peso di normali utensili facilmente maneggiabili da un essere umano. Si calcolo che solo esseri alti almeno 4 metri avrebbero potuto maneggiarle efficacemente. A Tura, ai confini del Pakistan, fu scoperto lo scheletro di un uomo alto 3,35 metri. Nella Bibbia ci viene descritto il re Og di Basan, “l’ultimo rimasto dei giganti”, il cui letto misurava 4,7 metri di lunghezza. Il famoso Golia abbattuto da Davide era alto invece 3,2 metri. Leggiamo il seguente passo biblico:

” (…) Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo notata è gente di alta statura; vi abbiamo visto i giganti, figli di Anak, della razza dei giganti, di fronte ai quali ci sembrava di essere come locuste e così dovevamo sembrare a loro.” [Numeri 13,32-33]

Impronte gigantesche di mani e di piedi impresse in strati profondi di terreno. Ossa ciclopiche ritrovate in scavi in tutto il mondo. Quindi, prove tangibili dell’esistenza di questi giganti sono presenti ovunque. E, a volte, accanto a questi resti, ritroviamo utensili, armi ed elmi di dimensioni giganti. E, non smetterò mai di sottolineare che sono ritrovamenti reali, anche se potrebbero benissimo far parte delle pagine di un libro di fantascienza dei più classici. Ma il fatto più sconcertante è che la scienza tace a tal riguardo.

 .

La scienza dimenticata degli dei

Capita spesso che gli archeologi ritrovino in siti antichi di migliaia d’anni, oggetti che non dovrebbero esistere, di fattura molto più recente, detti anacronismi o “oggetti fuori posto”. Ad esempio, in Sudafrica, in tempi recenti, vennero rinvenute delle sfere metalliche con scanalature lungo tutta la loro circonferenza, conservate in un blocco di pirofillite, alla quale venne assegnata un’età di 2,8 miliardi di anni. Chi viveva sulla Terra prima ancora dei dinosauri? Un esempio potrebbe essere la famosa pila conservata al museo di Baghdad e antica di 2000 anni. Fatta di terracotta, alta 15 cm, la pila ha l’aspetto di un vasetto rivestito internamente da uno strato di pece, predisposto a contenere un cilindro di rame contenente a sua volta un bastoncino di ferro isolato con un tappo d’asfalto. Tale reperto, simile ad altri, conservati nei musei iracheni e berlinesi, sarebbe ancora oggi in grado di produrre energia elettrica. Ma ancor più sconcertante fu la scoperta del meccanismo di Antikitera in una pietra vecchia parecchie centinaia d’anni. Sottoposta all’esposizione di raggi X, la pietra rivela al suo interno una serie di ingranaggi simile al meccanismo interno di un orologio. Una tecnologia impossibile per quei tempi. Numerosi sono gli anacronismi nella storia dell’uomo. Ad esempio, famoso è il ritrovamento di una candela d’automobile conservata in strati di terreno appartenenti ad epoca preistorica, così come chiodi e monete, o quel cranio di bisonte vissuto in Siberia nel Giurassico che presenta un perfetto foro circolare sulla fronte, opera di un proiettile d’arma da fuoco, che gli causò la morte. Ma chi adoperava armi da fuoco al tempo dei dinosauri?
Viaggio_ignoto_13L’uomo ha appena iniziato ad investigare nel passato della Terra e c’è ancora molto da scoprire. Di fatti, se prendiamo in considerazione la scienza ufficiale, i dinosauri avrebbero dovuto dominare la Terra nel periodo di tempo che va dai 120 ai 64 milioni di anni fa circa, mentre la scienza fa risalire la nascita dell’uomo solo a 2, massimo 3 milioni di anni fa. Ma, con tutta probabilità, gli scienziati si sbagliano. In molti casi sono state rinvenute orme umane nello stesso strato in cui erano contenute orme tridattili appartenute ai sauri. La superficie della Terra è formata da vari strati di terreno, e più si va in profondità, più si dovrebbero ritrovare reperti antichi (secondo la scienza ufficiale). Ora, se ascoltassimo gli scienziati ortodossi, impronte umane le potremmo (e dovremmo) ritrovare solo in strati di terreno risalenti ad un massimo di 3 milioni di anni fa, quindi relativamente superficiali, ma non è così. La scienza qui si contraddice. Sono state rinvenute impronte in strati di terreno molto più profondi e, inverosimilmente, anche ossa di dinosauri in strati molto più superficiali e, in certi casi, addirittura quasi in superficie, che spuntavano dal terreno (in Siberia). Una domanda nasce spontanea: È l’umanità ad essere più antica di quanto si pensa o i dinosauri ad essere molto più recenti di quanto affermano i libri di storia? In un caso o nell’altro la storia sarebbe comunque da riscrivere. Ci sarebbero molti esempi da riportare a riguardo, ma per non soffermarmi troppo ne esporrò soltanto alcuni. A Glen Rose, nel Texas, c’è il “Dinosaur Valley State Park” nella zona del Paluxy River, dove senza troppa fortuna è possibile rinvenire orme di sauri e di esseri umani affiancate negli stessi strati di terreno. Chi camminava (e in alcuni casi portava anche calzature!) assieme ai dinosauri (ed in certi casi, anche molto prima della loro venuta), parecchi milioni di anni fa? Si tratta forse delle impronte di esseri alieni. Dei o semidei? In effetti, spesso si ritrovano orme umane molto grandi, orme di individui giganteschi, lunghe fino a 54, 61 cm e larghe anche 30, 32. Molti reperti fossili inerenti sono conservati nel “Creation Evidences Museum”, a pochi chilometri di distanza da quel sito, a Glen Rose. Nel 1927, in Nevada fu riportata alla luce un’orma umana provvista di calzatura in uno strato di terreno antico 160/195 milioni di anni (40 milioni di anni precedente i dinosauri!). In Australia, sono state rinvenute orme umane pietrificate di grandi proporzioni a pochi metri da quelle di un brontosauro. Casi simili li possiamo riscontrare anche in Turkmenistan, Africa, Germania e in America.

Anche l’Egitto presenta molti anacronismi. Ad esempio, ancor oggi gli archeologi si chiedono cosa usassero in passato gli egiziani per produrre fori perfetti nella roccia. Se ne sono trovati parecchi, tutti perfetti. Sembrano prodotti da un trapano elettrico con punta di diamante, l’unico capace di perforare la dura roccia, eppure, attrezzo sconosciuto per quei tempi. Inoltre, su certe pareti di piramidi e templi, sono presenti certe incisioni raffiguranti misteriosi arnesi dall’uso sconosciuto e degli oggetti simili a lampadine, con tanto di elettrodi e cavi. Gli egiziani conoscevano forse l’elettricità? E, in tal caso, da chi appresero questa scienza?

Anche certe statue azteche sembrano indossare strani corpetti dotati di tasti e sconcertanti armi simili a pistole. Ma, se fossero davvero armi, di cosa potrebbe trattarsi?
Viaggio_ignoto_14Secondo la tradizione indù, gli uomini del passato erano in grado di utilizzare un’energia, chiamata Vril, la quale permetteva loro l’impossibile. Sanare i malati, uccidere, costruire templi, gallerie nel sottosuolo e molte altre cose. Questa energia in realtà albergava già dentro loro fin dalla nascita (è una di quelle facoltà che l’uomo disimparò ad utilizzare nel corso dei secoli). Essi venivano solo istruiti dai saggi, che insegnavano loro come utilizzare questa energia nel migliore dei modi. Essa si troverebbe ancora nell’uomo moderno, ma sarebbe addormentata e risvegliarla, per gli inesperti, sarebbe disastroso. Questo comporterebbe un uso totale del nostro cervello (come già ricordato, noi utilizziamo solo il 10 % di questo) e la meditazione yoga sarebbe il primo passo da fare per poter risvegliare tale energia in modo corretto. Gli dei della tradizione induista, descritti dai “Veda”, erano in grado di volare. Per fare ciò si servivano dei “Vimana”, una sorta di macchine capaci di sollevarsi da terra. Con queste, gli dei indù si spostavano nell’atmosfera a forti velocità. Aerei nel lontano passato della Terra? Dischi volanti? Di cosa si trattava veramente? La Bibbia è colma di descrizioni di macchine volanti. Leggiamone i seguenti passi:

“Io guardavo ed ecco un uragano avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinio di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di elettro incandescente. Al centro apparve la figura di quattro esseri animati, che avevano sembianza umana e avevano ciascuno quattro facce e quattro ali. Le loro gambe erano diritte e gli zoccoli dei loro piedi erano come gli zoccoli dei piedi d’un vitello, splendenti come lucido bronzo. (…)” [Ezechiele 1,4-7]

Potrebbe quasi sembrare la descrizione che un pastore potrebbe dare di un modulo d’atterraggio simile a quello che la Nasa mandò sulla Luna nel 1969! Non vi pare? E ancora:

“La gloria del Signore si alzò sopra il cherubino verso la soglia del tempio e il tempio fu riempito dalla nube e il cortile fu pieno dello splendore della gloria del Signore. Il fragore delle ali dei cherubini giungeva fino al cortile esterno, come la voce di Dio onnipotente quando parla.” [Ezechiele 10, 4-5]

“(…) alzai gli occhi e guardai ed ecco un uomo vestito di lino, con ai fianchi una cintura d’oro di Ufaz; il suo corpo somigliava a topazio, la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiamme di fuoco, le sue braccia e le gambe somigliavano a bronzo lucente e il suono delle sue parole pareva il clamore di una moltitudine.” [Daniele 10, 5-6]

Cosa vide veramente il profeta? A cosa si riferiscono le parole folgore, fiamme, bronzo lucente e clamore di una moltitudine? D’altronde, questa è l’unica descrizione possibile che un uomo del tempo avrebbe potuto dare della discesa di un mezzo spaziale, in un tempo in cui parole come razzo, motore ed elettricità non esistevano.

Gli dei dell’antichità e dei ogni tradizione, erano capaci di combattere con armi davvero fantastiche. Erano capaci di lanciare fulmini, dardi luminosi, raggi e reti di luce. Inoltre erano dei medici provetti, capaci di curare ogni male e perfino di riportare in vita i morti. Essi indossavano tute, occhiali, strani copricapo, forse dei caschi e maneggiavano oggetti indescrivibili, come delle bacchette portentose e degli strani cilindri. La dea Ishtar ne usava uno d’oro che le permetteva di volare, insieme ad altri sei misteriosi congegni: la Shu.gar.ra sulla testa, dei pendenti alle orecchie, delle piccole catene blu attorno al collo, delle pietre gemelle sulle spalle (forse due razzi?), cinghie che le stringevano il petto e la veste Pala, avvolta attorno al proprio corpo. Durante gli scavi archeologici ad Assur (la capitale assira) degli anni 1903/1914, venne rinvenuta una statua di Isthar antica di 4000 anni, vestita come nella descrizione, con strani marchingegni attaccati al petto ed alla schiena, la testa cinta da una specie di elmetto e con lo strano vaso d’oro tra le mani. Il significato letterale della parola sumera Shu.gar.ra è “ciò che fa andare lontano nell’universo”. A voi le conclusioni.

 .

Il Re del Mondo

Gli dei, abitanti sull’isola di Atlantide, intrapresero quindi una lotta contro i giganti (o semidei), che si concluse probabilmente nel 9.600 a.C., anno del cataclisma che coinvolse anche il continente di Lemuria segnandone la fine. Si può ipotizzare che queste due civiltà si distrussero a vicenda con l’ausilio di armi nucleari (o simili). Non sappiamo con certezza cosa ne fu degli dei, ma, quasi sicuramente, i giganti si estinsero. Gli dei potrebbero essere ritornati sul loro pianeta o potrebbero anche essere ancora nascosti in qualche angolo del globo, magari in una base segreta nelle profondità dell’Oceano Atlantico o anche nel sottosuolo della Terra. A tal riguardo, proporrò tra breve un’interessante ipotesi.

Comunque sia, dopo il disastro, agli uomini sopravvissuti, creazione di questi dei, non rimase altro da fare che navigare verso le coste più vicine, quindi, da Atlantide, essi emigrarono in America (dando vita a popoli quali gli Aztechi o gli Indiani del nord), in Scandinavia (dai quali poi sarebbero discesi i popoli germanici), in Inghilterra (i druidi sarebbero stati i protagonisti di una sorta di continuazione culturale atlantidea), in Italia (gli Etruschi, cui origini sono state da sempre sconosciute, potrebbero essere diretti discendenti degli uomini atlantidi), sulle coste del nord Africa (come già detto, sette saggi arrivarono via mare e fondarono la civiltà egiziana), in Mesopotamia (i Sumeri potrebbero essere stati diretti discendenti del popolo di Atlantide; non dimentichiamo che Gilgamesh era un semidio), e così in molti altri luoghi.

Gli uomini di Mu invece, come abbiamo già visto, emigrarono in Asia (Cina, Giappone, Tibet, Nepal, Mongolia, etc.) e in America, incrociandosi inevitabilmente con gli uomini di quei posti, che a loro volta provenivano da Atlantide. Da ciò, possiamo comprendere perché sulla Terra ci siano diverse tipologie razziali e, alla luce di queste nuove nozioni, capire perché un asiatico sia così diverso da un occidentale.

Alcuni di questi uomini, probabilmente i più saggi, o comunque, coloro che compresero l’importanza di una continuazione della cultura atlantidea, portarono con sé un discreto bagaglio culturale, nei limiti del possibile. Soprattutto orale. Inevitabilmente, in seguito al cataclisma, molto andò perduto, ma i sopravvissuti riuscirono a trasmettere parte di quella cultura alle popolazioni che incontrarono lungo la loro diaspora. Quando nel 1533 Pizarro arrivò a Cuzco, gli Indios lo scambiarono per Viracocha, il creatore del mondo, un uomo barbuto di razza bianca che arrivò in quelle terre parecchi secoli prima, istruì le popolazioni locali e poi ripartì, promettendo che un giorno sarebbe ritornato. Probabilmente costui era un sopravvissuto di Atlantide collegato senza ombra di dubbio a Nettuno, perché, da certi resoconti propri degli Apaches d’America (che tra l’altro affermavano di provenire da Tiahuanaco, la città che una favola inca vuole essere stata costruita in una sola notte dal Noè locale, un pastore salvatosi dal diluvio), apprendiamo che il suo simbolo era il tridente. In effetti, un simbolo del tridente di grandi dimensioni (visibile meglio da un aereo ad alta quota che dal suolo) è raffigurato anche sulle sabbie della costa peruviana, a pochi chilometri dalla piana di Nazca. Furono forse gli atlantidi a disegnarlo, una volta giunti su quelle coste?

Lo stesso avvenne nel 1519, quando Cortés invase l’impero azteco. Il conquistatore spagnolo venne scambiato per Quetzalcoatl, il serpente piumato, anch’egli un grande uomo che in tempi lontani aveva portato la cultura presso quel popolo, anch’egli promettendo che un giorno sarebbe ritornato. Cortés al suo arrivo venne accolto come un Dio, ma presto rivelò le sue vere sembianze distruggendo l’impero azteco, saccheggiandone le città ed uccidendone l’ultimo sovrano, Montezuma II. In breve tempo le popolazioni dell’America del sud andarono in contro ad un vero e proprio genocidio per opera dei conquistadores europei. Ciò decretò la fine di grandi popoli, come gli Aztechi ed i Maya.

Le Azzorre, a largo delle coste spagnole, potrebbero essere ciò che rimane di Atlantide. Un gruppetto di poche isole isolate nell’Oceano Atlantico. Ma, non si hanno ancora prove concrete per poter formulare ipotesi.

Troviamo tracce di Atlantide in ogni cultura. I Maya ci scrissero di provenire da un continente chiamato Aztlan, come i vichinghi da Atli, i Baschi da Atlaintika, gli indiani da Attala e così via. La radice del nome stesso Aztechi ricorda il nome del continente in questione (Aztechi – Aztlan). Gran parte di questo sapere venne raccolto nella famosa biblioteca d’Alessandria, fondata negli ultimi decenni del IV sec. a.C da Alessandro Magno, conquistatore e re di Macedonia, che riuscì a riunire Persia, Siria, Egitto e India, fondando il più grande impero dell’antichità. Ad egli viene attribuito un curioso interessamento alle discipline occulte, alla magia e alla cultura degli antichi, ciò spiegherebbe la sua scelta di fondare tale biblioteca, raccolta di testi antichissimi. Si dice che in essa fosse conservato il testo originale dal quale attinse Platone per i suoi scritti inerenti Atlantide, il Crizia ed il Timeo. Anche Nonno, per la sua “Dyonisiaca” attinse dagli scritti alessandrini. Purtroppo venne incendiata e distrutta dall’esercito di Giulio Cesare nel 48 a.C. Essa era destinata a sopravvivere solo come un ricordo nelle menti di chi effettivamente capì l’importanza di quella cultura perduta, relegandola per sempre nel mondo del mito. Secondo Cicerone, che era stato iniziato ai “Misteri”, furono proprio questi che permisero all’umanità di essere tolta dal suo stato selvaggio per essere ricondotta alla civiltà. Un culto nato nel mediterraneo a partire dal VII secolo a.C., attraverso cui gli iniziati accedevano ai segreti della vita, di quella terrena e quotidiana, così come di quella oltre la morte.

Ma facciamo un salto indietro nel tempo e ritorniamo su quel monte dove la Signora della Montagna creò l’uomo. Ella era solo un tecnico specializzato alle dipendenze di una specie di sovrano, un comandante, il più importante tra i dodici dei. Chi era questo capo? Chi ordinò a Lilith di creare una razza intelligente? Certo, per sapere esattamente come andarono le cose, dovremmo essere in possesso di una macchina del tempo per poter assistere di persona a quegli eventi. Così, ci accontenteremo di formulare delle ipotesi. Una potrebbe essere la seguente. Secondo le leggende, il simbolo del sovrano di Atlantide era il tridente. Simbolo marino, associato alla figura di Poseidone o Nettuno, il dio del mare. La leggenda dice che abitasse in uno splendido palazzo in mezzo al mare, usava spostarsi sopra un cocchio tirato da cavalli marini (o probabilmente delfini; questi sono i più intelligenti cetacei marini; la tradizione vuole che fossero stati creati proprio dagli atlantidi per assegnarli a lavori subacquei), e se col tridente batteva le onde, suscitava tempeste e terremoti. Forse il suo tridente era davvero un arma molto potente. La sua natura è duplice; benefica e malefica. Tra l’altro vi è un misterioso collegamento tra questi e l’Egitto, rappresentato da una scultura greca del II – I sec. a.C. conservata a Roma, nei Musei Vaticani, detta “Allegoria del Nilo”, in cui Nettuno è qui rappresentato sdraiato su un fianco e sovrastante una piccola Sfinge. Sul suo capo, possiamo notare chiaramente due piccole corna. A prima vista potrebbe sembrare un dettaglio irrilevante, ma non è così. Gli alieni sulla Terra, dipendevano da altri, forse in orbita su un’astronave o in comunicazione con questi da un altro pianeta. Nettuno era il massimo esponente sulla Terra e verrà associato al Dio più buono della Bibbia, mentre (probabilmente) Giove era il “Dio dei cieli”, associato al Dio terribile e vendicativo delle Scritture. Giove “gettò” Nettuno sulla Terra, col compito di governarla. A questo episodio si ricollega quello della “caduta” di Satana per opera del Signore. Lucifero (per questo Nettuno potrebbe essere raffigurato con le corna) ribellatosi, a causa dell’umiliante e degradante compito di regnare su un mondo allora noioso, spopolato, iniziò una guerra col Signore (residente nei cieli/nello spazio). Non dimentichiamo che inoltre il simbolo del tridente è comune ad entrambi. A Nettuno, in qualche modo d’altronde è associata anche la costellazione del Capricorno, l’animale cornuto con cui spesso viene identificato il diavolo (nei tarocchi, ad esempio, il diavolo ha sembianze femminili e, a posto della testa, il capo di un caprone). L’angelo caduto, in questo caso Nettuno, avrebbe regnato su Atlantide e Lilith, la Signora della Montagna, secondo certe versioni sarebbe stata addirittura la sua consorte (potrebbe essere questa l’unione sessuale sancita dalla carta del diavolo nei tarocchi, in cui il caprone ha anche corpo femminile). Nettuno, forse anche sotto approvazione del Dio dei cieli, Giove, creò l’uomo con l’aiuto di Lilith. L’umanità (Adamah, gli uomini e Evah, le donne), visse in una condizione di semi-schiavitù (ma pacifica) in quel “Paradiso terrestre” che era Atlantide, fino al giorno in cui, avendo pronosticato un imminente catastrofe, decise di “rubare” il “frutto della conoscenza” dall’albero del giardino dell’Eden (probabilmente la fornitissima biblioteca atlantidea, i cui numerosi argomenti espressi nei libri si ramificavano in diversi campi, proprio come i rami di un albero), divenendo così pari a Dio. Oppure, se vogliamo seguire la versione descritta nella Bibbia, probabilmente fu lo stesso Satana (Nettuno) ad aprire gli occhi degli uomini, offrendo loro la fatidica mela (Forse a causa di contrasti col Re dei Cieli). Tale frutto, doveva essere per loro davvero un tesoro inestimabile. Esso avrebbe assicurato la continuazione di una civiltà intelligente sul pianeta. Ma l’acquisizione di questa cultura portò l’uomo alla consapevolezza di essere una razza sfruttata e per niente inferiore al Dio che l’aveva creato. Ciò portò a rivolte (le guerre tra giganti e dei già accennate in precedenza), alle quali quindi parteciparono anche gli uomini, alleati dei giganti e sotto la guida di Nettuno. Nel 9.600 a.C., anno della distruzione di Atlantide (di cui, come già detto in precedenza, non conosciamo le esatte cause) e del grande Diluvio, il “Re del Mondo” (Nettuno), insieme agli uomini (che portavano con se il “frutto della conoscenza”, con la quale essi, così come i loro creatori, erano ora capaci di discernere il bene dal male, di capire cos’era più giusto e sbagliato), lasciarono l’isola per dirigersi verso le terre non colpite dalla catastrofe, le Americhe, l’Europa e l’Africa. Ora, questi uomini erano diventati come gli dei, loro creatori. Avevano assaggiato il frutto della conoscenza. Erano passati da una condizione di dipendenza ad una di parità. Era terminata un’altra era.

Ma non tutti gli uomini si misero contro il Dio dei cieli. Non tutti seguirono Nettuno. Uno di questi potrebbe essere stato Noè, che, rimanendo fedele a Dio, riuscì a salvarsi ed a salvare con sé gli animali, diciamo, venuti meglio.
Viaggio_ignoto_15
Costui, in seguito, avrebbe dato un continuo all’umanità, ma a quell’umanità voluta dal Signore, sottomessa e senza troppe pretese culturali. Un’umanità di superficie, contrapposta (come vedremo in seguito) a quella sotterranea, ostile al Re dei Cieli (Giove), consapevole di non essere inferiore a questi, memore di avere assaggiato il frutto della conoscenza e fedele al Re del Mondo (Nettuno/Lucifero). Hitler, che si interessava di misteri, essoterismo e magia, sapeva molte più cose di quanto si possa pensare. Egli sapeva dell’esistenza del Re del Mondo, così come del Re dei Cieli e interpretava il tutto in chiave razzista. Per lui, i discendenti degli uomini fedeli al primo re erano gli ariani, biondi con gli occhi azzurri, diretti discendenti degli atlantidi, mentre i discendenti di coloro che invece erano rimasti fedeli al secondo re, erano gli ebrei. La battaglia di Hitler era una battaglia che aveva avuto inizio 12.000 anni prima e che egli voleva portare a termine sterminando l’ultima traccia rimasta sulla Terra di quel Dio terribile e alieno, gli ebrei, discendenti da uomini come Enoc e Noè.

E per chi ha dubbi sull’esistenza di Noè, posso dire che nel 1960, il maggiore dell’aviazione turca S. Kurtis, incaricato di fotografare le pendici del monte Ararat (5165 mt.), immortalò dal suo aereo un oggetto simile ad uno scafo di nave. Fatta d’assi di legno, l’imbarcazione si stimò (dalle fotografie effettuate) dovesse essere lunga circa 150 metri, larga ca. 50 mt. e alta ca. 6 mt., posta sulle pendici del monte ad una altezza di circa 2000 metri. Kurtis fotografò forse la mitica Arca di Noè? Da allora, nessuno riuscì più a trovare lo stesso luogo fotografato dal maggiore e ancor oggi non esistono prove certe dell’esistenza dell’Arca. Anche i Sumeri ci raccontano di un diluvio che interessò il globo in tempi remoti. Nell’epopea di Gilgamesh, infatti, ritroviamo Utnapishtim (l’equivalente sumero di Noè) che, avvertito dal dio Ea della prossima venuta di un diluvio, costruisce un arca per salvare se stesso, la sua famiglia e una coppia d’ogni animale esistente. Il Noè dei greci invece è Deucalione, e quello dei maya, Quetzalcoatl. Ogni popolo ha conosciuto un proprio leggendario diluvio; perfino i boliviani ed i sioux dell’America settentrionale. Ed ancora, Nu-u sarebbe il Noè hawaiano e Nu Wah, quello cinese. Nella Sierra Parima esisterebbe addirittura una città morta chiamata Ma-Noa, ovvero, “l’acqua di Noè”. Nella tradizione di ogni popolo è quindi presente la testimonianza di un grande cataclisma che sconvolse la Terra in tempi antichi; causa dell’estinzione di molte specie animali, dell’estinzione di giganti e mostri e di una grande rivoluzione geografica che cambiò drasticamente il volto del mondo.

Secondo molti popoli, come gli Aztechi, l’umanità era già perita e rinata per ben quattro volte dagli inizi dei tempi. Allo stesso modo la pensava Ovidio, che nelle sue “Metamorfosi”, descriveva queste quattro età:

-l’età dell’oro (dominata da Saturno, un eterno paradiso in cui regnava la pace, la giustizia e la modestia);

-l’età dell’argento (governata da Giove, in cui la primavera lasciava il posto all’alternarsi delle stagioni);

-l’età del bronzo (in cui l’uomo incominciò a conoscere le intemperie della vita);

-l’età del ferro (dominata da Marte e dalla guerra, in cui modestia e giustizia lasciarono questo mondo e l’uomo incominciò a combattersi).

Secondo la tradizione Indù, l’umanità è già perita tre volte. La nostra era, detta Kali Huga, sarebbe anch’essa la quarta, prossima a concludersi. Ma, non dobbiamo credere che un era debba per forza finire con la distruzione totale di una civiltà, come avvenne per Atlantide. Il passaggio da un era ad un’altra potrebbe anche essere segnato da un pacifico rinnovamento generale, magari portato da un miglioramento della vita o da un cambiamento planetario di rilevante importanza. Ad esempio, la fine del Kali Huga, dovrebbe coincidere con la fine generale delle guerre e l’inizio di un era di pace assoluta sulla Terra, in cui l’uomo dovrebbe poter vivere in piena armonia spirituale con la natura e l’universo; cosa che mi auguro anch’io possa davvero avvenire al più presto. Troppe persone muoiono ingiustamente ogni giorno a causa delle guerre.

Quindi, anche Nettuno abbandonò il “Paradesha” (paradiso terrestre) per costruirsi una nuova reggia altrove. Ma dove? Si potrebbe affermare quasi per certo che questi trovò dimora sicura in un luogo imprecisato nel sottosuolo, sotto le rocce del deserto del Gobi, a nord del Tibet. Sottoterra, nella crosta terrestre, lì, dove avrebbe potuto continuare incontrastato a governare il mondo, lontano dall’umanità, ormai divenuta pericolosa, guerrigliera, conquistatrice (e rimasta fedele al Re dei Cieli, suo antagonista). Ma anche lì, dove sarebbe stato costretto ad un’obbligata prigionia che, secondo la tradizione cristiana, sarebbe dovuta durare 10.000 anni. Ciò, ci è narrato nel libro dell’Apocalisse e nel, già incontrato, Libro di Enoc, dal quale vi evidenziamo i seguenti passi:

“Di lì andai verso il centro della terra e vidi un luogo benedetto dove si trovano piante con rami che continuano a vivere e a germogliare da un albero tagliato.” [Enoc XXVI, 1]

“Allora chiesi: -A che serve questa terra benedetta, tutta piena di alberi, a che serve questa fossa maledetta? Mi rispose Uriel, uno degli angeli santi, che era presso di me, e mi disse: – Questa fossa maledetta è destinata a coloro che sono maledetti per l’eternità.- (…)” [Enoc XXVII, 1-2]

La fossa di cui si parla non è altro che un passaggio che conduce al sottosuolo, lì dove vennero relegati gli angeli decaduti, cioè quelli che presero le figlie degli uomini, dai quali poi discesero i giganti. La stessa dove discese il Signore degli inferi (Lucifero/Nettuno).

Enoc era un uomo visto di buon occhio da Dio, così come lo era stato Noè. Ad Enoc fu così permesso di “viaggiare” nell’atmosfera:

“Io sollevai di nuovo i miei occhi al cielo e vidi in visione che dal cielo scesero esseri che assomigliavano a uomini bianchi; uno di loro venne fuori da quel luogo e tre erano insieme a lui. Quei tre che erano venuti per ultimi, mi presero per mano, mi portarono via dalla generazione della Terra e mi sollevarono in un alto luogo e mi indicarono una torre alta sulla terra, e tutte le colline erano più basse. [Enoc LXXXIII, 2-3]

Entrambi quindi, Enoc e Noè, rimasero fedeli al Signore dei cieli (Dio/Giove). Certo, prima di essere puniti, questi angeli “ribelli”, fedeli a Nettuno, riuscirono ad istruire parte dell’umanità, forse con la speranza di costituire un vasto esercito (formato da uomini e giganti) da contrapporre all’esercito nemico del Re dei Cieli e degli angeli a lui fedele. Sempre nel Libro di Enoc leggiamo:

“Azazel insegnò agli uomini la fabbricazione di spade, armi, scudi, corazze e mostrò ad essi i metalli e la loro lavorazione, braccialetti, ornamenti, l’uso di truccare gli occhi e di abbellire le ciglia, le più preziose e rare di tutte le pietre, e ogni genere di tinta.” [Enoc VIII, 1]

“Semjasa insegnò gli scongiuri e il taglio di radici, Armaros lo scioglimento degli scongiuri, Baraquel l’osservazione delle stelle, Kokabeel l’astrologia, Ezequeel l’osservazione delle nuvole, Arakiel i segni della Terra, Samsaveel i segni del Sole, Seriel i segni della Luna. E quando gli uomini giunsero, essi gridarono e la loro voce raggiunse il cielo.” [Enoc VIII, 3-4]

Azazel, Semjasa e tutti gli altri, sono alcuni degli angeli che decisero di ribellarsi a Dio. Gli stessi che poi avrebbero seguito Lucifero nel mondo sotterraneo degli inferi, in parte per loro scelta personale, in parte come punizione divina. Furono questi esseri alieni a permettere all’umanità di passare da uno stadio selvaggio alla successiva età del ferro.

Ormai l’umanità era corrotta. Era l’età del ferro, delle guerre e del dolore. Lì, Nettuno, si costruì un grande regno, costituito da numerosissime gallerie sotterranee, estese per tutta l’Asia e forse oltre, un grande regno chiamato, secondo la tradizione orientale, Agarthi. La capitale di questo nuovo mondo sotterraneo, chiamata Shamballa, si troverebbe sotto il Gobi, e lì, regnerebbe ancor oggi il Re del Mondo. In effetti, se ci facciamo caso, la tradizione cristiana vede il diavolo risiedere nel sottosuolo, all’inferno, in un mondo sotterraneo. Alla luce delle precedenti osservazioni, ci viene spontaneo associare Satana a Nettuno (tra l’altro è comune ad entrambi il simbolo del tridente, o forcone) e quest’ultimo al Re del Mondo. Se tutto questo fosse vero, inevitabilmente, noi saremmo stati creati da Lucifero e non da Dio, ma non dal diavolo che da sempre ci ha mostrato la chiesa, terribile e malefico, ma da un essere alieno (e con sentimenti umani), che si ribellò alla pretesa di egemonia sulla Terra da parte di un altro essere alieno che probabilmente, lo abbandonò (o esiliò), per sempre qui, insieme ai suoi figli, ai quali donò la “luce della conoscenza” (da qui deriverebbe il nome Lucifero: “portatore di luce”. Lì “illuminò”).
Viaggio_ignoto_16A supporto di questa teoria ci sarebbero certi eventi inerenti un ordine cavalleresco sorto nel 1118 col compito di proteggere la moschea di Omar a Gerusalemme, quello dei Templari. Questi cavalieri in breve tempo riuscirono ad accumulare un favoloso tesoro (mai ritrovato), grande quanto il loro prestigio. Col passare degli anni così, l’ordine del tempio, originariamente basato su un principio di povertà assoluta, perse di credibilità e venne attaccato dalla stessa Chiesa di Roma che l’aveva creato. Inoltre, a tale tesoro era anche interessato il re di Francia, Filippo IV il Bello. Fu proprio per volere suo che l’ordine venne sciolto nel 1314. Lo stesso anno, l’ultimo Gran Maestro, Giacomo di Molay, morì bruciato nella piazza davanti alla cattedrale di Notre Dame e, con lui, svanì ogni possibilità di ritrovare quel fantomatico tesoro ed ogni possibilità di risolvere il loro mistero. Ma il tesoro dei templari doveva essere soltanto un pretesto. I Templari vennero eliminati perché sapevano “troppo” ed erano scomodi alla chiesa. La chiesa si dev’essere servita del re di Francia per il suo scopo, promettendogli un fantastico tesoro in realtà inesistente.

Cosa appresero i Templari in Oriente che permise loro di arricchirsi, tanto da poter sponsorizzare la costruzione delle numerose cattedrali francesi? Ma, arriviamo al punto. Gli ultimi esponenti, interrogati dall’inquisizione prima del 1314, confessarono alla Chiesa di adorare il Bafometto, un idolo a forma di diavolo. Perché un ordine cristiano doveva adorare tale figura? Che i Templari sapessero più di quanto immaginiamo?

Viaggio_ignoto_17Le cattedrali stesse potrebbero rivelarci un giorno molto più di quanto pensiamo. Esse sono un concentrato di simboli templari, alcuni ancora da decifrare, dal significato oscuro. Gli stessi Gargoil, seduti accanto alle guglie di Notre Dame, sono una rappresentazione del Bafometto. Qual era il segreto dei templari espresso in questo simbolismo? Probabilmente questi erano venuti a contatto con persone (di cui ignoriamo l’identità) che sapevano riguardo la leggenda del Re del Mondo (o Nettuno, o Lucifero), colui che decide il destino degli uomini. Il re del Mondo, di fatti, si dice possa decidere del destino degli uomini. Egli scrive la storia ogni qual volta entra (telepaticamente) nel pensiero dei grandi, condottieri, presidenti, re, papi etc. costringendoli a loro insaputa a realizzare il suo volere. Quando egli parla, tutto sulla Terra si quieta. Gli uccelli smettono per qualche attimo di cantare e il vento cessa di soffiare. Questo, perché potente è la sua parola. Essa racchiude in sé il destino del mondo intero. I Re Magi potrebbero essere stati suoi rappresentanti alla nascita di Cristo e il mongolo Gengis Khan asseriva di avere ricevuto da lui un anello in segno d’amicizia. Nel medioevo, la sua figura fu associata a quella di un altro sovrano misterioso, il Prete Gianni. Molti sovrani occidentali, come Manuele Comneno, l’imperatore bizantino, cercarono di comunicare con lui tramite lettere, che probabilmente non arrivarono mai a destinazione. In quei tempi, circolavano voci riguardanti un favoloso regno, molto esteso, situato in Asia o forse in Etiopia, governato da un grande sovrano, il Prete Gianni, il quale comandava un esercito come mai se n’era visto uno. Molti imperatori occidentali l’avrebbero voluto al loro fianco contro i loro nemici, ma mai nessuno riuscì ad incontrarlo o a sapere con certezza se fosse un personaggio reale o immaginario. Molti altri, invece, erano spinti in questa ricerca, solo dal desiderio di mettere le mani sulle numerose ricchezze associate a quel regno, dall’oro in gran quantità all’acqua che sgorgava dalla fontana dell’eterna giovinezza, lì presente. Le leggende relative ad Agarthi o al regno del Prete Gianni, avrebbero interessato avventurieri ed esploratori fino ai giorni nostri. Perfino Hitler, il leader nazista protagonista della seconda guerra mondiale, rimase affascinato dalla leggenda del Re del Mondo e tentò di trovare il suo regno mandando quattro spedizioni in Asia, di cui solo una riuscì ad ottenere un relativo successo. Questa mandò un comunicato al Fuhrer, in cui si menzionava il loro ritrovamento di una serie di gallerie che, secondo loro, dovevano condurre al cuore di Agarthi, ma sfortunatamente (e misteriosamente), quest’ultima spedizione scomparve nel nulla senza lasciare traccia. A tal riguardo, c’è da dire che, secondo certe testimonianze, chi entra ad Agarthi non ne esce più. Questo, perché gli abitanti del sottosuolo non amano visite, ma soprattutto non amano che poi qualcuno possa risalire in superficie e riferire ciò che ha visto ad altre persone. Coloro i quali hanno avuto la fortuna di ritornare in questo mondo (e si possono contare con le dita), hanno avuto la lingua mozzata o non riescono più a ragionare chiaramente, tant’è che vengono presi per pazzi. Le loro descrizioni di quel mondo sono così inverosimili che non vengono creduti. Tutto ciò, perché lì sono custoditi segreti inaccessibili per gli uomini comuni.
Viaggio_ignoto_18Solo chi è “chiamato” può recarsi ad Agarthi. Con questa, potremmo identificare anche l’Oltretomba della mitologia greca. Secondo il mito, Persefone, figlia di Demetra, venne rapita da Ade, il dio dell’Oltretomba e trascinata nel regno dei morti sottoterra. Zeus intervenne, ma fu inutile: la fanciulla non poté più essere liberata, perché, secondo una delle leggi fondamentali dell’ “Aldilà”, nessuno può ritornare sulla Terra, in superficie, dopo aver visitato il mondo sotterraneo. Alla fine, comunque, Zeus riuscì ad accordarsi con Ade, e Persefone fu libera di ritornare in superficie, ma solo per otto mesi all’anno. La tradizione cristiana vuole il paradiso collocato in “alto” e gli inferi in “basso”. In effetti tale visione ricalca i fatti intravisti fin’ora. Il paradiso era in alto, su quel monte dove la Signora della Montagna creò l’uomo, sull’isola di Atlantidi, lo stesso che cercarono di scalare i giganti e lo stesso dal quale Dio/Giove ritornò sul suo pianeta dopo aver abbandonato qui Lucifero/Nettuno. Mentre l’inferno è posto in basso, perché è lì che secondo la tradizione ha trovato dimora il Re del Mondo/Nettuno, nel sottosuolo. Secondo certe leggende, lì dimorerebbero uomini dalla pelle chiara, diretti discendenti di Atlantide, coloro che decisero di non abbandonare il Re del Mondo. Questi sarebbero ancora in possesso di grandi poteri (gli stessi che l’uomo moderno ormai ha perso), tra cui quello inerente a quell’energia chiamata Vril. Essi, per la condizione favorevole in cui si troverebbero, grazie all’amicizia con il Re (alieno) del Mondo, avrebbero accesso ad un’alta tecnologia che permetterebbe loro di volare, muoversi rapidamente, leggere nel pensiero della gente e conoscere i misteri dell’universo. C’è chi crede che, qualche volta, escano dal loro mondo sotterraneo per visitare l’umanità in superficie per mezzo di navicelle, le stesse che noi siamo abituati a chiamare U.F.O., ma non si conosce chiaramente lo scopo. Forse per eseguire controlli, per rifornirsi o raccogliere materiali.
Viaggio_ignoto_19La stessa energia psichica Vril permetterebbe loro di governare questi loro dischi volanti. In effetti, in molti casi, gli alieni intravisti in certi incontri ravvicinati hanno la pelle bianchissima, la stessa che si avrebbe se si stesse per molto tempo al riparo dal sole, nell’oscurità, magari sottoterra. Gli ingressi alle gallerie che portano ad Agarthi, sono occultati in luoghi strategici e isolati per impedirne l’accesso ai curiosi. Ce ne sarebbero molti nascosti sotto le acque degli oceani, dei laghi, o tra i pendii in alta montagna. Ve ne sarebbero alcuni in Brasile, nella fitta foresta che circonda il Rio delle Amazzoni (le cui entrate sarebbero protette da indios dagli atteggiamenti tutt’altro che amichevoli), o in Siberia, nel deserto del Gobi. Addirittura, vi sarebbe un’entrata, ancora inviolata, a pochi metri di profondità, tra le gambe della Sfinge, in Egitto. Il collegamento tra questo paese e Atlantide sarebbe provato anche da alcune prove concrete, quali, ad esempio, il fatto che tredici geroglifici egiziani siano simili per forma e significato a tredici geroglifici Maya ed il fatto che vi siano raffigurati degli elefanti sulle antiche rocce del centro America, animali sconosciuti da quelle parti. Atlantide potrebbe essere stato il collegamento tra questi due grandi imperi.
Viaggio_ignoto_20Inoltre, impressionante è la somiglianza tra certi aspetti della religione egizia e quella delle popolazioni americane. Garcilaso, figlio di un conquistatore spagnolo e di una indios americana, agli inizi del ‘500 si trasferì in Spagna e costituì una fornita biblioteca. Scrisse i seguito dei trattati in cui rivalutava la religione degli Incas, accostandola anche al neoplatonismo degli europei. Sottolineò il fatto che, così come le antiche popolazioni del mediterraneo, gli incas adorassero il disco solare. Ma, questa non è l’unica analogia. E’ noto, ad esempio, che la pratica della mummificazione era propria degli egizi così come degli Aztechi, o dei Maya. Inoltre, se guardiamo l’architettura di questi popoli, notiamo come fosse diffusa la forma piramidale nel passato sia dell’America che dell’Egitto. Si tratta solo di coincidenze? No, Atlantide sopravvisse ancora, per secoli e secoli, nella cultura di queste popolazioni dell’antichità, e oltre.

Più di una volta, il propagarsi di questa cultura fu ostacolata da guerre, distruzione, ignoranza della gente, inquisizione, ma sempre riuscì a sopravvivere, per opera di uomini unici, sette segrete, che dovettero lavorare in clandestinità ed a volte pagarono con la vita il prezzo della loro sete di conoscenza, coscienti della vitale importanza di non dimenticare, di non affidare all’oblio ciò che rimaneva di una civiltà che un tempo dominò il mondo. Da questa e dagli errori che commise, l’uomo moderno dovrebbe imparare. Questo è lo scopo del sapere perduto di Atlantide. Solo quando l’uomo avrà la piena conoscenza, riuscirà a comprendere il vero senso della sua vita e ad evitare che un’altra guerra cancelli per sempre un’altra civiltà, che tanto ha dovuto lottare per nascere e che molto ha ancora da imparare.

.

Conclusioni.

Quindi, arrivati a questo punto possiamo riassumere il tutto nel seguente modo:

1 – Esseri alieni, in un passato remoto, hanno portato la vita sulla Terra (animale e vegetale);

2 – Questi crearono l’uomo, a loro immagine e somiglianza, ma dopo molti tentativi (differenti ominidi);

3 – Ci furono contrasti tra gli alieni nello spazio (comandati dal Re dei Cieli, o Giove, o Dio) e quelli sulla Terra (comandati dal Re del Mondo, o Nettuno, o Lucifero). Questi ultimi, per crearsi un esercito istruirono gli uomini rendendoli simili a loro (li illuminarono, gli diedero il frutto dell’albero della conoscenza), inoltre questi alieni crearono, sempre per lo stesso scopo, i giganti, o semidei, i quali cercarono di scalare l’alto monte sul quale era situata la base del Re del Cielo. Era ancora l’ “età dell’oro”, un’eterna primavera;

4 – Per opera degli alieni nello spazio (o a causa di un asteroide, etc.), venne il Diluvio, nel quale perirono i giganti. Gli uomini fedeli al Re dei Cieli (Noè, Enoc, etc.) vennero portati in salvo da questo. Gli uomini fedeli al Re del Mondo, in parte lo seguirono sottoterra (dove ancor ora dimorerebbe), altri invece rimasero sulla Terra e continuarono ad essergli fedeli nella clandestinità, attraverso società e sette segrete. La catastrofe mondiale provocò uno spostamento dell’asse terrestre che portò al susseguirsi delle stagioni e ad un generale cambiamento del clima planetario.

5 – Gli UFO non sono altro che i mezzi coi quali gli uomini del sottosuolo vengono in superficie per controllarci o per rifornirsi. Essi possono spostarsi e raggiungere ogni luogo nel mondo anche attraverso un aggrovigliato ed estesissimo sistema di gallerie sotterranee detto Agarthi, che ha come centro Shamballa, la città dove ancor oggi dimorerebbe il Re del Mondo, in un punto indefinito sotto il deserto del Gobi..

GIORGIO PASTORE

torna su 

.

fonte: http://us.geocities.com/misterogenesi/MISTERIUS1.htm

 

tratto da: tanogaboblog.it

 

.

Vedi anche:

.
torna a Civiltà perdute & C
.