Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Vermicelli alla siciliana

Un primo piatto di Alcamo e di tutto il trapanese. Questo particolare tipo di pasta, il cui nome d’origine era ytria o tria, è un’invenzione araba.
Il geografo arabo Idrisi, vissuto dal 1100 al 1165, ci racconta ne “Il libro di Ruggero” che a Trabia e a ponente di Termini c’erano vasti poderi dove si facevano i vermicelli in abbondanza, per il consumo interno e per esportarli in diversi territori musulmani e cristiani.
La parola “tria”, come si legge nel vocabolario del Traina, indica, oltre che la pasta stessa, anche l’attrezzo col quale i pastai la fabbricavano. I vermicelli sono detti nel dialetto dell’isola “filàti”.

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INGREDIENTI
Per 4 persone:

  • 600 grammi di vermicelli
  • 500 grammi di pomodori pelati
  • 1 melanzana
  • 2 peperoni
  • 2 spicchi d’aglio
  • 2 olive nere
  • 20 grammi di capperi
  • 10 foglie di basilico
  • 3 acciughe
  • sale e pepe quanto basta
  • olio d’oliva

Tritate i pomodori pelati e tagliate a dadini la melanzana.
Arrostite i peperoni, eliminate la pelle ed affettateli finemente. In un tegame fate rosolare con l’olio i pomodori, la melanzana, i peperoni, le olive snocciolate, i capperi, le acciughe sminuzzate e diliscate, gli spicchi d’aglio interi (che poi eliminerete).
Aggiungete il basilico e un po’ di sale e lasciate cuocere, coprendo, per circa venti minuti a fuoco basso.
Lessate i vermicelli in acqua salata, scolateli al dente e conditeli.
Spolverate di pepe e servite.

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