Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Una finestra sul gioco degli scacchi: Le Origini

(Si ringrazia l’amica telematica che, con la sua ricerca, ha agevolato la redazione di queste pagini)

scacchi_01_SissaLa leggenda racconta che una volta un re vinse una grande battaglia per difendere il suo regno, ma per vincere dovette compiere un’azione strategica in cui suo figlio perse la vita. Da quel giorno il re non si diede più pace perché avrebbe voluto poter trovare un modo per vincere senza sacrificare la vita del figlio, e tutti i giorni rivedeva lo schema della battaglia, ma senza trovare una soluzione. Tutti cercavano di rallegrare il re, ma nessuno ci riusciva. Un giorno venne al palazzo un brahmino, Lahur Sissa, che, per rallegrare il re, gli insegnò un gioco che aveva inventato: il gioco degli scacchi. Con questo gioco, Sissavolle educarlo a capire che il re, senza l’appoggio dei sudditi non vale niente. Il re si appassionò a questo gioco e, a forza di giocare, capì che non esisteva un modo di vincere quella battaglia senza sacrificare un pezzo, suo figlio. Allora il re fu finalmente felice e chiese a Lahur Sissa quale voleva che fosse la sua ricompensa: ricchezze, un palazzo, una provincia o qualunque altra cosa. Il monaco rifiutò, ma il re insistette per giorni, finché alla fine Lahur Sissa, guardando la scacchiera, gli disse: -Tu mi darai un chicco di grano per la prima casella, due per la seconda, quattro per la terza, otto per la quarta e così via-. Il re rise di questa richiesta, dicendogli che poteva avere qualunque cosa e invece si accontentava di pochi chicchi di grano. Sembrava una richiesta modesta, ma significava ben 18.446.744.073.709.551.616 chicchi! (1) Il giorno dopo i matematici di corte andarono dal re e gli dissero che per adempiere alla richiesta del monaco non sarebbero bastati i raccolti di tutto il regno per ottocento anni. Lahur Sissa aveva voluto in questo modo insegnare al re che una richiesta apparentemente modesta poteva nascondere un costo enorme. Comunque, una volta che il re lo ebbe capito, il brahmino ritirò la sua richiesta e divenne il governatore di una delle province del regno.

LE ORIGINI…

Varie teorie, diverse e contrastanti tra loro, si sono succedute, a proposito delle radici storiche degli Scacchi, da quando il gioco ha acquistato notorietà e adepti in tutto il mondo. Tramite l’opera infaticabile dei vari studiosi, si è da sempre cercato di identificare con la maggior precisione possibile il luogo di nascita degliScacchi, oltre alla sua collocazione in un’epoca e in una civilta ben precise. Come già detto, i risultati sono discordanti, e fanno presupporre che esistono numerose, possibili alternative, che sfumano e si perdono nel tempo, e che non è possibile classificare cronologicamente. Sembrerà strano, ma pare che nell’antichità, in diversi punti del mondo, ci siano state tracce evidenti e quasi contemporanee di rudimentali giochi da tavolo, inventati dalle popolazioni di quei luoghi, lontanamente apparentati con gli Scacchi moderni: e un discorso che vale per la Roma imperiale, dove si praticava un gioco chiamato ludus ladrun colorum (il gioco dei ladruncoli), come per la Cina (SiangKhi) o l’lndia (Shaturanga), e lo stesso dicasi per le antichissime popolazioni nordiche. Sembra comunque che il gioco degli Scacchi che si diffuse con grandissima rapidità, molto prima dell’anno Mille, attraverso i continenti, passando per la Persia e l’lndia e raggiungendo l’Arabia, abbia avuto origine soprattutto dal gioco cinese del SiangKi.
scacchi_02 VenafroAnche in Europa, però, sembra esistessero, a parte il ludus ladruncolorum dell’antica Roma, palpabili presenze di giochi consimili: ad esempio, nell’Ellade (Grecia), oltre che in necropoli come quella di Venafro (Molise), dove recenti scavi archeologici portarono alla luce intere serie di “pezzi” intarsiati, sorprendentemente simili a quelli attuali. Cosa si può dedurre da tutto ciò, sia pure col beneficio del dubbio? Che è molto probabile l’esistenza di una connessione storica tra queste due principali linee d’origine: quella orientale (Cina, India, Persia e Arabia) e quella europea (Roma, Antica Grecia e Nord Europa). La giustificazione più evidente di una fusione tra le due linee è sicuramente rintracciabile nelle invasioni arabe nel Mediterraneo. Dall’anno Mille circa, quindi, il gioco deve essersi sviluppato secondo un unico, grande tracciato, anche se con regole completamente diverse dalle attuali, e soggette, nel corso del tempo, a profonde trasformazioni e aggiornamenti. Difatti, nella pratica più antica a nostra conoscenza (cioè a partire dal XI secolo, in età medioevale. esistevano pezzi l’Alfil, progenitore dell’Alfiere, l’Elefante in seguito aboliti o trasformati nelle funzioni fino ad assumere le odierne connotazioni;la regola dell’arrocco non esisteva, e molto tempo doveva passare prima che fosse ufficializzata e codificata nei primissimi manuali. Insomma, dagli albori del Medioevo in poi (per giungere al Rinascimento) doveva prendere il via una serie di importantissimi cambiamenti, che riguardavano da una parte la tecnica del gioco (i pezzi, le regolamentazioni a proposito del “movimento” degli stessi sulla scacchiera, le dimensioni e il numero di caselle di quest’ultima), e dall’altra la diffusione vera e propria degli Scacchi come gioco non più riservato ai monarchi e ai grossi signorotti feudali, ma anche praticato dal popolo, come semplici scudieri o artigiani. Come già detto in precedenza, si arrivò cosi all’età rinascimentale, e con essa ai primi, mitici nomi dello scacchismo.
scacchi_03 Paolo BoiIn quel periodo, erano proprio gli italiani a vantare i giocatori più forti, iniziando un’egemonia che sarebbe durata fino al XVII secolo: a questo proposito, ricordiamo Paolo Boi, detto “il Siracusano” (2) Leonardo da Cutro, noto come (il Puttino,, (a causa della sua scarsa altezza), SalvioCarrera Polerio e Gioacchino Greco, detto “il Calabrese”. Questi nomi abbracciano un’epoca che va dal 1550 circa al 1700. I primi due (Paolo Boi e Leonardo da Cutro) costituirono il binomio più prestigioso fino agli inizi del ‘600, e la loro supremazia venne turbata unicamente, nel 1565 circa, da un alto prelato spagnolo, tale Ruy Lopez de Segura, che sconfisse il “Puttino” a Roma, in un match che aveva per “posta” una borsa altissima, offerta dal Pontefice. Sia “il Siracusano” che “il Puttino”potevano essere considerati, già a quel tempo, veri giocatori professionisti: giravano in lungo e in largo sia la Penisola che l’Europa, presso le corti di principi e mecenati, gareggiando (per somme fortissime messe appunto in palio dagli stessi anfitrioni) contro i più forti giocatori locali, e spesse volte contro i munifici ..signori. Paolo Boi e Leonardo da Cutro dovettero, col tempo e con l’avanzare dell’età, cedere il passo alle forze emergenti, sempre in Italia: Polerio, Salvio, Carrera, Greco. Ma prima che ciò avvenisse, ebbero modo di confermare la superiorità della “scuola italiana”, sia con i risultati che con la messa a punto di apertureancora oggi ritenute fortissime e attuali. Il “Puttino” (Leonardo da Cutro) ritrovò sulla sua strada Ruy Lopez, il vescovo spagnolo che lo aveva precedentemente sconfitto a Roma, e riuscí a piegarlo nel match di rivincita tenutosi a Madrid, presso la corte dei Reali di Spagna. Qualche tempo dopo, i due si incontrarono per la terza volta e l’italiano prevalse nuovamente.

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(1) Il problema della scacchiera ci porta ai primordi della matematica .  Il Liber abaci di Leonardo Pisano (1180-1250 ca), detto Fibonacci perché figlio di Bonaccio, pubblicato nel 1202  “discute” metodi e problemi algebrici non menziona questa leggenda, ma calcola il numero che si ottiene duplicando ogni volta quello della casella precedente fino alla fine della scacchiera, e la somma di tutti questi numeri, cioè il numero totale dei chicchi di grano della leggenda.
Il risultato si potrebbe ottenere partendo da 1 e raddoppiando ogni volta: 1, 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256, 512, 1024, 2048, e così via, fino al sessantaquattresimo numero della sequenza. Fibonacci però è più furbo, e trova un procedimento più veloce. Comincia a calcolare i primi otto numeri, quelli cioè che formano la prima riga della scacchiera; la loro somma 1+2+4+8+16+32+64+128=255 è di uno minore del numero successivo 256. Se ora si moltiplica 256 per sé stesso, si ottiene 65.536, che supera di uno la somma dei numeri delle prime due righe. Moltiplicando questo numero per sé stesso, si trova 4.294.967.296, che è di uno superiore alla somma dei numeri delle prime quattro righe. Infine, moltiplicando ancora una volta l’ultimo numero trovato per sé stesso, si trova 18.446.744.073.709.551.616, che supera di uno la somma di tutti i numeri della scacchiera, ossia di tutti i chicchi di grano.  Un numero così lungo non dice niente, ed è difficile farsi un’idea della sua enormità; in fondo a vederlo scritto non sembra poi tanto spaventosamente grande. Per far sì che il lettore possa farsi un’idea, Leonardo introduce una serie di grandezze crescenti. Supponiamo èdiceè che i numeri rappresentino altrettanti bisanti (il bisante è una moneta d’oro imperiale); le prime due righe della scacchiera assommeranno a 65.536 bisanti, che riempiono una cassa. Alla terza riga si ricomincia con 2, 4, 8, casse, finché alla fine della quarta riga si saranno riempite 65.536 casse, che faranno una casa. La quinta e la sesta riga daranno allora 65.536 case, una città; e infine le ultime due righe moltiplicheranno il numero delle città fino a 65.536. In totale, se si parte con un bisante, tutta la scacchiera ammonterà a 65.536 città, ognuna delle quali sarà composta di 65.536 case, che conterranno ciascuna 65.536 casse con 65.536 bisanti ognuna.  Un calcolo simile Leonardo fa con i chicchi di grano: quante navi si potrebbero riempire se ognuna di esse porta 500 moggi pisani, che pesano 24 sestari ognuno, con un sestario composto di 140 libbre, ognuna di 12 once, le quali a loro volta valgono ciascuna 25 denari, ognuno dei quali è costituito da 24 grani di frumento? Il risultato è stupefacente, ancor più di quello delle città: si caricherebbero 1.525.028.445 navi, cioè più di un miliardo e mezzo; “il quale numero, dice Leonardo, è apparentemente innumerabile e quasi infinito”.

(2) PAOLO BOI E LA PARTITA CON IL DIAVOLO  –  La vita di questo grande giocatore, uno dei più validi “professionisti” di scacchi del 16° secolo, è un vero romanzo. Già nella prima giovinezza, abbandonati gli studi classici perchè appassionatosi al gioco, cominciò un andirivieni fra i prìncipi italiani, che patrocinavano il gioco; incontrò anche Caterina de’ Medici ed il papa Pio V. Una volta gli accadde di giocare una partita con uno sconosciuto che, quando si raggiunse sulla scacchiera la posizione che vedete a lato, fuggì inorridito… I pezzi avevano disegnato la croce e l’avversario era (si dice) addirittura il Diavolo! Da quel giorno Paolo, da buon residente napoletano, giocò sempre con le tasche piene di talismani.

 da  ricerche sul  web

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Una finestra sul gioco degli scacchi:

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