Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Vicenda significativa, frutto di un misterioso rinvenimento

Una mamma che a causa di una malattia, aveva perso un figlio, avendo saputo che un vescovo famoso, si trovava in zona, si diede da fare per incontrarlo, scopo, ricevere un po’ di conforto. Essendo riuscita nel suo intento, raccontò a questi la sua dolorosa vicenda:
– Padre mi è morto un figlio, era di una bontà eccezionale, ho passato con lui momenti indescrivibile di immensa felicità, purtroppo è morto, purtroppo non è più con me. Senza alcun dubbio ora si trova nel meritatissimo paradiso, ma purtroppo è morto, purtroppo non è più con me. Sa padre cosa le dico, era meglio che non fosse nato.
A questo punto prende la parola il vescovo:

– Niente affatto signora, più che non nato, è meglio, anche per lei, che sia nato e poi morto, in quanto lei ha avuto ben 4 privilegi.
La madre interrompe il vescovo:

– Ma padre, cosa mi sta dicendo, sono diventata una larva umana, questo dolore lo porterò fino alla mia morte, mi sto chiedendo se la mia vita abbia ancora un senso, ebbene, lei vuole farmi invece credere che devo considerami una donna fortunata? Una privilegiata? Padre mi ha delusa.

Di nuovo interviene il vescovo:
Signora, confermo quello che ho detto, lei ha avuto 4 privilegi, ed ora ho il piacere di comunicarglieli.
Primo privilegio, lei ha avuto un figlio, non tutte le donne possono dire altrettanto.
Secondo privilegio, lei ha detto che suo figlio era eccezionalmente buono, ebbene pochissime mamme possono dire altrettanto.
Terzo privilegio, giustamente lei ha la certezza che suo figlio si trovi già in paradiso, cara signora non conosco nessun’altra mamma in grado di manifestare, con ragione, tale sicurezza.
Quarto privilegio, grazie alla sua sofferenza, anche Lei ha già guadagnato il paradiso. Lei passerà da una atroce sofferenza ad una celeste ed eterna beatitudine.

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* * *

Dopo alcuni giorni che avevo seppellito mio figlio, ho iniziato a raccontare questa vicenda, dicevo che l’avevo letta in una storia dei santi, ma che non mi ricordavo il nome di tale vescovo, elencavo tre possibili nomi, forse S. Ambrogio, oppure S. Agostino, oppure S. Anastasio.

Questa vicenda l’ho pure raccontate a due sacerdoti, ebbene, dopo alcuni giorni, uno di questi mi ha chiesto se ero in grado di dire il nome del vescovo e naturalmente la fonte.
Considerato che in casa ho molto materiale riguardante i Padri della Chiesa, e considerato che la vicenda devo per forza averla estratta da tale materiale, ho effettuato un certosino controllo, ma di tale racconto non ho trovato traccia.
Ovviamente ho incominciato, pure io a chiedermi da chi l’avevo appresa, L’avevo sognata? Raccontata da qualcuno?
L’unica cosa certa è che non me la sono inventata!
Ancora oggi non sono in grado di dare una precisa risposta, ed è proprio per questa ragione che considero misterioso il suo rinvenimento.
(Ovviamente non si può escludere che i tratti di una vicenda realmente vissuta e conseguentemente che si trovi da qualche parte pubblicata. Di queste due possibilità, mi trovo attualmente all’oscuro.)

Da questo racconto, ho attinto una grande serenità, basti pensare che a quelli che mi chiedono, come ho affrontato la morte i mio figlio, rispondo, che è stato per me un grande privilegio. Ovviamente, dando tale risposta, vedo sguardi di commiserazione, li capisco, non sarei affatto meravigliato se per qualcuno io sarei pure una persona meritevole di essere ricoverata.

Considerato che tale racconto, ha portato una certa serenità anche ad altre persone che hanno perso un loro caro, ho ritenuto opportuno darmi da fare per la sua pubblicazione.

 

Sgubbi Giuseppe
Via Borgo Bennoli, 30
48027 Solarolo (Ravenna)
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