Il moderno Stato dell’Arabia Saudita fu fondato della famiglia Saʿūd – Āl Saʿūd – il cui fondatore fu ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd. Sara il 29 gennaio 1927 che ʿAbd al-ʿAzīz Āl Saʿūd assume il titolo di re del Najd sostituito a quello di sultano. Dal trattato di Jedda, firmato il 20 maggio 1927, la Gran Bretagna riconobbe l’indipendenza del regno di ʿAbd al-ʿAzīz allora conosciuto come il regno di Hijāz e Najd. Il 23 settembre 1932 queste regioni furono unificate sotto la dizione di Regno dell’Arabia Saudita.

La scoperta del petrolio nel marzo del 1938 ha trasformato economicamente il paese e ha dato al regno l’autorevolezza di cui gode, malgrado la struttura integralistica delle sue istituzioni giuridiche e sociali Enorme è l’impegno finaziario per l’edificazione, nel mondo islamico e non, di moschee e centri culturali di orientamento fondamentalista e al sostegno di partiti o movimenti politici che al Wahhabismo direttamente o indirettamente si richiamano il caso più eclatante è la Fratellanza Musulmana, il cui motto è: “Allah è il nostro obiettivo. Il Profeta è il nostro capo. Il Corano è la nostra legge. Il jihād è la nostra via. Morire nella via di Allāh è la nostra suprema speranza”

Diversi miliardi di dollari non hanno impedito all’Arabia Saudita di mantenere strette relazioni con le molte nazioni occidentali che comprano il suo petrolio e, in particolare, con gli Stati Uniti d’America, alla cui politica estera il Regno è da sempre fedelmente allineato.

La nascita dello Wahhabismo

Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhāb di formazione giuridica e teologica hanbalita, particolarmente influenzato dalla dottrina espressa da Ibn Taymiyya, si recò da giovane dalla natia regione del Najd l’attuale Arabia Saudita stabilendosi nell’oasi di al-ʿUyayna dove entrò in contatto amichevole con l’emiro Muhammad ibn Saʿūd, fondatore della Casa di Al Saud.

Trasferitosi a Darʿiyya egli guadagnò alla sua visione del mondo il figlio dell’emiro e nel 1744 Ibn ʿAbd al-Wahhāb e Muhammad ibn Saʿūd si giurarono fedeltà reciproca, con l’intento di realizzare una comune azione per il rinnovamento dei costumi che entrambi giudicavano eccessivamente rilassati per cui Muhammad ibn ʿAbd al-Wahhāb comincio la sua predicazione conosciuta come Wahhābiyya come detto sostenuto in ciò dall’Emiro.

L’alleanza fra il leader religioso e il signore della città fu la pietra angolare di quello che sarebbe divenuto, molto tempo dopo, il regno saudita. Ma fu anche la ragione della diffidenza religiosa che la Wahhābiyya suscitò nell’allora Impero Ottomano.

Allorché i Sa’ud si impadronirono delle città sante di Mecca e Medina, con una serie di pesanti azioni di guerriglia che senza decisivi risultati furono contrastate con scarso impegno dai vari khedivè egiziani che avevano la “tutela” dei Luoghi Santi. La campagna militare egiziana alla fine ebbe successo, ma i sauditi dopo un parziale abbandono degli egiziani a causa della prima guerra mondiale, riuscirono a ricostituire lo Stato poggiante su un rigore fortemente religioso.

Quando nel 1924 ʿAbd al-ʿAzīz ibn Saʿūd prese il potere in Arabia, abbattendo il breve regno del Ḥijāz sorto col beneplacito della Granbretagna.

Il nuovo Stato adottò il wahhabismo come dottrina ufficiale e traeva la sua legittimità dal possesso di due fra i tre luoghi santi dell’Islam. Ma la sua influenza non sarebbe stata così importante se il suo territorio non avesse custodito, insieme alla Mecca e alla Medina, una straordinaria ricchezza petrolifera.

Wahhabismo e atre correnti religiose

Un fatto che spesso suscita reazioni negative e polemiche nell’ambito del mondo occidentale è la mancanza di edifici di culto non solo non islamici, come il sunismo o il Sufismo ecc che sono a mala pena tollerati, ma in particolare sono proibite: sinagoghe, chiese, templi di altra natura religiosa, analogamente a portare sia in pubblico che in privato simboli delle altre religioni che non siano Islamiche

La norma non deriva da una rigorosa prescrizione coranica ma dal decreto emesso dal secondo califfo ʿUmar b. al-Khaṭṭāb che stabilì tale regola nell’intera Penisola Araba come estensione del principio di sacralità dovuto al fatto della città santa della Mecca.

Occorre chiarire tuttavia che questa assenza di luoghi di culto non islamici riguarda solo ed esclusivamente l’Arabia Saudita che, a causa della sua intrinseca natura istituzionale, è paragonabile a uno Stato strutturalmente teocratico, come poteva essere il Tibet e come è lo Stato della Città del Vaticano, all’interno dei quali infatti non erano e non sono permesse presenze estranee al culto religioso dominante.

Diritti umani in Arabia Saudita

La situazione dei diritti umani è considerata lontana dagli standard occidentali o di altri Paesi laici dell’area Medio Orientale. Sotto il comando autoritario della famiglia reale Saudita viene fatta rispettare rigorosamente la legge della dottrina wahabita che altro non è un’interpretazione fondamentalista del Corano.

Molte libertà fondamentali enunciate nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non esistono, la pena di morte ed altre pene vengono applicate spesso senza regolare processo.

Inoltre l’Arabia Saudita è entrata nel mirino per l’oppressione delle minoranze sia come già enunciato religiose oltre che politiche, per l’uso della tortura e per un oscurantista atteggiamento verso gli stranieri, le donne e gli omosessuali.

Nonostante le maggiori organizzazioni internazionali come Amnesty International e Human Rights Watch esprimano ripetutamente preoccupazioni per la violazione dei diritti umani

Non solo ma tali organizzazioni dichiarano dopo opportune verifiche che il sistema legislativo saudita “non riesce a dare garanzie minime nei processi e dà la possibilità a individui potenti di maneggiare il sistema a loro vantaggio” Anche il Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura ha criticato l’Arabia Saudita per le amputazioni e le fustigazioni oltre che per le forme con cui si applica la pena di morte.

Traffico di schiavi e di esseri umani

Nel 1962 l’Arabia Saudita rese illegale la pratica della schiavitù il traffico di esseri umani Pero ancora oggi, l’Arabia Saudita è stata descritta dal Dipartimento di stato degli USA come il 3º paese per il traffico di esseri umani.

La delegazione saudita spesso interpelata su tali tematiche, ha risposto che si difende la “tradizione legale coranica “risalente all’inizio dell’Islam, ossia a 1400 anni fa, e continua a rifiutare qualsiasi interferenza nel suo inumano sistema legislativo.

L’Arabia Saudita e gli USA

Nel 1941 Franklin Delano Roosevelt negò il ricorso al Lend-Lease Program per fornire assistenza finanziaria al regime di Abd al-Aziz Ibn Saud, giudicando l’Arabia Saudita troppo lontana dagli interessi nazionali americani. Tuttavia, nel giro di qualche anno, il presidente americano cambiò opinione sulla rilevanza strategica della penisola arabica e nel 1945, a bordo dell’incrociatore Uss Quincy, strinse con il sovrano saudita una delle più significative alleanze della storia degli Stati Uniti.

Un’alleanza fondata sul petrolio, tra il maggiore consumatore e il più promettente produttore di greggio del mondo, ma soprattutto sulla lotta all’espansione sovietica nella regione mediorientale. Lo strumento militare divenne così ben presto il fulcro della cooperazione tra Washington e Riyadh.

A partire dalla seconda metà degli anni ’40, infatti, gli Stati Uniti hanno installato le loro basi aeree e inviato cospicui contingenti militari in territorio saudita, hanno avviato un ambizioso programma di pianificazione e addestramento per le forze armate del regno e ne hanno favorito il rafforzamento attraverso un’energica politica di esportazione di armamenti ed equipaggiamenti militari.

Nel dopoguerra il governo saudita è diventato uno dei principali clienti dell’industria bellica statunitense tanto che le esportazioni di armamenti e tecnologie Usa verso Riyadh hanno raggiunto, a un certo punto, una enorme importanza sui trasferimenti di armi americane all’estero.

Durante la Guerra Fredda questa relazione speciale è stata messa alla prova in diverse occasioni. Tuttavia, nonostante le divergenze su Israele, le tensioni durante i mesi dell’embargo selettivo applicato dall’Opec in risposta alla Guerra dello Yom Kippur, e l’antitetico approccio in materia di diritti umani, il sostegno reciproco tra Washington e Riyadh non si è interrotto.

Oggi che la potenza iraniana avanza nel Golfo Persico sia Washington che Riyadh sono fortemente preoccupati. Tra l’altro con la situazione della confinante Iraq ancora precaria l’Arabia Saudita emerge come ideale candidato per il ruolo di balancer regionale.

E le tematiche sulle violazioni dei diritti umani?, dell’integralismo wahhabita? Ragione per cui la grande custode della “democrazia mondiale” e del diritto dei popoli oppressi, quali sono o dicono di essere gli USA come mai tollerano anzi difendono questo regime assolutistico, mentre in altri casi hanno scatenato delle guerre???

 Elab-da g.m.s.- fonte: umsoi.org