Una donna inglese diventa Papa (La Papessa Giovanna)

(revisione febbraio 2026)

C’è una leggenda medievale che, più di molte altre, ha saputo insinuarsi con ostinazione tra le pieghe della storia e dell’immaginario europeo: quella della Papessa Giovanna, la donna che avrebbe ingannato Roma e la Chiesa, arrivando a sedere sul trono di Pietro.

La Papessa, ritratta su una carta dai Tarocchi Visconti-Sforza eseguiti da Bonifacio Bembo, ca. 1450, The Pierpont Morgan Library (inv. M. 630), New York. – Wikipedia, pubblico dominio

Secondo il racconto tradizionale, Giovanna era un’inglese animata da una vocazione impossibile da realizzare nel suo tempo: desiderava essere monaco.
Per inseguire quel destino, avrebbe indossato abiti maschili, assumendo il nome di Giovanni Angelico. Grazie alla cultura, all’intelligenza e alla capacità di muoversi negli ambienti ecclesiastici, sarebbe riuscita a scalare la gerarchia fino al punto più alto: dopo la morte di papa Leone IV, nel luglio dell’855, sarebbe stata eletta pontefice con il nome di Giovanni VIII.

Oggi, però, questa storia è considerata dagli studiosi una costruzione priva di fondamento: una “bufala” folkloristica, divenuta credibile per la forza della narrazione e per il clima politico-religioso in cui si diffuse. Il primo motivo di scetticismo è già sufficiente a smontarla: il periodo in cui Giovanna avrebbe regnato coincide infatti con quello di Benedetto III, papa storicamente attestato. Più che una cronaca, la leggenda va probabilmente letta come un’allegoria: un modo per raccontare, attraverso una figura scandalosa e affascinante, lo strapotere che in certi momenti esercitarono davvero alcune donne dell’aristocrazia romana.

Nel X secolo, infatti, Roma fu teatro di un’epoca cupa e ambigua, ricordata come il tempo della pornocrazia romana. Protagoniste di quella stagione furono soprattutto Teodora e la figlia Marozia, patrizie influentissime, accusate di corruzione, intrighi e manipolazioni ai vertici del papato.
Marozia, secondo le fonti, fu madre di papa Giovanni XI (931-935), e il padre del pontefice sarebbe stato papa Sergio III (904-911). In un contesto simile, non è difficile capire come l’idea di una donna al centro del potere ecclesiastico potesse trasformarsi in satira, in paura e infine in leggenda.

La papessa Giovanna raffigurata nelle Cronache di Norimberga di Hartmann Schedel, 1493. – Wikipedia, pubblico dominio

Eppure, ciò che sorprende davvero è un altro dettaglio: per secoli la storia della Papessa Giovanna venne presa sul serio. Fino al XVII secolo ricevette credito anche in ambienti colti, e trovò particolare fortuna nel mondo protestante, dove divenne un’arma propagandistica perfetta contro Roma. Fu soprattutto grazie al lavoro del pastore protestante francese David Blondel, pubblicato nel 1647, che la diceria venne definitivamente smontata in modo sistematico: la presunta papessa non era altro che una satira costruita intorno alla figura di Giovanni XI.

Ma la leggenda, come spesso accade, aveva già acquisito una vita propria.
Nella versione più famosa, Giovanna, descritta come sessualmente promiscua, sarebbe rimasta incinta di un amante. Il suo segreto, custodito fino ad allora con abilità, sarebbe esploso nel modo più drammatico e pubblico possibile. Durante una processione pasquale nei pressi della basilica di San Clemente, la folla entusiasta si sarebbe stretta attorno al cavallo del pontefice. L’animale avrebbe reagito bruscamente, provocando un trauma tale da indurre un parto prematuro. E lì, davanti a tutti, l’inganno sarebbe stato svelato.
La punizione, nel racconto, è feroce e spettacolare: Giovanna viene trascinata per i piedi da un cavallo attraverso le strade di Roma e lapidata dalla folla inferocita. Il corpo viene sepolto nello stesso luogo in cui la sua identità sarebbe stata scoperta, lungo la strada tra San Giovanni in Laterano e San Pietro. Un finale crudele, quasi teatrale, che sembra fatto apposta per imprimersi nella memoria collettiva.

La storia prosegue con un ulteriore colpo di scena: a Giovanna sarebbe succeduto Benedetto III, che avrebbe regnato per poco tempo ma avrebbe fatto in modo di cancellare il predecessore femminile dalle registrazioni ufficiali. In seguito, il nome “Giovanni VIII” sarebbe stato riutilizzato da un altro pontefice realmente esistito, regnante dal 872 all’882, come se nulla fosse accaduto.

Una parte essenziale del mito, inoltre, riguarda un rito grottesco, mai realmente celebrato ma spesso raccontato con gusto polemico e anticlericale. Si immaginava che ogni nuovo papa venisse sottoposto a un controllo fisico per verificare che non fosse una donna, o un eunuco travestito. La scena, nella sua versione più popolare, prevede una sedia con un foro: il pontefice vi si siede e i diaconi più giovani “tastano” da sotto per certificare la sua mascolinità.

La papessa Giovanna mentre partorisce, dal Delle Donne Illustri del Boccaccio, cap. XCIX, « De Ioanne Anglica Papa ». Attribuito a Jakob Kallenberg – Wikipedia, pubblico dominio

Anche qui, la leggenda si aggancia a un dettaglio reale: sedie di porfido con seduta aperta esistono davvero. Quando un papa prendeva possesso della sua cattedrale, San Giovanni in Laterano, era tradizione che si sedesse su due antiche sedie di porfido.
Il significato originario di quei fori è ancora discusso, ma è certo che le sedie sono di età costantiniana, quindi molto più antiche della leggenda della papessa: non possono dunque essere nate per “verificare il sesso” del pontefice.

Alcuni hanno ipotizzato che fossero antichi bidet romani o sgabelli imperiali per il parto, poi riutilizzati in epoca medievale per sottolineare le pretese imperiali del papato, anche attraverso titoli come Pontifex Maximus. Altri studiosi, come D’Onofrio, hanno invece proposto un’interpretazione più simbolica e religiosa: la sedia “da parto” rappresenterebbe la Chiesa madre, che genera i suoi figli alla vita eterna. Una delle due sedie, oggi, è conservata ed esposta nei Musei Vaticani, nella sala detta Gabinetto delle Maschere.

Ma se la Papessa Giovanna non è mai esistita, perché la sua storia ha avuto tanta fortuna?
Gli storici concordano nel vedere nella leggenda una satira anti-papale, nata e cresciuta in un clima di tensione tra papato e Sacro Romano Impero e alimentata da alcune paure tipiche del Medioevo cristiano: l’idea di un papa sessualmente attivo; l’incubo di una donna in posizione di autorità sugli uomini; e soprattutto il tema dell’inganno che si annida nel cuore stesso della Chiesa.

È possibile che tutto sia nato come racconto da carnevale, una storia scandalosa da recitare nelle piazze d’Europa. Eppure, col tempo, la finzione divenne così credibile da essere citata perfino da autori come Guglielmo di Ockham, e da comparire in alcuni elenchi di papi. Nel Duomo di Siena, ad esempio, la sua immagine appare ancora in mezzo a quelle dei pontefici reali, come se la leggenda avesse ottenuto un posto stabile tra le pietre della memoria.

A rafforzare ulteriormente la confusione contribuì anche un fatto molto concreto: l’intrico degli ordinali papali legati al nome Giovanni. Essendo Giovanni il nome più frequente tra i pontefici, e avendo la storia registrato anche diversi antipapi con lo stesso nome, la numerazione divenne per secoli terreno fertile per errori e ambiguità. È anche per questo che, nell’elenco ufficiale del Vaticano, non compare un papa Giovanni XX.

Alla fine, la Papessa Giovanna resta ciò che è sempre stata: una leggenda. Ma una leggenda capace di rivelare più di quanto sembri. Perché non racconta soltanto una storia impossibile: racconta le paure, le ossessioni e i conflitti di un’epoca. E mostra come, talvolta, il mito riesca a imporsi con una forza tale da sembrare più vero della verità.

.

.

Condividi: